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SPECIALE SOSTENIBILITA' - PEOPLE, PLANET, PROFIT: LA TRIPLE BOTTOM LINE DEL BUSINESS DEL FUTURO

di Matteo Castelnuovo | 07/02/2024

Gli ultimi dati del Circularity Gap Report 2024 hanno evidenziato un deciso cambio di passo nell’awareness relativa all’importanza di sostenibilità ed economia circolare per il comparto industriale globale. Secondo l’analisi, infatti, ormai questi temi sono diventati veri e propri megatrend con un aumento dei dibattiti online e offline e degli articoli dedicati a questi argomenti pari al 300% negli ultimi 5 anni. Nonostante questo, però, la circolarità dei materiali utilizzati per la realizzazione di prodotti a livello globale è diminuita del 21% nello stesso periodo preso in considerazione, passando da un consumo di materie secondarie del 9.2% nel 2018 al 7.2% nel 2023. Mentre, il consumo generale di materie aumenta a dismisura. Basti pensare che solo negli ultimi 5 anni la popolazione mondiale ha utilizzato oltre 500 gigatoni di materie, pari al 28% di tutto il consumo prodotto dall’umanità dall’inizio del ‘900.

 

Se, però, l’aumento di consapevolezza, conversazioni e contenuti a favore della sostenibilità non basta a invertire la rotta culturale dell’economia moderna, di cosa c’è bisogno oggi concretamente per gestire la situazione nel migliore dei modi? In questo nuovo episodio di #QuestionfromtheClub, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda insieme a Marco Taisch, Presidente MICS e Professore al Politecnico di Milano, Bianca Maria Colosimo, Presidente Comitato Tecnico Scientifico di MICS, Daria Battini, Professoressa dell'Università di Padova e Leader dello Spoke 8 di MICS, Fabrizio Cobis, Dirigente Ministero dell’Università e della Ricerca (MiUR), Domenico Ricchiuti, COO di Natuzzi. Tutti esperti del MICS - Made in Italy Circolare e Sostenibile, il primo Partenariato Esteso, supportato dai fondi del PNRR, che promuovono lo sviluppo di nuove sinergie tra Governo, università, istituti di ricerca e aziende, al fine di generare progetti di valore sostenibile, utili a tutto il sistema Paese.

 

 

 

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Marketing & Innovation

CERMINARA: FLESSIBILITÀ, NUOVI SERVIZI E MARKETING STRATEGICO, LE 3 LEVE PER CAMBIARE IL RUOLO DEI VILLAGGI NELL’OFFERTA TURISTICA GLOBALE

In un’era post-covid nella quale il mondo del turismo ha conosciuto una ripresa inaspettata che nel 2023 ha prodotto numeri da record, sia in Italia, sia all’estero, uno dei segmenti più in crescita è sicuramente quello dei villaggi turistici. Luoghi che stanno trasformando completamente sia il proprio ruolo all’interno del settore, sia la propria dimensione e conformazione a livello fisico e pratico. Basti pensare che, secondo una recente ricerca prodotta da The Business Research Company, il settore della pianificazione delle opere di rinnovamento dei resort a livello globale l’anno scorso ha raggiunto i 193 miliardi di dollari e nei prossimi 12 mesi è previsto che arrivi a valere quasi 203 miliardi di dollari con un tasso di crescita annua composito del 5%.

 

Dati che mostrano come la crescita del turismo mondiale, l’evoluzione delle sue preferenze, lo sviluppo di nuove esigenze, condizioneranno sempre di più le scelte delle strutture ricettive. A tal punto che, sempre secondo gli esperti, il mercato potrebbe arrivare nel 2028 a sfiorare i 260 miliardi di dollari. Un’espansione che per poter essere realmente governata andrà prima di tutto compresa a fondo, ma come riuscire a interpretare correttamente le nuove necessità di un turismo in costante trasformazione? Abbiamo cercato di rispondere a questa domanda insieme a Giovanni Cerminara, esperto di marketing strategico per il turismo e autore del libro, “Marketing Strategico per Villaggi Turistici e Resort”, che, in vista della sua partecipazione alla prossima edizione dei Bit Talks, il momento d’incontro e confronto tra esperti e player del settore del turismo italiano e internazionale che si svolgerà all’interno di BIT Milano, dal 4 al 6 febbraio 2024, presso l’Allianz MiCo, ci ha spiegato cosa è cambiato nel concetto di villaggio turistico e come la flessibilità sia diventata una caratteristica dominante in questo tipo di segmento dell’hospitality, che fino a qualche anno fa faceva della proposta all inclusive, ”vacanze chiavi in mano”, la propria strategia di posizionamento.

 

Cerminara, partiamo dal suo libro. Come è nata l’esigenza di spiegare da capo l’importanza di rimettere il marketing al centro della strategia di business dei villaggi vacanze?

“Dopo 15 anni di esperienza sul campo in contatto con albergatori, studenti e imprenditori che frequentavano i miei corsi, ho sentito esigenza di scriverlo per dare un’ossatura a chi si occupa di marketing. Negli anni si è dato troppo valore agli strumenti e poco alla strategia, quindi, il fine ultimo è diventato il mezzo. Di contro la nascita dello strumento diventa baluardo e risolutore di problematiche che poi passano sullo sfondo. Non è vero, infatti, che attraverso qualunque strumento si possa risolvere le problematiche della mia struttura. Ai, social media e così via in realtà sono solo strumenti che devono essere inseriti all’interno di una strategia”.

 

Il libro tra l’altro esce in un periodo in cui il turismo non ha vissuto anni facili. Quindi oggi qual è l’obiettivo che un marketer si dovrebbe porre per ottenere il successo in questo settore?

“L’obiettivo è sempre generare fatturato e profitto nell’azienda. La strategia, quindi, deve trovare la migliore strada da percorrere con strumenti e tattiche per generare benefici economici”.

 

Perchè, quindi, oggi, i villaggi diventano elementi valoriali e differenzianti nel panorama turistico?

“Il villaggio è sempre stato diverso da ogni altra location turistica. In questo senso, infatti, il libro vuole anche smarcare il concetto per cui il marketing nel corso degli ultimi anni ha pensato di poter accorpare strategie e azioni utili per hotel e case vacanze, declinandoli anche sui villaggi, ma questa operazione non può essere fatta perché, per esempio, queste location non soffrono della stagionalità che invece i villaggi devono affrontare. I villaggi nascono negli anni ’50 del secolo scorso e nell’arco del tempo si sono evoluti, ma le strategie di marketing non hanno seguito questo percorso. In primis, perché la gestione di queste strutture per lungo tempo è stata data in completa o quasi esclusiva gestione a tour operator, che promuovevano e commercializzavano tutta la proposta commerciale. In secondo luogo, poi, sono nati i social media che hanno cambiato tutte le dinamiche di gestione promozionale delle strutture di hospitality. Molti degli albergatori, quindi, hanno dovuto riprendere in mano le sorti della propria struttura con differenti problematiche. Nel frattempo, però, tutto il marketing andava nella direzione dell’hotellerie, ma non dell’ospitalità e del villaggio tout court. Quindi, riappropriarsi degli spazi con uno strumento come il marketing, che possa dar loro uno slancio, diventando un valido tool per comprendere il mercato, la concorrenza, la domanda e la situazione, diventa un’operazione importante per poter aiutare il villaggio a barcamenarsi all’interno dello scenario attuale”.

 

Cambia così anche il ruolo del marketing che, da semplice dipartimento di promozione, diventa anche un dipartimento di valutazione e gestione del rischio per ritrovare un valore identitario, difficile da recuperare e riproporre. Quali sono oggi le principali sfide per un villaggio e cosa è cambiato rispetto al suo posizionamento di una volta?

“E’ vero oggi il marketing è cambiato. Non è più uno strumento banale per creare un sito internet. Oggi il marketing inizia con le analisi e finisce con le analisi. Valutazioni e interpretazioni di dati che ci aiutano a comprendere meglio dinamiche da gestire e direzioni da prendere. In un presente in continua evoluzione, infatti, la prima sfida da affrontare è la necessità di intuire e decriptare le esigenze di ogni singolo utente. Turisti che indico come “travellearcher”, perché sono persone a metà tra viaggiatori e ricercatori che non offrono più punti di contatto comuni e che, per quanto si lascino influenzare e fidelizzare, d’altro canto sono anche veloci a cambiare se non si sentono soddisfatti. L’altra sfida, poi, è comprendere davvero come utilizzare gli strumenti. Non bisogna tralasciare il fatto che spesso il management sia vittima di questi tool di tendenza, come per esempio l’AI generativa dell’ultimo periodo, e solo dando una spina dorsale al proprio dipartimento marketing si può capire davvero quali siano gli applicativi adeguati alla propria struttura".

Quali sono, invece, le figure principali da avere in un buon team marketing dal suo punto di vista?

 “Prima di tutto bisogna avere una persona che sappia analizzare e gestire i dati. Dalle analisi della struttura come le analisi S.W.O.T. alle analisi di mercato per comprendere quale sia la domanda e dalle analisi dei prezzi, per capire la competitività della propria struttura, alle analisi di soddisfazione, per capire il possibile sviluppo del proprio brand, saper interpretare gli scenari è sicuramente ormai una competenza imprescindibile per guardare al futuro. Poi, serve chi segue tutti i canali di promozione, social, sito e piattaforme di vario tipo anche per l’Adv. Quindi, è importante avere anche una persona che faccia da collante tra chi si occupa di marketing e chi è lavora nella struttura o collabora con essa. Un intermediario di informazioni che riesca a unire queste due aree che spesso non sono collegate tra di loro e non comunicano le informazioni nei tempi corretti. Per questo motivo, secondo me, chi dovrebbe coordinare le operazioni dovrebbe essere il marketing, al fine di dare delle linee guida di azione alla struttura che poi decide o meno se seguire l’indicazione”.

 

In questo paradigma, quindi, quanto conta la comunicazione?

“Ha un grande valore, perché tutto è comunicazione, ma va progettato e inserito all’interno di una strategia. Cosa devo comunicare, come e a chi. Basti pensare che la booking window per i villaggi si è dilatata negli anni. A tal punto da rendere in disuso il concetto di last minute. Molte strutture, infatti, riaprono già a novembre, per essere pronte da subito con una prezzistica competitiva e di vantaggio. Questo, perché gli utenti oggi cercano scontistiche e si programmano le ferie in anticipo in base ai prezzi, facendo ricerche approfondite sulla struttura e informandosi. In questo caso, avere una comunicazione solida, strategica e continuativa, permette anche un racconto più completo e offre più informazioni utili agli utenti in ogni momento dell’anno, al fine di far trovare loro ciò che vogliono”.

 

A cosa è dovuto dal tuo punto di vista questo cambio di percezione del concetto di last minute?

“Diciamo che se da un lato è cambiato il background culturale delle persone, dall’altro si è trasformato anche il modo di gestire i resort. Oggi si parla di revenue management o politiche tariffarie, alle quali vengono collegate anche politiche di cancellazione. Il 60-70% del fatturato di un villaggio viene realizzato nei mesi di alta stagione e il last minute viene usato poco perché è un prezzo scontato, ma pur sempre di alta stagione che rispetto a un early bird, per esempio, sarà comunque maggiorato. Chi usa il last minute, quindi, più probabilmente sarà una persona che ha perso all’ultimo momento altre opportunità e si riadatta, ma non è una persona che vuole risparmiare in senso generale”.

 

Da questo punto di vista, però, perché allora oggi il villaggio può avere un ruolo diverso dal passato e di maggior valore rispetto ad altre strutture?

“Le esperienze che un travellearcher può provare all’interno di un villaggio sono molteplici. Come dicevo il resort sta cambiando, sta evolvendo, perché esistono resort con formule da villaggio o di all-inclusive. Sotto questo profilo, quindi, il concetto di villaggio non si può più categorizzare perché ormai ha la flessibilità nel suo DNA. Allo stesso modo c’è il turista che vuole l’all-inclusive, o la mezza pensione o solo un appoggio logistico”.

 

Quindi, come andrebbe definito oggi un villaggio?

“Io lo definirei come un luogo flessibile, avulso dalla rigidità che lo caratterizzava negli anni passati. Negli anni ’90 o a inizio ’00, infatti, il villaggio era pensato solo come offerta all-inclusive, mentre oggi la sua modularità e la sua gamma di servizi è tanto varia da poter rispondere a qualsiasi tipo di esigenza”.

 

Questa trasformazione, però, che cambiamenti ha generato nella gestione dei resort?

“Diciamo che le variazioni sul tema sono state molte. Se guardiamo all’ambito delle strategie marketing, per esempio, è possibile notare come, prima, le strategie fossero rigide, perché c’era un solo interlocutore che dava le regole d’ingaggio delle offerte che venivano per forza accettate dai clienti per come erano, senza altre opzioni. Ora, invece, le cose sono cambiate, perché il mercato è più esteso e variegato. Quindi, le strategie si sono dovute adattare per rispondere alle esigenze in qualsiasi modo e momento. Questa malleabilità, però, può essere applicata solo grazie a una strategia basata sull’ascolto del mercato attraverso l’analisi dei dati”.

 

Anche perché il target standard del villaggio vacanze si è evoluto, passando da utenti alto-spendenti e famiglie, a un nuovo tipo di audience, comprensivo anche di fasce d’età differenti, con coppie più giovani e anche single. Giusto?

“Si. Inoltre, prima, il pacchetto vacanze in villaggio si basava sostanzialmente su tre asset commerciali fondamentali: sistemazione, food & beverage e animazione. Oggi, invece, le frecce a disposizione dell’offerta commerciale di una struttura di questo tipo sono molte di più, con servizi per qualunque necessità che hanno reso i villaggi sempre più simili a delle vere e proprie città. Una diversificazione di proposte dedicate al pubblico che, se analizzate con cura, consente anche al marketing di comprendere quale sia il vero elemento che, in una struttura, influenza di più la scelta del cliente, offrendo così al management l’opportunità di produrre i giusti investimenti e prendere decisioni migliori”.

 

Questo orientamento alla modularità, che probabilmente ha portato anche una ristrutturazione dei villaggi in termini fisici, come si declina in termini di sostenibilità e quanto questo valore oggi impatta il modello di business e la struttura di un villaggio, posto il valore naturalistico che, da sempre, è uno dei fattori distintivi di questo tipo di ambienti?

“Fortunatamente oggi non è più come negli anni ’80. Ci sono vincoli paesaggistici e naturalistici che devono essere rispettati e non consentono di mettere in atto quell’iper-edificazione che spesso a deturpato dei veri e propri paradisi. Ai giorni nostri, nei villaggi, in realtà, il tema della sostenibilità è molto sentito e si è creata una grande attenzione da parte degli albergatori stessi su questa questione. Probabilmente, rispetto ad altri mercati siamo più indietro, in senso generale, ma sicuramente negli ultimi anni l’adozione di questo valore come asset essenziale della crescita e dello sviluppo del proprio modello di business si è evoluta e ha compiuto importanti passi in avanti. Detto questo, poi, si può dire che c’è ancora della strada da fare, in particolare, sotto il profilo dello smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata o dell’uso della plastica, ma siamo sulla buona via”.

 

Una via che guarda sempre di più all’internazionalizzazione e alla fidelizzazione, saranno questi i trend da seguire per il futuro?

“Sicuramente sono valori importanti, ma non generalizzerei, anche perché così come ogni cliente ha le sue esigenze, anche ogni struttura ha i suoi bisogni. Spesso si dimentica che per raggiungere un mercato straniero, per esempio, sia necessario adottare tutte le diverse leve che si devono toccare, in primis, per aumentare la fiducia dei clienti e, poi, per ridurre al minimo il rischio di percezione differente che lo straniero potrebbe avere nei confronti del brand. In questo senso, a volte, si guarda all’estero come fosse il mercato più conveniente, ma non sempre è così. Ci sono casi in cui, per esempio, il mercato italiano può rappresentare un punto di forza importante. La questione, in ogni caso, è la flessibilità e la diversificazione. Fattori che, inevitabilmente impattano anche sulla fidelizzazione, che ormai è un concetto di vecchio stampo. Negli anni, infatti, gli esperti hanno dato alla loyalty dei clienti una dimensione di vantaggio per l’albergatore in virtù di un minore costo di gestione e una garanzia di introito sicuro. Se. Però, l’analisi dei dati relativa all’utente non finisse in fase d’acquisto della vacanza, ma continuasse anche mentre le persone vivono il villaggio e usufruiscono dei suoi servizi, ci si accorgerebbe facilmente di come questo assioma non sia sempre corretto. Non è sempre vero, infatti, che un cliente fidelizzato da anni rappresenti un vantaggio economico. Per questo motivo, bisogna ridare valore al marketing strategico, piuttosto che al marketing operativo e a strumenti di tendenza, come per esempio l’AI generativa”.

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Marketing & Innovation

ROHLFES (RED HAT): I TREND DEL 2024 PER IL SETTORE MANIFATTURIERO, TRA SOFTWARE-DEFINED, EDGE E AI

Per la prima volta nella storia del World Economic Forum, l'Intelligenza Artificiale è stata l'indiscussa protagonista. Non analisi economiche, non interpretazioni geopolitiche, non anticipazione di trend, rischi, sfide e opportunità per i business leaders, ma l'AI nelle sue varie forme e soprattutto i dubbi sulla sua reale e concreta affidabilità. Un tema che secondo alcune recenti ricerche di EY oggi coinvolge oltre il 70% dei CEO a livello globale che non sono sicuri degli investimenti da produrre su questa tecnologia emergente proprio a causa delle implicazioni etiche e i concreti vantaggi che può portare con sé.

 

Eppure, nonostante le avvertenze degli esperti e le discussioni sulla questione, il mercato dell'artificial intelligence a livello globale è in grande e rapida crescita. A tal punto che, sempre secondo i dati di EY, entro il 2032 il settore potrebbe arrivare a superare 1 trillione di dollari, con un tasso di crescita annua composito del 42%. Dati, questi, che fanno capire come, al di là delle indecisioni ormai le imprese non possano più prescindere dal puntare su questa tecnologia, e sull'innovazione in senso generale, per poter guardare al futuro e al successo. Un concetto ancora più vero se si guarda al mondo industriale e manifatturiero che, soprattutto in un momento di grande volatilità dei mercati e bassa crescita economica, per non dire recessione, sono alla costante ricerca di nuovi modi per automatizzare e ottimizzare i processi al fine di migliorare le performance e ridurre i costi, mantenendo la business continuity. 

 

Un argomento, quest'ultimo, che, anche in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, abbiamo voluto comprendere meglio attraverso le parole di Morten Rohlfes, Edge director, EMEA, Red Hat, che in un recente white paper ha spiegato come l'AI e le tecnologie emergenti saranno sempre di più il motore della crescita e dello sviluppo industriale e manifatturiero globale.

 

CRESCE LA MATURITA' DEI CASI D'USO INDUSTRIALI

"Se guardiamo all’evoluzione delle linee produttive - spiega il manager -, alcuni casi d’uso come la manutenzione predittiva sono ormai passati dalla fase di innovazione a quella di adozione precoce, se non addirittura di adozione diffusa". Altri casi d’uso promettenti, però, per esempio sono basati sulla tecnologia edge e riguardano la sicurezza dei lavoratori e la computer vision. "Per quanto riguarda la prima - spiega l'esperto -, si osservano investimenti destinati a sensori e telecamere collegati tramite l’edge a un’unità intelligente in sede centrale con l’obiettivo di proteggere i lavoratori dal rischio di essere feriti da un robot o da un veicolo autonomo. Per quanto riguarda invece la computer vision, le sperimentazioni attuali comprendono l’utilizzo di telecamere e sensori nell’area di produzione per identificare ed eliminare i prodotti difettosi, al fine di migliorare la qualità complessiva della produzione". L’identificazione di un prodotto non idoneo deve essere effettuata in pochi millisecondi e, non essendoci il tempo di inviare i dati a un cloud o a un’unità centrale, è necessaria un’intelligenza vicino alla produzione. "Per questo motivo - sottolinea Rholfes -, Digital twin e programmable logic controller (PLC) virtuali saranno le prossime tecnologie ad essere coinvolte in questo importante processo sviluppo e crescita, mentre la formazione in realtà virtuale (VR) e l’e-Kanban richiederanno probabilmente più tempo per affermarsi".

 

IL FUTURO DELLA CONVERGENZA OT-IT: L'AUTOMAZIONE

Il settore manifatturiero ha visto un aumento della presenza di Linux rispetto alle soluzioni tradizionali, grazie alla rapida crescita delle piattaforme software-defined. "Stiamo assistendo alla fine dell’hardware proprietario abbinato a software non connesso e difficile da aggiornare - conferma il manager -. In un futuro in cui ogni anno vengono installati migliaia di nuovi dispositivi edge, sensori, telecamere e PLC, sono necessarie soluzioni IT per risolvere questi problemi OT". Il futuro ideale è quello in cui i responsabili degli impianti di produzione potranno sincronizzare automaticamente molti, se non tutti, questi dispositivi con un solo click, eseguendo anche aggiornamenti over-the-air. "In passato - commenta l'esperto - questa automatizzazione non era prevista in molti impianti di produzione. La convergenza OT-IT con modelli software-defined basati su standard aperti e democratici come l’architettura unificata OPC e Linux è fortunatamente molto vicina e può contribuire allo sviluppo di casi d’uso di questo tipo sia nell’industria manifatturiera che in quella di processo".

 

NESSUNA SORPRESA: L'ECOSISTEMA E' LA CHIAVE

Il successo delle implementazioni produttive dei casi d’uso edge dipende dal lavoro di squadra di diversi operatori del mercato. Un fornitore OT deve assicurarsi che i provider dei sistemi di esecuzione della produzione (MES) utilizzino una piattaforma industriale edge matura ed entrambi dovranno fare affidamento su un system integrator per combinare le varie componenti della soluzione. "È interessante continuare a osservare come il mondo industriale si stia aprendo all’open source - aggiunge l'esperto -, intensificando i processi di collaborazione verso un’ulteriore standardizzazione. Esiste un certo parallelo tra il settore delle telecomunicazioni e l’industria manifatturiera sotto questo profilo. Il primo ha intrapreso un percorso di disaccoppiamento del software dall’hardware a partire dal 2017 e oggi dispone di standard aperti, hardware meno proprietario e costoso in bundle con il software e ulteriori sistemi connessi basati su Linux e container. Per questo ci aspettiamo che l’industria manifatturiera raggiunga nei prossimi anni risultati simili, introducendo standard aperti come l’architettura unificata OPC, l’hybrid cloud, Linux e i container all’interno di una struttura software-defined".

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Marketing & Innovation

I BIT TALKS TORNANO A BIT 2024: PER PARLARE DI SOSTENIBILITA', INNOVAZIONE E DIGITALIZZAZIONE

Nonostante il clima di incertezza geopolitica internazionale, la voglia di viaggiare rimane viva, in Italia e nel mondo. Come riportato dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), lo scorso 30 novembre, il turismo mondiale ha fatto progressi significativi, con un  recupero del 90% sul 2019. L'Europa ha fatto ancora meglio accogliendo 550 milioni di turisti internazionali nei primi nove mesi del 2023, rappresentando il 56% del totale globale e superando abbondantemente il 2019. La domanda intraregionale e la forte richiesta proveniente dagli Stati Uniti, sta contribuendo a muovere un’industria ricca su più livelli, che in particolare in Italia, per il suo apporto culturale e per l’indotto economico che produce – ha un valore di 255 miliardi di euro, ovvero 13% del PIL.

Dati, questi, che dimostrano ancora una volta quanto il settore del turismo per l'economia del nostro Paese sia fondamentale. Motivo per cui, anche quest'anno, i BIT Talks, targati Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, tornano a BIT Milano - insostituibile piattaforma di relazioni e di business per gli operatori del settore e osservatorio sui trend in programma all’Allianz MiCo di Milano, da domenica 4 a martedì 6 febbraio -, per accendere come ogni anno i riflettori su questo comparto di valore, attraverso un ricco palinsesto di convegni, per toccare con mano il presente ed il futuro della travel industry globale, con offerte sempre più sostenibili, consapevoli, personalizzate e tecnologiche.

 

BRINGING INNOVATION INTO TRAVEL: TREND E SOLUZIONI PER UN MERCATO CHE EVOLVE

Nonostante il suo posizionamento strategico come piattaforma per l'incontro di top player e buyer del settore e la creazione di valore. BIT infatti non è solo un marketplace per il matching fra domanda e offerta, ma uno spazio di incontro e dialogo orientato ad anticipare dati e tendenze, fornire strumenti strategici e pratici di crescita professionale. Grazie all’esclusivo format di eventi Bringing Innovation Into Travel, tutte le anime della filiera - associazioni, editori specializzati e imprese - potranno confrontarsi sui grandi trend del settore, secondo tre macro-temi principali: Nuovi Trend, Innovazione, Sostenibilità - intesa come tutela dell’ambiente e della persona.

Tra gli eventi da non mancare, domenica 4 febbraio, dopo l’inaugurazione, un appuntamento dedicato al tema caldo della formazione, “Le competenze in ambito turistico, una nuova visione”, con l'obiettivo di tracciare alcune linee guida volte ad armonizzare le strategie di formazione in ambito turistico, così da offrire servizi di qualità attraverso una conoscenza unificata per i futuri manager del turismo. “Wanderlust, il futuro del turismo è oggi: qui i top CEO internazionali del settore si riuniranno per un dibattito sugli scenari e le tendenze del turismo da qui ai prossimi anni. Attraverso un’analisi interattiva e integrata, si parlerà di transportation, hospitality, nuove strategie e tecnologie, per viaggi sempre più sostenibili, consapevoli e personalizzati, ma anche accessibili e transgenerazionali.

Di assoluta attualità l’appuntamento “Aviation tra picchi di domanda, pricing e offerta sotto stress. Come fare quadrare il cerchio”, per capire come intelligenza artificiale e software generativi possano aiutare a mutare un argomento particolarmente sentito come quello del prezzo.

Sempre sul tema vettori “Futuro del trasporto aereo e crocieristico nella vision di conduttori e associazioni”

Tematiche che agganciano anche la particolare attenzione che Bit vuole dedicare all’impatto ambientale, umano ed economico dei viaggi, uniti ad una rinnovata sensibilità verso le esigenze individuali e che saranno al centro di “Tour operator: oltre i ricavi entra in gioco il valore sociale delle aziende”, o in “Overtourism, il ritorno: le strategie per evitare gli affollamenti”

Transizione digitale e intelligenza artificiale, due sfide decisive per il settore, sono argomenti che trasversalmente entrano in tuti i talk, come quelli dedicati al MICE“ Voli, treni e hotel: i viaggi delle Pmi nel 2024” e “Viaggi d'affari mai più senza bleisure”. I nuovi software generativi applicati ai motori di prenotazione viaggi nel talk saranno al centro de “Il ruolo dell'intelligenza artificiale nei viaggi: dall'ispirazione alla prenotazione”; “Mice e AI, matchmaking tra intelligenze per un nuovo modo di comunicare gli eventi”; “Hotel: automazione, Ai e consulenza umana” e “Il ruolo di ChatGpt e dei software generativi nel travel”, per un approfondimento sugli impatti che hanno queste nuove tecnologie sul lavoro degli operatori, con un interessante approfondimento sul tema della privacy.

Non mancheranno poi le cosiddette cassette degli attrezzi: una serie di talk e approfondimenti dedicati in particolare all’agente di viaggio al fine di aggiornarsi, con un linguaggio semplice ma pragmatico alle nuove “Competenze, tool e strumenti strategici per il travel manager”, o a “Porta il tuo Resort o Villaggio ad un livello di high performance, aumenta la redditività e l'efficienza con il modello Villaggio Sold Out”.

Di nuovo al centro la sostenibilità in “La nuova mission delle crociere passa dalla tutela ambientale” o in “Natura e turismo, la cultura dell'ambiente per una vacanza di benessere”,

Temi di grande attualità e interesse per l'intero mercato, questi, che vedranno anche l'inserimento di un nuovo aspetto nel paradigma generale del turismo italiano: l'attenzione crescente all'accessibilità. Un aspetto su cui ancora c'è bisogno di lavorare a livello globale, ma su cui l'Italia, anche grazie agli investimenti del PNRR sta già lavorando, proponendo casi studio di successo, come quello che riguarda la casa editrice Lineadacqua che, in collaborazione con Aniridia Italiana APS e l'esperta di accessibilità, Viviana Merola, sta realizzando un set di audioguide digitali e completamente accessibili, finanziate attraverso i fondi erogati dal NextGen EU e dedicate a una serie di siti storico culturali venerziani.

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Supply Chain & Procurement

L’AUMENTO DELLA DOMANDA INTERNA E LA CRESCITA DELL'EXPORT GUIDANO LA CRESCITA DEL SETTORE MANIFATTURIERO ITALIANO

I produttori italiani mostrano un approccio ibrido all'innovazione, che combina la creazione di nuovi prodotti e servizi con strategie di riduzione dei costi: il 68% degli intervistati in Italia adotta entrambe le strategie per innovare, sottolineando l'adattabilità e l'agilità del settore nell'affrontare sfide complesse.

 

Sono questi alcuni dei dati del nuovo report di Protolabs che abbiamo voluto analizzare meglio, anche in vista della prossima edizione del Business Leaders Summit - l'evento organizzato da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, e previsto l'11 e il 12 giugno all'Allianz MiCo di Milano -, al fine di capire come l'industria tricolore si stia muovendo per rispondere a quell'esigenza di transizione digitale e sostenibile che ormai tutti i mercati globali richiedono.
 

L'ANALISI

Secondo i dati dell'analisi, quasi la metà (49%) degli intervistati individua nella stretta collaborazione con i clienti il proprio punto di forza principale, la risposta più alta tra i paesi europei intervistati. Questa collaborazione si riflette anche nella convinzione che una visione e obiettivi condivisi (48%) siano parte integrante di un'innovazione di successo, in netto contrasto con Francia (27%), Germania (28%) e Svezia (27%). Un chiaro segno questo di come la filiera e il rapporto tra azienda e fornitore, risulti essere un'arma vincente per guardare al futuro. Un fattore che sottolinea anche come la condivisione di valori sostenibili, per esempio, stia sempre di più influenzando le logiche e le dinamiche delle supply chain del nostro Paese in un'ottica propositiva.

A differenza di molte altre aziende europee, i produttori italiani non considerano la carenza di competenze come il principale ostacolo all'innovazione: solo il 34% la cita come ostacolo principale, contro il 44% e il 43% rispettivamente di Germania e Francia. Il 42% degli interpellati nella nostra penisola, però, considera invece i vincoli di budget e di risorse come la principale preoccupazione. In contrasto con la prospettiva britannica di istituire una settimana lavorativa di quattro giorni in loco, l'Italia si allinea alla Germania (62%) con il 60% degli intervistati che ritiene che una settimana lavorativa di cinque giorni sia ottimale per la generazione di idee e la risoluzione dei problemi; nonostante il 60% degli intervistati pensi che un maggior grado di flessibilità lavorativa sia positivo per la capacità di innovazione della propria azienda. Se da una parte, quindi, la riduzione dell'orario lavorativo, intesa come proposta moderna, non trova grande accordo, la flessibilità continua a guidare le esigenze lavorative tricolori.

CREATIVITA' UMANA E ADOZIONE DELLA TECNOLOGIA 

Il settore manifatturiero italiano dà molta importanza alla creatività umana, con il 57% che vede la necessità di creatività come un elemento che talvolta viene messo in ombra dall'entusiasmo per le nuove tecnologie come per esempio l'IA - la risposta più alta tra i paesi europei intervistati. L'apprezzamento per le capacità umane si riflette ulteriormente nell'adozione limitata dei cobot, con il 40% degli intervistati che non lavora con i cobot e il 48% che ritiene che i cobot abbiano una velocità di lavoro inferiore a quella umana. Risposte, queste, che se da un lato sembrano alimentare l'importanza e il valore dell'essere umano, riposizionandolo al centro delle attività, al netto degli entusiasmi hi-tech, dall'altra parte, probabilmente sottolineano anche un approccio ancora poco consapevole nei confronti delle reali opportunità proposte dall'innovazione alle imprese. Un gap, questo, sostenuto anche probabilmente dalla maturità digitale del nostro Paese che ha bisogno ancora di compiere alcuni passi in avanti.

Il report prosegue analizzando gli impatti della pandemia sull'industria manifatturiera. Più della metà (52%) degli intervistati ritiene che la pandemia abbia sostenuto l'innovazione e stimolato il cambiamento. Un dato particolarmente interessante in questo senso emerge per quanto riguarda la supply-chain: 55% dei produttori italiani dà la priorità al friend-shoring per la ristrutturazione della catena di approvvigionamento.

“I trend di innovazione del settore manifatturiero italiano emersi dalla nostra indagine - ha commentato Matteo Carola, Country Manager per l’Italia di Protolabs - dimostrano la capacità di combinare tradizione e modernizzazione. Sebbene i vincoli di budget e la cautela nello sperimentare possano rappresentare un ostacolo, l'enfasi posta dall'Italia sulla creatività umana e sulla flessibilità del lavoro rappresentano dei punti di forza unici di buon auspicio per la continua presenza dell'Italia nel panorama manifatturiero mondiale”. Un punto questo su cui, proprio anche in questi giorni, si sta dibattendo molto, soprattutto a causa dell'attuale situazione finaziaria che vede nuovamente coinvolta l'ex Ilva di Taranto e che pone l'Italia in una situazione estremamente difficile, anche in considerazione del fatto che perdere il posizionamento sulla produzione di acciaio in Europa si ripercuoterebbe in maniera decisamente negativa su tutto il comparto manifatturiero del nostro Paese. Un primato siderurgico a cui l'Italia, e il governo italiano in modo particolare, al momento decisamente non possono rinunciare, tanto più dopo la recente decisione del CdA di TIM di vendere per 20 miliardi di dollari a KKR la propria infrastruttura di rete telefonica fissa gestita da Netco.

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Finance & Administration

I SEI TREND FINTECH PER IL 2024

In un panorama finanziario sempre più dinamico e interconnesso, il settore Fintech si erge come un fulcro cruciale di trasformazione e innovazione. Navigando attraverso un orizzonte in continua evoluzione, guidato dall'innovazione tecnologica e dalla crescente richiesta di soluzioni finanziarie flessibili, il 2024 si prospetta come un anno sempre più di convergenza tra tecnologia e servizi finanziari.

 

Per questo, aspettando la prossima edizione del Milan Fintech Summit, prgamozzata da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, e Fintech District e prevista l’8 e il 9 ottobre 2024 all’Allianz MiCo di Milano, abbiamo voluto approfondire la tematica attraverso un whitepaper realizzato da Qonto per delineare quali saranno i prossimi trend del settore da seguire per puntare al successo.

 

Nel contesto sempre più dinamico e interconnesso del panorama finanziario, spiegano gli esperti dell’unicorno francese, il settore Fintech si presenta come un ormai indispensabile epicentro di trasformazione e innovazione: un orizzonte in continuo cambiamento, guidato dall'innovazione tecnologica e dalla crescente domanda di soluzioni finanziarie flessibili e personalizzate. Una dimensione che, secondo gli esperti, ci porterà anche nel 2024 ad assistere a una convergenza sempre maggiore tra tecnologia e servizi finanziari e, alla luce della dinamicità dell’elevato numero di player nel settore, si potrà ipotizzare operazioni di fusione e acquisizione tra aziende fintech.

 

CONSOLIDAMENTO DEL SETTORE FINTECH

Negli ultimi anni, l'ecosistema fintech è cresciuto molto, anche in modo esponenziale. Ma con l'emergere di numerosi player arriva anche una forte concorrenza. Combinata con il contesto economico difficile, questa concorrenza porta inevitabilmente al consolidamento - che vedremo maggiormente nei prossimi mesi e anni. Ma il boom fintech non è ancora finito. L'ultimo report di Qonto sulle PMI rivela inoltre che le PMI mostrano un crescente interesse per la digitalizzazione e il Fintech. Vedremo quindi una crescente domanda di soluzioni Fintech nel 2024.

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Come in moltissimi settori, l’intelligenza artificiale sta avendo un impatto molto importante anche sul Fintech e continuerà ad averlo anche nel prossimo futuro: l’adozione di algoritmi avanzati, machine learning e analisi predittive consentono la definizione di servizi finanziari altamente personalizzati in grado di anticipare le esigenze, garantendo una migliore gestione del rischio e una maggiore efficienza. La sinergia tra IA e fintech viene impiegata in modo estensivo anche nel rilevamento e nella prevenzione delle frodi. Inoltre, i chatbot dotati di funzionalità di intelligenza artificiale sono diventati fondamentali nel fornire assistenza in tempo reale e indicazioni personalizzate all’interno delle applicazioni fintech. Come evidenziato nel report di Qonto, le PMI europee mostrano grande ottimismo nei confronti delle nuove tecnologie, in particolare IA, fintech e IoT. Infatti, più di 3/4 degli intervistati sono "ottimisti" o "molto ottimisti" sui benefici che queste tre soluzioni potrebbero portare alla loro attività.

 

PAGAMENTI BIOMETRICI

La sempre maggiore integrazione dei pagamenti biometrici rivoluzionerà l'esperienza delle transazioni finanziarie, offrendo livelli di sicurezza e comodità molto elevati. L'utilizzo di tratti fisici unici, come impronte digitali, riconoscimento facciale e analisi delle impronte vocali sta diventando sempre più diffuso, sostituendo o integrando i tradizionali metodi di autenticazione. Questa tendenza ha il potenziale non solo di semplificare il processo di pagamento, ma anche di rafforzare la sicurezza delle transazioni, eliminando la necessità di password che potrebbero essere vulnerabili a frodi. L’adozione di queste tecnologie biometriche migliorerà l'accessibilità e la facilità d'uso dei servizi fintech, contribuendo a creare un'esperienza più fluida e sicura per gli utenti.

 

BUY NOW PAY LATER B2B

Buy Now Pay Later (BNPL) è un'opzione di finanziamento che ha guadagnato un'enorme popolarità a livello globale. La dimensione globale del mercato BNPL è stata valutata in 23,22 miliardi di dollari nel 2022 e si prevede che crescerà dai 30,38 miliardi di dollari nel 2023 ai 122,19 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 22%. Si tratta sicuramente di uno strumento particolarmente attraente per i consumatori, che possono acquistare prodotti e pagarli a lungo termine senza tassi di interesse, ma offre vantaggi notevoli anche per imprenditori e PMI, tra cui un aumento delle vendite per esempio grazie alla collaborazione tra fornitori BNPL e piattaforme di e-commerce, motivo per cui BNPL si è evoluto come una tendenza del settore fintech che si intensificherà ulteriormente nel 2024.

 

OPEN BANKING

L’open banking è un concetto già ben conosciuto nel settore e sicuramente destinato a prosperare ulteriormente nei prossimi anni: questa pratica, che favorisce la condivisione sicura dei dati finanziari tra istituzioni finanziarie e fornitori di servizi terzi, ha catalizzato importanti innovazioni nel settore. Gli utenti, siano essi consumatori o imprese, godono di una maggiore flessibilità nella gestione dei propri conti, con la possibilità di aggregare informazioni finanziarie da diverse fonti e di accedere a soluzioni finanziarie personalizzate. Tuttavia, questo progresso non è privo di sfide, come la gestione sicura dei dati e la necessità di normative più specifiche. In questo contesto, il 2024 sarà testimone di una crescente collaborazione tra istituzioni finanziarie, Fintech e regolatori per sviluppare standard e protocolli che bilancino l'innovazione con la sicurezza, consentendo al concetto di open banking di consolidarsi come un pilastro fondamentale del sistema finanziario globale. Nella nuova direttiva PSD3, l’open banking sembrerebbe trovare nuova linfa vitale nella sua evoluzione al concetto di open finance, con la prospettiva di includere un quadro più ampio di dati finanziari che non riguardano solo l’accesso ai conti e le transazioni effettuate. Uno degli obiettivi principali della PSD3 è migliorare l’accesso ai conti (anche non solo di pagamento) e assicurare una maggiore interoperabilità tra diversi fornitori di servizi.

 

CRITERI AMBIENTALI, SOCIALI E DI GOVERNANCE (ESG)

I criteri ESG sono già da tempo entrati nelle aree del risparmio gestito, nelle politiche del credito, nelle strategie di sviluppo commerciale. L'attenzione verso la sostenibilità è sempre più centrale e spinge anche le aziende Fintech a considerare non solo i rendimenti finanziari, ma anche l'impatto ambientale, sociale ed etico delle proprie attività. Si assisterà sempre di più allo sviluppo di soluzioni innovative e di prodotti finanziari che rispecchiano questi criteri, consentendo a clienti e aziende di prendere decisioni finanziarie allineate con valori sostenibili. Questo approccio non solo riflette una crescente consapevolezza circa l'impatto globale delle attività finanziarie, ma contribuisce anche a creare un settore fintech più resiliente e orientato al futuro, in sintonia con una visione più ampia di prosperità sostenibile. In quest’ottica, nel 2023 Qonto ha annunciato la propria Impact Strategy, che mira a ridurre l'impronta di carbonio e creare un ambiente di lavoro inclusivo attraverso workshop interattivi sulla diversità, corsi di formazione sulla disabilità, eventi di sensibilizzazione e gruppi di sostegno per dipendenti.

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Risk Management & Cyber Security

#QUESTIONFROMTHECLUB: LA CYBERSECURITY IN EUROPA RAGGIUNGERÀ I $57B ENTRO IL 2028, TUTTE LE SFIDE E LE OPPORTUNITÀ DA CONOSCERE

Secondo una recente ricerca di BeDisruptive dal titolo “Cybersecurity nel 2024: analisi e tendenze”, il mercato della sicurezza informatica in Europa nel 2023 ha superato i 32,43 miliardi di dollari ed è previsto che raggiunga gli oltre 57,75 miliardi di dollari entro il 2028, con un tasso di crescita annuo del 12,23%.

Dati, questi, che mostrano come il settore sia in grande espansione e che però non devono far pensare che la situazione relativamente alla sicurezza informatica nel vecchio continente sia sotto controllo. Nei prossimi mesi, infatti, l’attenzione da parte di aziende ed istituzioni dovrà rimanere estremamente elevata sotto questo profilo e sarà sempre più necessario improntare nuovi e cospicui investimenti nel mercato per poter impostare buone strategie di sviluppo per proteggere i propri perimetri cibernetici da qualunque tipo di attacco.

Il contesto geopolitico e sociale, infatti, nel 2024 continuerà a essere condizionato da eventi di grande rilevanza, come i conflitti militari ancora in essere sia in Ucraina, sia in medio-oriente, le elezioni in 70 diversi Paesi a livello globale, tra cui anche Stati Uniti e UE, o i Giochi Olimpici di Parigi, che saranno nel mirino dei criminali informatici. Come se non bastasse, inoltre, la democratizzazione dell'IA influenzerà diversi contesti economici e i criminali informatici continueranno a evolvere nel loro modo di agire, con tendenze come l'hacktivism nazionale o le APT.

Tutto questo, delinea sicuramente un paradigma su cui porre grande attenzione e che conoscerà sviluppi repentini e spesso imprevisti che abbiamo cercato di analizzare e capire meglio in questo nuovo episodio del podcast “Question from the Club” attraverso uno speciale dedicato proprio al mondo della Cybersecurity che riunisce al suo interno il punto di vista di alcuni dei principali player del settore a livello globale grazie alle interviste con Paolo Ardemagni, VP Southern Europe, Middle-East and Africa di SentinelOne, Andrea Castellano, Country Leader Cybersecurity di Cisco Italia, Aldo Di Mattia, Senior Manager Systems Engineering di Fortinet Italia, Marco Catino, Sales Engineering Manager di ZScaler Italia, Bruno Cordioli, CEO di Muscope Cybersecurity, e Stefan Uygur, CEO e co-founder di 4Securitas, realizzate nel corso dell’ultima edizione del Cyber Tech Europe, tenutasi a Roma durante lo scorso autunno.

 

 

 

 

 

 

 

Se vuoi ascoltare gli altri episodi, qui sotto puoi trovare la playlist completa semplicemente scrollando con il muose:

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Video

SMXL Milan 2023 - Charles Farina

Google Analytics 4 and Adobe Analytics Lead, Asdwerve,

AIXA Summit 2023 - Prof. David J. Gunkel

Professore del Dipartimento della Comunicazione e autore, Northern Illinois University

RE-Inventing Finance 2023 - Paolo Casalino

Direttore Generale, UDM PNRR, Ministero delle Imprese e del Made in Italy

Ceo Summit 2023 - Martin Kern

Director, European Institute of Innovation and Technology (EIT)

Strategic Risk Summit 2023 - William Nonnis

Milan Fintech Summit 2023 - Silvia Attanasio

Head of Innovation at ABI and Chairwoman at ABILab