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Marketing & Innovation

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A NOVEMBRE LA SECONDA PARTE DI CREATING WITH BLOCKCHAIN, GLI STATI DECENTRALIZZATI DELL’ECONOMIA E DELLA CULTURA DIGITALE

 Business InternationalFiera Milano e Nero Editions in collaborazione con Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, annunciano la realizzazione di Creating with Blockchain – Gli Stati Decentralizzati della Cultura e dell’Economia Digitale, il Summit dedicato ad analizzare il rapporto tra la nuova economia digitale, guidata da tecnologie emergenti, come blockchain, NFT, crypto-asset e metaverso, e il mondo delle imprese e dei settori industriali.

 

Anticipato da un percorso di alta formazione, strutturato su tre incontri, pensati per comprendere a fondo quella radicale trasformazione in atto sui modelli tradizionali del business e della cultura che si sviluppa in una nuova forma di economia decentralizzata e digitale, l’evento, previsto il prossimo 22 novembre 2022 presso gli spazi della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, in viale Pasubio 5 a Milano, si avvarrà anche del patrocinio di Rai e Book City Milano e sarà inserito tra gli eventi a supporto della Milano Digital Week, a testimonianza del valore sempre più innovativo e attuale dei temi trattati. Argomenti cruciali nelle dinamiche di sviluppo produttivo contemporaneo che, grazie al coinvolgimento di numerosi esperti, manager e creativi di settori come la tecnologia, l’editoria, l’arte, la giurisprudenza, gli eventi e molti altri, cercheranno di avvicinare tutti gli interessati al tema del web3 e di questa nuova forma di economia virtuale che sta rivoluzionando gli schemi del business e della cultura, gettando lo sguardo su quella complessa forma di attività e di scambi di asset digitali – trasparente, immutabile e senza intermediari, resa possibile dall’utilizzo della blockchain – e alla radicale trasformazione che questa sta producendo sui modelli tradizionali della produzione del valore.

 

LA PAROLA AGLI ESPERTI
In un susseguirsi di dialoghi, tavole rotonde e keynote speech, quindi, alcuni dei più importanti esperti del mondo accademico, artistico, tecnologico e manageriale si troveranno a definire le linee guida di approccio, le opportunità da cogliere, le sfide da affrontare e i trend da seguire in un mondo in piena costruzione, ma destinato a segnare un nuovo passo nel rapporto tra uomo, cultura e tecnologia. Così, attraverso la moderazione dei curatori della manifestazione, Carlo Antonelli, direttore di Business International – Fiera Milano, e Lorenzo Gigotti, co-founder e Head of Content di Nero Editions, personalità come Massimiliano Tarantino, Direttore della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Maria Mazzone, Responsabile di Accenture Customer Innovation Network Milano, Italo Rota, architetto, Fiorenza Lipparini, Managing Partner di PlusValue, Marzio Schena, Founder e CEO di Anote, Alex Braga, artist-CEO & Founder di A-LIVE, Francesco Bernabei, CEO e Executive Creative Director di Monogrid, Giulia Ferrari, Corporate Strategy Manager di Balich Wonder Studio, Lorenzo Cappannari, CEO & Founder di Another Reality, Domenico Quaranta, Professore dell’Accademia delle Belle Arti di Brera, Carolyn Christov Bakargiev, Direttore, Castello di Rivoli  Museo d’Arte contemporanea, Francesco Urbano Ragazzi, art curator, Maria Grazia Mattei, Fondatrice e Presidente del MEET Digital Culture Center, e Ilaria Bonacossa, Direttrice del Museo Nazionale Arte Digitale, avranno l’opportunità di discutere sullo stretto rapporto tra innovazione e unicità, decentralizzazione, creatività, cultura e futuro del business tra editoria, arte, comunicazione, tecnologia e nuovi asset economico-digitali.

 

QUANDO L’ARTE INCONTRA LA REALTA’ VIRTUALE

All’interno degli spazi che ospiteranno l’evento, inoltre, sarà possibile anche vivere una vera e propria esperienza immersiva che trasporterà gli utenti in un ambiente phygital creato ad hoc per consentire all’arte di incontrarsi e fondersi con la tecnologia, offrendo ai visitatori una nuova opportunità sensoriale e creativa. La Superinternet Foundation presenterà, infatti, l’installazione dal titolo “superinternet.world”, un progetto speculativo sulla costruzione di mondi in Web3 a partire dal basso. L’anti-metaverso “poorly made” superinternet.world, è composto da stanze in 3D disegnabili e vendibili su OpenSea, sarà presente durante l’evento in forma di Demo VR, per essere lanciato nel prossimo mese online. Questo esperimento di world building, composto da NFT mutabili a base Polygon, è disegnato per sostenere un’economia a supporto degli artisti: “Super Residenze”, regali random, una “GreenDao”, e una serie di eventi periodici sia IRL che URL. La Superinternet Foundation è un progetto di nuova formazione composto da Silvia Dal Dosso, creativa e ricercatrice, Gabriele Donini, designer, Pablo Galbusera, web dev, Pietro Parisi, game developer, Stefano Redaelli, blockchain developer, e Giacomo Scandolara, designer. Per maggiori informazioni è possibile visitare: superinternet.world.

 

LA PRIMA PARTE DEL PERCORSO

Un nuovo modo per comprendere a fondo il valore dell’innovazione e della cultura che rispecchia in piano la mission di un percorso che negli ultimi sei mesi ha visto la sua prima tappa l’11 maggio con il coinvolgimento di esperti come Gian Luca Comandini, imprenditore, divulgatore tecnologico e professore universitario, Andrea Lissoni, Artistic Director Haus der Kunst di Monaco, Valentina Tanni, storica dell'arte, docente di Digital Art al Politecnico di Milano e di Culture Digitali alla NABA di Roma e Milano, Invernomuto, artisti e creatori di DAO, Stefania Siani, CEO e Chief Creative Manager di Serviceplan Italy e Presidente dell’Associazione Pubblicitari Italiani, Marco Staglianò, Ceo di Another 1, Miltos Manetas, artista, Paolo Luca Barbieri, trader e artista del collettivo Alterazioni Video, Ippolito Pestellini Laparelli, architetto e fondatore del think tank ‘2050+’, Maria Mazzone, Responsabile di Accenture Customer Innovation Network Milano, Alessandra Pellegrini, critica e scrittrice e Bruce Sterling, famoso scrittore di fantascienza e uno dei fondatori del movimento cyberpunk. Per poi proseguire il 6 ottobre con un appuntamento dedicato al ruolo generativo della contrattualistica nella messa al mondo e possibilità di utilizzo delle creature digitali contemporanee, con esperti come Massimo Sterpi, avvocato specializzato nel settore della proprietà intellettuale dello Studio Gianni & Origoni, David Gallo, CEO and Managing Director di 101%-Centounopercento/101 Games, Simone Manneschi, Founder di Carpe Diem, e infine approdare all’incontro del 12 ottobre, dedicato alle strategie di adattamento al nuovo ambiente ibrido, a nuovi formati, derive e rafforzamento delle posizioni di indipendenza attraverso il racconto di cinque mastermind per parlare della rivoluzione nell’editoria desktop, publishing, metaversi e oltre, con personalità come Maria Gloria Cappelletti, editor di Large e Creative Director RED-EYE, Matteo De Giuli, autore, Senior Editor de Il Tascabile, Alex Foti, climattivista, editor e saggista, Mattia Salvia, autore, founder e Managing Editor di Iconografie, e Timothy Small, Direttore Creativo di Ready2FlyTake Off.

 


 

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A NOVEMBRE TORNA LA 5^ EDIZIONE DI AIXA SUMMIT: UN LUSTRO SULL’ONDA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ITALIANA E NON SOLO

Business International – Fiera Milano annuncia la quinta edizione di AIXA – Artificial Intelligence Expo of Applications. L’annuale expo delle applicazioni di intelligenza artificiale per il business, che quest’anno ha ricevuto anche il patrocinio dell’IIT - Istituto Italiano di Tecnologia e di ASSINTEL, si svolgerà il 15 e 16 novembre 2022 all’interno degli spazi dell’Allianz MiCo di Milano in co-localizzazione con SMXL Milan, il consueto evento della knowledge unit di Fiera Milano dedicato al mondo del Digital Marketing, e in concomitanza con lo IAB Forum. Un trittico di momenti di incontro e confronto che porterà il mondo dell’innovation management e dell’impresa moderna al centro della discussione sulla digital transformation italiana.

 

Anche quest’anno l’expo dell’intelligenza artificiale per il mondo del business ci offre la grande opportunità di coinvolgere i principali player del settore non solo per metterli a confronto con esperti e istituzioni, ma anche per comprendere come dare vita concretamente a una nuova fase dell’innovazione tecnologica, culturale ed economica del nostro Paese”, commenta Carlo Antonelli, Direttore di Business International – Fiera Milano. “Gli investimenti previsti per la trasformazione digitale italiana rappresentano, infatti, solo l’inizio di una rivoluzione per cui bisogna essere pronti sia sotto un profilo di predisposizione e attitudine, sia sotto il punto di vista delle competenze da acquisire per guardare al futuro. In questo scenario, sicuramente, la concomitanza, sempre qui all’Allianz MiCo, di due eventi importanti come SMXL Milan e IAB Forum ci consente di dare uno sguardo a 360 gradi sulle opportunità e le sfide che ci attendono in questo percorso evolutivo su cui puntare per rimanere resilienti e competitivi”.

 

UN MERCATO IN CRESCITA

Secondo un recente sondaggio di Globenewswire, il mercato globale dell’intelligenza artificiale raggiungerà i 387 miliardi di dollari di fatturato entro fine 2022 con la previsione di un compound annual growth rate del 20% che porterà il settore a superare il triliardo di dollari di ricavi entro il 2029. In questo hype di evoluzione economica e tecnologica, oggi gli USA rappresentano il 41,2% del mercato, seguiti poi da Cina, Giappone e Canada. In Europa gli investimenti dedicati a questo segmento sono minori, ma la loro crescita prevede tassi di sviluppo interessanti. Entro il 2025, infatti, sembra che gli investimenti in Artificial Intelligence nel Vecchio Continente supereranno i 26 miliardi di euro e tra i principali promotori di questo sviluppo ci sono il Regno Unito con un CAGR del 36% e la Germania (+34%). L’Italia si attesta su valori decisamente inferiori, ma conta già un ammontare di investimenti totali che solo nel 2021 ha raggiunto i 380 milioni di euro circa (+27%), secondo i dati dell’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale della School of Management del Politecnico di Milano, con il 53% delle imprese medio grandi operanti sul territorio nazionale che ha avviato un progetto di AI negli ultimi 12 mesi. Tutti dati, questi, che sottolineano il valore e l’importanza del comparto anche per un territorio come il nostro, nel quale l’impulso proposto negli ultimi anni dalla digitalizzazione sta concretamente cambiando le regole del gioco proponendo nuovi scenari e anche inedite opportunità. In questo contesto di analisi e scoperta, quindi, la quinta edizione di AIXA – Artificial Intelligence Expo of Applications, quest’anno ha deciso di provare a compattare la filiera, promuovendo una nuova collaboration che miri, come sempre, alla creazione di una nuova cultura dell’innovazione italiana. In un fil rouge che vuole condurre quindi il pubblico dall’alto verso il basso, il viaggio ideato dal summit, partirà della visione delle associazioni di categoria e delle istituzioni, per poi declinarsi nella visione dei CEO, nella rivoluzione organizzativa e gestionale dei modelli di business e delle aziende che li promuovono, nella conversazione centrale relativa all’etica nell’adozione e nell’utilizzo di questa tecnologia emergente, per poi diramarsi nelle principali branche applicative che oggi caratterizzano la creazione di processi di business funzionali allo sviluppo delle aziende, passando dal marketing al manufacturing, per finire con un focus sul mondo healthcare che, dopo gli ultimi due anni di pandemia, sottolinea l’impatto crescente che l’AI sta avendo nel trovare nuove cure e nuovi modelli analitici per la prevenzione e la diagnostica a distanza. Tutte tematiche di grande attualità che si legano indissolubilmente al made in Italy e a un nuovo modo di fare impresa capace di guardare alla sostenibilità e alla centralità della persona.

 

PAROLA AGLI ESPERTI

Negli ultimi cinque anni, il settore dell’intelligenza artificiale ha avuto un’evoluzione tale da cambiare completamente le vite di ognuno di noi. Proprio per questo, secondo il rapporto quinquennale One Hundred Year Study of Artificial Intelligence, ospitato dalla Stanford University e gestito da un comitato permanente di esperti di intelligenza artificiale provenienti da istituzioni di tutto il mondo, presieduto da Peter Stone dell’Università del Texas ad Austin, in futuro il successo del settore sarà misurato dal modo in cui dia potere a tutte le persone, non dall’efficienza con cui le macchine possano sostituirne le azioni. Partendo da questo principio e ragionando su questo spunto, così, in questa due giorni di eventi, momenti di networking, contaminazioni comunicative e culturali, round table e presentazioni di case study, coordinati da chairman come Anna Gatti, Associate Professor of Practice – Digital Transformation, SDA Bocconi, Fabio Moioli, Docente Corso in Intelligenza Artificiale e Scienze Cognitive, Università degli Studi di Milano – Member, Worldwide Forbes Technology Council, Guido Di Fraia, Prorettore all'Innovazione e all'Intelligenza Artificiale, Founder & CEO, Laboratorio Intelligenza Artificiale IULM AI LAB, Nicola Gatti, Professore Associato e Direttore dell'Osservatorio Artificial intelligence, Politecnico di Milano, e Marco Venturelli, Ambasciatore TA Life Sciences Health Care, Federated Innovation@MIND, alcuni dei più importanti esperti a livello nazionale e internazionale, manager, imprenditori, accademici e innovatori come Fabio Chiusi, Research associate di AlgorithmWatch, Eleonora Faina, Direttore Generale, Anitec-Assinform, Paola Generali, Presidente, ASSINTEL, Gianluigi Greco, Presidente, AIXIA – Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale – Membro di EurAI, Marco Landi, Presidente Onorario, EUROPIA, Giorgio Metta, Direttore Scientifico, IIT - Istituto Italiano di Tecnologia, Giulio Bordonaro, Docente di Scenari Futuri e Brand design, NABA di Milano, e Cris Nulli, Digital Advisor, proporranno il proprio punto di vista e condivideranno le proprie esperienze per delineare i prossimi passi da compiere per guardare al futuro di questo settore in Italia e non solo.

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DATA CENTER: L'IMPORTANZA DELL'ADOZIONE DI UNA STRATEGIA GREEN PER FAR FRONTE AL CONSUMO ENERGETICO

In queste settimane abbiamo parlato molto spesso di come i dati rappresentino ormai il nuovo oro dell’era moderna. Dal business alla vita quotidiana e della produzione manifatturiera al fitness, i dati oggi sono l’elemento cardine su cui fa perno la nostra quotidianità a 360 gradi. Con l’evoluzione di sistemi di intelligenza artificiale, internet of things e cloud computing, però, la gestione di questi dati diventa sempre più complessa e questo porta alla creazione di data center sempre più articolati, grandi ed energeticamente dispendiosi. In questo senso, il 2022 si è aperto con un cambio di passo tecnologico ed è risultato sempre più chiaro come la transizione ecologica e digitale rappresentino ormai due facce della stessa medaglia. La risposta a questo cambio di rotta risiede nel green data center. Un concetto strutturale facile a parole, ma un po' meno nei fatti perché all’inizio dell’anno non avevamo messo in conto lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina che ha portato i prezzi delle materie prime ad aumentare vertiginosamente, soprattutto in Italia, così come quelli relativi al consumo energetico. Il gas come sappiamo, infatti, è una ricchezza indispensabile per il sostentamento del Paese e per le aziende poiché la maggior parte dei data center sono alimentati tramite energia elettrica prodotta da centrali a gas. A testimonianza di questo, per altro, ci sono anche fonti autorevoli, come Terna-Rete Elettrica Nazionale S.p.A, che rilevano come più del 52% di energia elettrica venga prodotta da impianti termici, il 31% da fonti energetiche rinnovabili, il 5% da biomasse, e solo il 12% sia importato dall’estero. Di questo 52%, però, il 43% deriva solo da centrali a gas e i data center di certo influiscono negativamente sul consumo e sulla necessità di energia poiché consumano circa 200 terawattora (TWh) all'anno e si prevede che il loro consumo di elettricità aumenterà di circa quindici volte entro il 2030, fino a raggiungere l'8% della domanda complessiva di energia elettrica.

Una fotografia chiara, questa, che mostra quanto il contesto geopolitico potrebbe rendere critica la gestione delle aziende e del business moderno in generale. Un tema che abbiamo voluto comprendere meglio attraverso il commento di un esperto del settore come Riccardo Rossi, Consulting Manager di HiSolution, anche in vista della prossima edizione di AIXA – Artificial Intelligence Expo of Applications, organizzata da Business International - Fiera Milano e prevista presso l’Allianz MiCo di Milano il 15 e 16 novembre 2022,

“Lo scenario non è così promettente – spiega il manager –, ma come reagire? Da ogni crisi nasce sempre un’opportunità, come ci ha dimostrato la pandemia da Covid-19 che ha contribuito all'accelerazione verso soluzioni tecnologiche di remote working. Questo scenario rappresenterà una forte spinta verso soluzioni green ed ecosostenibili per i data center, il cui problema principale risiede nel sistema di raffreddamento delle macchine. Un fattore che corrisponde al 37% dei consumi totali di un data center”. Percentuale non indifferente se si pensa che il 50% di energia viene consumata da server e apparecchiature di rete, il 10% dal sistema di distribuzione, e il 3% dal sistema di illuminazione. “Ogni data center, infatti – prosegue Rossi –, produce una grande quantità di anidride carbonica che entra in contatto con temperature elevatissime che devono essere a loro volta opportunamente raffreddate. Maggiore è la produzione, maggiori sono quindi i costi per sostenerla. Adottare strategie sostenibili sfruttando nuove soluzioni digitali per garantire energia rinnovabile al 100% è oggi all’ordine del giorno. Questi sistemi ibridi di energia distribuita possono garantire le due tipologie di corrente, alternata e continua. Ciò permette di mettere in pratica nuove modalità di efficientamento energetico e di far lavorare i data center senza dispersione di carbonio nell’ambiente”. Una delle tendenze più rilevanti nell’IT, però oggi, come accennavamo anche all’inizio, è il passaggio dai centri di elaborazione dati di singole aziende a data center on premise, da cui attingere potenza di calcolo e informazioni, verso il Cloud. “Non tutti i data center in cloud sono però uguali – avverte il manager –. La sostenibilità energetica dipende da che tipo di energia utilizzano per alimentarsi. Dunque, si ottiene un effetto benefico dal punto di vista della sostenibilità, se e solo se la maggior parte dell’energia utilizzata è prodotta da fonti rinnovabili”. La progettazione di un'infrastruttura data center è chiave quindi per la corretta realizzazione di una soluzione green. “La sola infrastruttura non è però sufficiente – ricorda Rossi –, sono necessarie anche la razionalizzazione continuativa delle macchine virtuali e degli applicativi installati e l’ottimizzazione e la digitalizzazione dei processi aziendali, che ha un impatto importante sulla sostenibilità dell’ambiente. Una serie di azioni da intraprendere e decisioni da prendere per nulla banali, queste, che, come consigliato anche da realtà come la nostra, richiedono una visione strategica e di lungo periodo, ma soprattutto un team di professionisti dedicato che aiuti le aziende a progettare e a disegnare sartorialmente l'infrastruttura di data center, con un occhio attento alla sostenibilità e al risparmio dei costi legati all’energia”.
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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E' DETERMINANTE NELLA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO, MA FATICA A DIFFONDERSI

Il cambiamento climatico avrà un impatto significativo sui sistemi ambientali, sociali, politici ed economici: capire come ostacolarlo, oltre che sviluppando piani di adattamento e resilienza, è pertanto cruciale. Certamente gli sforzi per raggiungere l’obiettivo net-zero entro il 2050 sono decisivi, così come lo sono quelli per prepararsi alle conseguenze del cambiamento climatico e per ridurre i danni che ne deriveranno. Per questo, la diffusione di analisi avanzate basate sull’uso di Intelligenza Artificiale (AI), può rappresentare oggi una soluzione fondamentale nell’implementare cambiamenti significativi in un momento critico.

Un tema, questo, di grande attualità che abbiamo voluto approfondire attraversi l'analisi del recente studio “How AI Can Be a Powerful Tool in the Fight Against Climate Change” realizzato da AI for the Planet Alliance in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG) e BCG GAMMA, in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, la grande manifestazione dedicata all'Intelligenza artificiale e alla sua applicazione per il business organizzata da Business International - Fiera Milano e prevista all'Allianza MiCo il 15 e 16 novembre 2022.

Secondo il report, infatti, l'87% dei leader di svariati settori, sia pubblici che privati, ritiene che l'Intelligenza Artificiale sia una valida leva nella lotta ai cambiamenti climatici. In questo senso, inoltre, lo studio rileva, sulla base dei risultati di un’indagine condotta su oltre 1.000 dirigenti, che circa il 40% delle organizzazioni è disposta ad utilizzare l'AI per le proprie iniziative climatiche e di sostenibilità. Tuttavia, gli esperti concordano sul fatto che ci siano ancora degli ostacoli significativi perché l’adozione dell’AI possa realmente estendersi: il 78% degli intervistati cita tra questi l’insufficiente competenza in materia, il 77% menziona la limitata disponibilità di soluzioni di AI e il 67% mostra una mancanza di fiducia verso dati e analisi AI. “La capacità unica dell'AI di raccogliere, completare e interpretare una grande e complessa mole di dati aiuta gli stakeholder a essere maggiormente informati e ad adottare un approccio efficace per ridurre le emissioni di carbonio e affrontare in modo mirato rischi climatici. La maggior parte delle soluzioni esistenti tendono a essere frammentate, di difficile accesso e non dispongono delle risorse necessarie per scalare”, commenta Roberto Ventura, Managing Director and Partner di BCG.

L’USO DELL’AI NEL CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Più del 60% dei leader globali intervistati considerano la riduzione e la misurazione delle emissioni, come il massimo valore che le aziende possono trarre dall’AI. Tuttavia, ci sono diversi modi per utilizzare l’AI per raggiungere obiettivi di contrasto al cambiamento climatico:

  • Mitigazione: uno dei più importanti usi dell’AI sta nella misurazione, sia a livello micro che macro, nella riduzione e nella rimozione di emissioni ed effetti dei gas serra (GHG). Secondo BCG, l’uso dell’AI può trainare le riduzioni GHG dal 5% al 10%, o da 2.6 a 5.3 di gigatoni di CO2 se applicata globalmente.
  • Adattamento e Resilienza: l’adattamento ai cambiamenti climatici è una questione fondamentale per i decisori politici e pubblici, in quanto aumenta la capacità di resilienza sia verso gli effetti di lungo termine del cambiamento climatico - come, ad esempio, la previsione dell’innalzamento del livello del mare, che rispetto agli eventi climatici estremi e imprevisti – come la previsione di uragani o siccità.
  • Fondamentali: L’AI può essere utilizzata per supportare la ricerca e la necessità educativa sul cambiamento climatico, aiutando gli stakeholder a comprendere i rischi e le implicazioni dello stesso e incoraggiandoli nella diffusione e condivisione di quanto appreso. Questi sforzi agiscono come un fondamentale supporto del costante lavoro di mitigazione, adattamento e resilienza.


L’Intelligenza Artificiale rappresenta una promessa incredibile nella risoluzione della crisi climatica, ma da sola non è sufficiente. È vincolata alla volontà dei decisori di implementare i cambiamenti necessari – supportati in parte dall’AI e dalle altre tecnologie emergenti,” ha commentato Damien Gromier, fondatore di AI for the Planet e co-autore del report. Nell’arena del contrasto al cambiamento climatico, infatti, ci sono una moltitudine di utilizzi decisivi offerti dall’Intelligenza Artificiale, ma ogni soluzione deve risultare accessibile, offrire benefici tangibili agli utenti e raccomandazioni chiare e semplici da applicare.
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GIOVANNI DI STEFANO (SAPG LEGAL TECH): GLI AVVOCATI SONO I VERI ABILITATORI DEL BUSINESS DATA INTENSIVE

In questa nuova puntata di AIXA Rewind, lo spazio virtuale in cui ripercorriamo i principali spunti emersi nell’ultima edizione di AIXA 2021 (9-12 novembre 2021), parliamo insieme a Giovanni Di Stefano, Lead focus team di SAPG Legal Tech, di data economy e di come il nuovo oro dell’impresa moderna, grazie all’adozione di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, possa essere raccolto, valorizzato e patrimonializzato per offrire nuove opportunità di sviluppo per il business, a patto che il tutto sia compliant e conforme alle regolamentazioni in continua evoluzione che stanno caratterizzando le discussioni e il disegno delle linee guida e delle roadmap di crescita economica a livello nazionale e internazionale.

Di Stefano, partiamo subito con il capire un elemento basilare: che ruolo hanno gli avvocati nella data economy?
la professione di avvocato ha visto un importante cambiamento a seguito della rivoluzione portata dai dati. viviamo, infatti, in un’epoca data intensive e tecnologie, come l’ai, grazie all’incremento dei big data e all’aumento della capacità computazionale, hanno spinto il mondo verso la digital transformation, portando anche gli avvocati che hanno sviluppato specifiche competenze digitali ad essere supporto imprescindibile per le imprese in questo in questo cambiamento. Un ruolo imprescindibile principalmente per due motivi: il primo legato a un fattore di rischio compliance rispetto a regole e sanzioni e il secondo connesso invece alla grande opportunità da cogliere. nel primo caso, gli avvocati, con specifico riferimento alla data economy, assistono e supportano le imprese nella gestione day by day dei propri dati avendo il Gdpr (e tutte le altre norme ad esso connesse) come pietra miliare su cui focalizzarsi; in questo ambito, le complessità aumentano in tutti i casi in cui bisogna coordinarsi con le discipline di altre nazioni europee, ovvero con regole e norme extra europee (usa e Cina tra tutte). Si tratta, insomma, di una disciplina legale ‘viva’ in continuo cambiamento e strettamente connessa non solo con le regole, ma anche con le best practice di settore che sovente anticipano gli interventi degli enti regolatori europei ed extra europei. Con riferimento al secondo aspetto riguardante l’opportunità’ da cogliere, invece, analizzando il mercato un po’ più da vicino, bisogna riferirsi al dato come asset aziendale che, se gestito correttamente nel perimetro della compliance di cui abbiamo parlato prima, diventa appunto un bene da commercializzare ed un valore da poter iscrivere a bilancio. In questo senso, il ruolo dei legali è quello di costruire processi aziendali - basandosi sull’esperienza relativa alla specifica industry e avendo una solida competenza nella contrattualistica d’impresa - al fine di rendere questo dato un valore patrimonializzabile tale da poter generare reddito per l’azienda. chiaramente, per fare questo gli avvocati devono “evolversi”. E’ necessario, quindi, avere una rigorosa conoscenza e competenza della normativa, ma va conosciuto anche l’universo in cui ci si muove, con competenze che consentano di sapere dove andare ad agganciare la normativa e dove inserire la legge e come sincronizzare la regolamentazione in continua evoluzione con le esigenze dell’impresa e dello specifico mercato in cui essa opera”.

Secondo il World Economic Forum, entro il 2023 ci sarà una produzione di 130 Zetabyte a livello globale. Un valore enorme, anche difficile da immaginare, che ovviamente evidenzia una POTENZIALE criticità nella gestione di QUESTA mole di volumi. In questo senso, cosa significa per voi supportare le aziende a sviluppare un business data intensive?
Partiamo da una considerazione generale: il dato in Europa è soprattutto un diritto, negli Stati Uniti è un bene giuridico ed economico, in Cina è un bene dello Stato. Nel nostro continente, quindi, ci muoviamo in un territorio in cui il dato è diritto della persona, ma oltre a questo, ovviamente, è anche un valore e le aziende che operano in un mercato data intensive devono avere la possibilità di valorizzarlo per l’appunto. Da questo punto di vista, naturalmente, il supporto del legale è quello di costruire un framework aziendale in cui questo dato possa essere valorizzato e questo sarà possibile nel momento in cui il dato sarà raccolto, conservato e gestito in compliance. C’è dell’altro, però. Il dato, infatti, potrà essere realmente valorizzato solo quando si sarà riusciti a creare quei processi che consentano la sua monetizzazione, sia internamente, sia esternamente. Il supporto legale, quindi, non può essere che un lavoro a 360 gradi per la creazione di vero e proprio percorso all’interno della catena di produzione digitale dell’impresa”.

Un journey che deve quindi dare il massimo del beneficio all’azienda, quanto la massima tutela all’utente. quale sarà in questo senso, però, lo scenario futuro sia a livello tecnologico, sia regolatorio, per migliorare sempre di più le performance di questo framework?
Sicuramente, e ne abbiamo parlato anche nel corso del nostro intervento all’ultima edizione di AIXA 2021, stanno arrivando una serie di regolamenti, soprattutto europei, nell’ambito del dato che testimoniano come questo sia un settore dell’economia in grande crescita. Sotto questo profilo, all’Artificial Intelligence Expo of Applications dell’anno scorso, infatti, abbiamo parlato della proposta sulla regolamentazione dell’adozione di AI a livello europeo, su cui la Commissione Europea ha imposto numerosi emendamenti, su cui si sta discutendo e su cui si discuterà ancora molto nei prossimi mesi e di cui continueremo a sentire parlare. Poi, abbiamo parlato anche del Digital Market Act e del Digital Service Act e del Data Act. Una serie di regolamenti che mirano a gestire in maniera unica e onnicomprensiva il dato in Europa. Inoltre, come studio internazionale, ci siamo interessati anche a quanto succede in America con l’evoluzione della legge californiana sulla privacy e la proposta di una nuova legge statunitense sulla protezione del dato, l’American Data Protection Privacy Act, che mira a creare un framework regolatorio armonizzato per tutti gli Stati Uniti. Tutte proposto che evidenziano come, ovviamente, ci sia ancora tanto da fare e da poter fare, sottolineando, in questo senso, l’esigenza di rimanere sempre aggiornati e di prestare grande attenzione a questi temi”.
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GOOGLE ANALYTICS E I NUOVI SCENARI DELLA VALORIZZAZIONE DEL DATO

Con il provvedimento del 23 giugno 2022, il garante della protezione dei dati in Italia, ha aperto anche nel nostro Paese una via alla concreta discussione sulla gestione del trasferimento dei dati a terze parti residenti nel continente americano. Una situazione complessa e delicata che, chiaramente, non ha impatti solo sul mondo degli Analytics, del digital Advertising, e del digital marketing più in generale, ma che con l’iper-digitalizzazione, che proprio in questi due anni ha conosciuto una grande accelerazione, può avere conseguenze anche su molteplici altri settori del business. Oltre che proprio sulla vita quotidiana e la privacy personale di ognuno di noi. Temi scottanti questi, a metà strada tra il GDPR e la Cybersecurity, che, a pochi giorni dal possibile attacco hacker che avrebbe coinvolto numerosi account italiani presenti sulla piattaforma dell’agenzia delle entrate e con il recente auspicio da parte delle istituzioni italiane della prossima firma di un accordo reale tra USA ed Europa sulla gestione della privacy dei dati, che potrebbe arrivare entro fine estate, cambiando nuovamente tutto lo spettro delle “regole del gioco”, sono ovviamente diventati di grande attualità. Motivo per cui abbiamo voluto comprendere meglio la situazione attraverso questa intervista all’avvocato Giovanni Di Stefano, Lead Focus Team di SAPG Legal Tech, e a Filippo Trocca, CIDO di Datrix Group, anche in vista della prossima edizione di AIXA – Artificial Intelligence Expo of Applications, la grande maratona dedicata all’applicazione dell’AI nel business, organizzata da Business InternationalFiera Milano e prevista a Milano, presso gli spazi dell’Allianz MiCo – Milano Convention Centre, il 15 e 16 novembre 2022.

Di Stefano, partiamo dal capire precisamente cosa è successo. Cosa ha portato il garante della protezione dei dati in Italia ha dare un input per il cambiamento delle regole del gioco in questo senso, se così possiamo dire?
E’ passato circa un mese dal 23 giugno, quando è stato emesso un provvedimento che ha dichiarato l’illegittimità, non tanto di Google Analytics, quanto della configurazione di Google Analytics adottata da parte di Caffeina sulla base del fatto che dal 2020, con la “Sentenza Schrems II”, non sono più possibili i trasferimenti di dati negli Stati Uniti. Questo perché il framework normativo, attualmente presente negli Stati Uniti, e in particolare la sezione 702 del Foreign Information Security Act, consente al governo americano di avere accesso libero ai dati che risiedono sui server dei cosiddetti internet service provider, come Google, Facebook, Microsoft 360. Sulla base di questa sentenza proposta da Maximilian Schrems, attivista molto noto nell’ambito della privacy, Noyb, che è una ONG attiva nel settore a livello europea per la difesa dei diritti sulla privacy, ha attivato una serie di richieste ai vari garanti europei e, quindi, questo provvedimento si innesta in una serie di altri provvedimenti emessi dal garante della protezione dei dati francese e austriaco. Il punto qual è? L’invio dei dati atti a riconoscere persone negli Stati Uniti, e in particolare l’indirizzo IP e altri dati simili, non è al momento possibile perché in America non vengono garantiti gli stessi diritti che vengono garantiti in Europa. Questo ha aperto una tematica per tutte quelle società che hanno attivato una digital transformation importante e che, magari, proprio per questo si trovano a utilizzare un tool come Google Analytics impostato con un tipo di configurazione non a norma. Motivo per cui si stanno cercando soluzioni per superare questo tipo di problema. Soluzioni individuate anche grazie all’intervento di tecnici come quelli di Datrix Goup che consentono di superare questo problema”.

Trocca, in questo senso, cercando anche di capire cosa implica questo cambio di approccio, cosa cambia per le aziende dopo questa decisione quindi?
Questa decisione del garante ha sicuramente tolto un velo su una situazione nell’ambito digital, e del digital advertising nello specifico, un po’ particolare, ovvero, il fatto che i principali operatori del settore siano americani. Avendo stabilito che quel mondo ha la capacità di riconoscere gli utenti anche attraverso altri segnali, il garante ha spostato quindi l’attenzione sul dato e su come viene gestito il dato in maniera molto importante. Google Analytics, in realtà, è solo la punta dell’iceberg. Il garante, infatti, ha parlato di Google Analytics perché Noyb ha fatto 101 segnalazioni in tutta Europa parlando di Google Analytics e quindi il garante ha iniziato a rispondere su quello, ma ci sono altrettante segnalazioni che riguardano per esempio Facebook Connect, e altre simili, su cui si attende risposta anche da altri garanti. Però, diciamo che l’aspetto di esportazione dei dati è quello che ci interessa di più. Su Google Analytics in realtà è una situazione che può essere risolta perché per esempio, con GA4, Google stessa non salva più l’informazione personale sotto inchiesta, vale a dire l’IP, ma puntualmente possiamo aggiungere livelli di controllo, come soluzioni server side, e io stesso possiamo andare a decidere cosa condividere con Google da Google Analytics. In particolare il garante francese ha posto anche delle linee guida su cosa andare ad eliminare. Quindi, lato Google Analytics, seguendo cosa dice il garante francese e quello che insieme a SAPG Legal Tech, per esempio, abbiamo creato all’interno del Gruppo Datrix come descrizione, abbiamo notato che, utilizzando Google Tag Manager Server Side – che, per spiegare cos’è anche ai non addetti ai lavori, possiamo definire come una macchina che prende le informazioni raccogliendole mentre l’utente naviga sul nostro sito, le gestisce e determina di non mandare l’IP a Google Analytics e poi, può decidere se mandare o meno altre informazioni, come lo user agent, la risoluzione dello schermo, o il riconoscimento del single click dell’utente sul sito – abbiamo la possibilità concreta di non esportare più i dati verso gli Stati Uniti. Il fatto è che, mentre con Google Analytics posso farlo, ed è la punta dell’iceberg come dicevamo prima, ci sono tante altre piattaforme del mondo advertising con cui questo non può essere fatto, ma che continuano ad esportare dati verso gli Stati Uniti. Se non viene trovata una soluzione politica a questa situazione, noi possiamo cercare di gestire questi aspetti con risoluzioni tecniche palliative, ma il problema reale non verrà risolto e ciò che va fatto in questo senso è sensibilizzare le aziende a capire che hanno questi dati e che devono lavorarli, raccoglierli e gestirli nella maniera giusta. Una soluzione completamente compliant non esiste e quindi bisogna lavorare su come l’azienda gestisce il dato e prepararsi alle varie soluzioni, ma è necessario anche parlare con il mondo politico, affinché una vera e unica soluzione venga presa. Come sappiamo, in ogni caso, la presidentessa della Commissione Europea e il Presidente degli Stati Uniti hanno detto che stanno lavorando a un accordo, ma sui tempi ancora non si hanno garanzie”.

Guardando al futuro – anche in relazione agli accordi che si stanno cercando di creare tra Stati Uniti ed Europa – Trocca, quali sono gli scenari e magari anche le tecnologie, come l’AI, che potranno aiutare alla creazione di nuovi e migliori sviluppi in questo senso?
In questo momento, ovviamente, lato tech, la privacy è diventata un tema sempre più importante. Abbiamo il mondo dell’AdV che sta dicendo: “come abbiamo lavorato finora non va bene, va cambiato e non possiamo più seguire l’utente in questo modo”. Quindi, abbiamo Google con la sua privacy sandbox e altri player con le loro soluzioni che stanno lavorando su come raccogliere un dato personale ed elaborarlo attraverso l’aiuto di nuove tecnologie che, non usando dati personali, permettono di migliorare buona parte dei business case che vengono oggi gestiti utilizzando i dati delle persone. Un primo passo concreto in questa direzione sarà la scadenza data da Google e posta al 2023, con lo spegnimento dei third party cookie, che è una tecnologia non privacy oriented. Il fatto è che queste nuove tecnologie e strumenti, che si stanno sviluppando, sono ancora in fase di test e non si può confermare che funzioneranno al 100%, ma quello che possiamo dire è che si stanno portando avanti soluzioni tecnologiche su base di intelligenza artificiale che potrebbero avere degli impatti fortissimi sul mercato e che avranno anche ricadute in altri ambiti, in particolare allenando algoritmi di machine learning al rispetto della privacy degli utenti”.

Di Stefano, invece, da un punto di vista regolatorio globale, quali potrebbero essere gli scenari futuri?
Il tema fondamentale è l’accordo tra Europa e Stati Uniti. Il fervore sul trasferimento dei dati, ovviamente, è dato dal fatto che internet stesso si basa su questo. Se non ci fosse un accordo politico, quello che si potrà fare, come diceva Filippo, sarà lavorare sulle singole aziende. Questo significa che, ad esempio, tramite sistemi di AI si proverà a mantenere il dato clean sulla parte dell’utente e del cliente in Italia e in Europa, evitando di esportare il dato negli Stati Uniti, anche se, come dicevamo prima, non sempre è possibile fare questo. Nel settore dell’AdV, ad esempio, il protocollo real time meeting funziona su tutto il mondo ed è impensabile in questa fase non trasferire le informazioni come l’IP anche in USA, ma su altre situazioni, come quella identificata precedentemente con Google Analytics, la proxyfication, ovvero utilizzare strumenti che si frappongano tra Europa e Stati Uniti, modificando i dati e cambiandoli per pseudonimizzarli, non consentendo a Google o ad altri soggetti che si trovino negli Stati Uniti di individuare un singolo utente e quindi ottenere accesso a quella che è la sua navigazione e sapere i suoi interessi (con una conseguente e importante violazione della privacy), diventano elementi essenziali. In futuro pertanto le aziende dovranno lavorare soprattutto in ottica di compliance sull’accountability, quindi, sull’essere in grado di rendicontare che queste misure siano state adottate e funzionino. Motivo per cui, sono due gli approcci da considerare: uno politico, sperando a un accordo, e l’altro pragmatico, adeguandosi in tempi ragionevolmente stretti alla situazione, affinché questi dati rimangano nell’UE dove ci sono leggi che consentono la tutela dei diritti degli interessati. Ove questo non fosse possibile, sarà sempre più necessario, quindi, ragionare su altre soluzioni per cercare di continuare a valorizzare i dati”.

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