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Finance & Administration

Gli eventi dell’area Finance & Administration (AFC) sono rivolti ad una community di oltre 40.000 manager che operano nella divisione AFC di multinazionali, grandi aziende e PMI italiane che hanno l’opportunità di aggiornarsi professionalmente e confrontarsi in expo internazionali, annual conferences, corsi di formazione ed eventi ad hoc.

Gli eventi flagship dell’area sono 3 tra i più importanti appuntamenti in Italia in ambito AFC: CFO summit, Finance Award e Re-Inventing Finance.

TAG: Amministrazione, Audit, Bilancio, Budget, Cash Flow, CFO, Contabilità, Controllo di Gestione, Corporate Governance, Fatturazione Elettronica, Finanza, Fiscale, IAS-IFRS, Recupero Crediti, Reporting, Tesoreria.


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eventi realizzati
Milan Fintech Summit 2022 Milano, dal 5 ottobre 2022 al 7 ottobre 2022 www.milanfintechsummit.com -48 giorni all'evento
RE-Inventing Finance 2022 Roma, dal 22 novembre 2022 al 23 novembre 2022 Palazzo Rospigliosi, Via XXIV Maggio 43 -96 giorni all'evento save the date
Strategic Risk and Cybersecurity Summit Roma, dal 30 novembre 2022 al 1 dicembre 2022 Palazzo Rospigliosi, Via XXIV Maggio 43 -104 giorni all'evento save the date
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eventi realizzati
Valutare gli investimenti industriali Live Streaming, 15 settembre 2022 -28 giorni all'evento iscriviti
The Art of Negotiation Milano, dal 22 settembre 2022 al 30 settembre 2022 -35 giorni all'evento save the date
Gestione della tesoreria nei gruppi multinazionali Live Streaming, 28 settembre 2022 -41 giorni all'evento save the date
Big Data e Digital Transformation per il CFO Live Streaming, 21 ottobre 2022 -64 giorni all'evento save the date
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News & Media

CYBERSECURITY: IN SEI MESI REGISTRATI PIÙ FENOMENI DI CYBERCRIME CHE NELL’INTERO 2021
Nuovo report dell’Osservatorio Cybersecurity di Exprivia sulle minacce informatiche che, nel primo semestre del 2022, registra in Italia un boom di fenomeni superiore all’intero anno 2021: 1.572 tra attacchi, incidenti e violazioni della privacy in soli sei mesi, a fronte dei 1.356 casi complessivi dello scorso anno. Un dato allarmante che sottolinea l'evoluzione di una criticità che negli ultimi due anni ha fatto un salto quantico sia in termini di volumi, sia in termini di efficaci degli attacchi. Un tema che risulta quindi essere sempre più centrale nelle questioni di business, soprattutto sotto un profilo di analisi, gestione e anticipazione del rischio, e che abbiamo voluto approfondire attraverso l'analisi di questo report, proprio anche in vista della prossima edizione dello Strategic Risk & Cyber Security Summit, l'evento che si terrà il 30 novembre e 1 dicembre a Roma presso gli spazi di Palazzo Rospigliosi nel corso del Business Leaders Summit, la grande manifestazione organizzata da Business International - Fiera MIlano e dedicata ai C-Level del futuro che, nella sua realizzazione autunnale, quest'anno, raddoppia e si estende su due settimane dal 21 novembre all'1 dicembre 2022.

LA RICERCA

Nonostante la curva di crescita dell’intero semestre, il rapporto stilato dal gruppo ICT pugliese - che prende in considerazioni 113 fonti aperte (siti di aziende colpite, siti pubblici di interesse nazionale, agenzie di stampa online, blog e social media) - segna tra aprile e giugno un lieve calo del 5% circa dei casi (766) rispetto al primo trimestre dell’anno (quando erano stati 806), ma con un considerevole picco nel mese di maggio. Tra aprile e giugno sono stati riscontrati 381 attacchi, 359 incidenti di sicurezza - ovvero attacchi andati a buon fine - e 26 violazioni della privacy, cresciute del 37% rispetto al trimestre precedente, con Pubblica Amministrazione, Banche e Finanza ed Healthcare tra i settori più colpiti dalle sanzioni emesse dal Garante per la protezione dei dati personali.
Se la leggera diminuzione delle minacce nel secondo trimestre dell’anno da un lato fa presumere una maggiore sicurezza informatica nei servizi digitali che si sono evoluti in questi anni, dall’altro complessivamente il fenomeno del cybercrime continua a mantenere un trend di crescita molto alto” - commenta Domenico Raguseo, direttore Cybersecurity di Exprivia. “Per la prima volta, inoltre, l’Osservatorio ha elaborato degli indici di calcolo che misurano l’impatto dei dispositivi IoT sulla sicurezza dell’intero ecosistema digitale, verificando se i risultati degli investimenti in cybersecurity bilanciano quelli per lo sviluppo del digitale stesso. Al momento l’analisi da cui partiamo fotografa un’Italia a due velocità, con dispositivi connessi molto più a rischio al Sud rispetto al Nord”.

L'IMPATTO IOT

I nuovi indici di calcolo elaborati da Exprivia evidenziano nel Mezzogiorno una carenza di consapevolezza sui danni che può provocare una inefficace gestione della cybersecurity anche negli ecosistemi individuali, che risultano quelli più a rischio (come telecamere di video sorveglianza, stampanti, fino agli stessi programmi antivirus). Al Nord, invece, dove si registra la maggiore diffusione dei dispositivi IoT, dovuta anche alla concentrazione delle industrie, i dispositivi sono più protetti ma i servizi digitali a disposizione dei cittadini sono più esposti a vulnerabilità e presi maggiormente d’assalto dagli hacker.

I SOCIAL DIVENTANO MENO INTERESSANTI PER IL CYBERCRIME

Tra aprile e giugno è salito vertiginosamente il numero degli attacchi DDoS, che interrompono i servizi erogati da istituzioni, aziende, pubblici esercizi, e dei malware, ossia vettori di attacco volti a sottrarre informazioni sensibili; malware che mantengono ancora il primato nella classifica delle tecniche più utilizzate dai criminali informatici in questo secondo trimestre del 2022 (316 casi). Scende per la prima volta, al secondo posto, il phishing/social engineering (-22%), modalità di adescamento tramite e-mail ingannevoli o social network, con 303 fenomeni rispetto ai 389 del trimestre precedente.

Il cybercrime si conferma, anche nel secondo trimestre dell’anno, la motivazione che ha spinto maggiormente gli attaccanti informatici a colpire sul territorio italiano. Al secondo posto il cyber warfare (guerra cibernetica) con 118 fenomeni, quintuplicati rispetto allo scorso trimestre (22) a causa del protrarsi del conflitto Russia-Ucraina, con conseguente incremento di attacchi a infrastrutture critiche. Al terzo posto si assesta il data breach, ossia il furto dei dati (27).

I SETTORI PIU' COLPITI DAL CYBERCRIME

Nella classifica dei settori più colpiti, il Finance si conferma quello privilegiato dai cyber-attaccanti, con un aumento del 14% (326 casi) rispetto ai primi tre mesi del 2022, rappresentando il 43% del totale degli attacchi, pari a 763. A notevole distanza, segue il settore Software/Hardware, in particolare società ICT, di servizi digitali, piattaforme di e-commerce, dispositivi e sistemi operativi, che principalmente subiscono il furto di dati, come credenziali di accesso o informazioni sensibili, con un +40% dei casi (130) rispetto al trimestre precedente, e il 17% degli attacchi totali. Sale al terzo posto il settore Industria, con 68 casi, mentre la Pubblica Amministrazione con 47 fenomeni segna un decremento del 57%, presumibilmente anche grazie a campagne di informazione in ambito cybersecurity da parte degli enti governativi che sembrano aver sensibilizzato a una migliore organizzazione nell’attuazione delle misure e dei controlli di sicurezza opportuni.
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Milano capitale dell’innovazione: a ottobre torna la terza edizione del Milan Fintech Summit
I CEO delle eccellenze Fintech italiane ed internazionali, player finanziari tradizionali e Istituzioni insieme per indagare e capire i trend attuali e futuri del fintech e le evoluzioni del settore finanziario. Tutto questo è Milan Fintech Summit, la cui terza edizione – la prima in presenza – si terrà a Milano il 5, 6, 7 ottobre 2022. L’evento, punto di riferimento del settore a livello internazionale, è promosso e organizzato da Fintech District - l’ecosistema di riferimento per il fintech in Italia - e da Business International - Fiera Milano, con il supporto del Comune di Milano tramite Milano&Partners e ha l’obiettivo di rafforzare il ruolo di Milano quale capitale dell’innovazione e valorizzare l’ecosistema italiano a livello internazionale, attrarre investimenti e talenti, creare occasioni di business networking. Si conferma nuovamente Chairman delle giornate di lavoro Alessandro Hatami, tra i partecipanti il Co-Founder & CEO di Qonto, Alexander Prot, Giuseppe Vegas, Chairman di Arisk ed ex presidente di Consob, Paolo Zaccardi, Co-founder e CEO di Fabrick, Clément Mauguet, Co-Founder di Agicap, Shalini Kurapati, Co-Founder and CEO di Clearbox AI, Sergio Zocchi, CEO di October Italia e Presidente di Italia Fintech, Carlo Gualandri, CEO di Soldo, Matteo Rizzi, Co-Founder FTS Group. Rilevante la presenza della keynote speaker Omobola Johnson, Senior Partner di TLcom Capital, società di venture capital specializzata in investimenti in aziende tecnologiche dell'Africa sub-sahariana. Omobola Johnson è stata anche Ministro delle tecnologie e della comunicazione in Nigeria dal 2011 al 2015, periodo durante il quale la percentuale di persone online in Nigeria è quasi raddoppiata.

Novità di quest’anno: un’area espositiva in cui numerose realtà fintech presenteranno le proprie soluzioni e saranno a disposizione per incontri e dimostrazioni.

L’edizione 2022 è organizzata insieme a FintechStage Group, già promotore del FinTechStage Festival. Gli organizzatori dei 2 eventi hanno deciso di unire le forze e realizzarne uno unico per ampliare il network di realtà coinvolte, mettere a fattor comune il know-how e agire come un'unica voce a beneficio dell’evento e di conseguenza del settore.

IL FINTECH SI CONFERMA PUNTO DI RIFERIMENTO A LIVELLO MONDIALE

Continua l’ascesa del Fintech che nel 2021 a livello globale ha registrato un fatturato di 143 miliardi di dollari e una raccolta di investimenti per 121,5 miliardi. Un’espansione senza precedenti trainata dai segmenti Personal Finance e Digital Payments, per i quali al 2025 è attesa un’ulteriore crescita del 14%. L’Italia con round di investimenti milionari è il primo paese per ammontare raccolto. È quanto emerge dall’analisi di Cross Border Growth Capital secondo cui da inizio 2022 nel nostro Paese sono già sei i round con size maggiore di 1 milione, tra cui quelli di Scalapay (188,1 milioni) e Moneyfarm (53 milioni). Il Fintech italiano sta vivendo un vero e proprio momento di fermento. L'ecosistema di aziende è in costante crescita e le banche e gli altri attori del sistema finanziario hanno sviluppato nuovi canali e servizi digitali facendo sempre maggiore leva sulla collaborazione; consumatori italiani e PMI mostrano ogni anno di più una maggiore propensione nei confronti del digitale e dei servizi finanziari più innovativi. L’entrata in vigore della PSD2, nuova direttiva europea sui servizi di pagamento, ha inoltre rimescolato le carte, ampliando le opportunità per startup e operatori Fintech, in una logica sempre più di Open Finance.

Milan Fintech Summit vuole promuovere l’ecosistema Fintech italiano a livello internazionale ed agevolare l’ingresso di realtà straniere sul mercato nostrano. La validità e l’efficacia dell’iniziativa è dimostrata dai numeri del programma Soft Landing implementato a latere da Fintech District e Milano&Partners che apre le porte della Community a realtà estere non ancora operative in Italia, per agevolare l’accesso attraverso la creazione di relazioni, visibilità e piani di azione strutturati. Dall’ultima edizione del Summit, Fintech District e Milano&Partners sono entrate in contatto con 73 aziende straniere, di cui 13 unicorni: di queste 11 sono già diventate operative in Italia e 5 lo saranno a breve.

L’agenda completa e le informazioni relative alle iscrizioni sono disponibili al sito www.milanfintechsummit.com

La manifestazione vede tra i suoi partner alcuni dei principali brand nazionali e internazionali del comparto, come Fabrick, FTSGROUP, Arisk, Mia Fintech, Neosurance, viafintech, Conto Lingotto, Finanza.tech, Lending Solution, Recrowd, LEXIA Avvocati, October, Crescitalia, modefinance, Opyn, Tech Italia Lab, Uk Confederation, e il patrocinio di associazioni di riferimento, come Italian Insurtech Association, Associazione Blockchain Italia, AIFI, InnovUp, Italia Fintech, Italian Tech Alliance, La Carica delle 101 e Fin+Tech.
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L’Europa frena sul Green Deal, mentre dall’Italia arriva il grande insegnamento sostenibile delle Acciaierie Arvedi
Il Green Deal è l’unica risposta al drammatico fenomeno del cambiamento climatico in atto”. E’ questo l’appello lanciato in questi giorni sui principali quotidiani italiani da parte del Cavalier Giovanni Arvedi, Presidente delle Acciaierie Arvedi, dopo il passo indietro fatto il 6 luglio dalla Commissione Europea nei confronti della Tassonomia per le attività sostenibili che ha incluso all’interno dell’elenco dei comparti considerati anche quello dell’energia nucleare e del gas. Una mossa, dettata da differenti motivazioni geopolitiche ed economiche, che allontana l'Europa, inevitabilmente però, dal suo obiettivo di carbon neutrality, la cui importanza invece è sempre più stringente tanto per le aziende, quanto per i cittadini. Un concetto, quest’ultimo, che abbiamo approfondito anche recentemente nel corso del Business Leaders Summit, in particolare all’interno di eventi come il CPO Summit, il CFO Summit e il Global Risk Forum (organizzati da Business International - Fiera Milano e tenutisi a Milano dal 13 al 17 giugno 2022) e che Arvedi ha ben chiaro non da oggi, ma dagli anni ‘90. “Il risultato conseguito, che fa di Acciaieria Arvedi l’unica acciaieria al mondo a emissioni zero di CO2 – ha dichiarato il Cavaliere in un’intervista rilasciata a La Provincia di Cremona –, è il frutto di scelte strategiche maturate trenta anni fa, quali ad esempio l’avere puntato – unica acciaieria europea – sulla produzione di laminati piani da ciclo basato sul forno elettrico. Scelte allora dai più ritenute penalizzanti in termini di costi di trasformazione ma che ho assunto con la convinzione che sarebbero state le sole a garantire, in prospettiva, competitività e la continuità aziendale”. Un esempio, di grande coerenza, visione e sostenibilità da seguire e soprattutto ascoltare anche per comprendere quali sono le opportunità offerte e le sfide proposte da questa transizione a cui ormai non ci si può più sottrarre.

LO STATO DELL’ARTE DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Nel recente white paper proposto da Intesa Sanpaolo e Prometeia dal titolo “Le energie rinnovabili: sfide e opportunità per il manifatturiero italiano”, infatti, risulta chiaramente come l’analisi geopolitica, di scenario economico e previsionale nell’approvvigionamento e nella fornitura di nuove risorse energetiche, individui nel conflitto tra Russia e Ucraina, ancora in corso, l’artefice principale della sensibilizzazione sul tema della transizione energetica, necessaria non solo per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, obiettivo chiave dei protocolli europei e mondiali di salvaguardia dell’ambiente, ma anche e soprattutto per aumentare la sicurezza energetica dell’Europa e calmierare la volatilità dei prezzi, divenuta ormai un fattore di rischio per famiglie e imprese. Il Green New Deal europeo, approvato nel luglio del 2020, infatti, poneva l’obiettivo della carbon neutrality nel 2050, puntando, attraverso l’accelerazione delle politiche comunitarie e nazionali, a un generale abbattimento delle emissioni climalteranti. In particolare, il pacchetto climatico Fit for 55 recentemente adottato dalla Commissione Europea impone un target intermedio sfidante per il 2030: una riduzione del 55% di GHG (Green House Gas) emessi in atmosfera (rispetto ai livelli del 1990), da raggiungersi attraverso una ristrutturazione di tutti i settori economici, a iniziare da quello energetico, che sfrutta ancora ampiamente combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale), e in questo senso, in modo particolare, la Tassonomia indica che un’attività può essere considerata sostenibile se risponde almeno ad uno dei sei obiettivi ambientali: mitigazione del cambiamento climatico; adattamento al cambiamento climatico; protezione risorse idriche; transizione verso economia circolare; riduzione dell’inquinamento; protezione delle diversità. Per non parlare poi di come l’utilizzo dei fondi Next Generation EU sia fortemente condizionato all’impegno degli Stati membri nella transizione green, sia in forma diretta (almeno il 37% delle risorse deve essere destinato alla decarbonizzazione) sia indiretta (nessuno degli interventi previsti nei piani di ripresa nazionali può arrecare danni significativi all’ambiente).

E’ facile dunque capire come la scelta del Europarlamento dello scorso 6 luglio rappresenti concretamente uno stop in questo senso e ponga numerosi dubbi sulle reali possibilità di superare gli ostacoli proposti dagli interessi lobbystici e anche puramente nazionalistici di Paese come Francia e Germania che su questi settori energetici hanno investito molto negli anni sia sotto un profilo economico, sia sotto un profilo politico.

Di fatto, però, le fonti di energia rinnovabile (FER) oggi rappresentano una delle principali alternative ai combustibili fossili. A tal punto che secondo l’International Renewable Agency, IRENA, oltre il 90% delle soluzioni per la decarbonizzazione del pianeta sono legate, direttamente o indirettamente, all’utilizzo di FER, diventando così la risposta più decisa al raggiungimento di questi obiettivi. Ciò è particolarmente vero nel contesto attuale, dove la guerra, scatenata da uno dei più importanti produttori mondiali di materie prime e commodity energetiche, impone un’accelerazione nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, al fine di rendere l’Unione Europea più indipendente dal punto di vista energetico. Questo, però, impone anche alla UE di prendere una posizione forte, sottolineando la sua debolezza e fragilità sotto il profilo energetico. Una scelta che evidentemente la Comunità Europea non è ancora pronta a prendere unitamente, anche se il ricorso di Austria e Lussemburgo, basato anche proprio sui commenti pervenuti precedentemente al voto da parte degli esperti coinvolti proprio dalla Commissione Europea nell’ambito delle valutazioni sulla possibile inclusione del comparto energetico nucleare e del gas naturale all’interno della tassonomia delle attività sostenibili che possono accedere a investimenti pubblici, potrebbe cambiare le carte in tavola.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA

Guardando però all’esempio di una società come quella delle Acciaierie Arvedi, nate a Cremona nel 1963 e da sempre all’avanguardia su questi temi, possiamo dire che l’Italia si pone rispetto questi argomenti in maniera diversa rispetto agli altri player europei. Basti pensare anche solo alle strategie proposte attualmente dal governo Draghi, che viaggiano su due binari paralleli, guardando, da una parte, al breve periodo, con la creazione di possibili partnership per l’espansione dell’approvvigionamento energetico e l’investimento in tecnologie, come la recente acquisizione da parte di Snam di un rigassificatore che dovrebbe aiutare alla copertura di parte del fabbisogno nazionale, e, dall’altra, al lungo periodo, con la predisposizione di fondi del PNRR proprio per il sostegno all’adozione di energie rinnovabili e alla decarbonizzazione. Anche perché, come ha sottolineato il Ministro Giovannini in una recente intervista a Sky TG24: “Il Green Deal per l’Europa non è solo una questione ambientale, ma, vista in una prospettiva di lungo periodo, diventa anche una questione di business che potrebbe permettere al vecchio continente di poter vendere un domani la propria tecnologia e le proprie soluzioni per la sostenibilità anche al resto del mondo”. Un principio già ben radicato nel mercato economico italiano che vede nella bioeconomia uno dei suoi segmenti industriali in maggior sviluppo, rendendo il nostro Paese un’eccellenza in questo settore a livello europeo. Secondo i dati del il rapporto “La Bioeconomia in Europa”, giunto alla sua ottava edizione e redatto dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING e Assobiotec-Federchimica, infatti, se l’Italia risulta essere al terzo posto nel continente europeo per fatturato, con 364 miliardi di euro (26 miliardi in più rispetto al 2019), e al secondo posto come numero di dipendenti coinvolti nel settore, con oltre 2 milioni di professionisti, comparando il numero di attività operanti in questo comparto rispetto al totale nazionale, scopriamo che il nostro Paese è praticamente prima a parimerito con la Spagna, mentre guardando all’impatto occupazionale del segmento rispetto al mercato del lavoro del Bel Paese, la nostra Penisola risulta essere saldamente al primo posto a livello Europeo, con un impatto del 8.2%. Dati questi che fanno ben sperare e sottolineano come l’impatto dell’economia circolare stia assumendo un valore, anche economico, sempre più rilevante per il nostro territorio che non dovrà farsi sfuggire questa opportunità per guardare alla crescita e una ripartenza economica sempre più necessaria.
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