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GIOVANNI DI STEFANO (SAPG LEGAL TECH): GLI AVVOCATI SONO I VERI ABILITATORI DEL BUSINESS DATA INTENSIVE

In questa nuova puntata di AIXA Rewind, lo spazio virtuale in cui ripercorriamo i principali spunti emersi nell’ultima edizione di AIXA 2021 (9-12 novembre 2021), parliamo insieme a Giovanni Di Stefano, Lead focus team di SAPG Legal Tech, di data economy e di come il nuovo oro dell’impresa moderna, grazie all’adozione di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, possa essere raccolto, valorizzato e patrimonializzato per offrire nuove opportunità di sviluppo per il business, a patto che il tutto sia compliant e conforme alle regolamentazioni in continua evoluzione che stanno caratterizzando le discussioni e il disegno delle linee guida e delle roadmap di crescita economica a livello nazionale e internazionale.

Di Stefano, partiamo subito con il capire un elemento basilare: che ruolo hanno gli avvocati nella data economy?
la professione di avvocato ha visto un importante cambiamento a seguito della rivoluzione portata dai dati. viviamo, infatti, in un’epoca data intensive e tecnologie, come l’ai, grazie all’incremento dei big data e all’aumento della capacità computazionale, hanno spinto il mondo verso la digital transformation, portando anche gli avvocati che hanno sviluppato specifiche competenze digitali ad essere supporto imprescindibile per le imprese in questo in questo cambiamento. Un ruolo imprescindibile principalmente per due motivi: il primo legato a un fattore di rischio compliance rispetto a regole e sanzioni e il secondo connesso invece alla grande opportunità da cogliere. nel primo caso, gli avvocati, con specifico riferimento alla data economy, assistono e supportano le imprese nella gestione day by day dei propri dati avendo il Gdpr (e tutte le altre norme ad esso connesse) come pietra miliare su cui focalizzarsi; in questo ambito, le complessità aumentano in tutti i casi in cui bisogna coordinarsi con le discipline di altre nazioni europee, ovvero con regole e norme extra europee (usa e Cina tra tutte). Si tratta, insomma, di una disciplina legale ‘viva’ in continuo cambiamento e strettamente connessa non solo con le regole, ma anche con le best practice di settore che sovente anticipano gli interventi degli enti regolatori europei ed extra europei. Con riferimento al secondo aspetto riguardante l’opportunità’ da cogliere, invece, analizzando il mercato un po’ più da vicino, bisogna riferirsi al dato come asset aziendale che, se gestito correttamente nel perimetro della compliance di cui abbiamo parlato prima, diventa appunto un bene da commercializzare ed un valore da poter iscrivere a bilancio. In questo senso, il ruolo dei legali è quello di costruire processi aziendali - basandosi sull’esperienza relativa alla specifica industry e avendo una solida competenza nella contrattualistica d’impresa - al fine di rendere questo dato un valore patrimonializzabile tale da poter generare reddito per l’azienda. chiaramente, per fare questo gli avvocati devono “evolversi”. E’ necessario, quindi, avere una rigorosa conoscenza e competenza della normativa, ma va conosciuto anche l’universo in cui ci si muove, con competenze che consentano di sapere dove andare ad agganciare la normativa e dove inserire la legge e come sincronizzare la regolamentazione in continua evoluzione con le esigenze dell’impresa e dello specifico mercato in cui essa opera”.

Secondo il World Economic Forum, entro il 2023 ci sarà una produzione di 130 Zetabyte a livello globale. Un valore enorme, anche difficile da immaginare, che ovviamente evidenzia una POTENZIALE criticità nella gestione di QUESTA mole di volumi. In questo senso, cosa significa per voi supportare le aziende a sviluppare un business data intensive?
Partiamo da una considerazione generale: il dato in Europa è soprattutto un diritto, negli Stati Uniti è un bene giuridico ed economico, in Cina è un bene dello Stato. Nel nostro continente, quindi, ci muoviamo in un territorio in cui il dato è diritto della persona, ma oltre a questo, ovviamente, è anche un valore e le aziende che operano in un mercato data intensive devono avere la possibilità di valorizzarlo per l’appunto. Da questo punto di vista, naturalmente, il supporto del legale è quello di costruire un framework aziendale in cui questo dato possa essere valorizzato e questo sarà possibile nel momento in cui il dato sarà raccolto, conservato e gestito in compliance. C’è dell’altro, però. Il dato, infatti, potrà essere realmente valorizzato solo quando si sarà riusciti a creare quei processi che consentano la sua monetizzazione, sia internamente, sia esternamente. Il supporto legale, quindi, non può essere che un lavoro a 360 gradi per la creazione di vero e proprio percorso all’interno della catena di produzione digitale dell’impresa”.

Un journey che deve quindi dare il massimo del beneficio all’azienda, quanto la massima tutela all’utente. quale sarà in questo senso, però, lo scenario futuro sia a livello tecnologico, sia regolatorio, per migliorare sempre di più le performance di questo framework?
Sicuramente, e ne abbiamo parlato anche nel corso del nostro intervento all’ultima edizione di AIXA 2021, stanno arrivando una serie di regolamenti, soprattutto europei, nell’ambito del dato che testimoniano come questo sia un settore dell’economia in grande crescita. Sotto questo profilo, all’Artificial Intelligence Expo of Applications dell’anno scorso, infatti, abbiamo parlato della proposta sulla regolamentazione dell’adozione di AI a livello europeo, su cui la Commissione Europea ha imposto numerosi emendamenti, su cui si sta discutendo e su cui si discuterà ancora molto nei prossimi mesi e di cui continueremo a sentire parlare. Poi, abbiamo parlato anche del Digital Market Act e del Digital Service Act e del Data Act. Una serie di regolamenti che mirano a gestire in maniera unica e onnicomprensiva il dato in Europa. Inoltre, come studio internazionale, ci siamo interessati anche a quanto succede in America con l’evoluzione della legge californiana sulla privacy e la proposta di una nuova legge statunitense sulla protezione del dato, l’American Data Protection Privacy Act, che mira a creare un framework regolatorio armonizzato per tutti gli Stati Uniti. Tutte proposto che evidenziano come, ovviamente, ci sia ancora tanto da fare e da poter fare, sottolineando, in questo senso, l’esigenza di rimanere sempre aggiornati e di prestare grande attenzione a questi temi”.
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GOOGLE ANALYTICS E I NUOVI SCENARI DELLA VALORIZZAZIONE DEL DATO

Con il provvedimento del 23 giugno 2022, il garante della protezione dei dati in Italia, ha aperto anche nel nostro Paese una via alla concreta discussione sulla gestione del trasferimento dei dati a terze parti residenti nel continente americano. Una situazione complessa e delicata che, chiaramente, non ha impatti solo sul mondo degli Analytics, del digital Advertising, e del digital marketing più in generale, ma che con l’iper-digitalizzazione, che proprio in questi due anni ha conosciuto una grande accelerazione, può avere conseguenze anche su molteplici altri settori del business. Oltre che proprio sulla vita quotidiana e la privacy personale di ognuno di noi. Temi scottanti questi, a metà strada tra il GDPR e la Cybersecurity, che, a pochi giorni dal possibile attacco hacker che avrebbe coinvolto numerosi account italiani presenti sulla piattaforma dell’agenzia delle entrate e con il recente auspicio da parte delle istituzioni italiane della prossima firma di un accordo reale tra USA ed Europa sulla gestione della privacy dei dati, che potrebbe arrivare entro fine estate, cambiando nuovamente tutto lo spettro delle “regole del gioco”, sono ovviamente diventati di grande attualità. Motivo per cui abbiamo voluto comprendere meglio la situazione attraverso questa intervista all’avvocato Giovanni Di Stefano, Lead Focus Team di SAPG Legal Tech, e a Filippo Trocca, CIDO di Datrix Group, anche in vista della prossima edizione di AIXA – Artificial Intelligence Expo of Applications, la grande maratona dedicata all’applicazione dell’AI nel business, organizzata da Business InternationalFiera Milano e prevista a Milano, presso gli spazi dell’Allianz MiCo – Milano Convention Centre, il 15 e 16 novembre 2022.

Di Stefano, partiamo dal capire precisamente cosa è successo. Cosa ha portato il garante della protezione dei dati in Italia ha dare un input per il cambiamento delle regole del gioco in questo senso, se così possiamo dire?
E’ passato circa un mese dal 23 giugno, quando è stato emesso un provvedimento che ha dichiarato l’illegittimità, non tanto di Google Analytics, quanto della configurazione di Google Analytics adottata da parte di Caffeina sulla base del fatto che dal 2020, con la “Sentenza Schrems II”, non sono più possibili i trasferimenti di dati negli Stati Uniti. Questo perché il framework normativo, attualmente presente negli Stati Uniti, e in particolare la sezione 702 del Foreign Information Security Act, consente al governo americano di avere accesso libero ai dati che risiedono sui server dei cosiddetti internet service provider, come Google, Facebook, Microsoft 360. Sulla base di questa sentenza proposta da Maximilian Schrems, attivista molto noto nell’ambito della privacy, Noyb, che è una ONG attiva nel settore a livello europea per la difesa dei diritti sulla privacy, ha attivato una serie di richieste ai vari garanti europei e, quindi, questo provvedimento si innesta in una serie di altri provvedimenti emessi dal garante della protezione dei dati francese e austriaco. Il punto qual è? L’invio dei dati atti a riconoscere persone negli Stati Uniti, e in particolare l’indirizzo IP e altri dati simili, non è al momento possibile perché in America non vengono garantiti gli stessi diritti che vengono garantiti in Europa. Questo ha aperto una tematica per tutte quelle società che hanno attivato una digital transformation importante e che, magari, proprio per questo si trovano a utilizzare un tool come Google Analytics impostato con un tipo di configurazione non a norma. Motivo per cui si stanno cercando soluzioni per superare questo tipo di problema. Soluzioni individuate anche grazie all’intervento di tecnici come quelli di Datrix Goup che consentono di superare questo problema”.

Trocca, in questo senso, cercando anche di capire cosa implica questo cambio di approccio, cosa cambia per le aziende dopo questa decisione quindi?
Questa decisione del garante ha sicuramente tolto un velo su una situazione nell’ambito digital, e del digital advertising nello specifico, un po’ particolare, ovvero, il fatto che i principali operatori del settore siano americani. Avendo stabilito che quel mondo ha la capacità di riconoscere gli utenti anche attraverso altri segnali, il garante ha spostato quindi l’attenzione sul dato e su come viene gestito il dato in maniera molto importante. Google Analytics, in realtà, è solo la punta dell’iceberg. Il garante, infatti, ha parlato di Google Analytics perché Noyb ha fatto 101 segnalazioni in tutta Europa parlando di Google Analytics e quindi il garante ha iniziato a rispondere su quello, ma ci sono altrettante segnalazioni che riguardano per esempio Facebook Connect, e altre simili, su cui si attende risposta anche da altri garanti. Però, diciamo che l’aspetto di esportazione dei dati è quello che ci interessa di più. Su Google Analytics in realtà è una situazione che può essere risolta perché per esempio, con GA4, Google stessa non salva più l’informazione personale sotto inchiesta, vale a dire l’IP, ma puntualmente possiamo aggiungere livelli di controllo, come soluzioni server side, e io stesso possiamo andare a decidere cosa condividere con Google da Google Analytics. In particolare il garante francese ha posto anche delle linee guida su cosa andare ad eliminare. Quindi, lato Google Analytics, seguendo cosa dice il garante francese e quello che insieme a SAPG Legal Tech, per esempio, abbiamo creato all’interno del Gruppo Datrix come descrizione, abbiamo notato che, utilizzando Google Tag Manager Server Side – che, per spiegare cos’è anche ai non addetti ai lavori, possiamo definire come una macchina che prende le informazioni raccogliendole mentre l’utente naviga sul nostro sito, le gestisce e determina di non mandare l’IP a Google Analytics e poi, può decidere se mandare o meno altre informazioni, come lo user agent, la risoluzione dello schermo, o il riconoscimento del single click dell’utente sul sito – abbiamo la possibilità concreta di non esportare più i dati verso gli Stati Uniti. Il fatto è che, mentre con Google Analytics posso farlo, ed è la punta dell’iceberg come dicevamo prima, ci sono tante altre piattaforme del mondo advertising con cui questo non può essere fatto, ma che continuano ad esportare dati verso gli Stati Uniti. Se non viene trovata una soluzione politica a questa situazione, noi possiamo cercare di gestire questi aspetti con risoluzioni tecniche palliative, ma il problema reale non verrà risolto e ciò che va fatto in questo senso è sensibilizzare le aziende a capire che hanno questi dati e che devono lavorarli, raccoglierli e gestirli nella maniera giusta. Una soluzione completamente compliant non esiste e quindi bisogna lavorare su come l’azienda gestisce il dato e prepararsi alle varie soluzioni, ma è necessario anche parlare con il mondo politico, affinché una vera e unica soluzione venga presa. Come sappiamo, in ogni caso, la presidentessa della Commissione Europea e il Presidente degli Stati Uniti hanno detto che stanno lavorando a un accordo, ma sui tempi ancora non si hanno garanzie”.

Guardando al futuro – anche in relazione agli accordi che si stanno cercando di creare tra Stati Uniti ed Europa – Trocca, quali sono gli scenari e magari anche le tecnologie, come l’AI, che potranno aiutare alla creazione di nuovi e migliori sviluppi in questo senso?
In questo momento, ovviamente, lato tech, la privacy è diventata un tema sempre più importante. Abbiamo il mondo dell’AdV che sta dicendo: “come abbiamo lavorato finora non va bene, va cambiato e non possiamo più seguire l’utente in questo modo”. Quindi, abbiamo Google con la sua privacy sandbox e altri player con le loro soluzioni che stanno lavorando su come raccogliere un dato personale ed elaborarlo attraverso l’aiuto di nuove tecnologie che, non usando dati personali, permettono di migliorare buona parte dei business case che vengono oggi gestiti utilizzando i dati delle persone. Un primo passo concreto in questa direzione sarà la scadenza data da Google e posta al 2023, con lo spegnimento dei third party cookie, che è una tecnologia non privacy oriented. Il fatto è che queste nuove tecnologie e strumenti, che si stanno sviluppando, sono ancora in fase di test e non si può confermare che funzioneranno al 100%, ma quello che possiamo dire è che si stanno portando avanti soluzioni tecnologiche su base di intelligenza artificiale che potrebbero avere degli impatti fortissimi sul mercato e che avranno anche ricadute in altri ambiti, in particolare allenando algoritmi di machine learning al rispetto della privacy degli utenti”.

Di Stefano, invece, da un punto di vista regolatorio globale, quali potrebbero essere gli scenari futuri?
Il tema fondamentale è l’accordo tra Europa e Stati Uniti. Il fervore sul trasferimento dei dati, ovviamente, è dato dal fatto che internet stesso si basa su questo. Se non ci fosse un accordo politico, quello che si potrà fare, come diceva Filippo, sarà lavorare sulle singole aziende. Questo significa che, ad esempio, tramite sistemi di AI si proverà a mantenere il dato clean sulla parte dell’utente e del cliente in Italia e in Europa, evitando di esportare il dato negli Stati Uniti, anche se, come dicevamo prima, non sempre è possibile fare questo. Nel settore dell’AdV, ad esempio, il protocollo real time meeting funziona su tutto il mondo ed è impensabile in questa fase non trasferire le informazioni come l’IP anche in USA, ma su altre situazioni, come quella identificata precedentemente con Google Analytics, la proxyfication, ovvero utilizzare strumenti che si frappongano tra Europa e Stati Uniti, modificando i dati e cambiandoli per pseudonimizzarli, non consentendo a Google o ad altri soggetti che si trovino negli Stati Uniti di individuare un singolo utente e quindi ottenere accesso a quella che è la sua navigazione e sapere i suoi interessi (con una conseguente e importante violazione della privacy), diventano elementi essenziali. In futuro pertanto le aziende dovranno lavorare soprattutto in ottica di compliance sull’accountability, quindi, sull’essere in grado di rendicontare che queste misure siano state adottate e funzionino. Motivo per cui, sono due gli approcci da considerare: uno politico, sperando a un accordo, e l’altro pragmatico, adeguandosi in tempi ragionevolmente stretti alla situazione, affinché questi dati rimangano nell’UE dove ci sono leggi che consentono la tutela dei diritti degli interessati. Ove questo non fosse possibile, sarà sempre più necessario, quindi, ragionare su altre soluzioni per cercare di continuare a valorizzare i dati”.

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE, BIG DATA E CYBERSECURITY, LE PRIORITA' HEALTHCARE DEL FUTURO

Sebbene ancora impegnati a lasciarsi alle spalle la pandemia, in tutto il mondo i leader della sanità rivedono obiettivi e priorità per ripartire, puntando sul digitale: raccolta e interoperabilità dei dati, Intelligenza Artificiale e analisi predittiva, per poter sfruttare appieno la potenza dei dati al servizio dell’efficienza e dell’efficacia dell'assistenza sanitaria. Questo il quadro che emerge dal Future Health Index 2022, il più grande studio a livello mondiale, giunto alla settima edizione, condotto da Philips (NYSE: PHG, AEX: PHIA), leader globale nell’Health Technology, in 15 Paesi, che analizza prospettive e priorità, attuali e future, per i leader della sanità e che abbiamo voluto approfondire più da vicino in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, la grande maratone dedicata all'intelligenza artificiale e alle sue applicazioni per il mondo del business, prevista il prossimo 15 e 16 novembre 2022 presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre e organizzata da Business International - Fiera Milano.

Secondo i dati della ricerca, i leader della sanità devono far fronte in primis a una significativa carenza di personale, quantificabile in 15 milioni di professionisti entro il 2030, che necessita anche di una maggior formazione sulle tecnologie sanitarie digitali, il problema della sicurezza dei dati e la tutela della privacy.

ITALIA: MASSIMA IMPORTANZA A CYBERSECURITY E PRIVACY DEI DATI

Il 41% dei leader della sanità indica come priorità assoluta la cybersecurity e la privacy dei dati. Un percentuale significativamente più alta di quella registrata in Europa (21%) e a livello mondiale (20%), probabilmente influenzata dai gravi episodi di data breach verificatisi in Italia durante l’ultimo anno.

IA, FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO E TELEMEDICINA LE PRIORITÀ DI INVESTIMENTO

Guardando invece agli investimenti, sebbene fascicolo sanitario elettronico (55%) e telemedicina (45%) rimangano tra le priorità, per il 67% dei leader italiani della sanità l’IA è già al primo posto, rispetto al 60% a livello globale e al 56% in Europa. Nel prossimo futuro, anche grazie al PNRR, che prevede uno stanziamento di circa 20 miliardi di euro per il rafforzamento delle infrastrutture tecnologiche, l’intelligenza artificiale si stima continuerà a crescere. L’85% dei leader della sanità in Italia afferma sarà la loro principale priorità di investimento nei prossimi tre anni, rispetto al 78% a livello globale e al 72% in Europa.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) costituisce per l'Italia una straordinaria opportunità per investire seriamente nella digitalizzazione del sistema sanitario, puntando su un approccio data-driven in cui la raccolta, l'archiviazione e la condivisione dei dati siano connesse e integrate con la medicina predittiva e l'Intelligenza Artificiale”, ha dichiarato Andrea Celli, General Manager Philips Italia, Israele e Grecia. “Il Future Health Index 2022 ci mostra tuttavia che la rivoluzione digitale della sanità rappresenta una sfida da cogliere su più livelli - tecnologico, infrastrutturale, culturale - che possiamo vincere solo con uno sforzo di sistema, dove aziende, strutture ospedaliere e istituzioni mettano a fattor comune competenze e know-how a beneficio del paziente e dell’intero sistema sanitario. Gli stessi leader della sanità riconoscono la necessità di dover rafforzare i propri investimenti con partnership forti e strategiche, programmi di formazione del personale e una buona governance, per massimizzare i profitti”.

L’attesa rivoluzione digitale della sanità non può che passare anche dalla standardizzazione e valorizzazione dei dati. I leader italiani della sanità dimostrano di averne piena coscienza, tanto che attualmente circa due terzi di coloro che lavorano in ambito clinico (68%) e operativo (65%) affermano di raccogliere e archiviare dati. I dati in ambito clinico vengono utilizzati per elaborare analisi descrittive (53%) e predittive (49%). In generale, la fiducia nell'utilizzo dei dati è alta. Due terzi (66%) ritengono che le proprie strutture dispongano della tecnologia necessaria per sfruttarne appieno il potenziale, e il 78% si sente sicuro dell'accuratezza dei dati a sua disposizione, un risultato nettamente superiore alla media europea (66%) e globale (69%).

BARRIERE PER UNA SANITA’ DATA-DRIVEN

Non mancano però gli ostacoli sul percorso della sanità data-driven. I principali timori sono legati alla sicurezza e alla privacy dei dati (32%), seguiti dalla difficoltà di gestire grandi volumi di dati (28%) e dalla mancanza di competenze del personale (27%). Per favorire un utilizzo efficace dei dati, secondo il 34% dei leader italiani della sanità bisognerebbe ripensare la ridistribuzione dei budget di investimento. Un dato nettamente superiore a quello dei colleghi europei (22%) della media globale (21%).

SANITÀ: CRESCE L’INTERESSE PER L’ANALISI PREDITTIVA

Dall’indagine emerge inoltre la fiducia dei leader italiani della sanità nelle potenzialità dell'analisi predittiva. Circa tre quarti (72%) degli intervistati ritiene che possa avere un impatto positivo sulle prestazioni sanitarie, mentre il 68% afferma che potrebbe avere un impatto positivo sulla value-based care e sui costi delle cure (63%), rendendo così l'assistenza sanitaria più sostenibili e accessibile. Riguardo allo stato dell’arte, il 65% degli intervistati italiani dichiara di aver già adottato o essere in procinto adottare l'analisi predittiva: un dato che pone il nostro Paese al quinto posto della classifica globale, ben sopra la media (56%) e a poca distanza da Stati Uniti (66%) e Brasile (66%), seppur nettamente distaccati dai leader in quest’ambito, rappresentati da Singapore (92%) e Cina (79%).

IL SISTEMA SANITARIO DEL FUTURO PASSA DALLE COLLABORAZIONI

Emerge infine dall’analisi l’importante ruolo che i leader italiani della sanità attribuiscono alle partnership, tanto con le altre strutture sanitarie quanto con le aziende attive nella Health Technology. Date le notevoli differenze regionali all'interno del sistema sanitario italiano, la collaborazione con altre strutture ospedaliere e sanitarie viene vista dagli intervistati come un’opportunità preziosa per imparare dalle esperienze altrui. Dalle collaborazioni con le aziende, i leader italiani della sanità si attendono vantaggi che vanno dall’accesso a modelli di pagamento flessibili e opzioni di finanziamento innovative (44%) alla formazione e la preparazione del personale (31%), dalla visione strategica per il futuro (27%) alla consulenza specializzata (26%).
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@MIND: NUOVI SVILUPPI PER L’AREA TEMATICA LIFE SCIENCES & HEALTHCARE DEDICATA ALLE SCIENZE DELLA VITA E ALLA SANITA'

Presentata ufficialmente nel dicembre del 2021, l’area tematica Life Sciences & Healthcare si occupa di processi d’innovazione dedicati alle scienze della vita e alla sanità all’interno di Federated Innovation @MIND – il modello collaborativo pubblico-privato nato nel 2021 all’interno di MIND promosso da Lendlease con il contributo di Cariplo Factory. Dopo i primi sei mesi di lavoro, oggi l’area (inaugurata lo scorso 28 aprile 2022 anche attraverso una serie d'incontri, dal titolo "Open future Open Culture" realizzati da parte di Business International - Fiera Milano nel corso della grande manifestazione di PRIMAVERA MIND) delinea i tre principali progetti che proseguiranno nel corso dell’autunno 2022: il Progetto Prometeo, Green Experience Camp, e il Progetto FEMUR permetteranno alle 12 aziende che collaborano all’interno dell’area di raccogliere i primi risultati di un lavoro costruito intorno ai tre assi strategici dell’agenda d’innovazione dell’area: definire nuovi protocolli per migliorare il percorso sanitario dei cittadini e aumentare l’efficacia terapeutica (Value Based Medicine), accelerare la digitalizzazione del settore sanitario, costruire una roadmap per una sanità più green, sostenibile e circolare attraverso modelli, soluzioni e strumenti che migliorino le performance ambientali, sociali ed economiche del settore.

L’area Life Sciences & Healthcare è strategica non solo all’interno di MIND (in quanto si occupa di uno dei due grandi pillar tematici della Federated Innovation @MIND, ovvero Future of Health), ma anche all’interno dell’ecosistema dell’innovazione italiano, perché unisce l’impegno delle primarie aziende italiane e internazionali – Accenture, AstraZeneca, Beside You Group | Be Whiz, Bio4Dreams, Bracco, Life Science District, Nippon Gases, Novartis, SYNLAB, Stevanato Group, UCB Pharma, e Roche in qualità di Sponsor – nei settori delle scienze della vita e della sanità. Ricerche innovative nel campo della radioterapia e della telemedicina, cultura e collaborazioni internazionali per l’innovazione green e lo sviluppo sostenibile e circolare dell’ecosistema dell’Healthcare, studi per il miglioramento della gestione dei pazienti con frattura del femore sono nel concreto alcuni dei progetti che hanno preso vita nell’ambito di quest’area, che proseguiranno anche nel corso dell’autunno 2022 e che verranno affiancati da numerose altre iniziative che completeranno il programma annuale dell’area tematica.

PROGETTO PROMETEO

È l’iniziativa di Federated Innovation @MIND promossa da AstraZeneca con il supporto di Cariplo Factory, aperta all’ecosistema italiano della salute. L'obiettivo di Prometeo è mettere a disposizione di manager, professionisti e tecnici sanitari un percorso di co-progettazione che, partendo dai loro bisogni, possa sviluppare soluzioni innovative per una migliore gestione dei problemi di salute. A fine giugno sono stati selezionati 3 progetti fra quelli proposti dalle aziende dell’area tematica, che intraprenderanno un percorso di co-progettazione strutturato in 4 workshop e supportato da metodologie di Design Thinking:
    • 1. Radionet: una proposta di Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico San Matteo di Pavia per l’integrazione digitale dei centri di radioterapia oncologica e radioterapia di precisione al fine di individualizzare la proposta diagnostico-terapeutica sulla base di analisi di dati ed immagini digitali;
      2. Digital Twin & Telemedicina: una proposta di CDI – Centro Diagnostico Italiano nell’ambito della telemedicina e della tutela domiciliare della salute per offrire un'assistenza sanitaria personalizzata e preventiva ai pazienti. Un progetto che combina le ultime tecnologie per il monitoraggio in remoto dei pazienti con la capacità degli algoritmi di intelligenza artificiale di analizzare questi dati.
      3. Parkinson Up: proposto da Need Institute, è un servizio di tele-riabilitazione motoria, cognitiva e logopedica con finalità di cura e assistenza, erogato da terapisti specializzati.


  • GREEN EXPERIENCE CAMP

    Promossa dall’azienda Beside You Group | Be Whiz e da Fondazione Triulza, l’iniziativa si pone come acceleratore internazionale sui temi dell’innovazione green e sostenibile per i settori Healthcare e Life Sciences. Il progetto mira alla condivisione di esperienze, strumenti e buone pratiche per stimolare l’ecosistema sanitario a superare l'attuale gap culturale e ad accelerare investimenti più sostenibili e circolari. Si tratta dell'episodio zero di un evento che avrà cadenza annuale, un’occasione per trovare soluzioni innovative a problematiche reali in ottica ESG in un confronto multistakeholder su tematiche centrali ivi incluse l’efficienza energetica, i rifiuti, i green building e la finanza sostenibile, coinvolgendo così, in modo trasversale, anche i settori dell’energia, delle costruzioni e delle tecnologie smart.
    Il camp si snoda in due giornate di interventi, workshop, visite esperienziali e networking e mira a tracciare una roadmap per accelerare lo sviluppo sostenibile e la transizione green dando voce e visibilità alle aziende che hanno sviluppato soluzioni, pratiche e tecnologie in questo senso. Il Green Experience Camp beneficia della relazione con altre iniziative autorevoli come il Festival dello Sviluppo Sostenibile di Asvis, di cui Fondazione Triulza è tra i soci fondatori, e i Network scandinavi con cui Beside You Group | Be Whiz ha instaurato rapporti di partnership come referente per l’Italia e il Mediterraneo.

    PROGETTO FEMUR

    È un progetto di Value Based Medicine che mira a studiare, definire e proporre nuovi protocolli e percorsi di cura per cittadini e pazienti, grazie alla collaborazione stipulata con l’I.R.C.C.S. Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio. Utilizzando le tecnologie oggi disponibili e sperimentando trattamenti domiciliari integrati con la futura struttura territoriale della Sanità prevista nel PNRR (Case ed Ospedali di Comunità), il progetto punta all’offerta di una migliore copertura dei bisogni dei pazienti. Ad oggi è stato avviato uno studio prospettico osservazionale sui pazienti con frattura di femore, con l’intento di raccogliere dati concreti e real based sulla loro gestione in modo da contribuire a implementare e migliorare la presa in carico del paziente con fragilità ossea e la continuità delle cure.
    Il Progetto FEMUR coinvolge le aziende Stevanato Group e Nippon Gases, la prima nello studio di device digitali che permettano una migliore gestione della terapia del dolore da parte del paziente, e la seconda nella gestione dei pazienti a domicilio e attraverso servizi di telemedicina. Nel 2023, terminata la prima fase di osservazione, si progetteranno e testeranno i nuovi approcci da proporre ai pazienti.

    L’area tematica Life Sciences & Healthcare ha inoltre appena concluso il progetto MIND Education, che ha convolto oltre 1.200 studenti delle scuole primarie, universitari, neolaureati e dottorandi delle Università Italiane nella co-creazione della Città del Futuro. Ideata e promossa insieme ad Arexpo, Lendlease, Fondazione Triulza, Fondazione Human Technopole, I.R.C.C.S. Galeazzi-Sant’Ambrogio, Università Statale di Milano, a fine giugno l’iniziativa ha raccolto e premiato con una dotazione di 20mila euro in totale le 6 migliori proposte in due ambiti:
    • 1. Health Data Science: soluzioni che sfruttano le tecnologie digitali e i Big Data per migliorare la salute e il benessere dei cittadini attraverso l’adozione di comportamenti e stili di vita orientati alla prevenzione delle patologie, alla diagnosi precoce delle stesse e alla condivisione delle informazioni (dati) da parte della popolazione.
      2. Meanwhile Solutions: l’obiettivo è sfruttare il “tempo di attesa” – il periodo di tempo che intercorre tra l’approvazione del Masterplan del MIND Milano Innovation District e l’effettiva realizzazione dello stesso, come strumento capace di ricucire i tessuti sociali, come risorsa strategica per progettare un futuro più sostenibile e inclusivo che promuova la partecipazione e il benessere dei cittadini. I progetti premiati sono stati ideati da studenti provenienti dall’Università Statale di Milano, dalla LIUC di Castellanza, dal Politecnico di Milano, dall’Università del Piemonte Orientale, dall’Università di Padova, Università di Parma e dallo IEED di Torino.
  • Siamo entusiasti di aver finalmente avviato le attività dell’area tematica dopo molti mesi, necessari, di progettazione, organizzazione e programmazione – dichiara Marco Venturelli, Ambassador dell’area tematica Life Sciences & Healthcare di Federated Innovation @MIND. – “Crediamo fortemente nei progetti che stanno crescendo all’interno dell’area e che sono nati dalla cooperazione delle imprese secondo il modello “collaborate-to-compete”. Un modello che permette a ogni impresa di proporre iniziative sulla base dell’agenda strategica di innovazione, e di unire le forze per portare avanti progetti concreti, tangibili, con il fine di generare servizi e prodotti che possono essere immessi sul mercato per migliorare la vita delle persone.

    L’intero ecosistema Federated Innovation @MIND sta procedendo a passo spedito e ha avviato moltissimi progetti che nei prossimi anni daranno un contributo fondamentale al mondo dell’innovazione italiano ed europeo – aggiunge Tommaso Boralevi, Presidente di Federated Innovation @MIND. – L'area tematica Life Sciences & Healthcare è strategica all’interno dell’ecosistema perché è fortemente legata a uno dei due pillar di Federated Innovation: “the Future of Health”, che mira alla creazione di servizi volti al benessere dei cittadini e allo sviluppo di percorsi di cura innovativi, inclusivi e personalizzati. L’evoluzione di un sistema sanitario che, con l’aiuto delle nuove tecnologie, aiuti le persone a vivere una vita più lunga e più sana.”.
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    Per il 79% dei dipendenti l’AI migliora la vita lavorativa: nei team più collaborazione, creatività e gratificazione

    Agli occhi dei leader aziendali è sempre più chiaro il valore dell’Intelligenza Artificiale come strumento che permette alle organizzazioni di diventare più efficienti e di migliorare i processi decisionali. Ma non solo: l’AI può anche aumentare l’efficacia organizzativa e rafforzare i team e le culture aziendali. Proprio questo rapporto tra uso dell’AI e cultura organizzativa è il focus del report The Cultural Benefits of Artificial Intelligence in the Enterprise, frutto della ricerca di MIT Sloan Management Review e Boston Consulting Group. Oltre a condurre un sondaggio globale che ha coinvolto 2.197 manager, gli autori del report hanno intervistato 18 dirigenti che hanno introdotto soluzioni di AI in grandi organizzazioni appartenenti ad un’ampia gamma di settori, dai media ai servizi finanziari, al retail, ai trasporti – ad esempio CBS, Cooper Standard, H&M, Humana, KLM, Levi Strauss & Co, Mastercard, McDonald’s, Moderna, Nasdaq, Northwestern Mutual, Notre Dame-IBM Technology Ethics Lab, PepsiCo, Pernod Ricard, Rexel, Spotify e 1-800-Flowers. I dati raccolti sottolineano un messaggio chiave: la cultura aziendale influisce sull’AI e, al contempo, le implementazioni dell’AI influenzano la cultura aziendale. Un tema estremamente interessante, questo, che abbiamo voluto approfondire meglio, anche in vista della pressima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications (l'exposizione dell'intelligenza artificiale al servizio del business organizzata da Business International - Fiera Milano e prevista all'Allianz MiCo il 15 e 16 novembre 2022), proprio attraverso uno sguardo più approfondito del report. Il sondaggio ha infatti portato alla luce una vasta gamma di benefici culturali legati all’implementazione dello strumento, sia a livello di team che di organizzazione.

    “In Italia, l’adozione dell’Intelligenza Artificiale (AI) rimane ancora limitata rispetto al panorama internazionale. Tuttavia, le aziende early adopter hanno riscontrato un miglioramento nel lavoro dei propri team dopo l’implementazione dell’AI. Questa tecnologia, infatti, agevola il passaggio ad un approccio end-to-end della gestione del lavoro, favorendo l’integrazione dei processi e la collaborazione tra i dipendenti. In secondo luogo, l’AI rende più stimolante l’esperienza lavorativa dei dipendenti, che vedono in questa tecnologia uno strumento per automatizzare i processi ripetitivi e lasciare più spazio all’apprendimento personale. In questo modo, l’AI spinge i dipendenti e l’intera azienda a rivedere il proprio modo di lavorare in un’ottica di semplificazione e ottimizzazione dei processi. Per raggiungere questi obbiettivi e generare benefici è, però, necessario applicare l’AI coinvolgendo direttamente gli utilizzatori finali ed assicurandosi che il management favorisca attivamente il cambiamento all'interno dell'azienda”, dichiara Roberto Ventura, Managing Director e Partner di BCG.

    La ricerca ha identificato una dinamica di interazione continua tra cultura, uso dell’AI ed efficacia organizzativa, detta Culture-Use-Effectiveness (C-U-E). A livello di squadra, la dinamica ciclica C-U-E può essere riassunta così: la cultura del team migliora l’adozione dell’AI, quest’ultima migliora l’efficacia del team, che a sua volta va a migliorare la cultura del team.

    L’adozione dell’AI non può prescindere dalla cultura

    I manager riconoscono la necessità di doverne coltivare l’accettazione da parte dei dipendenti, la cui diffidenza può essere causata da mancanza di comprensione (per il 49% degli intervistati) e di formazione (46%), ma anche dalla scarsità di informazioni (34%) o dal loro eccesso (17%). Contribuiscono a creare sfiducia anche dati di qualità insufficiente (31%), aspettative non soddisfatte (20%) e la scelta di soluzioni errate (14%). Il secondo elemento della dinamica è l’efficacia: circa il 58% degli intervistati che ha implementato l’AI ha convenuto che queste soluzioni hanno migliorato le prestazioni del team. E quando i team prendono decisioni migliori grazie all’AI, migliorano anche diversi aspetti culturali: l’87% ha potenziato l’apprendimento collettivo, perché l’AI è in grado di influenzare sia ciò che un team impara, sia il modo in cui impara. Un secondo beneficio culturale che deriva da soluzioni di AI efficaci è la maggior chiarezza di ruoli e responsabilità, rilevata dal 65% degli intervistati; un esempio è stato offerto da Humana, i cui farmacisti del call center hanno usato soluzioni di AI emotiva per migliorare la gestione delle interazioni con i clienti: i dipendenti che hanno utilizzato questo strumento sono arrivati a una nuova consapevolezza del proprio ruolo.

    L’uso efficace dell’AI influisce anche sulla collaborazione, ottimizzata dal 78% degli intervistati, e sul morale, come rilevato dal 79% degli intervistati. Si pensi al caso di H&M, che ha sperimentato soluzioni di AI per prezzare gli articoli durante i saldi di fine stagione: combinare l’algoritmo e il lavoro dell’uomo si è rivelata una strategia vincente, accolta con favore dai dipendenti. Stesso entusiasmo per i dipendenti Nasdaq quando l’azienda ha introdotto l’AI per analizzare i prospetti informativi alla ricerca di informazioni utili per i clienti, un compito in precedenza svolto manualmente dagli analisti. Adesso l’azienda elabora 6000 documenti ogni tre minuti e i dipendenti possono concentrarsi su altri obiettivi.

    La dinamica C-U-E è applicabile anche a livello di organizzazione

    La cultura organizzativa migliora l’adozione dell’AI, che a sua volta migliora l’efficacia organizzativa, la quale ha poi effetti positivi sulla cultura organizzativa. Adottare l’AI su larga scala presuppone un cambiamento culturale nelle organizzazioni, perché è necessario adottare un linguaggio condiviso per chiedersi quali soluzioni implementare e a quali ambiti applicarle. Non è semplice, ma sicuramente necessario: nei prossimi dieci anni l’AI subirà un processo di democratizzazione e le aziende che non stanno al passo rischieranno di perdere competitività. Quest’ultima è una parola chiave perché l’utilizzo dell’AI rende le aziende più competitive, sia in velocità che in termini di valore. Emblematico il caso di Moderna: la rapidità con cui ha sviluppato il vaccino contro il Covid-19 è stata in parte dovuta all’uso dell’AI per testare rapidamente le fasi di progettazione dell’mRNA.

    È inoltre emerso che l’uso dell’AI, grazie all’identificazione di nuovi driver di performance o alla possibilità di misurare le prestazioni in modo più preciso, ha portato il 64% delle imprese a modificare o affinare i propri KPI, nonché a crearne di nuovi. I cambiamenti nei KPI spesso accompagnano cambiamenti nel comportamento organizzativo, ad esempio migliorando la collaborazione a livello di team.

    Raggiungere la dinamica C-U-E su larga scala è una sfida per i leader aziendali, che devono chiedersi cosa può fare l’AI per i team e l’organizzazione e guidare il cambiamento dall’alto sviluppando un linguaggio comune. È inoltre necessario coinvolgere i dipendenti per ottenere supporto attivo e, dopo l’implementazione iniziale, le soluzioni dovranno essere costantemente adattate nel tempo. Ma se si dimostrano efficaci, i benefici culturali e la produttività che ne derivano incoraggeranno il loro utilizzo ancor di più. Con la giusta attenzione manageriale il ciclo virtuoso tra cultura organizzativa e uso dell’AI può portare a un’organizzazione più coesa, che riflette i valori strategici desiderati: superata l’idea che l’AI libererà completamente i lavoratori dalla fatica e minimizzati i pregiudizi relativi a questa tecnologia, essa diventa uno strumento manageriale per allineare i singoli processi a obiettivi più ampi, tra cui equità e inclusività.

    L’intelligenza artificiale può generare per le organizzazioni anche sostanziali benefici finanziari

    Come dimostrano i risultati del sondaggio, lo step del raggiungimenti di vantaggi economici derivanti dall'adozione di artificial intelligence è tra i più complessi da raggiungere: al momento, infatti, solo l’11% delle aziende ha attribuito vantaggi finanziari alle iniziative legate all’AI. Quelle che ce l’hanno fatta sono le organizzazioni che iniziano a padroneggiare la dinamica C-U-E, in cui i benefici culturali e quelli finanziari si costruiscono gli uni con gli altri.
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    Marketing & Innovation

    Disegnare la città del futuro: sostenibile, digitalizzata e inclusiva, con le persone al centro

    Nuovi valori e comportamenti, ripensamento di luoghi e modalità di lavoro, recupero del senso di comunità: l'esperienza del lockdown e, più ampiamente, l'impatto del Covid-19 hanno modificato profondamente le priorità e le abitudini degli italiani, con impatti considerevoli sui lavoratori e, di conseguenza, sull’evoluzione delle città. È per questa ragione che la sesta edizione dello Smart City Index di EY diventa Human Smart City Index, integrando indicatori legati ai comportamenti ecologici, alle competenze digitali dei cittadini e all’inclusione sociale. Tutti argomenti che abbiamo voluto approfondire e comprendere meglio, guardando più da vicino i risultati emersi dalla ricerca, anche in vista di Next Mobility Exhibition 2022, una manifestazione di tre giorni in cui, dal 12 al 14 ottobre 2022 si daranno appuntamento, all'interno degli spazi di Fiera Milano, i protagonisti del settore del trasporto pubblico per parlare di tematiche di grande importanza per lo sviluppo del settore, come la transizione energetica, la digitalizzazione e l'innovazione..

    «La domanda di città “a misura di persona” sta emergendo in maniera molto forte e anche le aziende si trovano a dover comprendere e gestire l’impatto dei nuovi trend urbani sui loro dipendenti: lo smart working, una nuova visione del lavoro e dei valori a esso legato sono la parte più evidente, ma la maggiore attenzione all’ambiente, il desiderio di spostamenti più sostenibili e un miglior bilanciamento tra lavoro e vita privata sono trend irreversibili. Le città che saranno più capaci e più veloci nel riprogettarsi e nel riqualificare gli spazi residenziali e di lavoro diventeranno più attrattive. La Human Smart City è la città che (ri)progetta infrastrutture e servizi coniugando centralità della persona, innovazione tecnologica e sostenibilità e rappresenta un’opportunità sia per le aziende sia per le amministrazioni locali di attrarre lavoratori e cittadini» – commenta Andrea D’Acunto, People Advisory Services leader di EY in Italia.

    Ma qual è la situazione attuale in Italia? Incrociando i dati legati agli investimenti e alle iniziative delle città, che misurano quanto esse siano già pronte a ridisegnare spazi e tempi intorno alle esigenze delle persone (readiness) con i comportamenti dei cittadini (intesi nella più ampia accezione di lavoratori, consumatori, turisti, pendolari, studenti, imprenditori, etc.) sui tre assi strategici della transizione ecologica, della transizione digitale e dell’inclusione sociale, si delinea un vero e proprio ranking, che classifica le città italiane in base al loro processo di trasformazione in città “a misura di persona”. Ne viene fuori una fotografia dell’ecosistema urbano italiano non ancora maturo, ma in piena evoluzione e con ampi margini di miglioramento.

    «Nell’edizione di quest’anno, che comprende 456 indicatori, abbiamo introdotto misurazioni legate all’inclusione sociale e preso in considerazione anche comportamenti ecologici, competenze digitali, propensione all’imprenditorialità e così via, perché i cittadini sono sempre più parte attiva della riorganizzazione urbana”, afferma Marco Mena, Senior Advisor di EY e responsabile dello Human Smart City Index. “Oggi il modello della metropoli ipertecnologica perde di slancio, a favore del modello più “umano” delle città medie e piccole, dove le relazioni sociali sono più strette e i comportamenti sostenibili più facili. Tali città, secondo questa nuova visione, recuperano significativamente il gap rispetto alle città più grandi, anche se non riescono ancora a raggiungerle».

    Milano, Bologna e Torino sul podio delle città a “misura di persona”


    Si riducono le distanze tra città metropolitane e centri più piccoli, ma permane una forte differenza tra Nord e Sud Rispetto alle due componenti dello Human Smart City Index, Milano si conferma la città in cima alla classifica sia per readiness (86,83 su una scala da 1 a 100) sia per comportamenti dei cittadini (83). Il punto di forza di Milano è legato perlopiù alla transizione digitale, sia per quanto attiene alle infrastrutture (ultra-broadband, 5G e IoT) sia per le competenze dei cittadini e l’utilizzo dei servizi online. Segue Bologna, grazie al primato in termini di inclusione sociale (soprattutto per le spese sociali e per il coinvolgimento dei cittadini nella vita pubblica della città), con una readiness particolarmente elevata (86,70). Torino consolida la presenza sul podio – pur passando dal secondo posto del 2020 al terzo posto del 2022 - grazie alla componente legata ai comportamenti dei cittadini (82,32), soprattutto in termini di transazione ecologica. Seguono cinque città medie: Trento, Parma, Bergamo, Padova e Brescia e chiudono la top ten Venezia e Firenze. Roma si posiziona al dodicesimo posto e cede cinque posizioni rispetto al ranking 2020. A penalizzare la capitale soprattutto un marcato ritardo nel processo di transizione ecologica.

    La prima città piccola (meno di 80 mila abitati) in classifica è Pordenone (21° posto), mentre le prime tre città del Sud sono Cagliari (19° posto), Napoli (34° posto) e Bari (36° posto). Enna, Barletta e Carbonia chiudono la classifica di questo rinnovato indice.

    La distribuzione geografica delle città mostra un notevole “human smart divide” tra Nord e Sud. Infatti, la classifica regionale (basata sul valore medio dello Human Smart City Index tra i capoluoghi di provincia) mostra un netto predominio del Centro-Nord: il Trentino-Alto Adige, l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia. Le regioni del Sud si collocano in fondo alla classifica, in particolare con Molise, Puglia e Calabria agli ultimi tre posti. Tra le 40 città del Sud solamente 3 città metropolitane sono nella prima fascia: Cagliari, Napoli e Bari. Viceversa, al Nord, delle 47 città, ben 29 sono nella prima fascia del ranking e solo 6 nella terza fascia. Nel Centro, invece, la situazione appare più equilibrata: 5 città sono in prima fascia, 12 in seconda e 5 in terza. La dimensione delle città è infatti sempre stata una variabile determinante nella realizzazione della smart city e anche quest’anno, le città metropolitane prevalgono sui centri medi e piccoli. Le città con alto punteggio di readiness e basso punteggio di comportamenti investono e sviluppano iniziative, ma fanno fatica a coinvolgere i cittadini e hanno ottenuto finora una risposta largamente inferiore agli sforzi profusi. Si tratta di metropoli del Sud che hanno molto investito grazie ai fondi strutturali (come Bari, Palermo, Catania), ma che non hanno ancora prodotto risultati tangibili oppure di città medie del centro-nord che hanno molto investito in smart city negli ultimi anni (come Ravenna, La Spezia, Udine, Pisa, Siena), ma in modo ancora poco organico e senza ancora aver ottenuto significativi cambiamenti nei cittadini. Viceversa, le città con alto punteggio di comportamenti e basso punteggio di readiness vedono i cittadini più avanti delle istituzioni stesse. Sono città medie e piccole che investono poco in innovazione (come Como, Lodi, Varese, Terni, Caserta, Avellino) ma i cui cittadini, grazie soprattutto alla dimensione contenuta, sviluppano comunque comportamenti virtuosi, come se anticipassero le iniziative del comune e degli altri stakeholder.

    Il ruolo delle aziende nel rendere le città a misura di persona


    Nell’attuale contesto, tra gli obiettivi di impatto sociale che le aziende si trovano a perseguire, il contributo alla sostenibilità dell’ambiente urbano in cui operano diviene fondamentale: il vivere in una città più “a misura di persona” può rappresentare un fattore distintivo e una parte importante della gestione del capitale umano e le aziende possono giocare un ruolo determinante nel rendere le città in cui operano più a misura di persona.
    Dall’analisi emerge che le filiere quali Technology & Telco, Produzione Automotive, Dispositivi Medici, Farmaceutico, Media & Entertainment, concentrate perlopiù a Milano, Torino, Roma, Bologna e l’Emilia, sono più attente agli aspetti “human” e offrono pertanto ai lavoratori contesti urbani e di vita più a misura di persona, al contrario di filiere – quali l’Agrifood e il Retail Food - che scontano una certa concentrazione nelle zone più rurali del Paese.

    «In questo particolare contesto storico, le città non devono investire soltanto in infrastrutture e servizi, ma anche e soprattutto nell’ascolto dei cittadini e dei lavoratori. La componente sociale è diventata centrale anche nella competizione tra le città per l’attrazione di aziende e talenti. Le nuove relazioni tra città e aziende devono essere reimpostate mantenendo le persone al centro». – conclude Andrea D’Acunto, People Advisory Services leader di EY in Italia.
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