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QBE E LA PROMOZIONE DI UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

a cura di QBE Italia | 15/05/2024

Inondazioni, cicloni tropicali, tempeste invernali e tempeste convettive: sono questi oggi i principali rischi per il settore assicurativo in termini economici. Ad essi sono infatti correlate le quote maggiori delle perdite derivanti dai disastri naturali a livello globale, una cifra stimata intorno ai 200 miliardi di dollari l’anno.

 

Un tema, questo, che è sempre più prioritario nelle agende dei chief risk officer, che ogni giorno devono fronteggiar, prevedere e gestire nuovi rischi su scala globale, e che abbiamo voluto approfondire in questo articolo realizzato da QBE Italia, anche in vista della prossima edizione del Global Risk Forum, l'evento dedicato al mondo del Risk Management che si terrà l'11 e il 12 giugno 2024 presso gli spazi dell'Allianz MiCo a Milano, nel corso dell'edizione primaverile del Business Leaders Summit - la grande manifestazione organizzata da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, e dedicata ai migliori C-level dell'impresa contemporanea.

 

Per quanto riguarda l’Italia, la sequenza degli eventi del luglio 2023 non ha precedenti: gli assicuratori locali hanno dovuto far fronte a risarcimenti complessivamente stimati in 3,7 miliardi di euro, ammontare che rappresenta la perdita annuale legata a condizioni meteorologiche più ingente della storia del Paese. Tutto ciò sta spingendo gli assicuratori e i riassicuratori ad aumentare i premi e ad abbandonare le aree ad alto rischio, una tendenza che, se da una parte mette al riparo da grosse perdite, dall’altra porta a una maggiore volatilità sui portafogli di rischio.

 

Tra le raccomandazioni rivolte agli assicuratori dall’Associazione di Ginevra c’è quella di fornire prodotti di investimento dedicati alla promozione dello sviluppo sostenibile. Si tratta di un concetto che QBE, compagnia assicurativa e riassicurativa globale quotata alla borsa australiana, ha messo al centro della propria strategia. Nello specifico, la compagnia ha avviato sette anni fa l’iniziativa Premiums4Good, attraverso la quale investe una parte dei premi dei clienti (fino al 100%) in investimenti a impatto con l'intenzione di creare risultati sociali e/o ambientali positivi insieme a interessanti rendimenti finanziari adeguati al rischio. Il tutto senza alcun costo aggiuntivo per i clienti. Le aree di intervento spaziano dalle energie rinnovabili alle infrastrutture sostenibili, dai servizi sociali ai programmi di sostegno alle persone e alle comunità vulnerabili. A fine 2022 erano 108 i titoli in cui QBE ha investito nell’ambito di Premiums4Good, contro gli 85 di giugno 2021, per un valore complessivo di 1,6 miliardi di dollari e con l’obiettivo di raggiungere i 2 miliardi entro il 2025. Per maggiori informazioni: qbeitalia.com

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Risk Management & Cyber Security

LA MATERIALITA' DEL CLIMATE CHANGE E LA NUOVA ERA DELLA CONSAPEVOLEZZA DEL RISCHIO PER LE QUOTATE ITALIANE

La consapevolezza delle imprese quotate italiane in merito alla materialità del cambiamento climatico è in continua crescita, come testimoniato dall’interesse a riorientare i modelli di business in direzione della transizione energetica e dall’aumento del numero di aziende disposte a rendicontare in modo trasparente sia gli impegni assunti sia i risultati conseguiti.

Alcuni passi in avanti, però, sono ancora da realizzare come l’incremento delle competenze degli organi di governance in materia di cambiamento climatico, una maggiore diffusione di misure di adattamento e di impegni per la carbon neutrality e un’incidenza ancora troppo ridotta del climate change nelle politiche di remunerazione.

E' questo lo scenario che emerge dalla seconda edizione del rapporto curato da Deloitte, dal titolo “L’attuazione delle Raccomandazioni TCFD nelle società quotate italiane” che approfondisce le modalità con cui le società appartenenti agli indici azionari nel 2023 hanno affrontato i temi legati al cambiamento climatico e alla transizione energetica attraverso l’analisi di documenti pubblici, siano essi redatti per obbligo di legge o in forma volontaria, e che abbiamo voluto approfondire meglio in questo articolo, anche in vista della prossima edizione del Global Risk Forum, l'evento dedicato al mondo del Risk Management che si terrà l'11 e il 12 giugno 2024 presso gli spazi dell'Allianz MiCo a Milano, nel corso dell'edizione primaverile del Business Leaders Summit - la grande manifestazione organizzata da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, e dedicata ai migliori C-level dell'impresa contemporanea.

 

Il rapporto si concentra sull’attuazione delle raccomandazioni TCFD e misurandone, se presenti, eventuali progressi in merito a quattro aree tematiche: governance, strategia, gestione del rischio, metriche e obiettivi. “La crescente consapevolezza delle imprese di media e grande dimensione italiane sulle tematiche legate al cambiamento climatico e in generale dei fattori ESG - dichiara Valeria Brambilla, AD di Deloitte & Touche - rappresenta un significativo passo in avanti per l’intero ecosistema del nostro Paese in un contesto di forte sensibilità e crescente attenzione da parte delle istituzioni, degli investitori, dei consumatori e degli enti regolatori. I dati che emergono dal nostro rapporto e le interlocuzioni che abbiamo con il mondo imprenditoriale dimostrano un ruolo importante dei fattori ESG nella definizione delle strategie.

Le aziende quotate italiane sono sostanzialmente consapevoli del ruolo che il cambiamento climatico e la transizione energetica hanno nel determinare l’evoluzione dei modelli di business - commenta Stefano Pareglio, Presidente di Deloitte Climate & Sustainability -. Ci sono però molti margini di miglioramento. Dalle competenze del board e del management alle politiche di remunerazione, dalle analisi di scenario alla strategia di allocazione del capitale, dalla gestione del rischio alle relazioni con la catena di fornitura, fino dalle misure di adattamento, registriamo infatti gradi di maturità assai diversi e dunque l’esigenza di azioni più incisive”.

GOVERNANCE

La governance delle questioni climatiche ha un ruolo primario per l’integrazione della sostenibilità nelle strategie e nelle attività ordinarie di ogni società. Il 69% delle società interpellate, in aumento rispetto al 60% dello scorso anno, ha attribuito responsabilità in materia di sostenibilità a un comitato endoconsiliare specifico. Il 41% delle società indagate inoltre dichiara la presenza di almeno un membro, all’interno del Consiglio di Amministrazione, dotato di competenze in tema ESG, cambiamento climatico e sostenibilità in senso lato: tale risultato è più che raddoppiato rispetto al rapporto dello scorso anno, in cui si rilevava la presenza di almeno un consigliere per il 18% del campione. Altri parametri sono in crescita rispetto a quanto registrato nell’ultima edizione: il 19% del campione analizzato dichiara di aver istituito un management committee con responsabilità specifiche legate all’adattamento e alla mitigazione del cambiamento climatico, in aumento rispetto al 15% del 2022; il 44% delle società appartenenti al campione analizzato possiede invece una politica di remunerazione con obiettivi legati al cambiamento climatico, in aumento rispetto al precedente 29%.

STRATEGY
Le organizzazioni sono chiamate a considerare gli impatti negativi sulle attività, gli obiettivi e la pianificazione finanziaria che potrebbero derivare da una mancata visione strategica. Le analisi condotte sul campione confermano che, in linea con quanto riportato lo scorso anno, il 94% delle società riconosce il cambiamento climatico come tema materiale e rilevante per la società e i suoi stakeholder. Si evince inoltre che il 25% delle società analizzate ha sviluppato un’analisi di scenario utile a prevedere gli impatti evolutivi del cambiamento climatico sulla propria organizzazione (e viceversa) e che la maggior parte (67%) di tali organizzazioni dà disclosure di chiare informazioni a riguardo. Questo risultato evidenzia, rispetto all’ultimo rapporto, un miglioramento in termini di chiarezza e trasparenza: del 24% di società che sviluppavano un’analisi di scenario, prima, solo il 43% ne dava disclosure in modo appropriato.

RISK MANAGEMENT
Le società sono chiamate a descrivere i propri processi di gestione del rischio per l’identificazione, la valutazione, l’integrazione a livello di sistema di gestione del rischio e le relative azioni di mitigazione intraprese. L’87% delle società analizzate considera i rischi e le opportunità derivanti dal cambiamento climatico nei propri processi di gestione del rischio, seppur in alcuni casi in modo generico all’interno dei rischi di natura ambientale. Rispetto all'analisi dello scorso anno, in cui tale integrazione si attestava al 70%, si registra un notevole miglioramento. In tema di quantificazione vanno tenute presenti due evoluzioni positive: il 51% del campione, in aumento rispetto al 41% registrato nel rapporto dello scorso anno, ha dichiarato di valutare i rischi climatici fisici e di transizione, seppur in alcuni casi solo genericamente e senza quantificarne sistematicamente i relativi impatti monetari; il 51% delle società in campione - rispetto al 34% dello scorso anno - quantifica le opportunità climatiche, seppur, in alcuni casi, senza quantificarne i relativi impatti monetari.

METRICS & TARGETS
L’ultima area di Raccomandazioni TCFD riguarda la definizione e l’utilizzo di target e metriche per monitorare i rischi climatici associati all'uso di energia e di risorse naturali quali acqua, aria e suolo. Il 72% del campione ha effettuato analisi di Carbon Footprint relative all'organizzazione e/o ai propri prodotti o, seppur non presenti informazioni dettagliate a riguardo, offre prodotti e servizi green e svolge relative analisi in materia ambientale. Il 36% del campione in analisi nel 2022 ha aderito al questionario CDP Climate Change, che fornisce un’indicazione su come il business dell’azienda influisce sul cambiamento climatico e viceversa. Infine, il 23% del campione in analisi, rispetto al 16% dello scorso anno, dichiara di aver identificato obiettivi quantitativi di riduzione delle emissioni GHG connessi agli Science Based Targets e un target di neutralità carbonica.
 

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Risk Management & Cyber Security

I 3 ELEMENTI CHIAVE DEL RISK MANAGEMENT

In un mondo sempre più improntato alla gestione del rischio, è sempre più difficile, e anche necessario, comprendere quali siano i pillar fondamentali su cui porre l'attenzione per impostare una buona strategia di risk management che consenta da un lato il rafforzamento della business continuity e dall'altro la resilienza e la capacità reattiva dell'azienda.

 

Un tema questo che abbiamo voluto approfondire in questo articolo realizzato da Archer Integrated Risk Management, anche in vista della prossima edizione del Global Risk Forum, l'evento dedicato al mondo del Risk Management che si terrà l'11 e il 12 giugno 2024 presso gli spazi dell'Allianz MiCo a Milano, nel corso dell'edizione primaverile del Business Leaders Summit - la grande manifestazione organizzata da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, e dedicata ai migliori C-level dell'impresa contemporanea.

 

I TRE FATTORI CHIAVE DEL RISCHIO

Sono tre i fattori chiave per il successo della gestione del rischio:

Coinvolgere gli stakeholder del rischio - La gestione del rischio deve aggiungere valore all'organizzazione attraverso una maggiore fiducia nel poter cogliere le opportunità del mercato. La gestione del rischio non può essere una "tassa" per l'azienda. Se è solo un costo, allora perderà trazione e alla fine fallirà. Pertanto, lo sforzo deve essere quello di coinvolgere gli stakeholder aziendali, dimostrare un ritorno ed aumentare la fiducia dell'azienda nella capacità di assorbire cambiamenti/eventi e di prosperare.

Coordinare le diverse funzioni - La gestione dei tipi di rischio è affidata a specifiche funzioni aziendali. Ma la natura del rischio di oggi richiede un coordinamento: tutti i rischi sono in qualche modo collegati. I rischi ambientali, sociali, di governance (ESG) e la resilienza operativa ne sono un esempio lampante. L'ESG copre un'ampia gamma di elementi aziendali - la gestione dei rischi associati all'ambiente, al sociale e alla governance riguarda molte parti di un'organizzazione. La resilienza è la stessa cosa: operazioni aziendali, IT, conformità, ecc. devono coordinarsi per mantenere un'azienda resiliente.

Quantificare il rischio per migliorare il processo decisionale - I dirigenti non possono prendere decisioni in base ai rossi, ai gialli e ai verdi. La quantificazione, cioè la comunicazione del rischio in termini di economici, è essenziale per affrontare i rischi ed ottimizzare gli sforzi,  consente ai dirigenti di definire le priorità dei rischi, stabilire i livelli di tolleranza al rischio, valutare le strategie di gestione del rischio, misurare la performance e comunicare efficacemente i rischi agli stakeholder.

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Risk Management & Cyber Security

COME IMPOSTARE UNA GESTIONE STRATEGICA DEL RISCHIO, PER AVERE UN IMPATTO POSITIVO SUL PIANETA

Le aziende che vogliono avere un impatto positivo sul pianeta, al fine di  anticipare e governare i rischi in modo proattivo e integrato e mirare anche alla stabilità finanziaria a lungo termine, hanno bisogno di collaborare con partner specializzati e di adottare tecnologia all’avanguardia. La EU taxonomy e i framework di rendicontazione a essa collegati impongono oggi alle imprese di dimostrare le loro azioni di valutazione del rischio generato dal cambiamento climatico.

Ma perché le imprese dovrebbero inserire nella loro analisi dei rischi anche quelli generati da eventi avversi? Una domanda questa a cui abbiamo cercato di rispondere in questo articolo realizzato da Var Group, anche in vista della prossima edizione del Global Risk Forum, l'evento dedicato al mondo del Risk Management che si terrà l'11 e il 12 giugno 2024 presso gli spazi dell'Allianz MiCo a Milano, nel corso dell'edizione primaverile del Business Leaders Summit - la grande manifestazione organizzata da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, e dedicata ai migliori C-level dell'impresa contemporanea.

 

IL TECNOLOGIA A SERVIZIO DEL RISK MANAGEMENT

In un mondo in costante evoluzione, scegliere strumenti e tecnologie in grado di migliorare l’analisi dei rischi e quindi di prevenirne gli effetti negativi, permette di garantire un modello di impresa più credibile e attrattivo agli occhi di banche e stakeholder, grazie a una prosperità sostenibile e misurabile.

 

LA FORZA DELLA COLLABORATION

Var Group e IBM rispondono a queste nuove necessità con una proposta specifica legata alla resilienza climatica: IBM Environmental Intelligence Suite, una piattaforma SaaS che permette di osservare, prevedere e rispondere all'impatto delle condizioni meteo, salvaguardando la continuità operativa di fronte all'incertezza climatica.

 

UNA GESTIONE STRATEGICA PER LA SOSTENIBILITA' DELL'IMPRESA

Condividendo valori e investimenti, IBM e Var Group si fanno promotori di un’offerta integrata che aiuta i decision maker ad adeguare i criteri di misurazione dei rischi alle peculiarità ESG, passando da una prospettiva di conformità normativa a una gestione strategica della sostenibilità in azienda.

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Finance & Administration

TORNA IL SUSTAINABLE BUSINESS THINK TANK: COSTRUIRE NUOVI MODELLI DI IMPRESE SOSTENIBILI CON LA SCUOLA SANT’ANNA DI PISA E CCH® TAGETIK

Venerdì 17 maggio, a Palazzo Pfanner a Lucca, si terrà la seconda edizione del Sustainable Business Think Tank, organizzato proprio dalla Scuola Sant’Anna di Pisa all’interno dell’annuale appuntamento CCH Tagetik InTouch 2024 Global User Conference (15-17 maggio https://www.wolterskluwer.com/en/events/cch-tagetik-lucca-intouch-2024), che vedrà arrivare a Lucca oltre 800 tra clienti e partners di CCH Tagetik provenienti da tutto il mondo.

 

Il Sustainable Business Think Tank, nato nel 2023 con l’intento di sensibilizzare i partecipanti al meeting e promuovere cultura e confronto in tema di sostenibilità aziendale, continua il percorso tracciato mettendo in relazione i massimi esperti europei, accademici e top manager di aziende di eccellenza, su quella che è una delle sfide principali del nostro tempo: favorire modelli di business e sistemi produttivi, di sviluppo e di crescita realmente innovativi e sostenibili.

Un grande fermento normativo sta attraversando il mondo intero in merito alla comunicazione di sostenibilità (in materia di ambientale, sociale e di governance - Environmental, Social e Governance - ESG) oggi richiesta alle aziende. Andare oltre l’approccio normativo però significa considerare la sostenibilità come un elemento della strategia aziendale e parlare di imprese sostenibili vuol dire riferirsi ad imprese capaci di governare e rendicontare il proprio impatto sull’ambiente, la comunità, la società o l'economia globale e locale.

 

Durante il Think Tank saranno condivise esperienze, modalità operative e conoscenze su come le aziende leader possano fare business in modo etico rispettando il benessere del pianeta e dei suoi abitanti.

 

IL PROGRAMMA E I RELATORI.

Quattro le sessioni previste: la prima, dedicata a “Implementing sustainability reporting between regulation and standards” affronta l'implementazione del reporting di sostenibilità tra requisiti normativi e standard di settore. Mentre le normative forniscono un quadro di riferimento per la conformità, gli standard offrono invece una guida per le pratiche di rendicontazione efficaci. Le aziende devono quindi saper muoversi con attenzione in questo panorama, assicurandosi che il loro reporting non solo soddisfi gli obblighi di legge, ma si allinei anche alle migliori pratiche per migliorare la trasparenza e la credibilità.

I relatori della sessione saranno Chiara Del Prete, Chairwoman, Sustainability Reporting Technical Expert Group (TEG) – EFRAG e John Knights, Head of Services - Global Reporting Initiative (GRI)

Nella seconda sessione verrà trattato il tema “Sustainability in business: between dreams and reality” con Alessandro Mantini, Senior Manager, Sustainability  Reporting - MFE Group (MediaForEurope), Marina Sabinina, ESG and Sustainable Finance Manager di A2A e Luca Molinari, Manager (EMEA) - Morningstar Sustainalitycs. Si parlerà di come la sostenibilità in ambito aziendale si colloca a cavallo tra obiettivi aspirazionali e attuazione pratica. Sebbene molte aziende aspirino a integrare la sostenibilità nelle loro attività, il viaggio dalla visione alla realtà presenta spesso numerose sfide: dal bilanciamento delle considerazioni finanziarie a breve termine alla navigazione in complesse catene di fornitura e paesaggi normativi, le aziende incontrano ostacoli che richiedono soluzioni innovative e impegno dedicato. Il successo sta nel colmare il divario tra i sogni di un futuro sostenibile e le azioni tangibili necessarie per realizzarlo.

Il tema della disclosure e delle iniziative sulla biodiversità verrà affrontato nella terza e quarta sessione, con i relatori Marco Lambertini, Convener - Nature Positive Initiative, Philippe Diaz, Member of the Sustainability Reporting Technical Expert Group (TEG) – EFRAG, Rossella Iorio, Head of ESG service excellence – Unicredit, William Nicolle, ESG Analyst, Fellow of UBS Sustainability and Impact Institute – UBS. Le aziende, in particolare nel settore bancario, riconoscono sempre più l'importanza dei rischi finanziari e come sia importante il potenziale impatto della perdita di biodiversità e del degrado degli ecosistemi sulla stabilità economica. Questi rischi comprendono una serie di fattori, tra cui i rischi fisici derivanti da eventi legati al cambiamento climatico, i rischi di transizione associati al passaggio a pratiche più sostenibili e i rischi di responsabilità derivanti da danni ambientali. Le banche stanno iniziando a integrare queste considerazioni nei loro quadri di gestione del rischio, valutando l'esposizione ai settori che dipendono dai servizi ecosistemici e incorporando criteri ambientali nelle decisioni di prestito e investimento. Così facendo, le istituzioni finanziarie possono contribuire a promuovere la resilienza di fronte alle sfide ambientali, salvaguardando al contempo il valore finanziario a lungo termine per loro stesse e per i loro stakeholder.

 

Andrea Tenucci e Lino Cinquini, coordinatori del “Sustainable Business” Think Tank per l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna, spiegano come “la sostenibilità è entrata nel linguaggio comune aziendale ed è riuscita a permeare qualunque funzione aziendale. In particolare, in questa seconda edizione del Think Tank abbiamo deciso di dedicare attenzione a questioni che riguardano la biodiversità e stimolare i partecipanti a riflettere su come l’inclusione del capitale naturale nelle decisioni aziendali rappresenti una questione aperta e rilevante per il futuro.”

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Supply Chain & Procurement

LA CRISI NEL MAR ROSSO, EFFETTI SULLE IMPRESE ITALIANE E SUL COMMERCIO INTERNAZIONALE

Il Mar Rosso è una rotta che rappresenta il 30% del traffico mondiale di container; da inizio anno, il numero di navi in transito è diminuito del 76%, mentre, il volume delle spedizioni intorno al Capo di Buona Speranza è aumentato del 193%. Negli ultimi sei mesi, il fatturato delle aziende colpite dalla crisi del Mar Rosso è diminuito del 14,2% rispetto al semestre precedente. Il 5,5% delle aziende è stato costretto a ridurre significativamente o addirittura a cancellare gli investimenti previsti per il 2024 a causa della crisi del Mar Rosso. L'aumento medio dei costi - stimato dalle aziende - è del +19% rispetto al periodo pre-crisi: i settori più interessati sono l'energia, la chimica, l'agroalimentare e la metallurgia. Il 30% delle aziende ha già preso in considerazione possibili alternative per evitare le difficoltà logistiche. 

Sono queste alcune delle principali evidenze dell'ultimo report prodotto da Allianz Trade, dal titolo “La crisi nel Mar Rosso: effetti sulle imprese italiane e sul commercio internazionale”, che abbiamo voluto approfondire meglio in questo articolo, anche in vista della prossima edizione del CPO Summit, l'evento dedicato al mondo del Procurement, che si terrà il prossimo 11 e 12 giugno 2024 presso gli spazi dell'Allianz MiCo - Milano Convention Centre, all'interno dell'edizione primaverile del Business Leaders Summit, la grande manifestazione organizzata da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, e dedicata ai migliori C-Level dell'impresa contemporanea. 

L’indagine, svolta a marzo 2024, su un campione di 500 esportatori italiani, in collaborazione con Format Research, istituto di ricerca specializzato nelle indagini sulle imprese, ha lo scopo di valutare le conseguenze della Crisi nel Mar Rosso che, dalla fine del 2023, ha innescato interruzioni nel settore dei trasporti marittimi. Le compagnie di navigazione sono state, infatti, costrette a optare per rotte più costose e dispendiose intorno all’Africa, per evitare i rischi nella regione del Mar Rosso. Quella del Mar Rosso, però, è una rotta vitale, che rappresenta il 30% del traffico mondiale di container e il 40% del commercio Asia-Europa. Circa il 12% del petrolio trasportato via mare e l’8% del gas naturale liquefatto (GNL) passano attraverso il Canale di Suez. Inoltre, gli attacchi hanno avuto un impatto notevole sul volume delle spedizioni. “Da inizio anno, - ha dichiarato Francoise Huang, senior economist Allianz Trade for Asia Pacific - il numero di navi portacontainer che attraversano lo Stretto di Bab-El-Mandeb e il Canale di Suez è stato rispettivamente inferiore del -76% e del -48% rispetto ai volumi normalmente registrati durante il periodo pre-bellico. Al contrario, il volume delle spedizioni intorno al Capo di Buona Speranza è aumentato del +193% nello stesso periodo”.

 

IMPATTO SUI RICAVI

I prezzi di spedizione, - prosegue Huang - in particolare le tariffe di trasporto dei container, sono inizialmente aumentati in modo significativo rispetto ai livelli di novembre 2023 (+87% entro la fine di dicembre e +177% entro la fine di gennaio, quando hanno raggiunto un picco di 3.964 USD/container da quaranta piedi). Da allora i prezzi di spedizione sono diminuiti in modo sequenziale, a un ritmo di circa il -3% ogni settimana (sebbene rimangano 1,9 volte superiori al prezzo pre-pandemia)”. Negli ultimi sei mesi, il fatturato delle aziende colpite dalla crisi del Mar Rosso è diminuito nel 14,2% rispetto al semestre precedente. La riduzione media del fatturato per azienda è stata del -18%. Il 10,6% delle aziende prevede ulteriori cali nel 2024.

 

IMPATTO SU COSTI E INVESTIMENTI AZIENDALI

Il 5,5% delle aziende è stato costretto a ridurre significativamente o addirittura a cancellare "completamente" gli investimenti previsti per il 2024 a causa della crisi del Mar Rosso. Il 51% delle aziende intervistate ha incontrato qualche tipo di difficoltà nel transito delle merci attraverso il Mar Rosso. Questo dato è più pronunciato tra le aziende dei settori della meccanica strumentale, dell'energia e della metallurgia. Il 56,4% delle aziende ritiene che i costi (spedizione, import/export/transito) aumenteranno a causa delle difficoltà di transito attraverso il Canale di Suez. I settori dell'energia, della chimica, dell'agroalimentare e della metallurgia sono i più preoccupati. L'aumento medio dei costi stimato dalle aziende è del +19% rispetto al periodo pre-crisi.

 

IMPATTO SUI TEMPI DI SPEDIZIONE

Il 59,2% delle aziende ritiene che i tempi di spedizione (import/export/transito) aumenteranno a causa delle difficoltà di passaggio attraverso il Canale di Suez. Il 22,6% delle aziende ritiene che ci saranno ritardi nei pagamenti da parte dei clienti nei prossimi tre mesi. Il ritardo medio stimato dalle aziende è di +40 giorni.

 

NUOVI SCENARI COMPETITIVI E POTENZIALE PERDITA DI QUOTE DI MERCATO

Il 23,2% delle aziende ritiene che la concorrenza tra le navi che transitano più facilmente attraverso il Canale di Suez comporterà una perdita di quote di mercato per la propria azienda. Il 6,4% ritiene che l'impatto della crisi sull'andamento della propria attività economica sarà abbastanza significativo. Il 30% delle aziende ha già preso in considerazione possibili alternative per evitare le difficoltà logistiche: il 20,6% vi farà ricorso nel 2024, mentre il 9,4% vi ha già fatto ricorso attraverso l'uso del trasporto aereo (60,5%), del trasporto su strada (9,5%), del trasporto ferroviario (circa 8%), o attraverso l'uso combinato di tali vettori (oltre il 22% circa delle aziende). “La crescente incertezza geo-politica Medio Orientale – afferma Luca Burrafato, Responsabile Paesi Mediterranei Medio Oriente e Africa per Allianz Tradesi innesta in uno scenario di volatilità globale caratterizzata dalla crescita delle insolvenze e dei tassi di interesse che stanno generando elevati fabbisogni finanziari per le imprese.In questo contesto, crediamo che sia ancor più necessaria la definizione di strategie di filiera che – coinvolgendo in maniera allargata la supply-chain – consentano di ottimizzare la gestione del capitale circolante con l’obiettivo di valorizzare quella propensione alla resilienza che il tessuto economico Italiano ha più volte evidenziato nei momenti più critici”.

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Supply Chain & Procurement

RIVOLUZIONARE IL PROCUREMENT GRAZIE ALL'INELLIGENZA ARTIFICIALE GENERATIVA

Migliora il processo decisionale, accelera il ritmo aziendale, aumenta l'efficienza e favorisce una migliore collaborazione. L'IA generativa non cambierà drasticamente l'intera funzione del Procurement, ma offrirà un potenziale trasformativo, se applicata a casi d'uso mirati e di alto valore.

 

Un tema che abbiamo voluto approfondire in questo articolo, anche in vista della prossima edizione del CPO Summit, l'evento dedicato al mondo del Procurement, che si terrà il prossimo 11 e 12 giugno 2024 presso gli spazi dell'Allianz MiCo - Milano Convention Centre, all'interno dell'edizione primaverile del Business Leaders Summit, la grande manifestazione organizzata da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, e dedicata ai migliori C-Level dell'impresa contemporanea.

 

In Ivalua, l’Assistente Virtuale Intelligente (IVA), alimentato da IA Generativa, per esempio, è incorporato nella piattaforma e progettato in modo sicuro per proteggere i dati dei clienti. L'assistente virtuale è dotato di una libreria di casi d’uso prestabiliti. Tuttavia, il vantaggio unico dell'approccio di Ivalua è l’estensibilità no-code dell'IA integrata nella piattaforma, che consente a clienti e partner di creare i propri casi d'uso personalizzati senza dover scrivere alcun codice.

 

L’Assistente Virtuale Intelligente è in grado di analizzare scenari complessi e fornire informazioni che consentono ai professionisti degli acquisti di prendere migliori decisioni. Inoltre, può creare contenuti che vanno dalla stesura di questionari per i fornitori, ai piani di miglioramento delle performance, alle clausole legali e alla correzione di RFP. Ma le capacità dell’assistente di Ivalua vanno oltre i documenti interni. Può anche effettuare ricerche sul web e raccogliere informazioni di mercato, consentendo ai team di procurement di creare report completi sulle ricerche di mercato con azioni consigliate o persino di scoprire fornitori alternativi, fornendo informazioni preziose per il processo decisionale strategico.

 

L'adozione dell’IA Generativa negli acquisti può aprire una nuova frontiera fatta di efficienza, efficacia e valore strategico, un’era di opportunità che, grazie a Ivalua, il Procurement può abbracciare pienamente.

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SMXL Milan 2023 - Charles Farina

Google Analytics 4 and Adobe Analytics Lead, Asdwerve,

AIXA Summit 2023 - Prof. David J. Gunkel

Professore del Dipartimento della Comunicazione e autore, Northern Illinois University

RE-Inventing Finance 2023 - Paolo Casalino

Direttore Generale, UDM PNRR, Ministero delle Imprese e del Made in Italy

Ceo Summit 2023 - Martin Kern

Director, European Institute of Innovation and Technology (EIT)

Strategic Risk Summit 2023 - William Nonnis

Analista tecnico operativo digitalizzazione e innovazione, Presidenza CdM - Struttura missione PNRR

Milan Fintech Summit 2023 - Silvia Attanasio

Head of Innovation at ABI and Chairwoman at ABILab