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Finance & Administration

Gli eventi dell’area Finance & Administration (AFC) sono rivolti ad una community di oltre 40.000 manager che operano nella divisione AFC di multinazionali, grandi aziende e PMI italiane che hanno l’opportunità di aggiornarsi professionalmente e confrontarsi in expo internazionali, annual conferences, corsi di formazione ed eventi ad hoc.

Gli eventi flagship dell’area sono 3 tra i più importanti appuntamenti in Italia in ambito AFC: CFO summit, Finance Award e Re-Inventing Finance.

TAG: Amministrazione, Audit, Bilancio, Budget, Cash Flow, CFO, Contabilità, Controllo di Gestione, Corporate Governance, Fatturazione Elettronica, Finanza, Fiscale, IAS-IFRS, Recupero Crediti, Reporting, Tesoreria.


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eventi realizzati
The Future of CFO for Business Sustainability Goals Roma, 4 aprile 2023 MoMeC - Montecitorio Meeting Centre, Via della Colonna Antonina, 52 -56 giorni all'evento
CFO Summit 2023 Milano, dal 14 giugno 2023 al 15 giugno 2023 Allianz MiCo, Via Gattamelata, 5 - Gate 14 e 15 -127 giorni all'evento save the date
Global Risk Forum 2023 Milano, dal 14 giugno 2023 al 15 giugno 2023 Allianz MiCo, Via Gattamelata, 5 - Gate 14 e 15 -127 giorni all'evento save the date
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eventi futuri
Le Novità IVA 2013 nei Rapporti Internazionali Milano, 15 febbraio 2013 Hotel Michelangelo, Piazza Luigi di Savoia, 6
Pagamenti, Ritardi e Rapporti Amministrativo-Contabili con la PA Roma, 5 febbraio 2013 Business International, Via Rubicone 11
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News & Media

NUOVI CRITERI DI MISURAZIONE DELLE PERFORMANCE D'IMPRESA PER LO SVILUPPO DI UN VALORE CONDIVISO

La vita di ogni impresa dipende in buona parte dalla gestione delle sue finanze. Una gestione che è in capo ai direttori finanziari: figure professionali che oggi richiedono a gran voce maggiore sinergia con gli interlocutori, più informazioni in tempo reale e soprattutto più digitalizzazione al fine di creare report più precisi e rapidi per offrire maggiori opportunità di comprensione dei mercati al proprio board e conseguentemente permettere migliori decisioni strategiche. Come impostare, però, un sistema integrato ed affidabile di sviluppo di criteri di misurazione utili a comprendere le reali performance, le esigenze ed il potenziale delle risorse necessarie alla crescita del business mettendo al centro persone, sostenibilità, innovazione e ricadute sul territorio?

 

Per rispondere a questa domanda Business International - Fiera Milano ha realizzato un indagine per capire meglio come misurare e monitorare le performance aziendali in modo da rendere sempre più sostenibile il business a 360 gradi. Una survey che, in vista della prossima edizione del CFO Summit (14-15 giugno 2022 | Allianz MiCo - Milano Convention Centre) all'interno del Business Leaders Summit, abbiamo voluto analizzare più approfonditamente per comprendere quali saranno i trend che guideranno le scelte e le decisioni dei direttori finanziari nei prossimi mesi.

 

L'IMPORTANZA DEI REPORT DI SOSTENIBILITA'

Come sottolineato anche negli scorsi mesi in Egitto, durante la COP 27 (il vertice dedicata al coinvolgimento dei leader mondiali sui temi del climate change), dove è stato necessario prolungare l’iter dei lavori per raggiungere un accordo sulle politiche globali relative al cambiamento climatico, risulta chiaro come il potenziale di crescita delle imprese, secondo anche quanto emerge dalla survey, è strettamente connesso alla sfida della riduzione degli impatti ambientali delle aziende. L’83% degli intervistati, infatti, ha dichiarato che lo sviluppo del business deve orientarsi alla comprensione degli environmental impacts e confrontarsi con i fattori esogeni ed endogeni per raggiungere i criteri necessari alla composizione dei report di sostenibilità finanziaria e adeguarsi alle richieste di mercato. Un percorso che vede, quindi, ancora 8 aziende su 10 nel nostro Paese alle prese con l’esigenza di aumentare le proprie competenze e i propri investimenti in questo senso al fine di rimanere al passo con i tempi, seguendo le dinamiche della nuova green economy che guida e guiderà sempre di più l’evoluzione futura del business.

 

LE PRIORITA' STRATEGICHE DEI CFO

Proseguendo nell'analisi dell'indagine, risulta chiaro che tra le priorità strategiche e le azioni da mettere in campo emerge la necessità di una maggiore collaborazione tra le funzioni aziendali (50%), al fine di condividere le opportunità legate allo sviluppo sostenibile, perfezionare le competenze e le responsabilità dei manager. L’integrazione dei processi e la comunicazione interna, secondo le risposte emerse, sembrano essere fortemente connesse e funzionali all’ottimizzazione dei processi (22%), alla digitalizzazione delle attività di pianificazione e reporting (14%) e alla disposizione delle analisi e degli insight per un migliore decision making (8%). Guardando i dati in ottica di scala, quindi, è evidente che le imprese stiano evolvendo in funzione della green economy e verso un modello che, attraverso la digitalizzazione promuova un’ottimizzazione combinata per supportare le decisioni strategiche ed operative.

 

LE NUOVE COMPETENZE DEL FINANCE

Le capabilities del team finance da consolidare riguardano la capacità di analisi e interpretazione dei nuovi scenari: il 47% degli intervistati mette al primo posto la necessità di comprensione e reazione del team agli spesso volatili equilibri macroeconomici e geopolitici, che portano le imprese ad interrogarsi sulle decisioni da prendere. In questo senso, dunque, la practice del Risk Management risulta essere fondamentale e proporre nuove frontiere nell’evoluzione di una funzione sempre più al centro delle logiche strategiche del business. La rivoluzione ambientale e geopolitica in atto, infatti, in questo senso, portano alla luce nuove esigenze che impongono nuovi metodi e tattiche di approvvigionamento delle risorse a 360 gradi. Un’evidenza, questa, che è in linea anche con le altre priorità indicate dai CFO per il futuro. La seconda priorità di un ipotetico podio, in questo senso, è la necessità di consolidare la strategia di guida al decision making (25%). Mentre la terza è il bisogno di adattamento delle competenze nell’ambito alla digital finance transformation (25%). Sappiamo, infatti, che molte aziende stanno mettendo in campo azioni, attraverso l’uso delle moderne tecnologie, orientate a ottenere dati quanto più veritieri e in real time per poter prendere decisioni consapevoli e per far propri i principi alla base della sustainability ambientale, con l’obiettivo di passare da una visione ROI based ad una ESG based (8%). Sotto questo profilo, tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, il cloud computing o la blockchain risultano elementi essenziali nello sviluppo di nuove opportunità per le attività di business. Questo, ovviamente, come dicevamo pocanzi propone anche la necessità di nuove competenze e nuove professionalità che sempre di più dovranno andare a integrarsi all’interno dei team finance per permettere una concreta evoluzione di questa funzione, rendendola capace di produrre insight sempre più efficaci ed efficienti, ma soprattutto in grado di anticipare o reagire con rapidità alle esigenze proposte dai mercati.

 

I CRITERI DI MISURAZIONE DELLA SOSTENIBILITA'

Nel questionario viene poi approfondito anche l’aspetto della sostenibilità, per comprendere quali sono i criteri di misurazione più importanti per la creazione di un valore condiviso e il dato emerso è estremamente interessante, poiché il 33% degli intervistati mette al primo posto la “social responsability”. Sui mercati infatti, si registra come molte imprese stiano intraprendendo un percorso legato alle tematiche ESG, nelle quali gli impatti sociali e di ricaduta territoriale delle attività di business, assumono un ruolo e un valore sempre più importante. Questo, produce un valore aggiunto condiviso tanto all’interno della comunità in cui si opera, quanto all’interno dell’ambito lavorativo, migliorando anche la qualità della vita della forza lavoro dell’impresa. Tutti aspetti che incrementano, si, la reputazione aziendale, con un’importanza del 20%, ma anche il successo dell’azienda sul mercato, innescando favorevoli processi di innovazione come cruciale elemento per il 18% degli intervistati. Fattori distintivi, questi, che diventano sempre di più asset strategici dello sviluppo economico dell’azienda, che vede la trasparenza, la coerenza, e la value proposition del proprio operato come criteri irrinunciabili per guardare al futuro, anche e soprattutto in relazione a quel sempre più necessario coinvolgimento e rapporto con gli stakeholder e le loro esigenze.

 

LA MISURAZIONE DELLE INTERDIPENDENZE

Posto che oggi la sostenibilità, come abbiamo capito, è un driver per la crescita economico finanziaria di un’azienda, tra gli aspetti concettuali e valoriali che assumono un ruolo sempre più importante, bisogna poi attualizzare la rendicontazione non finanziari in maniera concreta per orientarla in questa direzione. Guardando quindi ai criteri dei report di sostenibilità finanziaria: il 28% degli intervistati conferma come il criterio principale da considerare nello sviluppo dei report sia il dato relativo agli impatti ambientali.  Al secondo posto troviamo con un 23% di consensi, l’importanza della relazione tra lavoratori e management, avvalorando il concetto di collaborazione e integrazione tra le funzioni aziendali. Infine, si evidenzia la crucialità degli impatti economici indiretti con un 17% di risposte a validare quella che sta diventando una consuetudine per le aziende: sviluppare un approccio integrato e strategico per puntare alla sostenibilità, non solo con finalità etiche ma anche in funzione di una riduzione dei rischi derivanti dall’integrazione con l’ambiente e il contesto sociale. Un aspetto che evidenzia quanto le aziende abbiano compreso l’importanza di concentrare la propria attenzione su una visione di lungo periodo, in grado di produrre benefici concreti, non solo sulla propria dimensione e perimetro operativo, ma anche sullo sviluppo e il compattamento della filiera, oltre che al miglioramento delle condizioni ambientali, sociali e organizzative del contesto in cui l’azienda è inserita. Un processo che porta interi territori a migliorare le proprie capacità produttive e la qualità della vita degli abitanti.

 

I PROSSIMI PASSI DEL FINANCE VERSO LA SOSTENIBILITA'

Guardando al futuro, l’ambito della reportistica non finanziaria sarà soggetto a un aggiornamento delle regolamentazioni governative ed europee, anche in vista della necessità di raggiungere gli obiettivi di sostenibiltà proposti dalle Nazioni Unite per il 2030. Un impegno concreto che, anche nei mesi scorsi, a Sharm-el–Sheikh, i leader mondiali hanno rimarcato e che non può essere sottovalutato ormai da nessun modello di business. Gli aggiornamenti dei criteri per i report non finanziari, così, proporranno nuovi scenari per tutte quelle imprese, in ogni settore e ad ogni livello, che vorranno espandere il proprio raggio d’azione in maniera sostenibile. Chiedendo quindi ai CFO quali potrebbero essere le nuove dinamiche che si svilupperanno da questi cambiamenti, la maggior parte di loro (41%) ipotizza un aumento della reportistica sullo sviluppo sostenibile e, scendendo nel dettaglio,  auspica l'orientamento verso una maggiore attenzione agli impatti etici del proprio business (26%), una valorizzazione della forza lavoro integrando risorse umane e finanziarie (25%) e un miglioramento dell’interazione e relazione con le PA e la filiera (8%).

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2022: ANNO DA 2 MILIARDI DI EURO PER IL VENTURE CAPITAL IN ITALIA

Gli investimenti in Venture Capital in Italia nel 2022 hanno raggiunto e superato il traguardo dei due miliardi di euro. Con una raccolta di € 2.080 milioni, le startup e scaleup italiane segnano un +67,3% rispetto ai € 1.243 milioni del 2021, in controtendenza rispetto a ecosistemi più maturi in Europa, quali Regno Unito e Germania, dove i volumi investiti sono rimasti sostanzialmente stabili.

 

Un dato decisamente incoraggiante, per il comparto imprenditoriale innovativo e per le nuove generazioni di capitani d'impresa del nostro Paese, che, anche in vista della prossima edizione del Milan Fintech Summit - l'evento organizzato da Business International - Fiera Milano e Fintech District, in collaborazione con FTS Group e Milano & Partners, e previsto nel capoluogo meneghino dal 24 al 26 ottobre 2023 -, abbiamo voluto comprendere meglio attraverso l'analisi delle evidenze emerse dall’EY Venture Capital Barometer, l'annuale studio di EY che ha l’obiettivo di indagare l’andamento del mercato nel Bel Paese.

 

Nel 2022 sono state rispettate le attese e gli investimenti nelle start up e scale up italiane che hanno visto un’ulteriore forte crescita - ha commentato Marco Daviddi, Strategy & Transactions Markets Leader Europe West di EY -. Questo è stato possibile grazie all’impatto di adeguate politiche di investimento pubblico supportate da strumenti di intervento dedicati, che hanno consentito la valorizzazione delle relazioni tra investitori pubblici, privati, università, istituti di ricerca, incubatori e aziende, in grado di favorire processi di innovazione. Siamo ancora lontani dai benchmark internazionali in termini di volumi investiti, ma si conferma il trend positivo registrato negli ultimi anni, specialmente in settori dove le trasformazioni in atto richiedono la revisione piena dei modelli operativi, come il Fintech e in ambiti chiave in questo momento storico, come quello della sostenibilità (Energy & Recycling). In un’ottica prospettica, diverse iniziative, anche connesse al PNRR, tra cui quelle promosse dal Ministero della Università e Ricerca per favorire gli ecosistemi della ricerca e innovazione, perseguono obiettivi che possono consentire al Venture Capital di raggiungere un ulteriore livello di maturità. Certamente importanti continueranno ad essere il ruolo dei fondi a partecipazione pubblica - che hanno avuto e avranno un importante effetto moltiplicatore, integrandosi con le risorse raccolte dai fondi di Venture Capital – e quello degli investitori internazionali. Ci aspettiamo, inoltre, che il Corporate Venture Capital assuma una maggiore rilevanza, ponendosi come ulteriore modello di ricerca e innovazione, a servizio e supporto del processo di crescita del nostro Paese”.

 

Gianluca Galgano, Startup and Venture Capital Leader, EY in Italia, commenta: “Un altro passo in avanti per il Venture Capital del nostro Paese che infrange nel 2022 la soglia dei due miliardi di euro di capitali raccolti dalle nostre giovani aziende innovative, esattamente dieci anni dopo l’introduzione dello Startup Act, la prima legge italiana ad offrire un quadro di riferimento per il settore. A favorire questo risultato per il nostro ecosistema, è stata la presenza di numerosi maxi-round, ovvero singole operazioni di raccolta superiori ai 100 milioni di euro che hanno visto l’interesse di molti investitori internazionali, i cui capitali rappresentano circa il 40% della raccolta complessiva, con una crescita degli investimenti di oltre il 50% rispetto al 2021. Fondamentale nel corso del 2022 è stato anche il ruolo delle grandi aziende che hanno incrementato i loro sforzi con proprie iniziative di Corporate Venture Capital offrendo nuove ed ulteriori possibilità di fund raising. L’Italia è in controtendenza rispetto ai principali Paesi europei in cui, dopo diversi anni di crescita a ritmi vertiginosi, si è registrata una lieve frenata degli investimenti in startup. Stiamo tuttavia parlando di volumi su scale diverse: in Italia l’investimento pro-capite sul Venture Capital nel 2022 è di 35 euro contro i 61 euro della Spagna ovvero i circa 150 euro investiti pro-capite dai vicini francesi e tedeschi. Lontanissimo il Regno Unito i cui investimenti pro-capite sono pari a 369 euro. Esiste quindi un margine di crescita molto significativo e se saremo in grado di unire le forze per colmare questo gap, si potranno effettivamente sviluppare progettualità in grado di incidere sulla competitività del nostro Paese”.

 

LA LOMBARDIA GUIDA GLI INVESTIMENTI, MA IL MOTORE INNOVATIVO E' NEL CENTRO-SUD ITALIANO 

A livello geografico la Lombardia si conferma il terreno più fertile e promettente per le startup italiane, sia per numero di operazioni (166) che per capitali raccolti dalle proprie imprese (più del 50% della raccolta totale). In generale, tra le regioni che hanno attratto maggiori investimenti Piemonte, Veneto, Toscana e Lazio; meno rassicuranti in generale i dati del Sud e Centro Italia, dove a fronte di un’elevata presenza di società innovative (rispettivamente il 26% ed il 21% delle startup e PMI italiane) si ravvisa una carenza di potenziali investitori.

 

FINTECH-FIRST

Dal punto di vista settoriale, di grande interesse per gli investitori, si posiziona in testa alla classifica il settore Fintech con 712 milioni di euro raccolti grazie ad alcuni dei round più di successo dell'anno quali Satispay e Scalapay. A seguire il comparto Energy & Recycling con circa 346 milioni di euro raccolti, rappresentati quasi interamente da Newcleo. Al terzo e quarto posto, Health & Life Sciences e Proptech, rispettivamente con 284 e 172 milioni di euro. In ultima posizione, in netto calo rispetto allo scorso anno per valore degli investimenti, il comparto Foodtech con 119 milioni di euro.

 

I primi cinque round del 2022 per valore dell’investimento

Le cinque operazioni che nel corso del 2022 hanno raccolto i finanziamenti più consistenti in capitale proprio sono quelle che hanno interessato: Satispay (che nel corso dell’anno ha raccolto 320 milioni di euro); Newcleo (con un investimento pari a 300 milioni di euro); Scalapay (che nel 2022 ha chiuso due round per un totale di 215 milioni di euro); Casavo (finanziata per 100 milioni di euro in equity, oltre ad una consistente quota attraverso linee di credito); MMI (con un investimento di 72 milioni di euro).

 

Un altro passo in avanti per il Venture Capital del nostro Paese - ha concluso Gianluca Galgano, Startup and Venture Capital Leader, EY in Italia -, che infrange nel 2022 la soglia dei due miliardi di euro di capitali raccolti dalle nostre giovani aziende innovative, esattamente dieci anni dopo l’introduzione dello Startup Act, la prima legge italiana ad offrire un quadro di riferimento per il settore. A favorire questo risultato per il nostro ecosistema, è stata la presenza di numerosi maxi-round, ovvero singole operazioni di raccolta superiori ai 100 milioni di euro che hanno visto l’interesse di molti investitori internazionali, i cui capitali rappresentano circa il 40% della raccolta complessiva, con una crescita degli investimenti di oltre il 50% rispetto al 2021. Fondamentale nel corso del 2022 è stato anche il ruolo delle grandi aziende che hanno incrementato i loro sforzi con proprie iniziative di Corporate Venture Capital offrendo nuove ed ulteriori possibilità di fund raising. L’Italia è in controtendenza rispetto ai principali Paesi europei in cui, dopo diversi anni di crescita a ritmi vertiginosi, si è registrata una lieve frenata degli investimenti in startup. Stiamo tuttavia parlando di volumi su scale diverse: in Italia l’investimento pro-capite sul Venture Capital nel 2022 è di 35 euro contro i 61 euro della Spagna ovvero i circa 150 euro investiti pro-capite dai vicini francesi e tedeschi. Lontanissimo il Regno Unito i cui investimenti pro-capite sono pari a 369 euro. Esiste quindi un margine di crescita molto significativo e se saremo in grado di unire le forze per colmare questo gap, si potranno effettivamente sviluppare progettualità in grado di incidere sulla competitività del nostro Paese”.

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LA CSRD: ABBATTERE I MURI TRA ESG E FINANZA

Nota dell'editore: la CSRD è stata approvata dal Parlamento europeo: le informazioni più recenti su ciò che questo significhi per le società sono disponibili in questo blog.

 

Ci sono molto cose a cui riflettere sulla proposta della Commissione europea per una direttiva sulla Rendicontazione della Sostenibilità Aziendale (CSRD), condivise per la prima volta il 21 aprile 2021. Di seguito esplorerò alcuni dei principali punti di discussione, ma prima comincerò con un cambiamento che ad alcuni potrebbe sembrare banale. Il nome della direttiva.

 

La CSRD migliora e rafforza le misure già in vigore a seguito della Direttiva sulla Rendicontazione non Finanziaria (NFRD) ed è, in parte, il risultato di una serie di consultazioni iniziate nel 2018. È chiaro che in quel periodo sono stati ricevuti e presi in considerazione molti feedback. Ma questo feedback è stato unificato da molti temi emergenti, tra cui il fatto che "molte parti interessate ritengono che il termine "non finanziario" sia impreciso, in particolare perché implica che le informazioni in questione non abbiano alcuna rilevanza finanziaria".

 

Tutti i dati ESG sono davvero "non finanziari"?

Molte organizzazioni sostengono da tempo che alcuni temi ESG hanno un chiaro impatto finanziario. È il caso di BlackRock, che nelle sue famose lettere annuali agli amministratori delegati fa spesso riferimento all'effetto finanziario delle questioni ESG. A Bloomberg, Michael Bloomberg presiede la Task Force on Climate-Related Financial Disclosures. E il merito finanziario delle iniziative ESG è stato oggetto di molti interventi nel corso degli anni presso la Fondazione IFRS. È significativo che la Fondazione IFRS abbia recentemente istituito un gruppo di lavoro per avviare la proposta di SSB, precisando che "il gruppo di lavoro sarà presieduto dalla Fondazione IFRS e includerà la partecipazione dello IASB, data la necessità di connettersi con l'informativa finanziaria".

 

Di conseguenza, la valutazione d'impatto della Commissione europea ha concluso che "molte organizzazioni, iniziative e operatori del settore fanno riferimento alle informazioni sulla 'sostenibilità'. È quindi preferibile utilizzare il termine "informazioni sulla sostenibilità" al posto di "informazioni non finanziarie". La direttiva 2013/34/UE dovrebbe quindi essere modificata per tenere conto di questo cambiamento terminologico". Il risultato? La CSRD.

 

Non è solo il nome a cambiare - i requisiti ESG si stanno evolvendo

L'aggiornamento della terminologia e del nome è stato fatto per portare allineamento e connettività tra le informazioni sulla sostenibilità e quelle finanziarie nella forma legale da tempo attesa. Ma non è l'unico cambiamento proposto. I punti salienti includono:

 

Posizione

La rendicontazione di sostenibilità è ora proposta come obbligatoria nei resoconti di gestione come parte della relazione finanziaria annuale. È stata eliminata la possibilità per gli Stati membri di esentare le aziende dall'includere la sostenibilità nei loro resoconti di gestione.

 

Digitalizzazione

L'ESEF ha introdotto il concetto di tagging digitale (utilizzando lo standard Inline XBRL®) per il reporting finanziario. Questa proposta include il requisito che le società quotate in borsa divulghino le informazioni sulla sostenibilità "in un formato digitale e leggibile a macchina" e indica l'ESEF come tale formato.

 

Audit

Una delle principali proposte introdotte (rispetto all'attuale NFRD) è quella di "richiedere a tutte le società che rientrano nell'ambito di applicazione di richiedere una garanzia limitata (limited assurance) per le informazioni sulla sostenibilità riportate, includendo l'opzione di passare a un requisito di garanzia ragionevole (reasonable assurance) in una fase successiva". Questo passaggio iniziale a una garanzia limitata porterà una maggiore affidabilità alle informazioni sulla sostenibilità allinenadosi a quella attualmente associata alle informazioni finanziarie. Vale anche la pena di evidenziare che la proposta lascia aperta l'opzione di passare alla garanzia completa (full assurance) e alla revisione contabile (audit).

 

Responsabilità

Si propone che la responsabilità di garantire che i commenti della direzione aziendale (management commentary) (nell'AFR) contenga informazioni conformi agli standard spetti alle "persone responsabili dell'informativa finanziaria". In questo modo, l’approccio per l’approvazione è in linea con quella dei bilanci.

 

Qual è l'impatto di queste proposte sulle aziende?

La Commissione Europea è tenuta a eseguire una valutazione d'impatto. Essa tiene a sottolineare che, sebbene ci sia inevitabilmente un costo per le aziende, "lo scopo è quello di raggiungere il miglior risultato in termini di obiettivi e costi associati".

 

Questo approccio "best value" si riflette nell'aspettativa che alcuni aggiornamenti, in particolare la creazione degli standard (che chiariscono le disclosures e i frameworks richiesti) e la possibilità di ridurre il numero di richieste di informazioni ad hoc da parte degli investitori, alleggeriscano in parte l'onere dei costi. Tuttavia, vale la pena ricordare che, anche in assenza di modifiche alla NFRD, questi oneri da parte degli investitori sono indubbiamente in aumento e continueranno ad aumentare con l'entrata in vigore del Regolamento sulla Divulgazione della Finanza Sostenibile (SFDR) e della Tassonomia Europea. Per soddisfare questa domanda, le imprese devono affrontare una pressione significativa per migliorare la qualità delle informazioni ESG che condividono con gli investitori e il mercato.

 

L'imperativo di allineare i processi ESG con quelli finanziari offre alle aziende l'opportunità di sfruttare il loro patrimonio di esperienza in ambito finanziario. Le tattiche utilizzate per creare connessioni più strette tra i team e i processi aiuteranno a portare avanti i dati e i controlli ESG. Le questioni di sostenibilità hanno una rilevanza finanziaria e, con una supervisione condivisa e una relazione finale, ha senso abbattere i muri tra finanza e sostenibilità. Il che è positivo, perché è esattamente ciò che la CSRD propone di fare.

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