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CEO Italian Awards 2019: ecco i migliori top manager italiani

Nella serata di ieri, Forbes Italia e Business International hanno premiato i migliori top manager alla guida delle realtà imprenditoriali presenti nel nostro Paese che nel corso del 2019 si sono distinti per audacia e intraprendenza, consolidando la competitività delle loro imprese sui mercati internazionali e rendendole, al tempo stesso, luoghi di lavoro migliori e più attenti alle necessità delle persone.
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Pompili: fiducia, sostenibilità e inclusione saranno le sfide “rosa” per i top manager del futuro

Sfide, tendenze e previsioni di un futuro nemmeno troppo lontano. A pochi giorni dal nuovo appuntamento dell’Executive Summit, l’annuale evento organizzato da Business International (divisione di Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano) e dedicato al mondo dei top manager italiani, un recente studio del Censis, sottolinea come il gender gap nel mondo del lavoro del nostro Paese rappresenti un concreto problema da non sottovalutare. Secondo le stime dell’analisi presentata lo scorso novembre, infatti, sul territorio nazionale il tasso di disoccupazione femminile supera l’11%, mentre il livello di occupazione rosa si attesta intorno al 42%. Se si guarda, però, alle posizioni apicali d’impresa, questo valore, già ben al di sotto della media europea, si abbassa ulteriormente, scendendo fino al 27%, evidenziando ancora di più il divario con la controparte maschile. Una fotografia, questa, che denota un evidente criticità culturale, da scardinare e trasformare, di cui, proprio in vista della giornata del 4 dicembre al Park Hyatt Milan, dedicata al confronto tra CEO, esperti e istituzioni nazionali e internazionali sui temi che guideranno il futuro dell’economia globale e delle imprese italiane, abbiamo voluto parlare insieme a Stefania Pompili, amministratore delegato di Sopra Steria Italia, che ci ha raccontato come, in un mondo profondamente caratterizzato dalla componente maschile, come quello dell’information technology, sia possibile farsi strada senza perdere la propria femminilità e dando anche vita a una vera e propria trasformazione digitale e culturale che metta al centro le persone e le competenze.
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Pisu (OCSE): quando l’economia non cresce, alle aziende servono politiche chiare e visione globale

Il prossimo 4 dicembre al Park Hyatt Milano, nel corso dell’edizione 2019 del Executive Summit, l’annuale evento organizzato da Business International (divisione Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano) e dedicato ai CEO e ai Presidenti delle imprese che operano sul territorio italiano, Mauro Pisu, responsabile del desk Italia all’OCSE, presenterà per la prima volta nel nostro Paese l’Economic outlook report relativo al semestrale andamento economico italiano e alle previsioni della sua evoluzione nel prossimo biennio. Una grande opportunità, questa, che coinvolgerà da vicino e dal vivo il top management del Belpaese e di cui abbiamo voluto comprendere meglio alcuni punti proprio insieme all’economista che interverrà nel corso di una giornata pronta a ospitare anche la premiazione dei migliori amministratori delegati italiani nel corso dei CEO Italian Awards realizzati in collaborazione con Forbes Italia.
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Franklin (The Economist): storia, trend e fantascienza, le tre chiavi per prevedere i cambiamenti del futuro

Dalla caduta del muro di Berlino sono ormai passati 30 anni e 20 ne sono trascorsi, invece, dalla firma del protocollo di Kyoto. Tre generazioni di uomini e donne, manager, professionisti, aziende e Capi di Stato si sono alternati alla guida di mercati ed economie globali per innovare, migliorare, sostenere ed evolvere la qualità della vita del mondo. Le sfide oggi come allora sono molteplici e si articolano su differenti filoni di interessi e punti di vista: dalla sostenibilità all’innovazione, dall’economia circolare ai trend da seguire per rimanere al passo con i tempi. Un mix di prospettive, rischi e opportunità da analizzare, anticipare e individuare per rimanere competitivi e, soprattutto, per continuare a esprimere una leadership che sappia toccare i tasti giusti per offrire ispirazione, carisma e visione del futuro a tutti i propri stakeholder. Capacità, queste, da non sottovalutare in un mondo sempre più digitale nel quale il valore umano risulta l’elemento chiave per raggiungere il successo. Ai manager di oggi, infatti, viene richiesta sempre di più un’intelligenza emotiva che si compone di innumerevoli sfaccettature capaci di incontrare le esigenze relazionali, psicologiche e di benessere di collaboratori, partner e clienti. Un universo di persone di ogni tipo, con cui un amministratore delegato, un presidente, team leader, ma anche un semplice professionista deve potersi interfacciare al fine di raggiungere un risultato che ormai si individua sempre meno nella semplice revenue per consolidarsi in maniera più efficace ed efficiente nel benessere del proprio ambiente lavorativo, visto a 360 gradi, e nel territorio in cui la propria realtà imprenditoriale opera. Argomenti, questi, che puntano dritto verso un futuro imminente di cui abbiamo voluto parlare con Daniel Franklin, Executive editor di The Economist ed editor dell’annuale pubblicazione della rinomata rivista inglese che anticipa i trend per l’anno successivo, in vista della sua partecipazione come chairman all’annuale appuntamento dell’Executive Summit, l’evento previsto il 4 dicembre 2019 a Milano e organizzato da Business International (divisione Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano) per consentire ai CEO e ai Presidenti italiani delle più importanti aziende presenti nel nostro Paese di confrontarsi sui principali temi e le sfide cruciali che li attendono nei prossimi mesi.
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Palomba: dai manager alle aziende, oggi, non c’è reputation senza identità digitale

La reputation è una cosa seria. Può determinare le fortune tanto di un Paese, quanto di un’azienda o di un manager. Mentre una volta era possibile stabilire il valore di una realtà in base alla sua potenza economica o capacità di creare innovazione, sempre di più ai giorni nostri le dinamiche di questa valutazione sono cambiate, lasciando spazio a fattori come la sostenibilità, l’etica, la tempestività e la capacità di comunicare in maniera coerente e trasparente. Elementi che, per esempio, nella recente classifica dei Paesi con la migliore reputazione, stilata a livello globale dal Reputation Institute, hanno portato l’Italia a scendere di due posizioni dal 13° al 15° posto per l’instabilità della sua tenuta economico-politica e la mancanza di un solido e chiaro programma in politiche pubbliche e sociali. Un’evidenza, questa, del fatto che oggi nemmeno i governi possono sottovalutare l’impatto che la nuova comunicazione digitale e la conseguente necessità di trasparenza generata dall’avvento delle fake news hanno prodotto nella popolazione mondiale. Un argomento di grande importanza e attualità che abbiamo voluto comprendere meglio insieme al Founder e CEO di Community Group e Co-Founder di Reputation Science, Auro Palomba, in vista della sua partecipazione al prossimo appuntamento dell’Executive Club, dal titolo “CEO’s Brand Reputation“, previsto presso la ClubHouse Brera di Milano il 22 ottobre 2019 e organizzato da Business International (divisione Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano) per indagare i segreti e le migliori strategie da impostare al fine di ottenere una buona brand reputation.
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Branca: condivisione, gentilezza e solide radici così si tiene dritto il timone di quella famiglia chiamata azienda

Un’aquila ad ali spiegate sorvola il globo terraqueo con una bottiglia tra gli artigli. Fiera e serena, forte e pacifica. Un animale nobile e allo stesso tempo un essere terreno a cui la Fratelli Branca Distillerie si ispirò ormai quasi 175 anni fa per la creazione del logo di un brand e anche di un amaro che sono diventati uno dei migliori simboli di quel “made in Italy” che ancora oggi il mondo ci invidia e che questa impresa familiare italiana non vuole smettere di far conoscere ovunque possa. Un’azienda dalle grandi qualità non solo in termini di business, ma anche di comunicazione e di pensiero. Un’eccellenza a tuttotondo che oggi è presente in più di 160 Paesi con la distribuzione dei suoi prodotti e che continua a interessarsi tanto del futuro, quanto del passato. «Perché dare seguito alle proprie tradizioni è fondamentale», ci racconta Niccolò Branca, pro-pro-pro nipote di quel Bernardino che inventò il famoso Fernet Branca nel 1845, che il prossimo 26 giugno a Milano, sarà protagonista di uno dei nuovi appuntamenti dell’Executive Club dedicati alla creazione di un vero e proprio percorso verso l’Executive Summit 2019 del prossimo 4 dicembre, organizzato da Business International (divisione Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano). «Io, per esempio – aggiunge il presidente della Fratelli Branca Distillerie – nel 1999, entrando alla guida dell’azienda di famiglia, ho voluto come prima cosa capire bene e a fondo qual era stato il sogno che aveva spinto il mio bis-bis nonno a dare vita a questa impresa di successo».
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Ceo Summit 2023 - Martin Kern

Director, European Institute of Innovation and Technology (EIT)

Milan Fintech Summit 2023 - Silvia Attanasio

Head of Innovation at ABI and Chairwoman at ABILab

Ceo Summit 2022 - Cristiano Venturini

CEO, IGuzzini Illuminazione
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