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OLTREILCONFINE – Se lo Stato non ce la fa, provi l’Impresa

Negli scorsi giorni, grazie ad un invito di Enel Foundation, che ringrazio, ho avuto modo di ascoltare in diretta e poter interagire in un dibattito pubblico con i vertici dell’Enel. Fulvio Conti ha confermato quanto i suoi uomini impegnati nell’attività di vendita avevano preannunciato, cioè che l’Enel non vede più nel suo futuro la vendita dell’elettricità, del chilowattora, come principale business, ma la vendita di “servizi” ai consumatori.

Attenzione, è una svolta epocale, con un potenziale riformatore che dall’Italia può riverberarsi sull’intera Europa, e in tutti i Paesi in cui l’ex monopolista italiano è presente. Certo lo scontro interno tra i legittimi difensori degli interessi della produzione rispetto a quelli della vendita e del marketing deve essere stato durissimo, ma alla fine è andata come non poteva non andare.

Da “vecchio” industrialista (e filonucleare) lo dico con un po’ di tristezza, ma non si può camminare con la testa girata all’indietro, perché si va a sbattere. La “politica industriale” la determina il mercato e se l’Enel, che viste le sue dimensioni e il suo ruolo certo dispone di più informazioni di tutti, si è convinta che il futuro sono la vendita della “non energia”, cioè dell’efficienza, del risparmio energetico, delle tecnologie “smart” e lo sviluppo delle fonti rinnovabili a produzione diffusa, dobbiamo ritenere che sappia ciò che fa.

La faccenda è interessante, molto, perché la strategia dell’Enel di farsi la più grande Esco (Energy Service Company) mondiale può fertilizzare e cambiare la prospettiva industriale delle migliaia di imprese italiane medie e piccole che già sono ai vertici internazionali nel settore delle tecnologie per la misura, il controllo e il dispacciamento dell’energia (delle energie).

Quello stesso giorno, nel pomeriggio, altro incontro sul tema delle “smart utilities” promosso da Business International, che parimenti ringrazio, con in passerella le principali società di elettricità e gas, chiamate a descrivere le proprie strategie di vendita, o “sopravvivenza”, in un mercato che proprio non tira più. E temo non tirerà mai più, in termini di maggiori consumi (ma per andare alla conquista dello Spazio torneremo al nucleare, no ho dubbi).

La torta non si allarga più e tutti devono concentrarsi nello stesso recinto, sugli stessi consumatori. Primo obiettivo mantenere i clienti, fidelizzarli, cercare di capire quali siano le loro vere esigenze, come è evoluta la cultura e sensibilità verso l’ambiente e lo spreco (e non scordiamoci dell’acqua). Il tutto senza soldi da investire nelle nuove iniziative perché quelli non li ha più nessuno. Situazione ideale per esercitare la fantasia creativa ma in un contesto di grande fragilità.

L’Enel-Esco in questa situazione può facilmente soverchiare tutti i concorrenti, anche quelli che l’hanno anticipata sulla strada dell’offerta di servizi di efficienza, ma ovviamente con ben diverse prospettive. L’Enel deve mostrarsi lungimirante, permettere la presenza anche di altri sia pure in posizione concorrente, convincersi che la crescita del mercato interno potrà permettere a lei, e solo a lei per molti anni, una forte espansione sui mercati mondiali.

Basta riflettere un attimo sulla posizione competitiva del mercato italiano rispetto agli altri mondiali, non esclusi gli Stati Uniti, grazie alla diffusione dei “contatori intelligenti” teleleggibili. Pur con tutti i limiti e difetti emersi in questi anni e le aspettative iniziali frustrate, questa scelta tecnologica manterrà l’Italia ancora all’avanguardia mondiale per parecchio tempo perché permette un maggior numero, qualità e disponibilità di misure. E senza misura non ci può essere efficienza. E’ un vantaggio che dobbiamo mantenere.

Ma questo richiede da parte dell’Enel il coraggio di un’altra scelta definitiva: rinunciare alla rete di distribuzione e ai contatori, incassando in cambio soldi utili a ridurre il debito e lanciare le nuove attività. Adesso il primo pensiero deve essere “fare impresa” e non finanza. Bisogna chiudere le orecchie ai “consigli e suggerimenti” delle banche creditrici o del Ministero dell’Economia. Perdere la garanzia della tariffa pubblica per l’attività in monopolio della distribuzione comporta dei rischi di rating ma la sfida è proprio quella di tenerlo su grazie a strategie industriali ben visibili e aggressive.
Siamo ottimisti. Già una volta l’Enel ci ha stupiti quando da “campione nazionale” seppe farsi “internazionale” contro il provincialismo e i timori dei burocrati di XX Settembre e la cultura tremontiana dominante dei “remi in barca”. Naturalmente i debiti contratti allora pesano ancora, eccome, ma non oso pensare quale sarebbe stato il destino di una Enel solo nazionale, con questa crisi bestiale dei consumi interni, se non avesse potuto sostenersi con la produzione negli altri Paesi.

Ovviamente la separazione della rete di distribuzione elettrica (e la sua fusione con quella fissa di Telecom, che abbiamo già ipotizzato e su cui sembra cresce il consenso) è solo il primo passo per l’obiettivo finale, che è la completa interoperabilità dei misuratori e degli aggregatori di dati. Protocolli aperti e libertà di informazione, ad iniziare dai profili di consumo. Dura ma leale concorrenza con l’ottimismo di chi sa di stare aprendo nuove prospettive industriali, quando la crescita di uno è la crescita di tutti.

Poi vinca il migliore (e lo Stato stia in disparte a guardare).

a cura di Diego Gavagnin

Fonte: www.industriaenergia.it

18/07/2013 | archivio news