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Marketing & Innovation

Gli eventi dell’area Marketing & Innovation sono rivolti ad una community di oltre 25.000 marketing & sales manager che hanno l’opportunità di aggiornarsi professionalmente e confrontarsi in expo internazionali, annual conferences, corsi di formazione e eventi ad hoc. Gli eventi flagship dell’area sono 4 tra i più importanti appuntamenti di marketing a livello mondiale: SMXL Milan, Social Media Week, Marketing Evolution Experience e InTAIL.

TAG: Online Marketing, Customer Experience, Mobile Marketing, Search Marketing & Seo, Social Media, Sales Performance Strategies, E-Commerce, Direct Marketing.


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eventi futuri
La gestione dei collaboratori difficili Live Streaming, 28 ottobre 2021
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Contratti Informatici e Cloud Computing Live Streaming, 30 settembre 2021
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News & Media

Disegnare la città del futuro: sostenibile, digitalizzata e inclusiva, con le persone al centro
Nuovi valori e comportamenti, ripensamento di luoghi e modalità di lavoro, recupero del senso di comunità: l'esperienza del lockdown e, più ampiamente, l'impatto del Covid-19 hanno modificato profondamente le priorità e le abitudini degli italiani, con impatti considerevoli sui lavoratori e, di conseguenza, sull’evoluzione delle città. È per questa ragione che la sesta edizione dello Smart City Index di EY diventa Human Smart City Index, integrando indicatori legati ai comportamenti ecologici, alle competenze digitali dei cittadini e all’inclusione sociale. Tutti argomenti che abbiamo voluto approfondire e comprendere meglio, guardando più da vicino i risultati emersi dalla ricerca, anche in vista di Next Mobility Exhibition 2022, una manifestazione di tre giorni in cui, dal 12 al 14 ottobre 2022 si daranno appuntamento, all'interno degli spazi di Fiera Milano, i protagonisti del settore del trasporto pubblico per parlare di tematiche di grande importanza per lo sviluppo del settore, come la transizione energetica, la digitalizzazione e l'innovazione..

«La domanda di città “a misura di persona” sta emergendo in maniera molto forte e anche le aziende si trovano a dover comprendere e gestire l’impatto dei nuovi trend urbani sui loro dipendenti: lo smart working, una nuova visione del lavoro e dei valori a esso legato sono la parte più evidente, ma la maggiore attenzione all’ambiente, il desiderio di spostamenti più sostenibili e un miglior bilanciamento tra lavoro e vita privata sono trend irreversibili. Le città che saranno più capaci e più veloci nel riprogettarsi e nel riqualificare gli spazi residenziali e di lavoro diventeranno più attrattive. La Human Smart City è la città che (ri)progetta infrastrutture e servizi coniugando centralità della persona, innovazione tecnologica e sostenibilità e rappresenta un’opportunità sia per le aziende sia per le amministrazioni locali di attrarre lavoratori e cittadini» – commenta Andrea D’Acunto, People Advisory Services leader di EY in Italia.

Ma qual è la situazione attuale in Italia? Incrociando i dati legati agli investimenti e alle iniziative delle città, che misurano quanto esse siano già pronte a ridisegnare spazi e tempi intorno alle esigenze delle persone (readiness) con i comportamenti dei cittadini (intesi nella più ampia accezione di lavoratori, consumatori, turisti, pendolari, studenti, imprenditori, etc.) sui tre assi strategici della transizione ecologica, della transizione digitale e dell’inclusione sociale, si delinea un vero e proprio ranking, che classifica le città italiane in base al loro processo di trasformazione in città “a misura di persona”. Ne viene fuori una fotografia dell’ecosistema urbano italiano non ancora maturo, ma in piena evoluzione e con ampi margini di miglioramento.

«Nell’edizione di quest’anno, che comprende 456 indicatori, abbiamo introdotto misurazioni legate all’inclusione sociale e preso in considerazione anche comportamenti ecologici, competenze digitali, propensione all’imprenditorialità e così via, perché i cittadini sono sempre più parte attiva della riorganizzazione urbana”, afferma Marco Mena, Senior Advisor di EY e responsabile dello Human Smart City Index. “Oggi il modello della metropoli ipertecnologica perde di slancio, a favore del modello più “umano” delle città medie e piccole, dove le relazioni sociali sono più strette e i comportamenti sostenibili più facili. Tali città, secondo questa nuova visione, recuperano significativamente il gap rispetto alle città più grandi, anche se non riescono ancora a raggiungerle».

Milano, Bologna e Torino sul podio delle città a “misura di persona”


Si riducono le distanze tra città metropolitane e centri più piccoli, ma permane una forte differenza tra Nord e Sud Rispetto alle due componenti dello Human Smart City Index, Milano si conferma la città in cima alla classifica sia per readiness (86,83 su una scala da 1 a 100) sia per comportamenti dei cittadini (83). Il punto di forza di Milano è legato perlopiù alla transizione digitale, sia per quanto attiene alle infrastrutture (ultra-broadband, 5G e IoT) sia per le competenze dei cittadini e l’utilizzo dei servizi online. Segue Bologna, grazie al primato in termini di inclusione sociale (soprattutto per le spese sociali e per il coinvolgimento dei cittadini nella vita pubblica della città), con una readiness particolarmente elevata (86,70). Torino consolida la presenza sul podio – pur passando dal secondo posto del 2020 al terzo posto del 2022 - grazie alla componente legata ai comportamenti dei cittadini (82,32), soprattutto in termini di transazione ecologica. Seguono cinque città medie: Trento, Parma, Bergamo, Padova e Brescia e chiudono la top ten Venezia e Firenze. Roma si posiziona al dodicesimo posto e cede cinque posizioni rispetto al ranking 2020. A penalizzare la capitale soprattutto un marcato ritardo nel processo di transizione ecologica.

La prima città piccola (meno di 80 mila abitati) in classifica è Pordenone (21° posto), mentre le prime tre città del Sud sono Cagliari (19° posto), Napoli (34° posto) e Bari (36° posto). Enna, Barletta e Carbonia chiudono la classifica di questo rinnovato indice.

La distribuzione geografica delle città mostra un notevole “human smart divide” tra Nord e Sud. Infatti, la classifica regionale (basata sul valore medio dello Human Smart City Index tra i capoluoghi di provincia) mostra un netto predominio del Centro-Nord: il Trentino-Alto Adige, l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia. Le regioni del Sud si collocano in fondo alla classifica, in particolare con Molise, Puglia e Calabria agli ultimi tre posti. Tra le 40 città del Sud solamente 3 città metropolitane sono nella prima fascia: Cagliari, Napoli e Bari. Viceversa, al Nord, delle 47 città, ben 29 sono nella prima fascia del ranking e solo 6 nella terza fascia. Nel Centro, invece, la situazione appare più equilibrata: 5 città sono in prima fascia, 12 in seconda e 5 in terza. La dimensione delle città è infatti sempre stata una variabile determinante nella realizzazione della smart city e anche quest’anno, le città metropolitane prevalgono sui centri medi e piccoli. Le città con alto punteggio di readiness e basso punteggio di comportamenti investono e sviluppano iniziative, ma fanno fatica a coinvolgere i cittadini e hanno ottenuto finora una risposta largamente inferiore agli sforzi profusi. Si tratta di metropoli del Sud che hanno molto investito grazie ai fondi strutturali (come Bari, Palermo, Catania), ma che non hanno ancora prodotto risultati tangibili oppure di città medie del centro-nord che hanno molto investito in smart city negli ultimi anni (come Ravenna, La Spezia, Udine, Pisa, Siena), ma in modo ancora poco organico e senza ancora aver ottenuto significativi cambiamenti nei cittadini. Viceversa, le città con alto punteggio di comportamenti e basso punteggio di readiness vedono i cittadini più avanti delle istituzioni stesse. Sono città medie e piccole che investono poco in innovazione (come Como, Lodi, Varese, Terni, Caserta, Avellino) ma i cui cittadini, grazie soprattutto alla dimensione contenuta, sviluppano comunque comportamenti virtuosi, come se anticipassero le iniziative del comune e degli altri stakeholder.

Il ruolo delle aziende nel rendere le città a misura di persona


Nell’attuale contesto, tra gli obiettivi di impatto sociale che le aziende si trovano a perseguire, il contributo alla sostenibilità dell’ambiente urbano in cui operano diviene fondamentale: il vivere in una città più “a misura di persona” può rappresentare un fattore distintivo e una parte importante della gestione del capitale umano e le aziende possono giocare un ruolo determinante nel rendere le città in cui operano più a misura di persona.
Dall’analisi emerge che le filiere quali Technology & Telco, Produzione Automotive, Dispositivi Medici, Farmaceutico, Media & Entertainment, concentrate perlopiù a Milano, Torino, Roma, Bologna e l’Emilia, sono più attente agli aspetti “human” e offrono pertanto ai lavoratori contesti urbani e di vita più a misura di persona, al contrario di filiere – quali l’Agrifood e il Retail Food - che scontano una certa concentrazione nelle zone più rurali del Paese.

«In questo particolare contesto storico, le città non devono investire soltanto in infrastrutture e servizi, ma anche e soprattutto nell’ascolto dei cittadini e dei lavoratori. La componente sociale è diventata centrale anche nella competizione tra le città per l’attrazione di aziende e talenti. Le nuove relazioni tra città e aziende devono essere reimpostate mantenendo le persone al centro». – conclude Andrea D’Acunto, People Advisory Services leader di EY in Italia.
... continua
L'adozione di Intelligenza Artificiale continua ad accelerare in Europa mentre la governance è in ritardo
Secondo una recente analisi di Juniper Networks, azienda specializzata nelle reti sicure basate su AI, a livello globale si può confermare un forte aumento dell’adozione dell’Intelligenza Artificiale nelle aziende negli ultimi 12 mesi e i risultati tangibili che ne derivano. Esiste tuttavia una carenza di talenti e le politiche di governance non sono ancora mature, entrambi fattori necessari per gestire in modo responsabile la diffusione dell’AI tenendo nella giusta considerazione i problemi di privacy, la compliance e gli hacker.

Un tema che, in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, prevista a novembre 2022 presso il MiCo - Milano Congressi e organizzata da Business International - Fiera Milano, abbiamo voluto approfondire, indagando le evidenze emerse dal report, anche proprio per capire quali sono le priorità e le sfide che le imprese si trovano ad affrontare per implementare al loro interno una tecnologia così importante per il loro sviluppo e la loro crescita.

Juniper, infatti, ha collaborato con Wakefield Research per intervistare 700 leader in tutto il mondo (201 in Europa) direttamente coinvolti nei piani di implementazione dell’AI e/o del Machine Learning nella propria organizzazione. Scopo dell’indagine era comprendere i punti di vista rispetto al valore dell’Intelligenza Artificiale, la maturità percepita dei piani di implementazione e dove permangono problemi.

Dall’indagine di quest’anno emerge che le imprese hanno in buona parte superato la fase del proof-of-concept e dei trial e stanno ora procedendo all’implementazione dell’AI, grazie anche all’accelerazione della trasformazione digitale determinata dalla pandemia e alla maturazione dei tool di AI oggi disponibili. Se in base al report del 2021 solo il 6% dei leader C-level affermava di avere adottato soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale nella propria organizzazione (citando problemi di ordine tecnologico, di governance e di conoscenze), quest’anno il 63% degli intervistati dichiara di essere almeno a buon punto negli obiettivi previsti di adozione dell’AI. I leader europei ammettono che definire politiche di vigilanza e controllo nell’intera organizzazione è una componente vitale per l’adozione dell’AI. Il 45% degli intervistati europei crede che debba essere fatto di più per governare efficacemente l’AI in quanto applicata a diversi aspetti della vita e del lavoro. Infine, il 35% degli intervistati europei indica la disponibilità dei dati come la componente più critica per l’adozione dell’AI nel proprio settore, mentre per gli intervistati nord americani la componente più critica è rappresentata dalle funzionalità dei tool di Intelligenza Artificiale.

Globalmente, solo il 9% dei leader IT (10% in Europa) considera la propria governance e le proprie policy (come, ad esempio, la nomina di un AI leader aziendale e la definizione di standard e processi AI responsabili), completamente mature. Allo stesso tempo, molti leader globali considerano la governance una priorità: il 95% (contro l’87% del 2021) afferma che avere un’adeguata governance per l’AI è importante per anticipare i futuri regolamenti. Nonostante i leader riconoscano l’importanza della governance in tema di AI e di avere adeguate policy per gestione, governo e manutenzione, circa metà degli intervistati (48%) pensa che per governare efficacemente l’AI molto debba ancora essere fatto.

Negli ultimi anni, molti governi europei hanno iniziato a regolamentare la raccolta, l’archiviazione e l’uso dei dati, spingendo le organizzazioni ad assumere un approccio più proattivo alla governance interna dell’AI per anticipare il legislatore e permettere alle proprie soluzioni AI di espandersi in modo sicuro”, afferma Laurence Pitt, Global Security Strategist di Juniper Networks. “Di conseguenza, le organizzazioni stanno sviluppando policy complete per la governance dei dati e dell’AI per proteggersi da possibili danni sia finanziari sia di reputazione. Con la crescita continua dell’utilizzo dell’AI, vedremo sempre più iniziative mirate a gestirla e proteggerla efficacemente”.

Approfondendo meglio la lettura dell'analisi, si scopre dunque che i principali risultati sono stati:
  • I dati indicano che per le organizzazioni europee (62%) disporre di tool e infrastrutture AI aggiornate ha il massimo impatto sull’adozione dell’AI. Tra le aziende che hanno incorporato l’AI nella propria infrastruttura di rete, più del 70% ha constatato una migliore esperienza per gli utenti finali (75%) e per i team IT e i responsabili della rete (74%).
  • Per favorire la diffusione dell’AI nell’ambiente di lavoro le organizzazioni europee stanno già intervenendo sull’acquisizione di talenti specializzati nell’Intelligenza Artificiale mediante stage e partnership con le università finalizzate allo sviluppo delle competenze (33%). Inoltre, circa metà degli intervistati europei (51%) ha indicato l’intenzione di modificare gli schemi di formazione e sviluppo del personale per includere le competenze in AI (uso, gestione e sviluppo) nei prossimi 12 mesi. Questa percentuale è sensibilmente maggiore rispetto ai loro omologhi americani (31%).
  • Assumere personale con competenze nell’AI è una delle prime aree di investimento per ottimizzare l’AI. I leader IT in Europa propongono tre aree prioritarie per gli investimenti: assunzione delle persone giuste per sviluppare e gestire le capacità dell’intelligenza artificiale (21%); formazione degli utenti finali affinché possano interagire efficacemente con gli strumenti AI (22%); formazione continua dei modelli di intelligenza artificiale (22%).
  • Nonostante la maggiore dipendenza dall’AI, i leader IT non credono che questa sostituirà le persone, piuttosto permetterà ai dipendenti di risparmiare tempo e concentrarsi su compiti più strategici. Più della metà dei leader IT europei (55%) afferma che l’AI permetterà al personale IT di essere più innovativo, migliorare le proprie prospettive di carriera (54%) e dedicarsi alla customer experience (52%).
  • Quasi tutti i leader (95%) sia in Europa sia a livello globale, concordano sul fatto che la cybersicurezza sia una componente critica per manutenere e garantire la sicurezza di una soluzione AI aziendale. L’importanza della cybersicurezza come area più critica per l’adozione dell’AI è aumentata significativamente (29% nel 2022 contro il 14% nel 2021).
  • Quasi tutti i leader IT europei (91%) afferma che nei prossimi 12 mesi l’AI aiuterà a ridurre i rischi e aumentare la qualità all’interno della propria organizzazione. In particolare, le aree che potenzialmente potranno trarre il maggiore beneficio sono, secondo gli intervistati: l’infrastruttura IT (21%), vendite e marketing (19%) e networking/cloud (18%).


"L'AI è in definitiva pensata per eseguire operazioni al pari degli umani, ma su una scala molto più grande grazie all’automazione. Molti dei clienti Juniper stanno usando l’AI cloud nelle proprie reti per ridurre le richieste di supporto e quindi liberare i team IT dalla noia delle attività tattiche, permettendo loro di concentrarsi sul miglioramento dell’esperienza degli utenti. Tuttavia, pur con tutti gli aspetti positivi, le aziende devono saper gestire in modo responsabile la diffusione dell’AI con un’idonea governance, così da anticipare le richieste del legislatore e minimizzare i possibili impatti negativi. In Europa, ad esempio, vediamo che il legislatore sta classificando come pericolosi certi casi d’uso dell’AI, iniziando a richiedere una certificazione CE. I regolamenti in tema di AI stanno cambiando rapidamente e le aziende devono considerare la governance come una priorità strategica”, conclude Bob Friday, Chief AI Officer di Juniper Networks.
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Fregi (Google Cloud): Cloud, Green e Digital Skill, le chiavi della ripresa economica italiana
In questi due anni di Pandemia il Cloud è sicuramente stato uno dei principali fattori che ha reso possibile la business continuity, a tal punto che nel 2021 il mercato globale del Cloud Computing è arrivato a valere 445 miliardi di dollari e per il 2026 si prevede che possa superare il tetto dei 1000 miliardi di dollari. Dati, questi, che denotano l’importanza di questa tecnologia e il valore crescente che sta assumendo non solo per il mondo del business, ma anche per la vita quotidiana di ognuno di noi. Abbiamo voluto approfondire meglio questo tema con Fabio Fregi, Country Manager Italy di Google Cloud. Lo scorso 15 giugno nel corso dell’evento “Il Cloud pensato per l’Italia” è stata annunciata l’apertura di due Region Google Cloud sul territorio italiano, ideate per consentire alle aziende del nostro Paese di cogliere le opportunità e sfruttare le potenzialità di un’innovazione sempre più importante per il nostro futuro.

Fregi, partiamo da qui: cosa significa aprire una Region Cloud?Si parla, in questa fase, di accelerare la digital transformation come strumento chiave per la crescita del nostro Paese, e il cloud è considerato un fattore abilitante. Quello che abbiamo celebrato è l’apertura di due Regioni Cloud sul territorio italiano, una a Milano e una a Torino. Queste ultime permetteranno ad aziende e pubbliche amministrazioni non solo di memorizzare i propri dati localizzati in Italia, ma anche di far fronte ad un’eventuale situazione di disaster recovery, garantendo la massima capacità computazionale, sicurezza, residenza dei dati, conformità e sfruttando anche le potenzialità dell’intelligenza artificiale di Google Cloud”.

In questo momento il nostro Paese sta affrontando una sfida economica complessa e difficile da assorbire e superare. In che modo, secondo Lei, questa innovazione potrà aiutare la ripresa della nostra economia?Google pensa che il cloud possa rappresentare un fattore che abilita la resilienza e la ripartenza economica italiana. Proprio per questo ha annunciato nel 2020 un investimento di oltre 900 milioni di dollari in cinque anni sul territorio italiano L’apertura delle Region Cloud rappresenta solo una parte di questo investimento. il programma infatti è molto più ampio e abbraccia iniziative di trasformazione digitale volte a favorire la ripresa anche post pandemia, come Eccellenze in Digitale o Crescere in Digitale. Attraverso questi programmi riusciamo a portare, in maniera capillare su tutto il territorio, competenze e conoscenze digitali che saranno abilitatori del fenomeno di ripresa e crescita economica basato sul digitale”. Più si allarga la complessità dell’infrastruttura e dell’innovazione, più bisogna ovviamente guardare alla messa in sicurezza di quest’ultima. Ma quali sono oggi gli asset più importanti da considerare in termini di cybersecurity per poter implementare correttamente un’infrastruttura cloud che possa realmente sostenere lo sviluppo del business?Il tema della sicurezza è centrale e molto dibattuto. Oggi è molto importante mettere in sicurezza tanto l’infrastruttura quanto il dato e le applicazioni. Con la messa in sicurezza di questi tre elementi, noi possiamo permettere a tutte le aziende e le amministrazioni pubbliche di valorizzare e sfruttare i propri dati all’interno di una regione europea, limitare gli accessi a una zona specifica e mantenere il pieno controllo dei dati attraverso le chiavi di crittografia".

Quindi diventa necessario lo sviluppo di competenze in tecnologie emergenti che per l’Italia risulta sempre un tasto dolente. Dal Suo punto di vista, qual è lo stato dell’arte in Italia in questo senso?In Italia si registra la mancanza di profili legati alle competenze digitali e la situazione risulta omogenea almeno a livello europeo, dove si calcola un gap di svariati profili. Quello che abbiamo pianificato di fare in Italia è portare iniziative concrete di trasferimento di conoscenza e abilitazione delle competenze digitali”.

Quale sarà la tecnologia emergente che insieme al Cloud aiuterà questa crescita secondo Lei?Dal punto di vista delle tecnologie possiamo parlare di AI e del Quantum, che abilitano scenari fino a qualche anno fa difficilmente immaginabili perché aprono a potenze computazionali di diversi ordini di grandezza superiori a quelli già importanti offerti dal cloud tradizionale. Un altro fattore che vale la pena menzionare è quello del green. Come Google stiamo mettendo in campo un sforzo importante per essere completamente ecosostenibili. Questo va in continuità con l’obiettivo a livello globale che, come Google, abbiamo per i nostri data center e le nostre operation nel mondo: essere totalmente carbon free entro il 2030, con 20 anni di anticipo rispetto alle richieste degli standard internazionali".

... continua