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Marketing & Innovation

Gli eventi dell’area Marketing & Innovation sono rivolti ad una community di oltre 25.000 marketing & sales manager che hanno l’opportunità di aggiornarsi professionalmente e confrontarsi in expo internazionali, annual conferences, corsi di formazione e eventi ad hoc. Gli eventi flagship dell’area sono 4 tra i più importanti appuntamenti di marketing a livello mondiale: SMXL Milan, Social Media Week, Marketing Evolution Experience e InTAIL.

TAG: Online Marketing, Customer Experience, Mobile Marketing, Search Marketing & Seo, Social Media, Sales Performance Strategies, E-Commerce, Direct Marketing.


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eventi realizzati
AIXA Summit 2022 Milano, dal 15 novembre 2022 al 16 novembre 2022 Allianz MiCo, Ingresso Viale Scarampo - Metropolitana Portello -39 giorni all'evento save the date
SMXL Milan 2022 Milano, dal 15 novembre 2022 al 16 novembre 2022 Allianz MiCo, Ingresso Viale Scarampo - Metropolitana Portello -39 giorni all'evento save the date
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eventi futuri
Masterclass "Email Evolution" Milano, 17 aprile 2018 Spazio Cairoli, Vicolo San Giovanni sul Muro 5
Linkedin Marketing Strategies Milano, 17 aprile 2018
Public Speaking Milano, 29 marzo 2018 Spazio Cairoli, Vicolo San Giovanni sul Muro 5 acquista gli atti
Dalla Privacy alla Data Protection Roma, 27 marzo 2018 Business International, Via Rubicone 11 acquista gli atti
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News & Media

DATA CENTER: L'IMPORTANZA DELL'ADOZIONE DI UNA STRATEGIA GREEN PER FAR FRONTE AL CONSUMO ENERGETICO
In queste settimane abbiamo parlato molto spesso di come i dati rappresentino ormai il nuovo oro dell’era moderna. Dal business alla vita quotidiana e della produzione manifatturiera al fitness, i dati oggi sono l’elemento cardine su cui fa perno la nostra quotidianità a 360 gradi. Con l’evoluzione di sistemi di intelligenza artificiale, internet of things e cloud computing, però, la gestione di questi dati diventa sempre più complessa e questo porta alla creazione di data center sempre più articolati, grandi ed energeticamente dispendiosi. In questo senso, il 2022 si è aperto con un cambio di passo tecnologico ed è risultato sempre più chiaro come la transizione ecologica e digitale rappresentino ormai due facce della stessa medaglia. La risposta a questo cambio di rotta risiede nel green data center. Un concetto strutturale facile a parole, ma un po' meno nei fatti perché all’inizio dell’anno non avevamo messo in conto lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina che ha portato i prezzi delle materie prime ad aumentare vertiginosamente, soprattutto in Italia, così come quelli relativi al consumo energetico. Il gas come sappiamo, infatti, è una ricchezza indispensabile per il sostentamento del Paese e per le aziende poiché la maggior parte dei data center sono alimentati tramite energia elettrica prodotta da centrali a gas. A testimonianza di questo, per altro, ci sono anche fonti autorevoli, come Terna-Rete Elettrica Nazionale S.p.A, che rilevano come più del 52% di energia elettrica venga prodotta da impianti termici, il 31% da fonti energetiche rinnovabili, il 5% da biomasse, e solo il 12% sia importato dall’estero. Di questo 52%, però, il 43% deriva solo da centrali a gas e i data center di certo influiscono negativamente sul consumo e sulla necessità di energia poiché consumano circa 200 terawattora (TWh) all'anno e si prevede che il loro consumo di elettricità aumenterà di circa quindici volte entro il 2030, fino a raggiungere l'8% della domanda complessiva di energia elettrica.

Una fotografia chiara, questa, che mostra quanto il contesto geopolitico potrebbe rendere critica la gestione delle aziende e del business moderno in generale. Un tema che abbiamo voluto comprendere meglio attraverso il commento di un esperto del settore come Riccardo Rossi, Consulting Manager di HiSolution, anche in vista della prossima edizione di AIXA – Artificial Intelligence Expo of Applications, organizzata da Business International - Fiera Milano e prevista presso l’Allianz MiCo di Milano il 15 e 16 novembre 2022,

“Lo scenario non è così promettente – spiega il manager –, ma come reagire? Da ogni crisi nasce sempre un’opportunità, come ci ha dimostrato la pandemia da Covid-19 che ha contribuito all'accelerazione verso soluzioni tecnologiche di remote working. Questo scenario rappresenterà una forte spinta verso soluzioni green ed ecosostenibili per i data center, il cui problema principale risiede nel sistema di raffreddamento delle macchine. Un fattore che corrisponde al 37% dei consumi totali di un data center”. Percentuale non indifferente se si pensa che il 50% di energia viene consumata da server e apparecchiature di rete, il 10% dal sistema di distribuzione, e il 3% dal sistema di illuminazione. “Ogni data center, infatti – prosegue Rossi –, produce una grande quantità di anidride carbonica che entra in contatto con temperature elevatissime che devono essere a loro volta opportunamente raffreddate. Maggiore è la produzione, maggiori sono quindi i costi per sostenerla. Adottare strategie sostenibili sfruttando nuove soluzioni digitali per garantire energia rinnovabile al 100% è oggi all’ordine del giorno. Questi sistemi ibridi di energia distribuita possono garantire le due tipologie di corrente, alternata e continua. Ciò permette di mettere in pratica nuove modalità di efficientamento energetico e di far lavorare i data center senza dispersione di carbonio nell’ambiente”. Una delle tendenze più rilevanti nell’IT, però oggi, come accennavamo anche all’inizio, è il passaggio dai centri di elaborazione dati di singole aziende a data center on premise, da cui attingere potenza di calcolo e informazioni, verso il Cloud. “Non tutti i data center in cloud sono però uguali – avverte il manager –. La sostenibilità energetica dipende da che tipo di energia utilizzano per alimentarsi. Dunque, si ottiene un effetto benefico dal punto di vista della sostenibilità, se e solo se la maggior parte dell’energia utilizzata è prodotta da fonti rinnovabili”. La progettazione di un'infrastruttura data center è chiave quindi per la corretta realizzazione di una soluzione green. “La sola infrastruttura non è però sufficiente – ricorda Rossi –, sono necessarie anche la razionalizzazione continuativa delle macchine virtuali e degli applicativi installati e l’ottimizzazione e la digitalizzazione dei processi aziendali, che ha un impatto importante sulla sostenibilità dell’ambiente. Una serie di azioni da intraprendere e decisioni da prendere per nulla banali, queste, che, come consigliato anche da realtà come la nostra, richiedono una visione strategica e di lungo periodo, ma soprattutto un team di professionisti dedicato che aiuti le aziende a progettare e a disegnare sartorialmente l'infrastruttura di data center, con un occhio attento alla sostenibilità e al risparmio dei costi legati all’energia”.
... continua
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E' DETERMINANTE NELLA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO, MA FATICA A DIFFONDERSI
Il cambiamento climatico avrà un impatto significativo sui sistemi ambientali, sociali, politici ed economici: capire come ostacolarlo, oltre che sviluppando piani di adattamento e resilienza, è pertanto cruciale. Certamente gli sforzi per raggiungere l’obiettivo net-zero entro il 2050 sono decisivi, così come lo sono quelli per prepararsi alle conseguenze del cambiamento climatico e per ridurre i danni che ne deriveranno. Per questo, la diffusione di analisi avanzate basate sull’uso di Intelligenza Artificiale (AI), può rappresentare oggi una soluzione fondamentale nell’implementare cambiamenti significativi in un momento critico.

Un tema, questo, di grande attualità che abbiamo voluto approfondire attraversi l'analisi del recente studio “How AI Can Be a Powerful Tool in the Fight Against Climate Change” realizzato da AI for the Planet Alliance in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG) e BCG GAMMA, in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, la grande manifestazione dedicata all'Intelligenza artificiale e alla sua applicazione per il business organizzata da Business International - Fiera Milano e prevista all'Allianza MiCo il 15 e 16 novembre 2022.

Secondo il report, infatti, l'87% dei leader di svariati settori, sia pubblici che privati, ritiene che l'Intelligenza Artificiale sia una valida leva nella lotta ai cambiamenti climatici. In questo senso, inoltre, lo studio rileva, sulla base dei risultati di un’indagine condotta su oltre 1.000 dirigenti, che circa il 40% delle organizzazioni è disposta ad utilizzare l'AI per le proprie iniziative climatiche e di sostenibilità. Tuttavia, gli esperti concordano sul fatto che ci siano ancora degli ostacoli significativi perché l’adozione dell’AI possa realmente estendersi: il 78% degli intervistati cita tra questi l’insufficiente competenza in materia, il 77% menziona la limitata disponibilità di soluzioni di AI e il 67% mostra una mancanza di fiducia verso dati e analisi AI. “La capacità unica dell'AI di raccogliere, completare e interpretare una grande e complessa mole di dati aiuta gli stakeholder a essere maggiormente informati e ad adottare un approccio efficace per ridurre le emissioni di carbonio e affrontare in modo mirato rischi climatici. La maggior parte delle soluzioni esistenti tendono a essere frammentate, di difficile accesso e non dispongono delle risorse necessarie per scalare”, commenta Roberto Ventura, Managing Director and Partner di BCG.

L’USO DELL’AI NEL CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Più del 60% dei leader globali intervistati considerano la riduzione e la misurazione delle emissioni, come il massimo valore che le aziende possono trarre dall’AI. Tuttavia, ci sono diversi modi per utilizzare l’AI per raggiungere obiettivi di contrasto al cambiamento climatico:

  • Mitigazione: uno dei più importanti usi dell’AI sta nella misurazione, sia a livello micro che macro, nella riduzione e nella rimozione di emissioni ed effetti dei gas serra (GHG). Secondo BCG, l’uso dell’AI può trainare le riduzioni GHG dal 5% al 10%, o da 2.6 a 5.3 di gigatoni di CO2 se applicata globalmente.
  • Adattamento e Resilienza: l’adattamento ai cambiamenti climatici è una questione fondamentale per i decisori politici e pubblici, in quanto aumenta la capacità di resilienza sia verso gli effetti di lungo termine del cambiamento climatico - come, ad esempio, la previsione dell’innalzamento del livello del mare, che rispetto agli eventi climatici estremi e imprevisti – come la previsione di uragani o siccità.
  • Fondamentali: L’AI può essere utilizzata per supportare la ricerca e la necessità educativa sul cambiamento climatico, aiutando gli stakeholder a comprendere i rischi e le implicazioni dello stesso e incoraggiandoli nella diffusione e condivisione di quanto appreso. Questi sforzi agiscono come un fondamentale supporto del costante lavoro di mitigazione, adattamento e resilienza.


L’Intelligenza Artificiale rappresenta una promessa incredibile nella risoluzione della crisi climatica, ma da sola non è sufficiente. È vincolata alla volontà dei decisori di implementare i cambiamenti necessari – supportati in parte dall’AI e dalle altre tecnologie emergenti,” ha commentato Damien Gromier, fondatore di AI for the Planet e co-autore del report. Nell’arena del contrasto al cambiamento climatico, infatti, ci sono una moltitudine di utilizzi decisivi offerti dall’Intelligenza Artificiale, ma ogni soluzione deve risultare accessibile, offrire benefici tangibili agli utenti e raccomandazioni chiare e semplici da applicare.
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GIOVANNI DI STEFANO (SAPG LEGAL TECH): GLI AVVOCATI SONO I VERI ABILITATORI DEL BUSINESS DATA INTENSIVE
In questa nuova puntata di AIXA Rewind, lo spazio virtuale in cui ripercorriamo i principali spunti emersi nell’ultima edizione di AIXA 2021 (9-12 novembre 2021), parliamo insieme a Giovanni Di Stefano, Lead focus team di SAPG Legal Tech, di data economy e di come il nuovo oro dell’impresa moderna, grazie all’adozione di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, possa essere raccolto, valorizzato e patrimonializzato per offrire nuove opportunità di sviluppo per il business, a patto che il tutto sia compliant e conforme alle regolamentazioni in continua evoluzione che stanno caratterizzando le discussioni e il disegno delle linee guida e delle roadmap di crescita economica a livello nazionale e internazionale.

Di Stefano, partiamo subito con il capire un elemento basilare: che ruolo hanno gli avvocati nella data economy?
la professione di avvocato ha visto un importante cambiamento a seguito della rivoluzione portata dai dati. viviamo, infatti, in un’epoca data intensive e tecnologie, come l’ai, grazie all’incremento dei big data e all’aumento della capacità computazionale, hanno spinto il mondo verso la digital transformation, portando anche gli avvocati che hanno sviluppato specifiche competenze digitali ad essere supporto imprescindibile per le imprese in questo in questo cambiamento. Un ruolo imprescindibile principalmente per due motivi: il primo legato a un fattore di rischio compliance rispetto a regole e sanzioni e il secondo connesso invece alla grande opportunità da cogliere. nel primo caso, gli avvocati, con specifico riferimento alla data economy, assistono e supportano le imprese nella gestione day by day dei propri dati avendo il Gdpr (e tutte le altre norme ad esso connesse) come pietra miliare su cui focalizzarsi; in questo ambito, le complessità aumentano in tutti i casi in cui bisogna coordinarsi con le discipline di altre nazioni europee, ovvero con regole e norme extra europee (usa e Cina tra tutte). Si tratta, insomma, di una disciplina legale ‘viva’ in continuo cambiamento e strettamente connessa non solo con le regole, ma anche con le best practice di settore che sovente anticipano gli interventi degli enti regolatori europei ed extra europei. Con riferimento al secondo aspetto riguardante l’opportunità’ da cogliere, invece, analizzando il mercato un po’ più da vicino, bisogna riferirsi al dato come asset aziendale che, se gestito correttamente nel perimetro della compliance di cui abbiamo parlato prima, diventa appunto un bene da commercializzare ed un valore da poter iscrivere a bilancio. In questo senso, il ruolo dei legali è quello di costruire processi aziendali - basandosi sull’esperienza relativa alla specifica industry e avendo una solida competenza nella contrattualistica d’impresa - al fine di rendere questo dato un valore patrimonializzabile tale da poter generare reddito per l’azienda. chiaramente, per fare questo gli avvocati devono “evolversi”. E’ necessario, quindi, avere una rigorosa conoscenza e competenza della normativa, ma va conosciuto anche l’universo in cui ci si muove, con competenze che consentano di sapere dove andare ad agganciare la normativa e dove inserire la legge e come sincronizzare la regolamentazione in continua evoluzione con le esigenze dell’impresa e dello specifico mercato in cui essa opera”.

Secondo il World Economic Forum, entro il 2023 ci sarà una produzione di 130 Zetabyte a livello globale. Un valore enorme, anche difficile da immaginare, che ovviamente evidenzia una POTENZIALE criticità nella gestione di QUESTA mole di volumi. In questo senso, cosa significa per voi supportare le aziende a sviluppare un business data intensive?
Partiamo da una considerazione generale: il dato in Europa è soprattutto un diritto, negli Stati Uniti è un bene giuridico ed economico, in Cina è un bene dello Stato. Nel nostro continente, quindi, ci muoviamo in un territorio in cui il dato è diritto della persona, ma oltre a questo, ovviamente, è anche un valore e le aziende che operano in un mercato data intensive devono avere la possibilità di valorizzarlo per l’appunto. Da questo punto di vista, naturalmente, il supporto del legale è quello di costruire un framework aziendale in cui questo dato possa essere valorizzato e questo sarà possibile nel momento in cui il dato sarà raccolto, conservato e gestito in compliance. C’è dell’altro, però. Il dato, infatti, potrà essere realmente valorizzato solo quando si sarà riusciti a creare quei processi che consentano la sua monetizzazione, sia internamente, sia esternamente. Il supporto legale, quindi, non può essere che un lavoro a 360 gradi per la creazione di vero e proprio percorso all’interno della catena di produzione digitale dell’impresa”.

Un journey che deve quindi dare il massimo del beneficio all’azienda, quanto la massima tutela all’utente. quale sarà in questo senso, però, lo scenario futuro sia a livello tecnologico, sia regolatorio, per migliorare sempre di più le performance di questo framework?
Sicuramente, e ne abbiamo parlato anche nel corso del nostro intervento all’ultima edizione di AIXA 2021, stanno arrivando una serie di regolamenti, soprattutto europei, nell’ambito del dato che testimoniano come questo sia un settore dell’economia in grande crescita. Sotto questo profilo, all’Artificial Intelligence Expo of Applications dell’anno scorso, infatti, abbiamo parlato della proposta sulla regolamentazione dell’adozione di AI a livello europeo, su cui la Commissione Europea ha imposto numerosi emendamenti, su cui si sta discutendo e su cui si discuterà ancora molto nei prossimi mesi e di cui continueremo a sentire parlare. Poi, abbiamo parlato anche del Digital Market Act e del Digital Service Act e del Data Act. Una serie di regolamenti che mirano a gestire in maniera unica e onnicomprensiva il dato in Europa. Inoltre, come studio internazionale, ci siamo interessati anche a quanto succede in America con l’evoluzione della legge californiana sulla privacy e la proposta di una nuova legge statunitense sulla protezione del dato, l’American Data Protection Privacy Act, che mira a creare un framework regolatorio armonizzato per tutti gli Stati Uniti. Tutte proposto che evidenziano come, ovviamente, ci sia ancora tanto da fare e da poter fare, sottolineando, in questo senso, l’esigenza di rimanere sempre aggiornati e di prestare grande attenzione a questi temi”.
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