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Top Management

Il club organizza incontri pensati per condividere e scambiare idee e best practice, accedere a fonti di informazione e aggiornamento professionale, facilitare nuovi contatti e individuare opportunità di business. L’obiettivo principale dell’executive club è quello di essere una fonte costante di ispirazione e un supporto nell’interpretazione dei fattori chiave di successo dell’impresa del futuro.

WebSite: club.businessinternational.it


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News & Media

ENERGIA, LAVORO E INNOVAZIONE, LE 3 PRIORITA' PER LE IMPRESE ITALIANE

“La crescita del PIL registrata nel 2022 dall’economia italiana (+3,9%) ci restituisce una fotografia di un paese in grado di rimboccarsi le maniche, nonostante l’aumento del prezzo dell’energia e la spinta inflazionistica. Le prospettive di crescita per il 2023, però, non sono così rosee: si parla di un azzeramento del PIL, una frenata al +0,6% rispetto al 2022. È necessario agire subito per ribaltare questa prospettiva e preservare la crescita”. Sono queste le parole pronunciate da Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda, nel corso della Conferenza "Il mondo nel 2023: sarà quiete dopo le tempeste? Scenari per le imprese, tra rischi e opportunità" promossa da ISPI, Assolombarda e SACE. Un discorso che abbiamo voluto analizzare meglio, anche in vista della prossima edizione del Business Leaders Summit, la grande manifestazione organizzata, come ogni anno, da Business International - Fiera Milano, per mettere a confronto i migliori C-level del momento, permettendo loro di ragionare insieme sui principali temi che guideranno l'impresa contemporanea, e prevista il prossimo 14 e 15 giugno 2023 presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre.

 

LE 3 PRIORITA' DELL'ITALIA

Per tutelare il tessuto produttivo del territorio, il motore della crescita dell’intero Paese, serve intervenire con misure strutturali sui temi prioritari per la competitività: energia, lavoro e innovazione", continua il Presidente Spada, che sottolinea in questo modo come le logiche e le dinamiche non solo dei modelli d'impresa, ma anche proprio del mondo del lavoro in generale stiano cambiando radicalmente, venendo influenzate da nuovi trend e soprattutto nuove necessità, ormai imprescindibili tanto per i manager quanto per i professionisti più in generale. "Quello che serve sull’energia - prosegue Spada -: è sviluppare una vera politica energetica. La strada verso la decarbonizzazione è tracciata, ma dobbiamo andare avanti senza pregiudizi con la neutralità tecnologica attraverso l’uso di un mix di fonti: dall’utilizzo delle rinnovabili a quello dell’idrogeno, dalla messa in funzione di termovalorizzatori e rigassificatori fino alla ripresa degli studi sul nucleare". Una roadmap ripresa con grande forza proprio in questi giorni anche dal Governo italiano, dal Presidente di Confindustria Bonomi e dell'amministratore delegato di ENI, De Scalzi, attraverso la missione diplomatica effettuata in Algeria e che ha rafforzato la capacità italiana di trovare e aprire nuove vie di approvvigionamento energetico per rendere il Paese sempre più indipendente dalla Russia. Anche se, purtroppo, questo approccio non basta secondo Assolombarda, ma serve un presa di posizione ancora più forte da parte delle istituzioni nel calmierare prezzi energetici quasi impossibili da contenere e gestire, soprattutto per quella compagine di PMI e micro imprese che compongono la nostra ossatura economica. "Inoltre - continua il Presidente Spada -, chiediamo al Governo di abbassare la soglia di vendita dell’energia stabilita dall’energy release per rendere il prezzo competitivo con gli attuali valori di mercato”.

 

GLI IMPATTI DELL'INFLAZIONE SUL LAVORO

L'altro grande tema, poi, ai tempi della Great Resignation è chiaramente quello del lavoro. Sempre di più, oggi, anche in Italia, i lavoratori decidono di cambiare azienda poichè non si riconoscono più nelle scelte e nei valori della realtà in cui operano, che di contro perde, in questo modo, storico e competenze su attività cruciali per la loro business continuity. Senza dimenticare che, comunque, la necessità di essere valorizzati e retribuiti anche correttamente rispetto al proprio grado di studi e alle proprie capacità, rimangono ovviamente elementi cruciali nell'attivazione di questo fenomeno. “Serve fare molto di più anche sul tema del lavoro - incalza Spada -: bisogna agire rapidamente sui salari, specialmente ora che l’inflazione sfiora il 12%. Non smetteremo mai di chiedere una vera riduzione del cuneo fiscale pari a 16 miliardi: è l’unica strada per colmare il gap con l’Europa rispetto alla quale abbiamo una differenza di 12 punti percentuali a svantaggio dei salari italiani. Il taglio del cuneo fiscale vale per tutti i lavoratori più fragili e in particolare per i giovani, per i quali abbiamo proposto una fiscalità agevolata al 5% per i primi cinque anni di attività lavorativa”.

 

NECESSITA' DI SOSTENERE L'INNOVAZIONE

Un'altra priorità riguarda l’innovazione e, in particolare, gli strumenti di Industria 4.0, leve essenziali di crescita", evidenzia Spada, sottolineando poi come la continuità con un provvedimento che, concretamente, negli ultimi anni, ha fatto ripartire l'industria manifatturiera italiana, sostenendola, come mai era stato fatto in precedenza sotto il profilo della trasformazione digitale, sia una best practice da non perdere e soprattutto uno strumento di resilienza da non sottovalutare, tanto più in un momento come quello che stiamo vivendo. "Purtroppo - conclude Alessandro Spada -, la legge di Bilancio 2023 non è stato in grado di reperire le risorse necessarie a rifinanziare il Piano Industria 4.0 e abbiamo assistito a un depotenziamento di molti strumenti utili. Sappiamo che il Governo si è impegnato a reperire le risorse e che è in corso una trattativa con l’Unione Europea rispetto alla possibilità di utilizzare i fondi complementari del PNRR a tal fine: speriamo che il via libera possa arrivare il prima possibile”.

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ALLIANZ RISK BAROMETER 2023: CYBERSECURITY E BUSINESS CONTINUITY AL PRIMO POSTO, MA AUMENTANO TIMORI SU CRISI ECONOMICA ED ENERGETICA

L'inflazione che sta per trasformarsi in recessione, la crisi geopolitica che traina quella energetica e che promuove quella economica. Lo spettro della pandemia che finalmente si allontana un po' dai rifleffori del palcoscenico e nel mezzo la sicurezza informatica, l'attenzione al cambiamento climatico, il ruolo della sostenibilità e della digitalizzazione, le restrizioni doganali e nel trasporto delle merci e molto altro.

 

Anche quest' anno il mondo del business globale dovrà affrontare molteplici rischi interconnessi tra loro e in grado di mutare a una tale rapidità da rendere sempre più difficile il poterli prevedere e quindi gestire. Un set di fattori esogeni ed endogeni, capaci di determinare le sorti di sviluppo ed evoluzione delle imprese, che, in vista della nuova edizione del Global Risk Forum, l'evento dedicato al mondo del Risk Management, organizzato da Business International - Fiera Milano all'interno del Business Leaders Summit (la grande manifestazione pensata per riunire i migliori C-level del momento, il 14 e 15 giugno 2023, all'Allianz MiCo - Milano Convention Centre), attraverso l'analisi dell'Allianz Risk Barometer 2023. l'annuale report, realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), che identifica i principali rischi aziendali da monitorare nei mesi a seguire tra stabilità e cambiamenti.

 

LA TOP 10 DEI RISCHI GLOBALI

Per il secondo anno consecutivo, i Rischi informatici e l’Interruzione di attività rappresentano i principali timori delle aziende (entrambi con il 34% delle risposte). Tuttavia, i Cambiamenti macroeconomici come l'inflazione, la volatilità dei mercati finanziari e l'incombenza di una recessione (che passa dal 10° al 3° posto rispetto all'anno precedente), nonché l'impatto della Crisi energetica (new entry al 4° posto) salgono nella classifica dei rischi aziendali globali di quest'anno, così come si fanno sentire le conseguenze economiche e politiche del mondo in seguito al Covid-19 e alla guerra in Ucraina.

 

Inquietudini così pressanti richiedono una reazione immediata da parte delle aziende e si spiega perché sia le Catastrofi naturali (dal 3° al 6° posto) che i Cambiamenti climatici (dal 6° al 7°) scendono nella classifica annuale, così come la Pandemia (dal 4° al 13° posto), dato che i vaccini hanno messo fine alle chiusure e alle restrizioni e molte aziende hanno migliorato la resilienza della loro supply chain. I Rischi politici sono un'altra new entry nella top 10 dei rischi globali, al 10° posto, mentre la Carenza di manodopera qualificata sale all’8° posto. I Cambiamenti nello scenario legislativo e regolamentare rimangono un rischio importante al 5° posto, con gli Incendi, esplosioni che scendono di due posizioni al 9° posto. 

 

Per il secondo anno consecutivo l’Allianz Risk Barometer mostra che le aziende sono preoccupate prevalentemente per l'aumento dei Rischi informatici e di Interruzione di attività - ha commentato Joachim Müller, CEO di AGCS -. Allo stesso tempo, considerano l'imminente recessione e la crisi energetica come minacce immediate per la loro attività. Le aziende, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, sono preoccupate per l'attuale "permacrisi" derivante dalle conseguenze della pandemia e dall'impatto economico e politico della guerra in corso in Ucraina. Si tratta di uno stress test per la resilienza di ogni azienda. La notizia positiva è che, in qualità di assicuratori, osserviamo continui miglioramenti in quest'area da parte di molti dei nostri clienti, in particolare per rendere le supply chain sempre più a prova di errore, per migliorare la pianificazione della business continuity e per rafforzare i controlli informatici. Le azioni per costruire resilienza e ridurre i rischi sono ora al centro dell'attenzione delle aziende, visti gli eventi degli ultimi anni".

 

LA TOP 10 DEI RISCHI IN ITALIA

In Italia la percezione dei rischi da parte delle aziende rispecchia i trend globali, mantenendo nelle prime due posizioni i rischi informatici - che però in termini percentuali scendono lievemente rispetto al 2022, passandao dal 52% al 47% e denotando forse un leggere progresso nella consapevolezza e nelle competenze legate al mondo della cyber security - e i rischi di business continuity - che invece scendono leggermente di più rispetto a quelli cibernetici, passando dal 45% al 37%, probabilmente anche grazie all'allentamento delle restrizioni legate al Covid. Al terzo posto del podio, però, troviamo la prima novità relativa al sentiment italiano sul risk management, ovvero, la new entry legata ai rischi collegati alla crisi energetica - un fattore che mette tutte le organizzazioni del nostro Paese in grande apprensione, soprattutto a causa dei costi esorbitanti che questo comparto di approvvigionamento sta raggiungendo, non ultimo, per esempio, nel segmento dei carburanti. A seguire, il secondo grande cambiamento nella classifica, rispetto a 12 mesi fa, è quello legato ai rischi inerenti alla crisi economica, dove inflazione e recessione diventano due elementi di grande preoccupazione per le imprese tricolore che portano questo rischio dal 10° al 4* posto raddoppiandone la percentuale d'incidenza nelle risposte dal 10% al 21%. Al quinto posto, poi, in leggera ascesa troviamo il cambiamento climatico con il 18% (l'anno scorso era in ottava posizione). Al sesto posto, invece, si evidenziano le preoccupazioni in ambito legislativo e regolatorio che scendono di due posizioni rispetto al 2022, anche probabilmente in conseguenza del cambio di governo. Al settimo posto, quindi, si può notare come le catastrofi naturali abbiano ceduto il passo alla crisi, retrocedendo di ben quattro posizioni (l'anno scorso erano al terzo posto). A pari merito all'ottavo posto, infine, troviamo incendi o esplosioni, cambiamenti nei mercati e rischi politici - dove rispettivamente il primo e il terzo sono le ultime due new entry della classifica, che probabilmente soffrono dell'influenza generata dalla situazione bellica in atto tra Ucraina e Russia, ma anche da una serie di disordini civili e sociali, che stanno avendo tanto a livello internazionale, quanto a livello nazionale anche e soprattutto a causa dell'innalzamento del costo della vita, dovuto all'inflazione e alla prossima recessione. Aspetti, questi, assolutamente da non sottovalutare nemmeno nel nostro Paese, soprattutto pensando a quell'ossatura economica nazionale composta da PMI e micro imprese.

 

"Il 2023 sarà un anno difficile; dal punto di vista puramente economico, probabilmente sarà un anno da dimenticare per molte famiglie e aziende. Tuttavia, non c'è motivo di disperare - ha concluso Ludovic Subran, Chief Economist presso Allianz -. Innanzitutto, l'inversione di tendenza dei tassi di interesse è di grande aiuto, soprattutto per milioni di risparmiatori. Anche le prospettive a medio termine sono molto più rosee, nonostante - o piuttosto a causa - della crisi energetica. Le conseguenze, al di là della recessione prevista per il 2023, si stanno già facendo sentire: una trasformazione forzata dell'economia in direzione della decarbonizzazione e una maggiore consapevolezza dei rischi in tutti i settori della società, che rafforzerà la resilienza sociale ed economica".

 

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LE AGENDE DI OGGI DEI CEO GUARDANO ALLA RIVOLUZIONE SOSTENIBILE DI DOMANI
Per imprenditori, manager e investitori finanziari la sostenibilità è da diverso tempo una priorità cruciale. Del resto, essere sostenibili e con obiettivi specifici paga economicamente e crea valore: i titoli con elevato rating ESG, dal 2007 a oggi, hanno registrato un’over-performance del 150%. Se il percorso di transizione energetica è certo, permangono invece dubbi su modalità e tempistiche: si teme che l’obiettivo net zero non sia conseguibile prima del 2057. Gli amministratori delegati hanno ben chiaro quanto il fattore ESG sia centrale per il futuro delle loro aziende, ma sono anche pienamente consapevoli della complessità del processo di trasformazione. Molti CEO sono attivi su iniziative ESG che coinvolgono il proprio settore merceologico e collaborano con le autorità di regolamentazione e i legislatori per promuovere progressi più rapidi. Proprio nei prossimi giorni Bain & Company Italia presenterà il suo “ESG CEO Pulse”, una serie di conversazioni con un panel di CEO italiani sulle sfide della sostenibilità.
Tra i temi chiave emersi durante alcune di queste interviste – spiega Roberto Prioreschi, SEMEA Managing Partner di Bain & Company - c’è la consapevolezza dei numeri uno aziendali di dover essere i promotori di un cambiamento culturale all'interno delle loro organizzazioni per coinvolgere tutti. In generale, i dirigenti con cui ci siamo interfacciati, ritengono di fare meglio in materia ESG rispetto al Paese nel suo complesso, che è in ritardo rispetto a 10 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite”.
In questo contesto, considerato che in appena un anno le aziende hanno deciso di destinare oltre il 40% in più delle proprie risorse a questo percorso, si evince che le imprese sono intenzionate a investire in media il 23% del capitale a nuove iniziative imprenditoriali a sostegno e in risposta alla transizione energetica”, prosegue Prioreschi, evidenziando come sposare la rivoluzione sostenibile sia il modo migliore per assicurarsi più stabilità e solidità economico-finanziaria.

Le strategie di sostenibilità di successo prevedono investimenti per i prossimi 3-5 anni in ottica “future back” e comprendono cambiamenti nel profit pool per i prossimi 10-30 anni”, osserva Pierluigi Serlenga, Managing Partner Italia e Leader globale Aerospace, Defense and Government Services Sector di Bain & Company. “Il nostro supporto ai Gruppi industriali nel percorso di trasformazione sostenibile va dallo sviluppo di una strategia di sostenibilità trasformativa, alla quantificazione a lungo termine delle implicazioni sul business”.
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