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Marketing & Innovation

Gli eventi dell’area Marketing & Innovation sono rivolti ad una community di oltre 25.000 marketing & sales manager che hanno l’opportunità di aggiornarsi professionalmente e confrontarsi in expo internazionali, annual conferences, corsi di formazione e eventi ad hoc. Gli eventi flagship dell’area sono 4 tra i più importanti appuntamenti di marketing a livello mondiale: SMXL Milan, Social Media Week, Marketing Evolution Experience e InTAIL.

TAG: Online Marketing, Customer Experience, Mobile Marketing, Search Marketing & Seo, Social Media, Sales Performance Strategies, E-Commerce, Direct Marketing.


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Cloud Computing in Sanità Milano, 27 febbraio 2013 Starhotels - Business Palace, Via Gaggia, 3 acquista gli atti
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Creare ed ottimizzare campagne di ricerca Google Ads Live Streaming, 14 settembre 2022 -29 giorni all'evento iscriviti
Vendere prodotti su Amazon Live Streaming, 20 settembre 2022 -35 giorni all'evento save the date
Da Universal Analytics a Google Analytics 4 Live Streaming, 21 settembre 2022 -36 giorni all'evento save the date
Cyber Security nella piccola e media impresa Live Streaming, 23 settembre 2022 -38 giorni all'evento save the date
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News & Media

GIOVANNI DI STEFANO (SAPG LEGAL TECH): GLI AVVOCATI SONO I VERI ABILITATORI DEL BUSINESS DATA INTENSIVE
In questa nuova puntata di AIXA Rewind, lo spazio virtuale in cui ripercorriamo i principali spunti emersi nell’ultima edizione di AIXA 2021 (9-12 novembre 2021), parliamo insieme a Giovanni Di Stefano, Lead focus team di SAPG Legal Tech, di data economy e di come il nuovo oro dell’impresa moderna, grazie all’adozione di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, possa essere raccolto, valorizzato e patrimonializzato per offrire nuove opportunità di sviluppo per il business, a patto che il tutto sia compliant e conforme alle regolamentazioni in continua evoluzione che stanno caratterizzando le discussioni e il disegno delle linee guida e delle roadmap di crescita economica a livello nazionale e internazionale.

Di Stefano, partiamo subito con il capire un elemento basilare: che ruolo hanno gli avvocati nella data economy?
la professione di avvocato ha visto un importante cambiamento a seguito della rivoluzione portata dai dati. viviamo, infatti, in un’epoca data intensive e tecnologie, come l’ai, grazie all’incremento dei big data e all’aumento della capacità computazionale, hanno spinto il mondo verso la digital transformation, portando anche gli avvocati che hanno sviluppato specifiche competenze digitali ad essere supporto imprescindibile per le imprese in questo in questo cambiamento. Un ruolo imprescindibile principalmente per due motivi: il primo legato a un fattore di rischio compliance rispetto a regole e sanzioni e il secondo connesso invece alla grande opportunità da cogliere. nel primo caso, gli avvocati, con specifico riferimento alla data economy, assistono e supportano le imprese nella gestione day by day dei propri dati avendo il Gdpr (e tutte le altre norme ad esso connesse) come pietra miliare su cui focalizzarsi; in questo ambito, le complessità aumentano in tutti i casi in cui bisogna coordinarsi con le discipline di altre nazioni europee, ovvero con regole e norme extra europee (usa e Cina tra tutte). Si tratta, insomma, di una disciplina legale ‘viva’ in continuo cambiamento e strettamente connessa non solo con le regole, ma anche con le best practice di settore che sovente anticipano gli interventi degli enti regolatori europei ed extra europei. Con riferimento al secondo aspetto riguardante l’opportunità’ da cogliere, invece, analizzando il mercato un po’ più da vicino, bisogna riferirsi al dato come asset aziendale che, se gestito correttamente nel perimetro della compliance di cui abbiamo parlato prima, diventa appunto un bene da commercializzare ed un valore da poter iscrivere a bilancio. In questo senso, il ruolo dei legali è quello di costruire processi aziendali - basandosi sull’esperienza relativa alla specifica industry e avendo una solida competenza nella contrattualistica d’impresa - al fine di rendere questo dato un valore patrimonializzabile tale da poter generare reddito per l’azienda. chiaramente, per fare questo gli avvocati devono “evolversi”. E’ necessario, quindi, avere una rigorosa conoscenza e competenza della normativa, ma va conosciuto anche l’universo in cui ci si muove, con competenze che consentano di sapere dove andare ad agganciare la normativa e dove inserire la legge e come sincronizzare la regolamentazione in continua evoluzione con le esigenze dell’impresa e dello specifico mercato in cui essa opera”.

Secondo il World Economic Forum, entro il 2023 ci sarà una produzione di 130 Zetabyte a livello globale. Un valore enorme, anche difficile da immaginare, che ovviamente evidenzia una POTENZIALE criticità nella gestione di QUESTA mole di volumi. In questo senso, cosa significa per voi supportare le aziende a sviluppare un business data intensive?
Partiamo da una considerazione generale: il dato in Europa è soprattutto un diritto, negli Stati Uniti è un bene giuridico ed economico, in Cina è un bene dello Stato. Nel nostro continente, quindi, ci muoviamo in un territorio in cui il dato è diritto della persona, ma oltre a questo, ovviamente, è anche un valore e le aziende che operano in un mercato data intensive devono avere la possibilità di valorizzarlo per l’appunto. Da questo punto di vista, naturalmente, il supporto del legale è quello di costruire un framework aziendale in cui questo dato possa essere valorizzato e questo sarà possibile nel momento in cui il dato sarà raccolto, conservato e gestito in compliance. C’è dell’altro, però. Il dato, infatti, potrà essere realmente valorizzato solo quando si sarà riusciti a creare quei processi che consentano la sua monetizzazione, sia internamente, sia esternamente. Il supporto legale, quindi, non può essere che un lavoro a 360 gradi per la creazione di vero e proprio percorso all’interno della catena di produzione digitale dell’impresa”.

Un journey che deve quindi dare il massimo del beneficio all’azienda, quanto la massima tutela all’utente. quale sarà in questo senso, però, lo scenario futuro sia a livello tecnologico, sia regolatorio, per migliorare sempre di più le performance di questo framework?
Sicuramente, e ne abbiamo parlato anche nel corso del nostro intervento all’ultima edizione di AIXA 2021, stanno arrivando una serie di regolamenti, soprattutto europei, nell’ambito del dato che testimoniano come questo sia un settore dell’economia in grande crescita. Sotto questo profilo, all’Artificial Intelligence Expo of Applications dell’anno scorso, infatti, abbiamo parlato della proposta sulla regolamentazione dell’adozione di AI a livello europeo, su cui la Commissione Europea ha imposto numerosi emendamenti, su cui si sta discutendo e su cui si discuterà ancora molto nei prossimi mesi e di cui continueremo a sentire parlare. Poi, abbiamo parlato anche del Digital Market Act e del Digital Service Act e del Data Act. Una serie di regolamenti che mirano a gestire in maniera unica e onnicomprensiva il dato in Europa. Inoltre, come studio internazionale, ci siamo interessati anche a quanto succede in America con l’evoluzione della legge californiana sulla privacy e la proposta di una nuova legge statunitense sulla protezione del dato, l’American Data Protection Privacy Act, che mira a creare un framework regolatorio armonizzato per tutti gli Stati Uniti. Tutte proposto che evidenziano come, ovviamente, ci sia ancora tanto da fare e da poter fare, sottolineando, in questo senso, l’esigenza di rimanere sempre aggiornati e di prestare grande attenzione a questi temi”.
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GOOGLE ANALYTICS E I NUOVI SCENARI DELLA VALORIZZAZIONE DEL DATO
Con il provvedimento del 23 giugno 2022, il garante della protezione dei dati in Italia, ha aperto anche nel nostro Paese una via alla concreta discussione sulla gestione del trasferimento dei dati a terze parti residenti nel continente americano. Una situazione complessa e delicata che, chiaramente, non ha impatti solo sul mondo degli Analytics, del digital Advertising, e del digital marketing più in generale, ma che con l’iper-digitalizzazione, che proprio in questi due anni ha conosciuto una grande accelerazione, può avere conseguenze anche su molteplici altri settori del business. Oltre che proprio sulla vita quotidiana e la privacy personale di ognuno di noi. Temi scottanti questi, a metà strada tra il GDPR e la Cybersecurity, che, a pochi giorni dal possibile attacco hacker che avrebbe coinvolto numerosi account italiani presenti sulla piattaforma dell’agenzia delle entrate e con il recente auspicio da parte delle istituzioni italiane della prossima firma di un accordo reale tra USA ed Europa sulla gestione della privacy dei dati, che potrebbe arrivare entro fine estate, cambiando nuovamente tutto lo spettro delle “regole del gioco”, sono ovviamente diventati di grande attualità. Motivo per cui abbiamo voluto comprendere meglio la situazione attraverso questa intervista all’avvocato Giovanni Di Stefano, Lead Focus Team di SAPG Legal Tech, e a Filippo Trocca, CIDO di Datrix Group, anche in vista della prossima edizione di AIXA – Artificial Intelligence Expo of Applications, la grande maratona dedicata all’applicazione dell’AI nel business, organizzata da Business InternationalFiera Milano e prevista a Milano, presso gli spazi dell’Allianz MiCo – Milano Convention Centre, il 15 e 16 novembre 2022.

Di Stefano, partiamo dal capire precisamente cosa è successo. Cosa ha portato il garante della protezione dei dati in Italia ha dare un input per il cambiamento delle regole del gioco in questo senso, se così possiamo dire?
E’ passato circa un mese dal 23 giugno, quando è stato emesso un provvedimento che ha dichiarato l’illegittimità, non tanto di Google Analytics, quanto della configurazione di Google Analytics adottata da parte di Caffeina sulla base del fatto che dal 2020, con la “Sentenza Schrems II”, non sono più possibili i trasferimenti di dati negli Stati Uniti. Questo perché il framework normativo, attualmente presente negli Stati Uniti, e in particolare la sezione 702 del Foreign Information Security Act, consente al governo americano di avere accesso libero ai dati che risiedono sui server dei cosiddetti internet service provider, come Google, Facebook, Microsoft 360. Sulla base di questa sentenza proposta da Maximilian Schrems, attivista molto noto nell’ambito della privacy, Noyb, che è una ONG attiva nel settore a livello europea per la difesa dei diritti sulla privacy, ha attivato una serie di richieste ai vari garanti europei e, quindi, questo provvedimento si innesta in una serie di altri provvedimenti emessi dal garante della protezione dei dati francese e austriaco. Il punto qual è? L’invio dei dati atti a riconoscere persone negli Stati Uniti, e in particolare l’indirizzo IP e altri dati simili, non è al momento possibile perché in America non vengono garantiti gli stessi diritti che vengono garantiti in Europa. Questo ha aperto una tematica per tutte quelle società che hanno attivato una digital transformation importante e che, magari, proprio per questo si trovano a utilizzare un tool come Google Analytics impostato con un tipo di configurazione non a norma. Motivo per cui si stanno cercando soluzioni per superare questo tipo di problema. Soluzioni individuate anche grazie all’intervento di tecnici come quelli di Datrix Goup che consentono di superare questo problema”.

Trocca, in questo senso, cercando anche di capire cosa implica questo cambio di approccio, cosa cambia per le aziende dopo questa decisione quindi?
Questa decisione del garante ha sicuramente tolto un velo su una situazione nell’ambito digital, e del digital advertising nello specifico, un po’ particolare, ovvero, il fatto che i principali operatori del settore siano americani. Avendo stabilito che quel mondo ha la capacità di riconoscere gli utenti anche attraverso altri segnali, il garante ha spostato quindi l’attenzione sul dato e su come viene gestito il dato in maniera molto importante. Google Analytics, in realtà, è solo la punta dell’iceberg. Il garante, infatti, ha parlato di Google Analytics perché Noyb ha fatto 101 segnalazioni in tutta Europa parlando di Google Analytics e quindi il garante ha iniziato a rispondere su quello, ma ci sono altrettante segnalazioni che riguardano per esempio Facebook Connect, e altre simili, su cui si attende risposta anche da altri garanti. Però, diciamo che l’aspetto di esportazione dei dati è quello che ci interessa di più. Su Google Analytics in realtà è una situazione che può essere risolta perché per esempio, con GA4, Google stessa non salva più l’informazione personale sotto inchiesta, vale a dire l’IP, ma puntualmente possiamo aggiungere livelli di controllo, come soluzioni server side, e io stesso possiamo andare a decidere cosa condividere con Google da Google Analytics. In particolare il garante francese ha posto anche delle linee guida su cosa andare ad eliminare. Quindi, lato Google Analytics, seguendo cosa dice il garante francese e quello che insieme a SAPG Legal Tech, per esempio, abbiamo creato all’interno del Gruppo Datrix come descrizione, abbiamo notato che, utilizzando Google Tag Manager Server Side – che, per spiegare cos’è anche ai non addetti ai lavori, possiamo definire come una macchina che prende le informazioni raccogliendole mentre l’utente naviga sul nostro sito, le gestisce e determina di non mandare l’IP a Google Analytics e poi, può decidere se mandare o meno altre informazioni, come lo user agent, la risoluzione dello schermo, o il riconoscimento del single click dell’utente sul sito – abbiamo la possibilità concreta di non esportare più i dati verso gli Stati Uniti. Il fatto è che, mentre con Google Analytics posso farlo, ed è la punta dell’iceberg come dicevamo prima, ci sono tante altre piattaforme del mondo advertising con cui questo non può essere fatto, ma che continuano ad esportare dati verso gli Stati Uniti. Se non viene trovata una soluzione politica a questa situazione, noi possiamo cercare di gestire questi aspetti con risoluzioni tecniche palliative, ma il problema reale non verrà risolto e ciò che va fatto in questo senso è sensibilizzare le aziende a capire che hanno questi dati e che devono lavorarli, raccoglierli e gestirli nella maniera giusta. Una soluzione completamente compliant non esiste e quindi bisogna lavorare su come l’azienda gestisce il dato e prepararsi alle varie soluzioni, ma è necessario anche parlare con il mondo politico, affinché una vera e unica soluzione venga presa. Come sappiamo, in ogni caso, la presidentessa della Commissione Europea e il Presidente degli Stati Uniti hanno detto che stanno lavorando a un accordo, ma sui tempi ancora non si hanno garanzie”.

Guardando al futuro – anche in relazione agli accordi che si stanno cercando di creare tra Stati Uniti ed Europa – Trocca, quali sono gli scenari e magari anche le tecnologie, come l’AI, che potranno aiutare alla creazione di nuovi e migliori sviluppi in questo senso?
In questo momento, ovviamente, lato tech, la privacy è diventata un tema sempre più importante. Abbiamo il mondo dell’AdV che sta dicendo: “come abbiamo lavorato finora non va bene, va cambiato e non possiamo più seguire l’utente in questo modo”. Quindi, abbiamo Google con la sua privacy sandbox e altri player con le loro soluzioni che stanno lavorando su come raccogliere un dato personale ed elaborarlo attraverso l’aiuto di nuove tecnologie che, non usando dati personali, permettono di migliorare buona parte dei business case che vengono oggi gestiti utilizzando i dati delle persone. Un primo passo concreto in questa direzione sarà la scadenza data da Google e posta al 2023, con lo spegnimento dei third party cookie, che è una tecnologia non privacy oriented. Il fatto è che queste nuove tecnologie e strumenti, che si stanno sviluppando, sono ancora in fase di test e non si può confermare che funzioneranno al 100%, ma quello che possiamo dire è che si stanno portando avanti soluzioni tecnologiche su base di intelligenza artificiale che potrebbero avere degli impatti fortissimi sul mercato e che avranno anche ricadute in altri ambiti, in particolare allenando algoritmi di machine learning al rispetto della privacy degli utenti”.

Di Stefano, invece, da un punto di vista regolatorio globale, quali potrebbero essere gli scenari futuri?
Il tema fondamentale è l’accordo tra Europa e Stati Uniti. Il fervore sul trasferimento dei dati, ovviamente, è dato dal fatto che internet stesso si basa su questo. Se non ci fosse un accordo politico, quello che si potrà fare, come diceva Filippo, sarà lavorare sulle singole aziende. Questo significa che, ad esempio, tramite sistemi di AI si proverà a mantenere il dato clean sulla parte dell’utente e del cliente in Italia e in Europa, evitando di esportare il dato negli Stati Uniti, anche se, come dicevamo prima, non sempre è possibile fare questo. Nel settore dell’AdV, ad esempio, il protocollo real time meeting funziona su tutto il mondo ed è impensabile in questa fase non trasferire le informazioni come l’IP anche in USA, ma su altre situazioni, come quella identificata precedentemente con Google Analytics, la proxyfication, ovvero utilizzare strumenti che si frappongano tra Europa e Stati Uniti, modificando i dati e cambiandoli per pseudonimizzarli, non consentendo a Google o ad altri soggetti che si trovino negli Stati Uniti di individuare un singolo utente e quindi ottenere accesso a quella che è la sua navigazione e sapere i suoi interessi (con una conseguente e importante violazione della privacy), diventano elementi essenziali. In futuro pertanto le aziende dovranno lavorare soprattutto in ottica di compliance sull’accountability, quindi, sull’essere in grado di rendicontare che queste misure siano state adottate e funzionino. Motivo per cui, sono due gli approcci da considerare: uno politico, sperando a un accordo, e l’altro pragmatico, adeguandosi in tempi ragionevolmente stretti alla situazione, affinché questi dati rimangano nell’UE dove ci sono leggi che consentono la tutela dei diritti degli interessati. Ove questo non fosse possibile, sarà sempre più necessario, quindi, ragionare su altre soluzioni per cercare di continuare a valorizzare i dati”.

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE, BIG DATA E CYBERSECURITY, LE PRIORITA' HEALTHCARE DEL FUTURO
Sebbene ancora impegnati a lasciarsi alle spalle la pandemia, in tutto il mondo i leader della sanità rivedono obiettivi e priorità per ripartire, puntando sul digitale: raccolta e interoperabilità dei dati, Intelligenza Artificiale e analisi predittiva, per poter sfruttare appieno la potenza dei dati al servizio dell’efficienza e dell’efficacia dell'assistenza sanitaria. Questo il quadro che emerge dal Future Health Index 2022, il più grande studio a livello mondiale, giunto alla settima edizione, condotto da Philips (NYSE: PHG, AEX: PHIA), leader globale nell’Health Technology, in 15 Paesi, che analizza prospettive e priorità, attuali e future, per i leader della sanità e che abbiamo voluto approfondire più da vicino in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, la grande maratone dedicata all'intelligenza artificiale e alle sue applicazioni per il mondo del business, prevista il prossimo 15 e 16 novembre 2022 presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre e organizzata da Business International - Fiera Milano.

Secondo i dati della ricerca, i leader della sanità devono far fronte in primis a una significativa carenza di personale, quantificabile in 15 milioni di professionisti entro il 2030, che necessita anche di una maggior formazione sulle tecnologie sanitarie digitali, il problema della sicurezza dei dati e la tutela della privacy.

ITALIA: MASSIMA IMPORTANZA A CYBERSECURITY E PRIVACY DEI DATI

Il 41% dei leader della sanità indica come priorità assoluta la cybersecurity e la privacy dei dati. Un percentuale significativamente più alta di quella registrata in Europa (21%) e a livello mondiale (20%), probabilmente influenzata dai gravi episodi di data breach verificatisi in Italia durante l’ultimo anno.

IA, FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO E TELEMEDICINA LE PRIORITÀ DI INVESTIMENTO

Guardando invece agli investimenti, sebbene fascicolo sanitario elettronico (55%) e telemedicina (45%) rimangano tra le priorità, per il 67% dei leader italiani della sanità l’IA è già al primo posto, rispetto al 60% a livello globale e al 56% in Europa. Nel prossimo futuro, anche grazie al PNRR, che prevede uno stanziamento di circa 20 miliardi di euro per il rafforzamento delle infrastrutture tecnologiche, l’intelligenza artificiale si stima continuerà a crescere. L’85% dei leader della sanità in Italia afferma sarà la loro principale priorità di investimento nei prossimi tre anni, rispetto al 78% a livello globale e al 72% in Europa.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) costituisce per l'Italia una straordinaria opportunità per investire seriamente nella digitalizzazione del sistema sanitario, puntando su un approccio data-driven in cui la raccolta, l'archiviazione e la condivisione dei dati siano connesse e integrate con la medicina predittiva e l'Intelligenza Artificiale”, ha dichiarato Andrea Celli, General Manager Philips Italia, Israele e Grecia. “Il Future Health Index 2022 ci mostra tuttavia che la rivoluzione digitale della sanità rappresenta una sfida da cogliere su più livelli - tecnologico, infrastrutturale, culturale - che possiamo vincere solo con uno sforzo di sistema, dove aziende, strutture ospedaliere e istituzioni mettano a fattor comune competenze e know-how a beneficio del paziente e dell’intero sistema sanitario. Gli stessi leader della sanità riconoscono la necessità di dover rafforzare i propri investimenti con partnership forti e strategiche, programmi di formazione del personale e una buona governance, per massimizzare i profitti”.

L’attesa rivoluzione digitale della sanità non può che passare anche dalla standardizzazione e valorizzazione dei dati. I leader italiani della sanità dimostrano di averne piena coscienza, tanto che attualmente circa due terzi di coloro che lavorano in ambito clinico (68%) e operativo (65%) affermano di raccogliere e archiviare dati. I dati in ambito clinico vengono utilizzati per elaborare analisi descrittive (53%) e predittive (49%). In generale, la fiducia nell'utilizzo dei dati è alta. Due terzi (66%) ritengono che le proprie strutture dispongano della tecnologia necessaria per sfruttarne appieno il potenziale, e il 78% si sente sicuro dell'accuratezza dei dati a sua disposizione, un risultato nettamente superiore alla media europea (66%) e globale (69%).

BARRIERE PER UNA SANITA’ DATA-DRIVEN

Non mancano però gli ostacoli sul percorso della sanità data-driven. I principali timori sono legati alla sicurezza e alla privacy dei dati (32%), seguiti dalla difficoltà di gestire grandi volumi di dati (28%) e dalla mancanza di competenze del personale (27%). Per favorire un utilizzo efficace dei dati, secondo il 34% dei leader italiani della sanità bisognerebbe ripensare la ridistribuzione dei budget di investimento. Un dato nettamente superiore a quello dei colleghi europei (22%) della media globale (21%).

SANITÀ: CRESCE L’INTERESSE PER L’ANALISI PREDITTIVA

Dall’indagine emerge inoltre la fiducia dei leader italiani della sanità nelle potenzialità dell'analisi predittiva. Circa tre quarti (72%) degli intervistati ritiene che possa avere un impatto positivo sulle prestazioni sanitarie, mentre il 68% afferma che potrebbe avere un impatto positivo sulla value-based care e sui costi delle cure (63%), rendendo così l'assistenza sanitaria più sostenibili e accessibile. Riguardo allo stato dell’arte, il 65% degli intervistati italiani dichiara di aver già adottato o essere in procinto adottare l'analisi predittiva: un dato che pone il nostro Paese al quinto posto della classifica globale, ben sopra la media (56%) e a poca distanza da Stati Uniti (66%) e Brasile (66%), seppur nettamente distaccati dai leader in quest’ambito, rappresentati da Singapore (92%) e Cina (79%).

IL SISTEMA SANITARIO DEL FUTURO PASSA DALLE COLLABORAZIONI

Emerge infine dall’analisi l’importante ruolo che i leader italiani della sanità attribuiscono alle partnership, tanto con le altre strutture sanitarie quanto con le aziende attive nella Health Technology. Date le notevoli differenze regionali all'interno del sistema sanitario italiano, la collaborazione con altre strutture ospedaliere e sanitarie viene vista dagli intervistati come un’opportunità preziosa per imparare dalle esperienze altrui. Dalle collaborazioni con le aziende, i leader italiani della sanità si attendono vantaggi che vanno dall’accesso a modelli di pagamento flessibili e opzioni di finanziamento innovative (44%) alla formazione e la preparazione del personale (31%), dalla visione strategica per il futuro (27%) alla consulenza specializzata (26%).
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