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Supply Chain & Procurement

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SACCHI (BEARINGPOINT ITALIA): PIANIFICAZIONE DIGITALE INTEGRATA? LA CHIAVE DI VOLTA DELLE FILIERE CONTRO LA CRISI

"Forse oggi, dopo i difficili anni del Covid, la recessione non è più così vicina, ma i margini aziendali continuano a essere sotto pressione. La crisi energetica scaturita dalla guerra in Ucraina ha fatto schizzare i costi di produzione costringendo le imprese a scaricarli sul consumatore finale; nel contempo la BCE, per contenere la crescente inflazione, ha progressivamente incrementato i tassi di interesse, con un conseguente aumento esponenziale del costo del denaro. In questo difficile contesto, il commercio non è stato particolarmente avvantaggiato e il 2024 si prospetta un anno complesso per le imprese italiane”. Inizia così, l’analisi prodotta da Gianluca Sacchi, Head of Consumer Goods & Retail di BearingPoint Italia, che in un recente whitepaper ha spiegato perché la pianificazione possa essere una delle vere chiavi di volta a disposizione non solo delle singole aziende, ma proprio delle intere filiere, per poter rimanere flessibili, resilienti e sempre operative anche in un contesto così complesso e difficile da gestire. Un documento che abbiamo voluto analizzare più approfonditamente per capirne gli spunti e il valore, anche in vista della prossima edizione del CPO Summit – l’evento dedicato al mondo dei Chief Procurement Officer che si terrà il prossimo 11 e 12 giugno 2024 presso l’Allianz MiCo di Milano, all’interno del Business Leaders Summit, organizzato Business Internaitonal, la business unit di Fiera Milano.

 

PIANIFICARE PER OTTIMIZZARE I COSTI

Complesso, sì, ma non impossibile – prosegue il manager –. Le imprese hanno, infatti, dalla loro parte un’arma che ancora oggi è spesso sottovalutata: puntare sull’ottimizzazione dei costi, che nel contesto attuale diventa un imperativo categorico per cercare di tenere in equilibrio i conti”. Le aziende che avevano strategicamente adottato una pianificazione tesa a questo genere di razionalizzazione, e che hanno investito sui sistemi di fornitura digitalizzati ed integrati, infatti, oggi sono ben posizionate per affrontare questa lunga crisi. “Disporre di un sistema digitale che connetta tutti gli anelli della supply chain – sottolinea Sacchi – permette, infatti, di prevedere le possibili evoluzioni della domanda, e di essere, dunque, più flessibili e agili nell’anticipare colli di bottiglia (bottlenecks) e adottare soluzioni efficaci in caso di imprevisti”. Le imprese che sono ancora indietro sulla strada della digitalizzazione non devono comunque disperare. “Perché hanno la grande opportunità di mettersi al passo sfruttando i fondi del Pnrr – spiega l’esperto –. A disposizione delle realtà che vogliono puntare su questa strategia, infatti, oggi ci sono: 23,89 miliardi di euro per la digitalizzazione e 0,63 miliardi per la logistica integrata. Spesso però il tema del ritardo è imputabile più alla resistenza culturale delle imprese che non a mancanze di risorse. Resistenza dettata dal fatto che spesso questi strumenti sono sconosciuti o di difficile comprensione”.

 

LA PIANIFICAZIONE DIGITALE INTEGRATA

Facciamo quindi un po’ di chiarezza: cosa intendiamo per strumenti digitali a supporto della pianificazione aziendale integrata? “Facciamo un passo indietro – continua Sacchi – e proviamo a descrivere in maniera più tecnica il sistema di pianificazione a cui abbiamo accennato in precedenza: la "pianificazione aziendale integrata" o "integrated business planning" (IBP). In estrema sintesi è la fusione in un unico piano di: Pianificazione Operativa: che si occupa della gestione quotidiana delle attività aziendali e della definizione degli obiettivi di breve termine; Pianificazione Strategica: che si concentra sulla definizione degli obiettivi di lungo termine; Pianificazione Finanziaria: che si focalizza sulla gestione delle risorse finanziarie – in termini di liquidità nel breve termine e di investimenti e finanziamenti nel lungo termine. Inoltre, la digitalizzazione del processo di pianificazione integrata rappresenta un importante facilitatore, un abilitatore del modello operativo della società, che deve però essere già strutturato nel dettaglio da un punto di vista organizzativo e di processo”. Quali sono però a questo punto i vantaggi della pianificazione integrata e gli ostacoli alla sua attuazione? La risposta del manager è la seguente: “I vantaggi sono evidenti: la pianificazione integrata consente di individuare eventuali rischi di fornitura e subfornitura e di sapere in anticipo quanti volumi sarà necessario produrre in previsione dell’andamento della domanda (con annessi i relativi picchi imprevisti), facendo scattare i “campanelli d’allarme" rispetto all’eventuale situazione di scarcity. A questa proiezione operativa si potranno poi collegare i piani finanziari e garantire il rispetto e la riconciliazione dei margini”. A ben vedere, ineffetti, i benefici dell’integrated business planning sono misurabili e, secondo le stime a disposizione dell’esperto, sono stati anche misurati. “Nei primi due anni dall’implementazione della strategia di pianificazione integrata – continua Sacchi – si evidenzia un aumento del 17% nella profittabilità, del 10% nel margine lordo e del 7,5% in termini di return on net assets (RONA)”. Tuttavia, sebbene le aziende discutano di pianificazione integrata da decenni, la maggior parte non è stata in grado di perseguirla. “Questo perché, per arrivare ad avere una buona pianificazione – sostiene il manager –, bisogna in primo luogo ottimizzare tutti i passaggi delle informazioni lungo la supply chain. Ad oggi, quindi, la pianificazione, anche nelle aziende che dichiarano di attuarla, è lenta, i processi sottostanti sono spesso mal strutturati e le informazioni e i flussi di lavoro vengono ripetutamente interrotti”. Questo avviene perché molto spesso la cultura e i processi aziendali seguono una logica “a silos” (ovvero ogni reparto fa il suo lavoro comunicando poco o per nulla con gli altri), mentre una buona riuscita dell’IBP richiede una cooperazione continua tra le funzioni aziendali. “Per fare un esempio pratico e virtuoso – aggiunge l’esperto –: la funzione Finance in collaborazione con la funzione Sales, dovrebbero interfacciarsi più volte all’anno con la funzione Operations per allineare e riconciliare gli obiettivi di vendita di medio/breve termine in quantità di prodotti/servizi da realizzare. La funzione Operations, considerando le risorse a disposizione e le tempistiche necessarie, dovrebbe poi tradurre questi obiettivi per la funzione Produzione. Questo processo integrato, se attuato con un certo dinamismo e allineato all’evoluzione di mercato, consente di abbattere gli sprechi – perché ottimizza le scorte a magazzino, in modo che siano sufficienti a far fronte alla domanda just in time – e agisce sui capex (le spese in conto capitale) che possono essere ottimizzati in base a questi flussi”. Dall’altra parte, invece, secondo Sacchi, di solito i maggiori ostacoli all’attuazione dell’IBP sono riconducibili a sei casi: “dalle vendite ai ricavi: quando la funzione Sales non riesce a trasformare i piani della domanda in un piano di ricavi, chi si occupa di costi non può pianificare un utilizzo delle risorse orientato alla domanda; dalle vendite alla produzione: quando si verificano deviazioni involontarie dei volumi di domanda presunti rispetto alla pianificazione della produzione e delle vendite, aumenta il costo della capacità inattiva (volume di produzione > volume della domanda) o si genera una perdita di quote di mercato (volume di produzione < volume della domanda); dalla produzione alle risorse: il disallineamento dei piani produttivi avviene quando le funzioni relative alle risorse (HR o procurement) hanno difficoltà a trovare professionalità o materiali in base ai volumi di produzione; l’allocazione dei costi del prodotto ai centri di costo: se non effettuata precisamente, spreca risorse e crea inefficienze nella produzione; investimenti in ambito finanziario: le spese in conto capitale (capex) nell'ambito della pianificazione degli investimenti devono essere armonizzate ed allineate all’evoluzioni del mercato in cui opera l’azienda e alle risorse disponibili; allineamento inter-organizzativo: i dati trasmessi all’interno del gruppo devono essere aggiornati e accessibili alle funzioni di riferimento, altrimenti il consolidamento del piano sarà più difficile”.

 

DIGITALIZZARE LE FILIERE: IL VALORE DELLE PMI

 Guardando però all’ossatura economica del nostro Paese, la domanda sorge spontanea: qual è in questo meccanismo evolutivo il ruolo delle piccole e medie imprese che rappresentano la maggioranza dei fornitori che supportano le aziende nello sviluppo delle proprie attività e strategie? La risposta di Sacchi, però, è pronta e veloce: “È un tema cruciale: sono proprio le pmi la chiave di volta per rendere l’intero ecosistema efficiente sul fronte della pianificazione integrata”. D’altronde, come si diceva, le pmi sono una colonna portante della nostra economia. Secondo uno studio del Politecnico di Milano, su 4,4 milioni di imprese attive in Italia, le microimprese con meno di 10 addetti sono quelle numericamente più importanti, rappresentando il 95,13% del totale, contro un 0,09% di grandi imprese. Le pmi sono invece circa 211mila, vale a dire il restante 4,78% del tessuto imprenditoriale italiano, e sono responsabili, da sole, del 41% dell’intero fatturato generato in Italia, del 33% dell’insieme degli occupati del settore privato e del 38% del valore aggiunto del Paese. Quanto al tema digitalizzazione, l’Italia ha fatto importanti passi in avanti negli ultimi 5 anni passando da fanalino di coda a 18esima sui 27 Paesi analizzati dall’indice Desi della Commissione Europea, ma ancora non basta. “I maggiori progressi – evidenzia l’esperto – sono stati in particolare nella connettività e integrazione delle tecnologie digitali, mentre siamo sotto la media, nel capitale umano e nei servizi pubblici digitali: in particolare, le pmi soffrono la mancanza di professionisti da assumere per gestire le tecnologie digitali di cui pure si sono dotate”. In questo contesto, il tema della resistenza culturale a cui abbiamo accennato è probabilmente l’ostacolo maggiore, legato alla mancanza di strumenti per comprendere l’importanza dell’implementazione di alcuni cambiamenti nella propria azienda. “Nelle imprese – spiega il manager –, solitamente il budget si riferisce all’anno successivo in cui viene elaborato, e la sua predisposizione avviene generalmente nei mesi tra settembre e dicembre. Ma spesso nelle aziende più piccole questo passaggio non c’è, in quanto non si ritiene possibile o necessario “prevedere costi e ricavi”. Il budget non è, infatti, una previsione, bensì una simulazione basata su ipotesi. “Tuttavia – chiosa Sacchi –, senza quella simulazione non si può avere una previsione e di conseguenza è più difficile procedere in modo razionale. Dalla nostra esperienza come consulenti in BearingPoint possiamo vedere che anche qui qualcosa si sta muovendo e specialmente gli imprenditori e le imprenditrici più giovani stanno cercando di dotarsi di quegli strumenti che possano aiutarli a pianificare in modo efficace e a mettersi al riparo dagli imprevisti. La strada è ancora lunga, i tempi sempre più difficili, ma la direzione è quella giusta”.

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Supply Chain & Procurement

AI, RFID, CLOUD INNOVATION E APPROCCIO UNIFICATO END-TO-END, LE TECNOLOGIE CHIAVE DEL 2024 PER IMPRESE E RETAILER

 Il 2023 ha rappresentato un anno di importanti cambiamenti per il mondo del retail: infatti, è in corso un processo di trasformazione che coinvolge soluzioni e tecnologie sempre più innovative; mentre, allo stesso tempo, la digitalizzazione si sta rivelando un supporto fondamentale per ottimizzare i processi aziendali interni ed esterni.

Quest’anno, infatti, il ruolo svolto dalla digital transformation e dall’omnicanalità è stato determinante. Per sostenere lo straordinario sviluppo dei canali digitali nel processo di vendite e al tempo stesso il ritorno allo shopping in-store, le aziende hanno dovuto procurarsi sistemi flessibili in grado di permettere loro di adattarsi nel modo più rapido possibile ai cambiamenti.

Ma cosa si devono aspettare aziende, retailer e consumatori nel nuovo anno? In vista della prossima edizione del CPO Summit, che si terrà il prossimo 11 e 12 giugno 2024 all'Allianz MiCo di Milano, all'interno dell'appuntamento primaverile del Business Leaders Summit, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda attraverso l'analisi realizzata dagli esperti di Manhattan Associates in un recente white paper dedicato al tema.

 

VECCHIE TECNOLOGIE PER NUOVE APPLICAZIONI

I retailer dipendono sempre più dai loro punti vendita per gestire gli ordini sia negli store che online. Tuttavia, la loro attività è spesso rallentata da una scarsa precisione dello stock di prodotto. In questo senso, secondo gli analisti, "la tecnologia RFID può automatizzare i processi di tracciamento e rifornimento dello stock, riducendo la necessità di controlli manuali e garantendo che i prodotti siano sempre disponibili". "Inoltre - proseguono gli esperti -,  la tecnologia RFID genera una grande quantità di dati, che possono essere utilizzati per ottenere informazioni sul comportamento dei consumatori, sulle variazioni delle scorte e sulle performance del punto vendita". Dati e insight che possono essere utili per il pricing e le campagne di marketing, offrendo ai clienti un'esperienza più personalizzata e priva di interruzioni. Sotto questo profilo, però, entra in gioco in maniera importante, poi, anche la security in-store. "In relazione a questo - indicano gli esperti -, i retailer possono utilizzare le etichette RFID come antifurto e rafforzare le misure di sicurezza al fine di identificare i comportamenti sospetti e ridurre così eventuali perdite". Infine, pensandoci bene, la RFID può fornire una maggiore trasparenza e tracciabilità nella supply chain, dai produttori ai centri di distribuzione fino ai punti vendita, consentendo un migliore controllo della logistica e aiutando ad affrontare in modo più efficiente problemi come la visibilità dello stock, la contraffazione o il ritiro dei prodotti. "Ciò contribuisce a ridurre l'eccesso di scorte e gli sprechi e aiuta i consumatori a fare scelte più consapevoli sui prodotti che acquistano", indica l'analisi di Manhattan Associates.

 

L'ASCESA DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLE INTERFACCE UTENTI

Oggi, la collaborazione perfetta tra uomo e macchina è in grado di aumentare l'efficienza come mai prima d'ora. I LLM (Large Language Models) sono diventati eccezionali nell'analizzare le richieste che provengono dal linguaggio naturale, nel comprenderle e nel suddividerle in attività e obiettivi. Sotto questo profilo, "I progressi dell'IA generativa - sottolineano gli analisti all'interno del documento - hanno modificato l'equazione unilaterale dell'interazione uomo-macchina in una relazione bidirezionale e multimodale, in cui i computer sono ora in grado di comprendere e comunicare anche con il linguaggio dell'uomo. Ciò consentirà un cambiamento nelle interfacce utente rispetto a quanto si è visto e sperimentato negli ultimi 30 anni". Sebbene sia già presente in parte con assistenti virtuali come Alexa, Siri ed Hey Google, infatti, per gli esperti, "l'IA generativa inizierà a diffondersi sempre di più e a inserirsi nelle applicazioni di consumo e aziendali di tutti i giorni".

 

LA CLOUD INNOVATION NON SI FERMERA'

Negli ultimi anni si è registrata una tendenza all'adozione del cloud e ci si aspetta un'ulteriore accelerazione della domanda di software cloud-based nel prossimo futuro. "L'esigenza - si afferma nel white paper di Manhattan Associates - si è spinta oltre l’operatività e l’alleggerimento delle funzioni sui software provider, per ottenere l'accesso alle innovazioni più recenti e aggiornate a un ritmo molto più veloce". A tal punto che, ora, con il software cloud versionless le aziende possono accedere a nuove innovazioni ed essere in grado di reagire alle aspettative dei clienti e alle tendenze del mercato in tempo reale ogni pochi mesi. Questo, dal punto di vista degli esperti, renderà necessario che: "le imprese tengano il passo con i rapidi cicli di innovazione, guidati da tecnologie come l’IA generativa, o rischiano di essere considerate obsolete".

 

UN APPROCCIO UNIFICATO END-TO-END

I ritmi della supply chain di oggi ha reso più importante che mai la necessità di un’unificazione end-to-end, che significa: migliorare l'efficienza, pianificare le risorse e le operazioni, ridurre le tempistiche e le spese. Va oltre l'integrazione, quindi. Un processo che, per esempio, secondo gli esperti, potrebbe essere migliorato: "grazie a una soluzioni unificata, laddove un TMS ha la possibilità di ripianificare, regolare e ottimizzare le operazioni in base alle variazioni che inevitabilmente si verificano una volta che un piano di trasporto viene consegnato al sistema di gestione del magazzino". Un'operazione che si traduce, quindi, in una migliore organizzazione, una maggiore visibilità e una riduzione dei costi per spedizionieri, organizzazioni logistiche e retailer.

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Marketing & Innovation

ROHLFES (RED HAT): I TREND DEL 2024 PER IL SETTORE MANIFATTURIERO, TRA SOFTWARE-DEFINED, EDGE E AI

Per la prima volta nella storia del World Economic Forum, l'Intelligenza Artificiale è stata l'indiscussa protagonista. Non analisi economiche, non interpretazioni geopolitiche, non anticipazione di trend, rischi, sfide e opportunità per i business leaders, ma l'AI nelle sue varie forme e soprattutto i dubbi sulla sua reale e concreta affidabilità. Un tema che secondo alcune recenti ricerche di EY oggi coinvolge oltre il 70% dei CEO a livello globale che non sono sicuri degli investimenti da produrre su questa tecnologia emergente proprio a causa delle implicazioni etiche e i concreti vantaggi che può portare con sé.

 

Eppure, nonostante le avvertenze degli esperti e le discussioni sulla questione, il mercato dell'artificial intelligence a livello globale è in grande e rapida crescita. A tal punto che, sempre secondo i dati di EY, entro il 2032 il settore potrebbe arrivare a superare 1 trillione di dollari, con un tasso di crescita annua composito del 42%. Dati, questi, che fanno capire come, al di là delle indecisioni ormai le imprese non possano più prescindere dal puntare su questa tecnologia, e sull'innovazione in senso generale, per poter guardare al futuro e al successo. Un concetto ancora più vero se si guarda al mondo industriale e manifatturiero che, soprattutto in un momento di grande volatilità dei mercati e bassa crescita economica, per non dire recessione, sono alla costante ricerca di nuovi modi per automatizzare e ottimizzare i processi al fine di migliorare le performance e ridurre i costi, mantenendo la business continuity. 

 

Un argomento, quest'ultimo, che, anche in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, abbiamo voluto comprendere meglio attraverso le parole di Morten Rohlfes, Edge director, EMEA, Red Hat, che in un recente white paper ha spiegato come l'AI e le tecnologie emergenti saranno sempre di più il motore della crescita e dello sviluppo industriale e manifatturiero globale.

 

CRESCE LA MATURITA' DEI CASI D'USO INDUSTRIALI

"Se guardiamo all’evoluzione delle linee produttive - spiega il manager -, alcuni casi d’uso come la manutenzione predittiva sono ormai passati dalla fase di innovazione a quella di adozione precoce, se non addirittura di adozione diffusa". Altri casi d’uso promettenti, però, per esempio sono basati sulla tecnologia edge e riguardano la sicurezza dei lavoratori e la computer vision. "Per quanto riguarda la prima - spiega l'esperto -, si osservano investimenti destinati a sensori e telecamere collegati tramite l’edge a un’unità intelligente in sede centrale con l’obiettivo di proteggere i lavoratori dal rischio di essere feriti da un robot o da un veicolo autonomo. Per quanto riguarda invece la computer vision, le sperimentazioni attuali comprendono l’utilizzo di telecamere e sensori nell’area di produzione per identificare ed eliminare i prodotti difettosi, al fine di migliorare la qualità complessiva della produzione". L’identificazione di un prodotto non idoneo deve essere effettuata in pochi millisecondi e, non essendoci il tempo di inviare i dati a un cloud o a un’unità centrale, è necessaria un’intelligenza vicino alla produzione. "Per questo motivo - sottolinea Rholfes -, Digital twin e programmable logic controller (PLC) virtuali saranno le prossime tecnologie ad essere coinvolte in questo importante processo sviluppo e crescita, mentre la formazione in realtà virtuale (VR) e l’e-Kanban richiederanno probabilmente più tempo per affermarsi".

 

IL FUTURO DELLA CONVERGENZA OT-IT: L'AUTOMAZIONE

Il settore manifatturiero ha visto un aumento della presenza di Linux rispetto alle soluzioni tradizionali, grazie alla rapida crescita delle piattaforme software-defined. "Stiamo assistendo alla fine dell’hardware proprietario abbinato a software non connesso e difficile da aggiornare - conferma il manager -. In un futuro in cui ogni anno vengono installati migliaia di nuovi dispositivi edge, sensori, telecamere e PLC, sono necessarie soluzioni IT per risolvere questi problemi OT". Il futuro ideale è quello in cui i responsabili degli impianti di produzione potranno sincronizzare automaticamente molti, se non tutti, questi dispositivi con un solo click, eseguendo anche aggiornamenti over-the-air. "In passato - commenta l'esperto - questa automatizzazione non era prevista in molti impianti di produzione. La convergenza OT-IT con modelli software-defined basati su standard aperti e democratici come l’architettura unificata OPC e Linux è fortunatamente molto vicina e può contribuire allo sviluppo di casi d’uso di questo tipo sia nell’industria manifatturiera che in quella di processo".

 

NESSUNA SORPRESA: L'ECOSISTEMA E' LA CHIAVE

Il successo delle implementazioni produttive dei casi d’uso edge dipende dal lavoro di squadra di diversi operatori del mercato. Un fornitore OT deve assicurarsi che i provider dei sistemi di esecuzione della produzione (MES) utilizzino una piattaforma industriale edge matura ed entrambi dovranno fare affidamento su un system integrator per combinare le varie componenti della soluzione. "È interessante continuare a osservare come il mondo industriale si stia aprendo all’open source - aggiunge l'esperto -, intensificando i processi di collaborazione verso un’ulteriore standardizzazione. Esiste un certo parallelo tra il settore delle telecomunicazioni e l’industria manifatturiera sotto questo profilo. Il primo ha intrapreso un percorso di disaccoppiamento del software dall’hardware a partire dal 2017 e oggi dispone di standard aperti, hardware meno proprietario e costoso in bundle con il software e ulteriori sistemi connessi basati su Linux e container. Per questo ci aspettiamo che l’industria manifatturiera raggiunga nei prossimi anni risultati simili, introducendo standard aperti come l’architettura unificata OPC, l’hybrid cloud, Linux e i container all’interno di una struttura software-defined".

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Supply Chain & Procurement

L’AUMENTO DELLA DOMANDA INTERNA E LA CRESCITA DELL'EXPORT GUIDANO LA CRESCITA DEL SETTORE MANIFATTURIERO ITALIANO

I produttori italiani mostrano un approccio ibrido all'innovazione, che combina la creazione di nuovi prodotti e servizi con strategie di riduzione dei costi: il 68% degli intervistati in Italia adotta entrambe le strategie per innovare, sottolineando l'adattabilità e l'agilità del settore nell'affrontare sfide complesse.

 

Sono questi alcuni dei dati del nuovo report di Protolabs che abbiamo voluto analizzare meglio, anche in vista della prossima edizione del Business Leaders Summit - l'evento organizzato da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano, e previsto l'11 e il 12 giugno all'Allianz MiCo di Milano -, al fine di capire come l'industria tricolore si stia muovendo per rispondere a quell'esigenza di transizione digitale e sostenibile che ormai tutti i mercati globali richiedono.
 

L'ANALISI

Secondo i dati dell'analisi, quasi la metà (49%) degli intervistati individua nella stretta collaborazione con i clienti il proprio punto di forza principale, la risposta più alta tra i paesi europei intervistati. Questa collaborazione si riflette anche nella convinzione che una visione e obiettivi condivisi (48%) siano parte integrante di un'innovazione di successo, in netto contrasto con Francia (27%), Germania (28%) e Svezia (27%). Un chiaro segno questo di come la filiera e il rapporto tra azienda e fornitore, risulti essere un'arma vincente per guardare al futuro. Un fattore che sottolinea anche come la condivisione di valori sostenibili, per esempio, stia sempre di più influenzando le logiche e le dinamiche delle supply chain del nostro Paese in un'ottica propositiva.

A differenza di molte altre aziende europee, i produttori italiani non considerano la carenza di competenze come il principale ostacolo all'innovazione: solo il 34% la cita come ostacolo principale, contro il 44% e il 43% rispettivamente di Germania e Francia. Il 42% degli interpellati nella nostra penisola, però, considera invece i vincoli di budget e di risorse come la principale preoccupazione. In contrasto con la prospettiva britannica di istituire una settimana lavorativa di quattro giorni in loco, l'Italia si allinea alla Germania (62%) con il 60% degli intervistati che ritiene che una settimana lavorativa di cinque giorni sia ottimale per la generazione di idee e la risoluzione dei problemi; nonostante il 60% degli intervistati pensi che un maggior grado di flessibilità lavorativa sia positivo per la capacità di innovazione della propria azienda. Se da una parte, quindi, la riduzione dell'orario lavorativo, intesa come proposta moderna, non trova grande accordo, la flessibilità continua a guidare le esigenze lavorative tricolori.

CREATIVITA' UMANA E ADOZIONE DELLA TECNOLOGIA 

Il settore manifatturiero italiano dà molta importanza alla creatività umana, con il 57% che vede la necessità di creatività come un elemento che talvolta viene messo in ombra dall'entusiasmo per le nuove tecnologie come per esempio l'IA - la risposta più alta tra i paesi europei intervistati. L'apprezzamento per le capacità umane si riflette ulteriormente nell'adozione limitata dei cobot, con il 40% degli intervistati che non lavora con i cobot e il 48% che ritiene che i cobot abbiano una velocità di lavoro inferiore a quella umana. Risposte, queste, che se da un lato sembrano alimentare l'importanza e il valore dell'essere umano, riposizionandolo al centro delle attività, al netto degli entusiasmi hi-tech, dall'altra parte, probabilmente sottolineano anche un approccio ancora poco consapevole nei confronti delle reali opportunità proposte dall'innovazione alle imprese. Un gap, questo, sostenuto anche probabilmente dalla maturità digitale del nostro Paese che ha bisogno ancora di compiere alcuni passi in avanti.

Il report prosegue analizzando gli impatti della pandemia sull'industria manifatturiera. Più della metà (52%) degli intervistati ritiene che la pandemia abbia sostenuto l'innovazione e stimolato il cambiamento. Un dato particolarmente interessante in questo senso emerge per quanto riguarda la supply-chain: 55% dei produttori italiani dà la priorità al friend-shoring per la ristrutturazione della catena di approvvigionamento.

“I trend di innovazione del settore manifatturiero italiano emersi dalla nostra indagine - ha commentato Matteo Carola, Country Manager per l’Italia di Protolabs - dimostrano la capacità di combinare tradizione e modernizzazione. Sebbene i vincoli di budget e la cautela nello sperimentare possano rappresentare un ostacolo, l'enfasi posta dall'Italia sulla creatività umana e sulla flessibilità del lavoro rappresentano dei punti di forza unici di buon auspicio per la continua presenza dell'Italia nel panorama manifatturiero mondiale”. Un punto questo su cui, proprio anche in questi giorni, si sta dibattendo molto, soprattutto a causa dell'attuale situazione finaziaria che vede nuovamente coinvolta l'ex Ilva di Taranto e che pone l'Italia in una situazione estremamente difficile, anche in considerazione del fatto che perdere il posizionamento sulla produzione di acciaio in Europa si ripercuoterebbe in maniera decisamente negativa su tutto il comparto manifatturiero del nostro Paese. Un primato siderurgico a cui l'Italia, e il governo italiano in modo particolare, al momento decisamente non possono rinunciare, tanto più dopo la recente decisione del CdA di TIM di vendere per 20 miliardi di dollari a KKR la propria infrastruttura di rete telefonica fissa gestita da Netco.

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Supply Chain & Procurement

CREARE STRATEGIE DI SUPPLY CHAIN EFFICACI PER TUTTA L'AZIENDA

Una gestione efficiente della supply chain è essenziale per le aziende che vogliono migliorare la propria competitività, ridurre i costi e aumentare la soddisfazione dei clienti.

 

Tuttavia, la creazione di piani efficaci sta diventando sempre più impegnativa, soprattutto a causa della crescente complessità delle catene di approvvigionamento di tutto il mondo. Sono numerosi i fattori da considerare grazie ai quali le aziende possono creare piani di supply chain redditizi ed efficienti prendendo decisioni intelligenti.

 

Di seguito gli 8 fattori che incidono sui costi e sull'efficienza complessiva della supply chain, permettendo di prendere decisioni più efficaci.

 

1. Ottimizzare la gestione delle scorte

2. Sfruttare la tecnologia

3. Collaborare con i fornitori

4.Monitorare le prestazioni dei fornitori

5. Ottimizzare il trasporto

6.Valutare il design del prodotto

7. Implementare le pratiche di sostenibilità

8. Migliorare continuamente

 

La Supply Chain diventa quindi un driver per creare reddito ed innovare i processi operativi.

Le aziende che considerano le loro catene di fornitura come un costo si concentreranno su strategie che danno priorità alla riduzione dei costi. Aziende invece che adottano un approccio olistico fornitura e considerano tutti i fattori che incidono sui costi e sull'efficienza, saranno in grado di creare piani di approvvigionamento  più intelligenti.

 

Se vuoi approfondire, leggi l’articolo qui.

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Supply Chain & Procurement

LA RIVOLUZIONE DELLA SUPPLY CHAIN VERSO UN FUTURO SOSTENIBILE

Negli ultimi anni, le funzioni di procurement e supply chain hanno vissuto una pressione senza precedenti. Le aziende, consapevoli dell'importanza di pratiche sostenibili, si trovano però ostacolate da modelli operativi consolidati, difficili da modificare e ancorati a tecnologie ormai obsolete.

Un tema questo che, come ServiceNow, abbiamo voluto trattare meglio in questo articolo, anche in vista della nostra partecipazione alla prossima edizione del Supply Chain & Procurement Summitl’evento dedicato al mondo dei Supply Chain e Procument manager che si svolgerà il 27 e 28 novembre 2023 presso lo SPAZIO FIELD di Roma all’interno del Business Leaders Summit, organizzato da Business International, la knowledge unit di Fiera Milano.

La soluzione consiste nell'evolvere i processi manuali verso un approccio agile e digitalizzato. L'automazione e la digitalizzazione sono le chiavi per sbloccare un futuro più sostenibile. La necessità di semplificare le operazioni è palese, ma l'ostacolo principale risiede nel superare l'inerzia dei processi consolidati. È fondamentale che le imprese adottino un approccio nuovo, flessibile e integrato, in grado di rispondere alle esigenze del presente senza compromettere il futuro. La sostenibilità non è solo un obiettivo, ma un requisito imprescindibile per rimanere competitivi.

La chiave per sbloccare questo potenziale risiede nell'adozione di modelli agili che consentano l'orchestrazione e l'unificazione di processi, oltre a promuovere l'automazione e la digitalizzazione. Questo approccio consente di adattarsi alle mutevoli esigenze e di ottenere un vantaggio competitivo significativo. La trasformazione della supply chain e del procurement è un'opportunità per le aziende di emergere come leader in un mondo in rapida evoluzione. L'adozione di nuovi modelli operativi che abbracciano la sostenibilità e l'innovazione è il passo necessario per prosperare in un mondo sempre più complesso.

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