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IN ITALIA, 9 AZIENDE SU 10 SCELGONO DI INVESTIRE IN DIGITALIZZAZIONE GRAZIE AI FONDI DEL PNRR

La domanda che tutti si pongono nel day after della caduta del governo Draghi è: come faremo a rispettare i tempi imposti dalla UE per continuare a ricevere i fondi del Piano di Ripresa e Resilienza? Un tema spinoso, a cui sicuramente ora è difficile dare risposta, ma che lascia appese a un filo migliaia se non milioni di aziende nel nostro Paese che basavano il proprio sviluppo post-pandemico su questi aiuti economici. Un argomento di grande attualità, dunque, che, in vista anche della prossima edizione del Milan Fintech Summit - l'evento, dedicato al mercato del finance technology italiano e organizzato da Business International - Fiera Milano e Fintech District che si terrà dal 5 al 7 ottobre 2022 -, abbiamo cercato di comprendere meglio attraverso i dati del nuovo Osservatorio realizzato da Qonto su un campione di oltre 1.000 PMI attive in tutto il territorio italiano e operanti in diversi settori. La survey, che ha visto coinvolte aziende appartenenti a diversi settori economici, ha indagato, tra le altre, il comportamento nei confronti degli incentivi previsti da PNRR, lo stato di digitalizzazione delle PMI, la formazione e le competenze maggiormente richieste.

Qonto vuole essere un partner strategico per le PMI e gli imprenditori italiani e per questo ascoltiamo attentamente le loro esigenze, sviluppiamo soluzioni su misura e supportiamo il processo di digitalizzazione del business”, commenta Mariano Spalletti, Country Manager per l’Italia di Qonto. “In questo momento, abbiamo di fronte una grande opportunità per spingere verso la digitalizzazione del Paese, partendo proprio dal tessuto imprenditoriale. Il trend è positivo e i dati del nostro osservatorio lo confermano, ma è necessario continuare a lavorare per sensibilizzare sul tema e per stimolare la nascita e la diffusione di competenze digitali, ormai imprescindibili”.

PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), organizzato in 6 missioni, prevede per l’Italia 191 miliardi di fondi per innovazione e digitalizzazione, transizione ecologica e inclusione sociale. In particolare, Qonto ha indagato in che modo le PMI hanno investito o hanno intenzione di investire tali fondi, focalizzandosi in particolare su come le risorse messe a disposizione dal PNRR possano contribuire ad accelerare il processo di digitalizzazione del tessuto imprenditoriale del Paese.

Oltre il 70% delle piccole e medie imprese intervistate ha dichiarato di avere già fatto ricorso o aver intenzione di far ricorso agli incentivi previsti dal PNRR (di queste, il 61% circa ne sta già facendo uso). Dall’indagine emerge in particolare che ad avere già aderito agli incentivi previsti sono maggiormente le PMI numericamente più grandi: tra le aziende da 50 a 250 dipendenti una su due (56%) ne ha già fatto ricorso, mentre tra le micro-imprese fino a 10 dipendenti solo una su quattro (26%) si è già attivata per utilizzare i fondi. Tra gli interventi coperti dalle agevolazioni, i più richiesti e scelti da oltre la metà delle PMI intervistate spiccano l’accesso al credito di imposta (52%) e la formazione (51%). Per quanto riguarda la prima, il credito di imposta interessa in particolare le aziende manifatturiere (62,5%) e le imprese dell’edilizia (60%), attirando oltre la metà (52%) delle micro-imprese fino a 10 dipendenti.

La decisione di accedere ai finanziamenti è stata in buona parte influenzata dai recenti avvenimenti economici e geopolitici. Lo dichiara il 67% delle imprese che aderiranno al PNRR entro la fine del 2022. I dati mostrano inoltre che l’attuale scenario geopolitico ha favorito la scelta verso il PNRR in particolare delle aziende più giovani (il 75,5% tra le startup e il 72% delle aziende tra i 4 e 10 anni di attività) e le PMI del Sud Italia (il 70% contro il 64% delle PMI al Centro e al Nord). Inoltre, l'indagine sottolinea che i settori più attenti a ricevere i fondi in seguito alla guerra e all’attuale situazione politica italiana e macro-economica mondiale sono le aziende attive nei servizi per la ristorazione e l’ospitalità (76%), le imprese che si occupano di Media & Marketing (76%) e quelle della formazione (74,5%).

Per il 67% circa delle imprese, gli interventi previsti grazie ai fondi PNRR avranno principalmente effetti nel lungo periodo. Questo dato raggiunge il 76% circa nel caso delle startup ed è addirittura al di sopra dell’80% nel settore manifatturiero.

PMI E DIGITALIZZAZIONE

Tra gli stanziamenti previsti, 9 su 10 (91%) tra le PMI italiane che stanno già sfruttando o approfitteranno dei fondi messi in campo dal PNRR, hanno deciso di investire nella digitalizzazione del proprio progetto di impresa. Sul totale delle aziende, la percentuale di quelle che scelgono di aderire al PNRR per innovarsi digitalmente sale dal 55% di dicembre 2021 al 64% di giugno 2022. Per il 68% circa delle PMI che stanno utilizzando o hanno intenzione di utilizzare le risorse del PNRR, il digitale (e più nello specifico l’implementazione di nuovi strumenti digitali o il loro aggiornamento) avrà un ruolo fondamentale o molto importante rispetto alla tipologia di intervento che si prevede di realizzare utilizzando gli incentivi del PNRR, mentre sono solo il 5% circa quelle per cui non avrà un ruolo importante.

COMPETENZE DIGITALI: LA SPINTA PER COLMARE IL GAP
Innovare non significa solo implementare sistemi e processi a elevato valore tecnologico, ma anche investire in formazione per colmare il gap di competenze digitali, che emerge in maniera evidente se si guarda ai risultati del DESI 2021, che vede l’Italia al 25° posto tra i Paesi dell’Ue in materia di e-skill. Nell’ultimo anno, anche il Ministro per la trasformazione digitale, Vittorio Colao, ha più volte lanciato un “allarme competenze”, che trova conferma nei dati della survey, che ha evidenziato come le competenze digitali, oggi più che mai necessarie per essere maggiormente competitivi sul mercato, siano ritenute da 1 azienda su 4 (26%) tra le più difficili da reperire. Non a caso, inoltre, per il 64% circa delle aziende che scelgono di investire in formazione utilizzando le risorse del PNRR, gli investimenti in quest’area si focalizzeranno sullo sviluppo di competenze digitali, che rappresenta uno degli elementi chiave del PNRR intorno al quale ruota il futuro delle aziende e delle PMI e in particolare di quelle che operano nel settore manifatturiero (76%) e di quelle in attività da almeno 20 anni (72,5%).

FONDI PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE RICHIESTI DA 1 PMI SU 5, EUROPA PRIMA AREA STRATEGICA

Il PNRR prevede circa un miliardo e mezzo di fondi destinati all’internazionalizzazione delle imprese italiane. Secondo quanto emerge dall’Osservatorio Qonto, ne ha fatto ricorso o ha intenzione di farlo entro la fine del 2022 1 su 5 delle PMI che utilizzano o utilizzeranno il PNRR e 1 su 10 tra le startup. L’Europa è la prima area geografica in cui si sceglie di concentrare l’espansione internazionale. In particolare, oltre la metà (52%) è interessata ai mercati dell’Europa Centrale. Seguono Stati Uniti (22%) e Sud America (12%). A favorire l'internazionalizzazione sono principalmente le medie imprese da 50 a 250 dipendenti: 1 su 4 ha già all’attivo o in programma piani di investimento nei paesi stranieri contro 1 su 10 tra le micro-imprese fino a 10 dipendenti.

Cybersecurity e disaster recovery

L’indagine svolta rivela che cybersecurity e disaster recovery sono temi sempre più attuali per le PMI italiane: per il 68% degli intervistati, sono previsti investimenti in questo campo nei prossimi 2 anni (percentuale che arriva a toccare il 78% per le medie imprese da 50 a 250 dipendenti). Più di un’azienda su tre tra quelle che hanno investito o investiranno in formazione utilizzando le risorse del PNRR, inoltre, si concentrerà sull’area della sicurezza informatica dei sistemi (34%).
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NEXT MOBILITY EXHIBITION: A FIERA MILANO PROTAGONISTE TRANSIZIONE ENERGETICA E SOSTENIBILITA’

Mobilità pubblica, sharing mobility, sostenibilità, transizione energetica e innovazione: la proposta espositiva e il ricco programma convegnistico faranno di Next Mobility Exhibition, l’evento organizzato da Fiera Milano, che si terrà nel quartiere di Rho dal 12 al 14 ottobre prossimi, una occasione unica per chiamare a raccolta i leader del mercato e gli stakeholder nazionali ed internazionali.

In un contesto, dove - anche grazie ai fondi stanziati dal PNRR (più di 32,4 miliardi di euro solo per il Tpl, secondo il Rapporto Intesa Sanpaolo-ASSTRA) - la mobilità rappresenta un tema chiave per la ripresa e lo sviluppo economico dell’intero Paese, NME offrirà una tre giorni per fare il punto su mezzi, soluzioni, politiche e tecnologie per un sistema di mobilità sostenibile delle persone, confrontarsi sullo stato dell’arte del mercato, riflettere su come cambierà il mondo del trasporto pubblico locale, pensare a come favorire la ripresa e lo sviluppo di questo settore fortemente colpito dal biennio della pandemia ed esplorare le potenzialità legate al trasporto green: gas, idrogeno, elettrico, ma anche sharing e mobilità innovativa.

Sullo sfondo, un mercato in grande fermento. Pur fortemente segnato dai blocchi legati alla pandemia, il settore del trasporto pubblico locale e regionale in Italia rappresenta un comparto strategico: nel periodo pre-Covid, generava un fatturato di circa 12 miliardi di euro all’anno, con oltre 5,5 miliardi di passeggeri trasportati, 1.8 miliardi di vetture-Km annui e 775 e oltre 124.000 addetti (fonte: Rapporto Intesa Sanpaolo-ASSTRA). In crescita è invece il mercato della micromobilità che rappresenta il 90% del totale dei veicoli in sharing presenti in Italia: 9 noleggi su 10. In aumento anche l’offerta (+45%) e le iscrizioni (+30%) a servizi di scooter sharing, che si concentrano soprattutto nelle grandi aree metropolitane: Roma, Milano e Torino hanno registrato un numero di noleggi superiore alla media del 2019, ossia 21,7 milioni di noleggi 91,7 milioni di km percorsi. (fonte: Osservatorio sharing mobility)

Ad oggi già più di cinquanta aziende hanno risposto all’appello di Next Mobility Exibition tra cui spiccano diverse case costruttrici di mezzi come Industria Italiana Autobus, Irizar e-mobility, IVECO BUS, MAN Truck&Bus, Rampini e Solaris.

Spazio anche ai protagonisti della transizione energetica grazie, tra gli altri, a Kempower, Loop Energy e Nuvera Fuel Cells.

Forte la presenza sul fronte IT, con aziende come Greenshare, IVU Traffic Technologies Italia, MAIOR, Nordcom, Optibus Transportation Limited, Padam Mobility, Shotl Transportation e Y. Share,

Protagonisti della kermesse anche gli operatori come Flixbus e Marino Bus
Cuore dell’evento sarà inoltre il ricco palinsesto formativo, ideato dal Comitato tecnico scientifico presieduto dal Professor Pierluigi Coppola (Coordinatore del Progetto Air Urban Mobility del Politecnico di Milano) e di cui fanno parte associazioni internazionali (UITP- International Association of Public Transport e IRU - World road transport organisation), dicasteri, realtà accademiche come l’Università Bocconi e l’Università degli Studi della Campania, ma anche la Conferenza Regioni e Province Autonome, Trenord e diverse realtà associative che rappresentano le varie sfumature della transizione energetica: Federmetano, Motus-e, Enea, Unem, H2IT (Associazione italiana per l'idrogeno e celle combustibile) e Anie E-Mobility.

Un Comitato nato con l’obiettivo di condividere know-how e che consentirà di fare della fiera un momento chiave per focalizzare obiettivi a breve e lungo termine, fare il punto sulle opportunità legate al PNRR, valutare le modalità di superamento delle criticità attuali.

Ad aprire il ricco palinsesto sarà infatti il convegno “I driver per una mobilità innovativa e sostenibile”, che avrà come cuore centrale lo studio realizzato dal Politecnico di Milano e offrirà un’analisi e gli strumenti per riattivare la domanda del trasporto pubblico, obiettivo descritto dal Position Paper del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili che ha l’ambizioso target di aumentare, entro il 2026, del 10 per cento lo share modale.
NME inoltre sarà l’occasione per presentare per la prima volta al pubblico Il Centro Nazionale per la Mobilità sostenibile: venticinque università, altrettanti centri di ricerca e 24 grandi imprese, un mix pubblico-privato che mette subito sul tavolo un investimento di 394milioni di euro per i primi 3 anni (2023-2025), dando spazio a 696 ricercatori dedicati e 574 neoassunti.

Grazie al contributo di importanti partner come Agens, ANFIA; ANIE, ANAV, Federmotorizzazione, Globe Italia, Studio Jacobacci, Traspol-Politecnico di Milano, i tre giorni di fiera permetteranno di fare il punto sull’evoluzione della mobilità in chiave sostenibile.

Sotto i riflettori la transizione energetica - con diversi appuntamenti dedicati allo sviluppo delle infrastrutture, ma anche ai nuovi mezzi (e-buses, idrogeno e Lng) e lo sviluppo della smart city, con approfondimenti dedicati agli hub intermodali, ai PUMS (Piani Urbani di Mobilità Sostenibile) e all’analisi dello stato dell’arte delle principali metropoli internazionali. Grande attenzione anche agli scenari futuri, destinati a far evolvere la mobilità pubblica in chiave sempre più attenta all’ambiente: guida autonoma, sharing e micromobilità, smart mobility, mobilità innovativa. Non mancherà infine lo spazio dedicato agli award: NME è stato scelto come contesto in cui presentare il Sustainable Bus of the Year, il premio europeo dedicato all’autobus “più verde”, e il Mobility Innovation Award, che premia la migliore azienda di trasporto pubblico. Infine, per un mondo che cambia ci vogliono nuove professioni: focus su mobility manager, change manager, gestori di MaaS, tutte nuove figure per cui è necessario avviare un percorso formativo dedicato. Sono infatti 135 le nuove professioni legate allo sviluppo della mobilità green. Next Mobility Exhibition, in programma dal 12 al 14 ottobre 2022 nel quartiere di Rho, è il nuovo appuntamento di Fiera Milano dedicato alla filiera della mobilità collettiva. Organizzato da Fiera Milano, l’evento è realizzato con la partnership di Agens (Agenzie Confederale dei Trasporti e dei Servizi), Anav (Associazione Nazionale Autotrasporto Viaggiatori) e Asstra (Associazione Trasporti). NME 2022 gode del patrocinio di: Commissione Europea, Ministero del Turismo, Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Regione Lombardia e Comune di Milano.
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Open Future Open Culture Photogallery

Il 28 maggio 2022 Open Future Open Culture ha inaugurato gli spazi di MIND (Milano Innovation District) dando il via alla PRIMAVERA MIND. Il palinsesto d’autore promosso da Lendlease - gruppo internazionale di real estate, infrastrutture e rigenerazione di aree urbane - e realizzato da Business International, la business unit di Fiera Milano specializzata nell’organizzazione di conferenze, convegni e formazione professionale per manager e aziende, si è strutturato in una serie di tavole rotonde e keynote speech con la direzione editoriale di Carlo Antonelli.

Qui sotto è possibile rivivere i momenti salienti della giornata che tra i suoi protagonisti ha visto:personalità provenienti da diversi settori come Maurizio Ferraris, filosofo e accademico italiano, nonché Professore di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Torino, Giuseppe Testa, Head of Neurogenomics Research Centre di Human Technopole, e Professore di Biologia Molecolare presso l’Università degli Studi di Milano, il filosofo Emanuele Coccia, il duo curatoriale di arte contemporanea Francesco Urbano Ragazzi, l’architetto Mario Cucinella, il produttore musicale Dardust.
All’evento hanno partecipato inoltre i CEO di importanti aziende che hanno raccontato la loro visione sull’innovazione, nonchè le aziende e le società che fanno parte dell’ecosistema di MIND, come Federated Innovation, Astrazeneca, ROLD, Bio4Dreams ed Illumina. .


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Top Manager Reputation: l’attivismo dei manager valica i confini nazionali

La guerra in Ucraina e le sue ripercussioni su economia e tessuto sociale aprono a nuovi rischi reputazionali per molte aziende italiane. Il settore più esposto per i suoi legami d’affari con la Russia è quello dell’energia, seguito dal mondo finance. Per le aziende tech, di cybersecurity e di difesa, invece, si aprono nuove prospettive di espansione. È in queste fasi delicate che i manager sono chiamati a uno step ulteriore: dimostrare di avere carattere e capacità di leadership, pur tra le difficoltà. Dai dati di marzo della classifica Top Manager Reputation, l’Osservatorio permanente di Reputation Science sulla reputazione online dei vertici delle aziende attive in Italia, i manager hanno risposto positivamente. La parola chiave del mese è infatti attivismo: un manager su due è intervenuto in prima persona per prendere posizione nel conflitto, condannando l’aggressione russa o con iniziative di vicinanza al popolo ucraino.

IL PODIO DEI TOP MANAGER ITALIANI
Carlo Messina
(80.30), che con Intesa Sanpaolo ha donato 10 milioni di euro per misure di solidarietà e accoglienza, si conferma al primo posto. Claudio Descalzi (78.98) di Eni, forte dei risultati del 2021, sale al secondo. Francesco Starace (77.31) è terzo, in crescita Matteo Del Fante (75.05) di Poste Italiane, che ha siglato il protocollo d'intesa con il Forum del Terzo e annunciato l’aquisizione di Lis Holding. Il cluster energetico, nonostante la crisi ucraina, conferma altri tre protagonisti in top15: Stefano Antonio Donnarumma (73.47) di Terna sale al quinto, Renato Mazzoncini (72.17) di A2A è settimo, stabile Marco Alverà (60.30) di Snam. Il settore che più ha fatto sentire la propria voce contro la guerra è quello della moda. «Il battito del mio cuore per la sofferenza dei bambini costretti a scappare» ha detto Giorgio Armani (73.40), inaugurando la sua sfilata silenziosa. Lo stilista è in buona compagnia: Leonardo Del Vecchio (65.97) con Luxottica si è mobilitato per aiutare i dipendenti in Ucraina, Brunello Cucinelli (66.45) ha ricordato «il valore del dialogo come mezzo più nobile per raggiungere sempre l’armonia tra gli uomini», Renzo Rosso (62.93) e OTB Foundation hanno risposto all’appello dell’Agenzia Onu per i Rifugiati, mentre Remo Ruffini (61.73) ha chiuso i negozi Moncler in Russia e lanciato un appello di pace sui social. Parole e gesti concreti che hanno avuto un riflesso positivo sull’intero sistema. John Elkann (72.08) guida il cluster Industria, Urbano Cairo (61.58) quello dei Media, stabile Alessandro Benetton (58.90) di Edizione.

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Bracci (Polifarma): le digital therapeutics sono il futuro del Pharma

«Nel 2017 eravamo già convinti che, con l’introduzione del digitale, ci saremmo trovati di fronte ad una radicale rivoluzione del nostro settore che avrebbe portato più a un ripensamento dei modelli di cura che a un potenziamento di vecchi approcci». Così, nel corso di una piacevole chiacchierata realizzata in vista della prossima edizione del CEO Italian Summit & Awards – l’evento organizzato da Business InternationalFiera Milano, in collaborazione con Forbes Italia e previsto a Milano il prossimo 1 dicembre 2022 –, Andrea Bracci, CEO di Polifarma, ha spiegato come è nato il percorso di “culture innovation” che dal 2017 ha coinvolto la realtà italiana, leader da oltre 100 anni nel settore farmaceutico, e che le ha permesso di compiere un passo evolutivo fondamentale nello sviluppo di terapie innovative a favore dei pazienti. «Fin da subito – prosegue Bracci – abbiamo compreso la necessità di nuovi modelli di cura che sarebbero stati legati principalmente alla prevenzione e all’assistenza continuativa, che deve essere sostenibile e capillare, soprattutto per quanto riguarda le patologie croniche. Quindi una rivoluzione che non sarebbe avvenuta soltanto nella sfera dei servizi sanitari, ma in particolare nella vita quotidiana dei pazienti, mentre sono al lavoro o a casa». Una sfida completamente nuova, quindi, da affrontare e studiare con metodo e consapevolezza. «Questa nuova ambientazione – spiega l’amministratore delegato –, per noi si è tradotta non tanto in investimenti su tecnologie e competenze, ma piuttosto in un processo di cambiamento interno su cui costruire il nostro futuro, puntando su quegli elementi distintivi di credibilità, fiducia e qualità che negli anni avevano caratterizzato la nostra reputazione». Tre asset di grande importanza che hanno dato il via a un percorso di trasformazione basato sulla valorizzazione delle persone. «Innanzitutto – precisa Bracci – abbiamo investito sulla formazione ai dipendenti, coinvolgendoli a tutti i livelli e su tutti i processi, sollecitando il loro contributo anche su temi strategici. In secondo luogo, abbiamo lavorato per aumentare il loro senso di responsabilità, affinché si creassero le condizioni favorevoli ad un reale cambiamento di mindset, prima ancora che dei processi e del modello di business».

FORMAZIONE E INFORMAZIONE, LE CHIAVI DELLA DIGITAL TRANSFORMATION

Chiaramente, questa “digitalizzazione orizzontale” ha avuto una decisa accelerazione con l’avvento della pandemia. «In realtà, proprio grazie aI fatto che siamo partiti in anticipo – sottolinea il manager –, diciamo che l’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto in questi due anni ci ha trovato già pronti a far fronte a tutte quelle esigenze che noi avevamo intercettato già tre anni prima, creando un core team dedicato alla Digital Transformation, che ha permesso di governare due distinti piani d’azione eseguiti in modalità sinergica dalla baseline di progetto fino a oggi». Una visione di lungo termine, dunque, che non ha mai smesso di perseguire un obiettivo essenziale: cogliere maggiori opportunità di crescita, sviluppo e valorizzazione attraverso un approccio orientato al risultato, alla dinamicità, all’innovazione e a una solida responsabilità sociale d’impresa. «Per fare questo – aggiunge Bracci –, in primis, abbiamo improntato un piano di training on-the-job continuo per tutto il personale di Polifarma, sia interno che Field Force, volto a uniformare la cultura “digitale” e al fine di assicurare la diffusione di metodi e best-practice nell’uso del digitale. In secondo luogo abbiamo dato vita a un ecosistema digitale volto ad elevare la qualità e l’efficienza delle attività di comunicazione con i nostri clienti. A ogni informatore, quindi, abbiamo messo a disposizione diversi canali digitali, finanche un sito personale dedicato, per uno scambio costante di informazioni con il proprio medico attraverso la condivisione di contenuti personalizzati, di valore e on-demand. In quest’ultimo anno, infine, una volta ritenuto che il processo di cambiamento fosse stato assorbito e ogni collaboratore in Polifarma avesse il mindset di pensare in digitale in ogni suo progetto, abbiamo deciso di accelerare il processo di innovazione adottando tecnologie e metodologie sempre più all’avanguardia. A breve introdurremo, infatti, sistemi di datawarehouse centralizzati per la business intelligence e sistemi di marketing automation per rispondere sempre in modo più personalizzato a richieste dei nostri stakeholder».

 

IL VALORE DELLA MEDICINA DIGITALE
Un pubblico che sembra sempre più difficile da raggiungere, coinvolgere e le cui esigenze sono in continua evoluzione, soprattutto in un mercato come quello del pharma. «Anche in questo caso – precisa Bracci –, la trasformazione che abbiamo messo in campo e il digitale ci hanno permesso, in realtà, di duplicare i contatti con gli operatori sanitari e anche il nostro effort promozionale. Basti pensare che durante il lockdown sono stati registrati 60mila contatti digitali. Da 2017 sono stati inviati circa 570mila contenuti scientifici e secondo una ricerca effettuata da Bhave nel 2020, in circa 9 mesi la nostra azienda ha vissuto una crescita esponenziale in termini di utilizzo del digitale nell’informazione medico scientifica, guadagnandosi l’ottavo posto in questa speciale classifica tra le aziende farmaceutiche a livello nazionale». Un dato decisamente promettente, se si pensa che oggi l’88% degli italiani cerca informazioni sanitarie on line, più di uno su cinque utilizza lo smartphone per ricordarsi di prendere un farmaco (22%), il 21% per tracciare i parametri clinici e in media, secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, l’adozione di telemedicina è passata da poco più del 10%, nel periodo pre-Covid, a oltre il 67% attuale. «L’uso della tecnologia – spiega Bracci – è sempre più dentro i processi di gestione di diagnosi e cura e in questo contesto, prende sempre più piede un’importante innovazione che si basa sulla medicina digitale e che consiste nell’associazione e combinazione di tecnologie sanitarie tra loro diverse, in particolare quella chimica, che è alla base di farmaci prescritti dal medico, e quella digitale, che è alla base di dispositivi medici in forma di applicazioni utilizzate dal paziente». Una grande opportunità, questa, per rispondere e allineare sempre meglio le esigenze dei malati e degli operatori sanitari che li curano. «L’adozione di soluzioni di questo tipo – incalza Bracci – può far sì che l’approccio terapeutico superi l’offerta del solo principio attivo permettendo di: lavorare sulla prevenzione e l’empowerment del paziente per l’adozione di adeguati e migliori stili di vita; creare una sinergia virtuosa con il farmaco, per migliorare il benessere del paziente; offrire strumenti di monitoraggio a medici, caregiver e pazienti in modo da adattare prontamente la terapia quando necessario».

IL DIGITALE E’ UN’OPPORTUNITA’ DA COGLIERE
Un trend, questo, che apre il campo a una profonda riflessione da fare in relazione all’evoluzione del rapporto tra medicina e tecnologia che spesso non trova d’accordo tutti gli attori del settore. «Il digitale – sottolinea Bracci – non sostituirà in alcun modo la competenza di un medico, ma al più lo supporterà nelle decisioni da prendere, riducendo notevolmente attività di routine e permettendogli di focalizzarsi su quello che sa fare meglio: prendersi cura dei propri pazienti. Oggi abbiamo una enorme numero di medici e operatori sanitari in forte stress perché il digitale è stato calato su tutto il servizio sanitario in modo disorganizzato, non sfruttando la potenzialità di razionalizzazione di grandi quantità di dati in preziosi insight mirati (tema dei big data) e non sfruttando l’opportunità di poter gestire in modo ottimizzato i propri pazienti (tema del time-saving). Il risultato è che i medici italiani oggi gestiscono tanti pazienti, con i più disparati canali digitali, ma con metodologie sostanzialmente tradizionali. Noi di Polifarma crediamo di poter essere il giusto partner per i medici in questo cambiamento, offrendo soluzioni che vanno oltre la molecola ed offrendo supporto formativo per migliorare la qualità del proprio lavoro». Indubbiamente, peraltro, le collaborazioni dell’azienda farmaceutica italiana con UnitelmaSapienza per la creazione di corsi ad alta specializzazione per pazienti ed operatori sanitari e la collaborazione con le due start-up DaVi Digital Medicine e daVinci Digital Therapeutics segnano una svolta organizzativa in tal senso. «E anche il PNRR va proprio in questa direzione – chiosa l’amministratore delegato di Polifarma – per individuare nuovi processi di medicina personalizzata e di prossimità, in cui il digitale sarà il vero fattore abilitante».



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CEO Italian Awards 2019: ecco i migliori top manager italiani

Nella serata di ieri, Forbes Italia e Business International hanno premiato i migliori top manager alla guida delle realtà imprenditoriali presenti nel nostro Paese che nel corso del 2019 si sono distinti per audacia e intraprendenza, consolidando la competitività delle loro imprese sui mercati internazionali e rendendole, al tempo stesso, luoghi di lavoro migliori e più attenti alle necessità delle persone.
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