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INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN MERCATO GLOBALE DA $300 MILIARDI IN CRESCITA, MA AUMENTANO LE PAURE SU SICUREZZA E FUTURO DEL LAVORO

L’intelligenza artificiale impressiona, affascina e spaventa, non soltanto per le (quasi) infinite applicazioni e i vasti scenari che apre davanti a sé, ma anche per i risvolti sul tessuto economico e sociale di tutto il mondo. Secondo l’ultimo studio dell’Unicusano – studio per altro condotto in parte grazie proprio all’AI di Chat GPT – il mercato globale tocca oggi i 62,4 miliardi di dollari per arrivare, entro il 2026, a superare i 300 miliardi secondo le stime degli analisti. Di questi, solo i Chatbot – come appunto il più famoso Chat GPT – nel 2016 valevano 190,8 milioni di dollari facendo registrare negli anni una crescita del +555% che entro il 2025 raggiungerà l’ 1,25 miliardi di dollari.

 

In questo scenario di forte crescita, come abbiamo visto anche recentemente, l’Italia è fanalino di coda insieme al Giappone per quanto riguarda i Paesi a forte indice di sviluppo. Anche se il mercato post-pandemico delle AI è raddoppiato nel nostro Paese, registrando un +27% e assestandosi su un valore di circa 500 milioni di euro, come sottolineano i dati dell'Osservatorio del Politecnico di Milano, presentati lo scorso mese, l’Unicusano nel suo studio evidenzia infatti come campi di applicazione e investimenti delle aziende siano nel Belpaese molto circoscritti. Soltanto 6 aziende su 10, infatti, hanno avviato almeno una progettualità di AI nei settori dei servizi finanziari, dei trasporti, del retail e dei servizi pubblici.

 

Dati questi che fanno capire quanta strada anche ci sia da fare per l'Italia in questo senso e che abbiamo voluto approfondire meglio attraverso l'analisi di questa indagine universitaria che vi proponiamo di seguito, anche in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial intelligence Expo of Applications - il grande evento sul mondo dell'intelligenza artificiale e delle sue applicazioni per il business, organizzato da Business International - Fiera Milano presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre e previsto il 7 e 8 novembre 2023 all'interno della grande fiera dedicata alla Digital Transformation, che al suo interno vedrà la presenza degli eventi colocalizzati di On|Metaverse Summit e Biz Bang

 

DALLA CRESCITA DEL MERCATO AI TIMORI DEI LAVORATORI

Sfogliando il report di Unicusano, nonostante le difficoltà che il mercato tricolore sta affrontando, emerge anche il fatto che entro il 2024 per l’Italia sia prevista una crescita del 41,4% solo in ambito imprenditoriale. Le aziende che hanno saputo cogliere le potenzialità dell’AI, oggi affidano a questa tecnologia diversi “compiti”: dal risparmio di tempo nell’espletamento delle attività alla drastica riduzione dei margini di errore; dall’aumento delle performance a quello delle entrate, dall’individuazione tempestiva di eventuali problematiche all’elaborazione e analisi di un’enorme quantità di dati, dal miglioramento dell’esperienza con il cliente al risparmio di denaro.

Per gli italiani, però, esiste anche un lato oscuro legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il 40% degli intervistati, infatti, dichiara di fidarsi poco di questa innovazione e il timore più grande tocca la sfera della professione lavorativa. Il 71% degli italiani, per esempio, secondo una ricerca condotta da Ipsoa e ripresa puntualmente da Unicusano, teme un impatto negativo sull’occupazione. Ad avere maggiore timore che l'AI possa sostituirsi ai lavoratori sono copywriter, insegnanti, traduttori, ma anche programmatori, marketer e ricercatori, tutti provenienti da ambiti già toccati dalle più recenti applicazioni di intelligenza artificiale.

 

I POSSIBILI IMPATTI DELL'AI SUL FUTURO DEL LAVORO

In questo scenario di preoccupazione globale, i timori dei lavoratori sembrano trovare fondamento nell’indagine dell’Unicusano: per l’ateneo telematico, infatti, fra poco meno di sette anni l'automazione del lavoro sarà responsabile della perdita di circa 73 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti e di 15 milioni in Europa. Nonostante le perplessità a livello etico-comportamentale e sociale, il sentiment nei confronti delle AI è comunque positivo, tanto che il 60% delle persone sostiene che l’intelligenza artificiale migliorerà la vita in alcuni ambiti come l’istruzione, l’intrattenimento, l’apprendimento, lo shopping, i trasporti, l’ambiente. A sorprendere è invece l’automotive, da sempre molto attenta allo sviluppo tecnologico, alla ricerca di nuove soluzioni e alla “naturale” inclinazione a esplorare nuove possibilità. In questo caso non ha ancora sfruttato le potenzialità AI soprattutto perché la legge non consente la sperimentazione di veicoli a guida automatica con automazione maggiore della classificazione SAE 2 (veicoli a “guida cooperativa”, con sistemi di ausilio alla guida). Eppure i campi di applicazione sono davvero tanti: monitoraggio delle condizioni stradali, nessun intervento umano, abilità predittive, possibilità di conversare con sistemi di IOT incorporati per esempio nei semafori o nella carreggiata, riduzione degli incidenti stradali (il 94% sono oggi dovuti a errori umani). Opportunità queste che bisognerebbe cogliere nell'immediato per poter rimanere al passo con i tempi, ma che ovviamente richiedono anche risorse e infrastrutture di rete sufficientemente capillari da coprire in maniera uniforme tutto il territorio nazionale. Un impegno che il governo italiano si è preso con il focus dedicato alla digital transformation, che sfrutta ovviamente gli investimenti del PNRR, ma che dovrà essere portato a compimento nei tempi richiesti dall'Europa per poter raggiungere gli obiettivi desiderati, arrivando a trasformare completamente la nostra penisola sia sotto un profilo tecnologico, sia sotto un profilo culturale, sociale e formativo. Uno dei più grandi ostacoli a questa roadmap, infatti, oggi in Italia sono le competenze: sempre più ricercate e sempre meno trovate. Un gap da ridurre questo, su cui aziende e università dovranno impegnarsi a collaborare concretamente per produrre soluzioni efficaci che consentano ai talenti di rimanere in Italia e non essere più costretti a espatriare per migliorare le proprie condizioni lavorative e opportunità di crescita professionale.

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CRESCONO I TOP MANAGER SUI SOCIAL: LINKEDIN IL PIU' USATO (54%), MA IL 28% DEI PROFILI SONO INATTIVI

I social sono sempre più centrali nella comunicazione dei top manager. È quanto emerge dall’aggiornamento di gennaio 2023 dell’Osservatorio Social Top Manager di Reputation Manager, che monitora oltre 150 profili di executive attivi in Italia. 

 

Un'evidenza che abbiamo voluto comprendere meglio, attraverso un'analisi più approfondita della survey presentata negli scorsi giorni, anche in vista della prossima edizione di Business Leaders Summit, il grande evento dedicato ai migliori C-Level dell'impresa contemporanea, organizzato da Business International - Fiera Milano e previsto il prossimo 14 e 15 giugno 2023 presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre. Se infatti il ruolo del manager si sta evolvendo e la sua dimensione trascende ormai il tradizionale posizionamento super partes che fin qui ha avuto, è fondamentale oggi capire le ragioni e le dinamiche di questo cambiamento per poter interpretare il nuovo valore di una leadership che, nell'era post-covid, non rappresenta più semplicemente la guida di un'impresa, ma si trasforma in un vero e proprio esempio da seguire e a cui ispirarsi anche nell'espressione di fattori sempre più importanti per la nostra società, come la sostenibilità, l'innovazione e la diversity and inclusion.

 

I RISULTATI PRINCIPALI

Tra i principali risultati dell’analisi, infatti, emerge subito come, nel corso dell’ultimo anno, il numero di top manager presenti sui social sia aumentato, ma allo stesso tempo sia anche cresciuto quello dei profili inattivi da più di 12 mesi (28%, + 2 punti percentuali rispetto al 2021). Una nota positiva è rappresentata, però, dalla diminuzione degli executive che si limitano a reagire ai contenuti altrui (il 22% dei manager attivi contro il 32% registrato a gennaio 2022). LinkedIn è il social più utilizzato (54%), seguito da Twitter (28%). Instagram ancora non ha ‘preso il volo’ tra i top manager (18%). Sotto questo profilo, inoltre, LinkedIn continua a crescere. La Top20 dei manager più seguiti sul social per professionisti, infatti, è cresciuta a un tasso medio del 21,6% nell’ultimo quadrimestre (settembre 2022-gennaio 2023) e tra i profili più seguiti troviamo: Stephan Wilkelmann di Lamborghini, Luca de Meo di Renault e Nerio Alessandri di Technogym. Tra i profili della Top20 che sono cresciuti di più, invece, possiamo notare: Remo Ruffini (+55%), Alessandro Benetton (+51%) e Andrea Orcel (+48%). Guardando poi a come la maggior parte dei manager in esame utilizza questa piattaforma scopriamo che il principale uso è per condividere contenuti legati alle rispettive aziende che guidano, mentre Twitter si attesta come lo spazio virtuale che permette talvolta di condividere opinioni personali su argomenti più variegati: ne è un esempio Lapo Elkann, tra i pochi manager in crescita sulla piattaforma (184 mila follower). Se poi si guarda a Instagram, si può comprendere come questo social invece sia spesso utilizzato con un approccio più personale, soprattutto dai protagonisti della moda: Remo Ruffini in crescita dell’11%. 

 

LA REPUTAZIONE DUALE: BRAND E TOP MANAGER

Anche nel nostro Paese, il ruolo dei top manager sta crescendo – spiega il fondatore e CEO di Reputation Manager, Andrea Barchiesi -. Nel 2022 la loro rilevanza mediatica è cresciuta. Basta un dato: nell’ultimo anno 2022, i principali 150 executive del nostro Paese sono stati menzionati in Rete 252 mila volte. Nel 2021, i contenuti online erano stati 152 mila, mentre l’anno precedente – quello caratterizzato dalla pandemia da Covid-19 – il totale si era fermato a 115 mila. Un ritmo di crescita importante: +32% tra il 2020 e il 2021 e +66% negli ultimi dodici mesi. Sintomo della rilevanza anche politica che i top manager hanno assunto nel nostro Paese. Agli executive moderni è richiesto un compito in prima persona, molto più attivo rispetto al passato e su più fronti, da quello aziendale a quello sociale. La comunicazione è un asset vero e proprio e la reputazione è duale. Vi sono due poli, il brand e il CEO che opera da ambassador. Al giorno d’oggi, la comunicazione di un’azienda, tramite un suo manager, governa la percezione pubblica dell’azienda stessa".

"I dati del 2022 mettono in luce questo nuovo ruolo sociale dei top manager – continua Barchiesi -. Quasi un contenuto su due (46%) è infatti riferito alla sfera della Leadership: in un contesto di crisi, il Paese ha guardato a loro in cerca di una guida. Segnale di come i leader d’azienda siano sempre più integrati nel dibattito pubblico, non solo in quello economico. Soprattutto in momenti di crisi in cui gli altri punti di riferimento vacillano". Sotto questo profilo, sempre dalle evidenze emerse dal report, è chiaro anche come il tema ESG si conferma uno degli asset portanti della comunicazione dei top manager. "Fare impresa - prosegue il CEO di Reputation Manager -, anche in Italia, significa così prestare attenzione sia al benessere interno che a quello esterno, cercando di avere un impatto positivo anche sulla società che ci circonda. Non a caso, sempre più top manager si fanno portavoce di valori e desideri di cura del Pianeta e delle persone, soprattutto su LinkedIn". Dall'Osservatorio, può si nota anche come valgano il 19% del totale le Performance aziendali. Una dimensione che oscilla a seconda del periodo dell’anno, incontrando i propri picchi di attenzione in prossimità della pubblicazione delle trimestrali. Residuale, invece, il racconto della storia personale degli executive (4%): un asset che pochi riescono a sfruttare generando effetti positivi.

 

LINKEDIN: FOCUS SU INNOVAZIONE E CRISI ECONOMICA

Degli oltre 150 manager inclusi nell’analisi, il 75% è presente sui social con almeno un profilo personale e il 45% ne ha più di uno. Ai manager presenti, infatti, sono riconducibili oltre 180 account distribuiti sulle tre piattaforme prese in esame: LinkedIn (54%), Twitter (28%) e Instagram (18%), per l'appunto. Partendo da questi dati, poi, nella sua indagine Reputation Manager ha aggiornato la propria analisi sulla comunicazione LinkedIn dei top manager a gennaio 2023. Nell’ultimo quadrimestre, al centro della comunicazione dei top manager sul social professionale rimangono i temi dell’innovazione e della sostenibilità, con un focus sulla transizione energetica. Dato il periodo di incertezza che stiamo vivendo, non mancano inoltre riflessioni sull’inflazione e sulla crisi economica. Apprezzati anche contenuti relativi a tematiche di più ampio respiro, come la leadership, e i successi aziendali nonostante le avversità che caratterizzano il momento storico che stiamo vivendo. Non sono molti, invece, i contenuti attinenti alla sfera personale e alla vita privata dei manager.

 

La Top20 degli executive più seguiti su LinkedIn è cresciuta, in termini di follower, a un tasso medio del 21,6% nell’ultimo quadrimestre (settembre 2022-gennaio 2023). La percentuale media di incremento continua dunque la sua espansione rispetto al 17,6% rilevato a settembre. Il podio è rimasto invariato, con l’Amministratore Delegato di Lamborghini, Stephan Winkelmann, al vertice della classifica. Il CEO conta oggi più di 164 mila follower (+29% in quattro mesi). Tra i contenuti dell’ultimo periodo che hanno generato il maggior numero di reazioni, quello riguardante il lancio della nuova Huracán Sterrato, una riflessione sull’anno appena terminato e sul futuro di Lamborghini e l’ottenimento della certificazione IDEM per le policy aziendali orientate alla garanzia della parità di genere. Il settore Automotive continua a occupare anche il secondo gradino del podio. A confermare il proprio argento è infatti Luca de Meo (119 mila follower), la cui platea è cresciuta ancora del 19%. L’Ad di Renault ha dedicato spazio a diversi eventi, come al Paris Motor Show e alla manifestazione organizzata da Renault, l’OnR Festival. Si mantiene saldo in terza posizione il fondatore e Ad di Technogym, Nerio Alessandri (92 mila, +23%), che dedica la maggior parte dei suoi post ai temi più generali del benessere e della salute. In un’occasione, inoltre, il manager ha sottolineato come, delle 32 squadre partecipanti ai Mondiali di calcio in Qatar, 28 si siano allenate con Technogym.

 

 

Continua la sua ascesa Cristina Scocchia di Illycaffè (69 mila follower), che nel periodo in esame passa dal sesto al quarto posto, vedendo crescere il proprio seguito del 45% (+21 mila). La top manager tratta di diversi temi, dalla leadership ai successi aziendali. Recentemente, ha inoltre generato interesse nel suo pubblico con un’intervista con lo youtuber Marco Montemagno e ha dedicato un post all’MBA honoris causa conferitole dalla CUOA Business School, presso la quale ha anche tenuto una lectio magistralis.

 

Giampaolo Grossi, Director e General Manager di Starbucks (59 mila), continua a guadagnare follower (+14%). Il manager ha proseguito con la pubblicazione di diverse frasi motivazionali e ha trattato di svariati temi, tra cui soprattutto quello della leadership. Di recente, ha inoltre pubblicato un post in ricordo di Gianluca Vialli, un contenuto che ha generato notevole interesse.

 

Scende in sesta posizione, rispetto alla quarta di settembre, Luca Dal Fabbro, presidente di Iren, che raggiunge i 54 mila follower (+3%). Il manager si focalizza sul tema energia, reagendo e rilanciando diversi contenuti relativi all’azienda da lui guidata. Svariati post riguardano accordi firmati, tra gli altri, con il Politecnico di Torino, eventi organizzati dalla società – come l’ESG Challenge 2023 – e novità relative al settore energetico e sulla transizione verso le rinnovabili.

 

Nonostante un’attività di esclusiva condivisione di post altrui, Andrea Pontremoli (49 mila follower) sale di tre posizioni e guadagna la settima posizione, dopo essere entrato in Top10 nella rilevazione di settembre. L’Ad di Dallara continua il suo impegno in ambito accademico e condivide post relativi a diverse tematiche legate all’innovazione, all’istruzione e al mercato. Tra gli ultimi contenuti condivisi, anche un articolo sui sei anni di attività dell’associazione da lui co-fondata, “Parma, io ci sto!”.

 

47,3 mila follower per Francesco Starace, che si conferma ottavo tra i top manager con il seguito più consistente su LinkedIn. Il tema energetico è sicuramente prevalente sul profilo del CEO di Enel, che condivide contenuti informativi sul mercato e sulla transizione verso le rinnovabili. Di recente, il top manager ha inoltre condiviso con i propri follower la quarta edizione del rapporto “100 Italian E-mobility Stories”, elaborato da Fondazione Symbola ed Enel.

 

Nono Corrado Passera, che perde due posizioni, ma che conta 47,2 mila follower (+3%). L’Ad di Illimity ha continuato, anche nel periodo in esame, a condividere le proprie interviste. Temi ricorrenti sul suo profilo sono il mondo degli investimenti e le startup, cui ha dedicato un articolo in occasione del decimo anniversario dello Startup Act. Un’altra ricorrenza alla quale il CEO ha dedicato spazio è stata la presentazione della trimestrale di Illimity e il suo ingresso nel quinto anno di attività, ottenendo solidi risultati e confermando i suoi obiettivi.

 

Claudio Descalzi, con 45 mila follower, chiude la Top10. Il CEO di Eni dedica gran parte dei suoi contenuti a iniziative volte alla decarbonizzazione. Risale a pochi mesi fa, per esempio, l’annuncio di una partnership attivata tra Eni e Snam per lo sfruttamento delle tecnologie CCS (carbon capture and storage), utili nel contenimento delle emissioni di CO2.

 

Nel periodo in esame, si segnalano inoltre le performance positive di Remo Ruffini (Moncler), Alessandro Benetton (Edizione) e Andrea Orcel (Unicredit), che hanno visto i propri follower crescere rispettivamente del 55, 51 e 48%.

 

MANAGER E SOCIAL UNA RELAZIONE A PIU' LIVELLI

A gennaio 2023, i manager assenti dai social (Asocial) rappresentano il 25% degli oltre 150 manager presi in esame, in lieve calo rispetto a un anno fa. Aumentano, però, gli Inactive, ossia gli executive che, pur essendo formalmente presenti sui social con almeno un profilo personale, non risultano attivi da più di un anno. È inattivo, in particolare, il 28% dei profili social (rispetto al 26% di gennaio 2022). Il 64% dei manager analizzati risulta attivo su almeno una piattaforma social e, mentre a settembre lo stile comunicativo più comune risultava essere quello del Brand Ambassador, ossia uno stile che predilige una comunicazione orientata ai successi e allo sviluppo dell’azienda per cui il manager lavora, oggi questo definisce il 22% dei top manager attivi sui social (una riduzione di 8 punti percentuali rispetto a un anno fa), superato dagli Interactive, che rappresentano invece il 30%. Una categoria, quest’ultima, costituita da manager capaci di suscitare interesse e reazioni consistenti e che ha subìto una grande espansione nell’ultimo anno (+19 punti). Al di sopra dei Brand Ambassador, nella classificazione elaborata da Reputation Manager, ci sono i Market Ambassador, ossia executive la cui influenza valica i confini aziendali, in quanto rilevanti anche all’interno del loro mercato di appartenenza. Oggi, questa categoria rappresenta l’11% dei manager attivi sui social. Il 3% degli executive attivi in Italia rientra nella categoria dei Country ambassador, rappresentando l’Italia nel mondo in diversi contesti internazionali, mentre il ‘titolo’ di World leader (1%) può essere attribuito esclusivamente a soggetti che rappresentano un punto di riferimento per la società nel suo complesso. Gli Editor (11%) sono la prima categoria nell’ordine evolutivo espresso nella piramide che include utenti attivi nella pubblicazione di contenuti originali. Al di sotto di questo step, dunque, si posizionano quei manager che, seppur attivi, si limitano a reagire ai contenuti altrui. In particolare, i Reactive (13%) sono coloro che mettono like e commentano i post pubblicati da altri utenti, mentre gli Sharer (9%) aggiungono a questa attività quella di condivisione. Le due categorie rappresentano oggi il 22% del totale, rispetto al 32% registrato a gennaio 2022.

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BOOM DEL MERCATO ITALIANO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE OGGI VALE OLTRE 500 MILIONI DI EURO

Nonostante il difficile contesto internazionale, per il comparto dell’Intelligenza Artificiale il 2022 è stato un anno da record, caratterizzato dai continui progressi nelle capacità delle macchine e dagli exploit di Dall-E2 e ChatGPT che in poche settimane hanno coinvolto decine di milioni di utenti e mostrato al grande pubblico le potenzialità di questa tecnologia.

 

Una vera e propria rivoluzione in atto, quindi, di cui abbiamo voluto comprendere meglio anche gli impatti sul mercato italiano attraverso l'analisi approfondita dei risultati della nuova edizione dell'Osservatorio Artificial Intelligence realizzato dalla School of Management del Politecnico di Milano. Un report che vi proponiamo di seguito con i nostri commenti, anche in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, l'evento dedicato all'intelligenza artificiale e alle sue applicazioni per il mondo del business, realizzato da Business International - Fiera Milano e previsto il prossimo 15 e 16 novembre 2023 presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre.

 

IN ITALIA L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE VALE

In Italia, il mercato dell’AI nel 2022 ha raggiunto 5i00 miloni di euro, con una crescita di ben il 32% in un solo anno, di cui il 73% commissionato da imprese italiane (365 milioni di euro) e il 27% rappresentato da export di progetti (135 milioni di euro). A dimostrazione dell’ormai ampia diffusione di questa tecnologia, oggi il 61% delle grandi imprese italiane ha già avviato almeno un progetto di AI, 10 punti percentuali in più rispetto a cinque anni fa. E tra queste, il 42% ne ha più di uno operativo. Tra le PMI, invece, il 15% ha almeno un progetto di AI avviato (nel 2021 era il 6%), quasi sempre uno solo, ma una su tre ha in programma di avviarne di nuovi nei prossimi due anni. Il 93% degli italiani ha già sentito parlare di "intelligenza artificiale", il 55% afferma che l'AI è molto presente nella quotidianità circa 4 su 10 (37%) nella vita lavorativa. Non mancano, però, le perplessità: il 73% nutre dei timori, soprattutto sugli impatti sul mondo del lavoro, anche se solo il 19% della popolazione è fermamente contrario all’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nelle attività professionali. Ad ogni modo, la gran parte degli utenti deve ancora sperimentarne le reali potenzialità. L’esperienza quotidiana degli italiani si concentra sugli assistenti virtuali e sui sistemi di Recommendation. In particolare, i chatbot - già utilizzati dall’81% - sono ormai diffusi quasi come gli assistenti vocali (83%). Cresce l’interesse verso le raccomandazioni ricevute da motori di AI per l’e-commerce e un utente su quattro ha realizzato un nuovo acquisto online dopo averli utilizzati. “Per l’Intelligenza Artificiale, anche in Italia, siamo entrati ormai con convinzione nell’era dell’implementazione – commenta Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Per quanto riguarda la crescita del mercato, si tratta del valore più alto da quando l’Osservatorio ha avviato la stima (2018), per di più senza il traino di obblighi o incentivi pubblici e in un periodo di grande incertezza economica e geopolitica. L’intelligenza artificiale sta entrando prepotentemente nel pensiero strategico e nella pratica operativa di imprese pubbliche e private, con impatti sulle prestazioni, la struttura di costo, ma anche il ruolo delle persone”.

 

DA CHATGPT ALL'AI ACT

Il 2022 è stato l’anno in cui nuovi prodotti della ricerca sull’AI hanno fatto il loro ingresso nel mercato, affascinando e sorprendendo anche le persone comuni - evidenzia Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Con ChatGPT che ha raggiunto un milione di utenti dopo solo 2 giorni e DALL-E 2 che generato 2 milioni di immagini al giorno, si è sancita la definitiva affermazione dell’AI Generativa. Di pari passo con l’evoluzione applicativa, è nata l’esigenza delle Istituzioni internazionali di tutelare i cittadini dalle possibili implicazioni negative derivanti dallo sviluppo e dall’utilizzo dei sistemi AI. Sono nate linee guida e regolamenti in tutto il mondo e il Consiglio Europeo ha approvato l’AI Act, un approccio di regolamentazione basato sulla classificazione delle soluzioni in base al livello di rischio che possono causare sui diritti e libertà fondamentali dei cittadini. Un percorso che avrà come risultato finale un apparato regolatorio comune tra tutti gli stati dell’Unione”. Una regolamentazione quanto mai necessaria, vista anche la movimentazione creata dallo stesso chatgpt nello sviluppo di cyber attacchi atti a estrarre dati sensibili dalle conversazioni tra gli utenti e l'intelligenza artificiale o addirittura nell'invio di link malevoli da parte dell'AI ai suoi interlocutori. Situazioni da governare, prevedere e gestire, in termini di sicurezza informatica, che ovviamente pongono al centro dello sviluppo di questa nuova tecnologia anche la questione della cybersecurity che diventa un fattore sempre più rilevante nello sviluppo e implementazione di questo tipo di strumenti innovativi all'interno dei processi di business.

 

IL PUNTO DI VISTA ITALIANO SULL'AI

Il Programma Strategico sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale in Italia, pubblicato nel 2020 e rivisto nel 2021, ha prodotto 24 raccomandazioni riconducibili a sei obiettivi strategici - evidenzia Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Ma la strada verso il raggiungimento dei target è ancora lunga e la fase di attuazione del Programma è la più delicata da affrontare. Alcune linee di attività sono state completate con successo, la più importante è il Partenariato Esteso. Ma molti altri obiettivi sono ancora da raggiungere: l’Osservatorio ha avviato uno specifico monitoraggio del percorso di implementazione tramite un set di indicatori ad hoc, perché il buon lavoro di impostazione concettuale non resti lettera morta o sia messo a terra troppo lentamente”. La quota più significativa del mercato dell’Intelligenza Artificiale italiano (34%) è legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing), soprattutto per realizzare previsioni in ambiti come la pianificazione aziendale, la gestione degli investimenti e le attività di budgeting. Ma è importante anche l’area di interpretazione del linguaggio, scritto o parlato, la cosiddetta Language AI (28%) a cui afferiscono, nella nostra classificazione, le classi di soluzioni NLP e Chatbot. In quest’area vi sono, ad esempio, le applicazioni di Generative AI come ChatGPT o DALL-E2, che consentono di estrarre ed elaborare automaticamente informazioni anche da documenti come atti giudiziari, contratti o polizze, o per analizzare le comunicazioni interne o esterne (es. mail, social network, web). Al 19% si segnala poi l’area degli algoritmi che suggeriscono ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation System). Infine, il 10% del mercato va alle iniziative di Computer Vision, che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione, e il 9% alle soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent Robotic Process Automation).

 

LA MATURITA' DELLE AZIENDE ITALIANE

L’Osservatorio ha analizzato la maturità delle grandi organizzazioni nel percorso di adozione dell’AI, arrivando ad individuare cinque diversi profili di maturità. Il 34% delle grandi aziende si trova nell’era dell’implementazione, ossia dispone delle risorse tecnologiche e delle competenze necessarie per sviluppare e portare in produzione le iniziative di AI. Tra questi, il livello più elevato è composto da Avanguardisti (9%), che gestiscono correttamente l’intera catena del valore dei progetti di AI. In seconda battuta, con una maggiore diffusione, gli Apprendisti (25%) che hanno numerosi progetti a regime diffusi nell’organizzazione e iniziano a ragionare sui potenziali rischi etici delle soluzioni di AI. Per compiere un ulteriore passo in avanti, queste aziende dovranno lavorare sulla creazione di meccanismi di coordinamento strutturato tra le competenze interne e sull’incremento di pervasività dell’Intelligenza Artificiale, coinvolgendo tutti gli stakeholder aziendali. Nel restante 66% vi sono situazioni eterogenee, a partire dalle organizzazioni In cammino (33%), ovvero già dotate degli elementi abilitanti, ma anche aziende che non percepiscono il tema dell’Intelligenza Artificiale come rilevante, e non dispongono di un’infrastruttura IT adeguata.

 

LO SPOKE 4 SULL'ADAPTIVE AI 

Tra le attività del Programma Strategico Nazionale, segnaliamo che il primo gennaio è stato avviato il Partenariato Esteso dedicato a “Intelligenza Artificiale: aspetti fondazionali, battezzato Future Artificial Intelligence Research (FAIR). In questo programma, il Politecnico di Milano gioca un ruolo importante in quanto coordinatore dello Spoke 4 dedicato all’Adaptive AI, in cui l’Università Bocconi è membro affiliato. L'Adaptive AI comprende tutte quelle tecniche, tipicamente sviluppate nel machine learning, che permettono ai sistemi autonomi di adattarsi a nuovi compiti e a nuove condizioni di funzionamento sulla base dei dati osservati. Le attività dello Spoke 4 verteranno sulla progettazione di algoritmi di Adaptive AI per sistemi singolo agente, multi-agente e ibridi uomo/macchina (con capacità di interazione multimodale e linguaggio naturale). Già dal 2021 Milano è la maggiore unità italiana dell'organizzazione ELLIS (European Laboratory for Learning and Intelligent Systems) che coordina i principali centri di eccellenza Europei di machine learning. Nei prossimi anni, grazie agli investimenti legati allo Spoke 4, Milano diventerà uno dei principali centri vitali europei per il machine learning del futuro.

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TOOL DI AI COME CHATGPT FUNZIONANO DAVVERO NEL MARKETING?

C’è un grande hype negli ultimi mesi sull’intelligenza artificiale (IA) utilizzata per creare contenuti, in particolare dopo che ChatGpt, un progetto di OpenAI, è stata messa online. Molti sono i marketer che ne parlano, chi la sta già utilizzando per velocizzare le ricerche online prima della scrittura di un testo o addirittura per la redazione dei testi più semplici; altri paventano invece la fine del mestiere di copywriter. L’IA non è solo utilizzata per la scrittura testi, bensì anche per la creazione di grafiche (addirittura sono state create delle opere d’arte sullo stile di famosi pittori).

 

Insomma un'infinita possibilità di produzione contenutistica è all'orizzonte di chi ogni giorno lavora sul web per popolare piattaforme, siti e portali di contenuti, ma quali sono le reali prospettive che bisogna attendersi per i prossimi mesi? Come bisogna interpretare questa crescita di interesse nei confronti di uno strumento sicuramente utile, ma da valutare con attenzione? Per rispondere a questa domanda - anche in vista della prossima edizione di SMXL Milan, l'evento di alta formazione dedicato al mondo del digital marketing, organizzato come ogni anno da Business Internaitonal - Fiera Milano all'interno degli spazi dell'Allianz MiCo - Milano Convention Centre il prossimo 15 e 16 novembre 2023, co-localizzata con AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications e inserita all'interno di una grande manifestazione espositiva dedicata al mondo della Digital Transformation -, abbiamo voluto parlare con Elena Sabattini, founder di B Side, laboratorio di neuromarketing, e AD di Tecnostudi, agenzia di comunicazione, che ci ha spiegato perchè l'AI ha delle indubbie potenzialità, ma certamente non potrà sostituirsi all'essere umano. 

 

Sabattini, cosa accadrà dunque in un prossimo futuro: dobbiamo davvero temere che l’IA si sostituisca al mestiere di content creator?

Allo stato attuale delle cose, io ritengo di no, per alcuni motivi I testi prodotti da ChatGpt hanno uno stile molto semplice, diremmo quasi scolastico. A domande simili risponde in modo analogo, quindi si presuppone che due articoli prodotti dall’IA che parlano del medesimo argomento saranno quasi sovrapponibili tra di loro. È indubbio che lo sviluppo di queste tecnologie è ancora in atto e molti sono i prompt che ne sfruttano i miglioramenti per proporre servizi sempre più evoluti. È fondamentale un aggiornamento continuo su queste tematiche e un monitoraggio delle sue evoluzioni. Inoltre il testo, ammesso che possa essere ben scritto, è davvero efficace da un punto di vista pubblicitario? In pratica, riesce a vendere?”.

 

Come si può misurare l’efficacia del messaggio in questo senso?

"Sono tante le comunicazioni d’azienda belle da vedere ma poco performanti nel coinvolgere il destinatario finale o nel veicolare informazioni chiave come nome del brand o del prodotto. Sotto questo punto di vista, il Neuromarketing può verificare l’efficacia di contenuti iconici e testuali all’interno di spot, pagine adv o siti internet attraverso un’indagine fatta su un campione reale di persone selezionate con una profilazione accurata e specifica per quel progetto. Attraverso specifici strumenti si ottengono evidenze misurabili che permettono di testare la reazione spontanea e non conscia dei consumatori di fronte ad un’immagine, logo, prodotto, e simili".

 

In che modo l’intelligenza artificiale può essere utile in questo processo di raccolta dei dati?

"L’IA è molto utile al neuromarketing laddove utilizzata per i software collegati alle strumentazioni biometriche nel permettere una più efficace raccolta ed elaborazione dati. Laddove invece si propone di prevedere il comportamento umano sulla base di database preesistenti il rischio è davvero imponente: l’attendibilità di un test di neuromarketing è data dall’impostazione di un corretto protocollo di ricerca e dall’applicazione ad un campione correttamente profilato, in modo che sia in linea col target principale dell’azienda e del prodotto testato. Sostituire una previsionalità data dal machine learning e basata su test svolti in passato rischia di appiattire su probabilità statistiche l’imprevedibilità del comportamento umano. In sostanza, intelligenza artificiale per la raccolta ed elaborazione dati sì, ma intelligenza artificiale che si sostituisce totalmente all’essere umano per la produzione di contenuti o l’interpretazione del dato finale, a nostro avviso ancora no".

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Marketing & Innovation

"FUTURE-PROOF" IT: QUALI SFIDE ATTENDONO I LEADER DEL SETTORE PER IL 2023?

Innovazione e digital transformation sono, in questo 2023, due dei driver principali del business. La possibilità di ridurre i costi, che si sono alzati a causa dell'inflazione dovuta alla crisi economica, e l'opportunità di strizzare l'occhio anche a una sostenibilità sempre più necessaria, tanto nelle modalità di fare impresa, quanto anche nella riorganizzazione dei suoi modelli e processi, sono i vantaggi di una digitalizzazione sempre più ricercata dalle aziende a livello nazionale e internazionale.

 

Cogliere grandi opportunità, però, a volte propone anche rischi da affrontare e priorità da impostare per raggiungere gli obiettivi prefissati. Azioni, queste, da non sottovalutare, se si vuole ottenere il successo dalle proprie strategie, e che vanno comprese a fondo e analizzate con precisione per prendere le decisioni giuste. Un approccio fondamentale che abbiamo voluto seguire, approfondendo i risultati di una recente ricerca dI Equinix dal titolo "Global Tech Trends Survey 2022", anche in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications - la manifestazione dedicata all'intelligenza artificiale e alle sue applicazioni per l'impresa, organizzata da Business International - Fiera MIlano e prevista negli spazi dell'Allianz MiCo - Milano Convention Centre il prossimo 15 e 16 novembre 2023 all'interno di un grande hub dedicato proprio alla digital transformation in atto nel nostro Paese e realizzato da Fiera Milano insieme ad altri importanti partner. 

 

LA PRIMA PRIORITA' IT A LIVELLO GLOBALE RIMANE LA CYBERSECURITY

La frequenza degli attacchi informatici è aumentata di anno in anno e, secondo l'ultimo report dell'UE sulla cybersecurity, questo andamento non si assesterà nel 2023. Potenziare quindi la sicurezza informatica è una priorità per i responsabili IT, in modo da assicurarsi:

  1. Un livello di sicurezza costante in tutte le sedi aziendali e nelle infrastrutture IT 
  2. Una copertura contro le violazioni dei dati
  3. La possibilità di espandere le operazioni in nuovi mercati, di migrare un maggior numero di funzioni nel cloud e di sfruttare nuove tecnologie senza che l'azienda sia a rischio di attacchi informatici.

"Negli ultimi anni, la frequenza e la complessità degli attacchi informatici è aumentata in modo allarmante. Questi attacchi portano a dannose interruzioni e violazioni dei dati mettendo a rischio anche la reputazione dell’azienda. È naturale che le aziende cerchino in ogni modo di proteggersi da questa crescente minaccia". ha commentato Michael Montoya, Chief Information Security Officer di Equinix.

 

LA COMPLIANCE SUL DATO DIVENTA IMPRESCINDIBILE PER METTERE IL CLIENTE AL CENTRO

Nell'era del cloud computing e dell'IoT, i dati fluiscono costantemente da un utente finale all'altro, rendendo più difficile per le aziende proteggere i dati in maniera sicura e trasparente. Allo stesso tempo, con il GDPR che stabilisce un punto di riferimento per la protezione dei dati in tutto il mondo, il modo in cui le aziende dell'area EMEA garantiscono conformità è di interesse per le autorità di regolamentazione a livello mondiale. Secondo la Global Tech Trends Survey 2022 di Equinix, la conformità alle normative sulla protezione dei dati è addirittura la priorità numero uno per i leader IT in tutta l'area EMEA, mentre a livello globale si posiziona al secondo posto con l'84% dei rispondenti che la posiziona a un solo punto percentuale di distanza dalla cybersecurity (85%). Per questo è prevedibile che il 2023 vedrà forti investimenti sia nell’expertise che in aggiornamenti per garantire conformità, in particolare:

  1. Garantire che vengano selezionati solo dati approvati
  2. Prestare attenzione a dove e come i dati vengono condivisi e archiviati
  3. Utilizzare un'infrastruttura tecnologica istituzionalmente approvata e conforme agli standard di protezione dei dati

"I governi e le associazioni di categoria sono sempre più impegnate a rafforzare le normative sulla protezione dei dati. Nel frattempo, i consumatori sono sempre di più attenti a ciò che accade ai loro dati personali, chiedendo che siano protetti con i più alti standard possibili. Le aziende dell'area EMEA riconoscono che una solida protezione dei dati sia essenziale per salvaguardare gli interessi commerciali e la compagnia nel suo complesso, e stanno investendo di conseguenza". ha sottolineato Peter Waters, Senior Vice President, Legal di Equinix.

 

CUSTOMER (& EMPLOYEE) EXPERIENCE AL CUORE DEL DIGITAL ENGAGEMENT

Migliorare l'esperienza dei clienti e dei dipendenti è la chiave di successo per il prossimo anno. Oggi i consumatori richiedono esperienze proattive, customizzate e costanti, in tempo reale attraverso i canali digitali. I dipendenti invece, vogliono una maggiore flessibilità per poter collaborare con i propri colleghi e lavorare insieme a progetti in qualsiasi parte del mondo. Le aziende di successo stanno adottando nuove tecnologie e migliorando l'infrastruttura che supporta le funzioni digitali per offrire esperienze più semplici, dirette e senza interruzioni rispetto alla concorrenza. Questi trend saranno ancora più evidenti nel 2023.

Secondo la Global Tech Trends Survey 2022 di Equinix, l'82% dei responsabili IT dell'area EMEA ritiene che migliorare l'esperienza dei clienti sia una delle principali priorità per il successo futuro; il 78% invece, considera una priorità migliorare l'esperienza dei dipendenti. Mentre le aziende continuano a rafforzare la propria resilienza, espandendosi in nuove regioni, ciò che rappresenterà un grande passo per migliorare l’esperienza dei clienti e dei dipendenti e garantirà una crescita a lungo termine, è spostare l'infrastruttura digitale più vicino agli utenti. Le aziende stanno sfruttando il lavoro ibrido, insieme a strategie XaaS, edge e di interconnessione per raggiungere questi obiettivi. Tuttavia, mentre il 46% delle aziende dell'area EMEA incoraggia i propri dipendenti a recarsi in ufficio più spesso, quasi la metà dei responsabili delle decisioni in ambito IT considera una sfida mantenere sia la casa che l’ufficio come ambiente di lavoro per i dipendenti”. ha evidenziato Matthew George, Director, Enterprise Transformation, EMEA di Equinix.

 

L'IMPERATIVO MORALE: LA SOSTENIBILITA'

Nei prossimi mesi, in Europa, la rendicontazione delle emissioni diventerà obbligatoria ai sensi dell'SFDR. Per questo le aziende hanno necessità di rendere più sostenibile la propria infrastruttura digitale quanto prima. Le aziende di data center in Europa stanno portando avanti iniziative inerenti al Patto dell'UE per la neutralità climatica dei data center, di cui Equinix è membro fondatore. Questi investimenti continueranno ad aumentare, mentre il settore si affretta per diventare carbon neutrality entro il 2030. In quest'ottica, aziende come Equinix - che già opera con il 95% di energia rinnovabile a livello globale - stanno sperimentando l'apertura di strutture di co-innovazione per testare tecnologie sostenibili per i data center, tra cui le celle a combustibile e il raffreddamento a liquido, che si aggiungono agli sforzi che il settore sta compiendo per ridurre le emissioni. "Con la normativa SFDR che renderà obbligatoria la rendicontazione delle emissioni nel 2023, le aziende cercheranno partner affidabili che possano aiutarle a ridurre al minimo le emissioni Scope 3 derivanti dalla loro infrastruttura IT. Il settore dei data center si sta impegnando per raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2030 ed Equinix è in prima linea con l'apertura di una nuova struttura di Co-Innovation nel 2022 per sviluppare tecnologie di data center più sostenibili” ha dichiarato Michael Winterson, Managing Director, Equinix Services, e Chairperson dell'European Data Centre Association

 

L'ITALIA AL BANCO DI PROVA DELLA DIGITAL TRANSFORMATION

Anche l'Italia, secondo il GTTS, si allineerà alle priorità IT globali sottolineate, con un'attenzione particolare alla sicurezza informatica, che occupa il primo posto tra le priorità. Non è un caso, visto che, secondo le stime, nell’anno 2021/22 l'85,3% delle aziende a livello globale ha subito un attacco informatico. Il Paese più colpito in EMEA è la Turchia (93,7%), seguita da Spagna (91,8%), Francia (89,3%) e Italia (85,7%) in quarta posizione (report Cyberedge). C'è però una differenza con gli altri Paesi: il contenimento dei costi è un'altra priorità assoluta, al pari della cybersecurity, superando di quasi 10 punti percentuali l'interesse globale per questo settore. “L'Italia sta attraversando un importante percorso di sviluppo digitale, con piani di espansione del cloud virtuale che coinvolgono la maggior parte dei decision maker IT intervistati. A livello di spesa, la maggior parte non ha visto cambiamenti nei costi per la carrier neutral colocation nel 2021 rispetto al 2020, ma 3 su 10 hanno notato un aumento, nella maggior parte dei casi inferiore al 10%. L'aspetto più interessante, tuttavia, è che più di tre decisori IT italiani su cinque ritengono che l'Italia stia sfruttando la sua posizione geografica come gateway di interconnessione, mentre solo il 3% non è d'accordo”. Emmanuel Becker, Managing Director di Equinix Italia

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Marketing & Innovation

NONOSTANTE IL CRYPTOWINTER LA BLOCKCHAIN CONTINUA A CRESCERE E IN ITALIA RAGGIUNGE I 42 MILIONI DI EURO DI INVESTIMENTI NEL 2022

Da una parte il fallimento di Terra-Luna e della piattaforma FTX, dall’altro il cambio del meccanismo di consenso di Ethereum che permette di risparmiare il 99% dell’energia, il record assoluto del valore transato in stablecoin, e la forte crescita dei progetti verso il Web3. Nonostante l’anno difficile delle crypto, che ha portato al cosiddetto cryptowinter, non rallentano i progetti Blockchain di aziende e PA nel mondo - come abbiamo potuto riscontrare anche grazie al percorso formativo dal titolo "Creating with Blockchain", realizzato nel corso del 2022 da Business International - Fiera Milano, in collaborazione con NERO Editions e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, con il patrocinio di Book City Milano e Rai e il supporto di Accenture Italia.

 

Una crescita, questa, che abbiamo voluto comprendere meglio attraverso l'analisi dei dati del recente Osservatorio Blockchain and Distributed Ledger creato dalla School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui nel 2022 sono stati identificati 278 progetti nel nostro Paese, +13% rispetto ai 245 del 2021. In totale sono state censite 2.033 iniziative a livello globale tra il 2016 e il 2022, 1.046 delle quali sono progetti già avviati (sperimentazioni o già in produzione). Sono in calo i progetti Blockchain for business (67 iniziative nel 2022, -43% rispetto al 2021), che rimangono però la maggioranza del totale dei casi censiti in 7 anni a livello internazionale (568, 54% del totale). Sono in aumento, nonostante le difficoltà delle crypto, le applicazioni Internet of Value su criptovalute, stablecoin e CBDC per lo scambio di valore (100 iniziative nel 2022), che rappresentano il 28% del totale. Mentre sono in forte crescita i progetti Decentralized web che più si avvicinano al paradigma Web3 (con 111 casi nel 2022, in aumento del +98%), con applicazioni decentralizzate (DApp) e molte iniziative legate agli NFT. Guardando al contesto italiano, il 2022 ha visto un deciso aumento dei progetti Blockchain aziendali. In Italia, inoltre, gli investimenti hanno raggiunto i 42 milioni di euro, +50% rispetto al 2021. Nel 33% dei casi sono legati al settore finanziario e assicurativo, nel 23% legati al retail e alla moda, principale novità del 2022. Ma si segnalano anche il settore automobilistico e della pubblica amministrazione, rispettivamente il 10% e il 7% del mercato. Aumenta anche l’interesse degli italiani per le cryptovalute e i token: più di 7 milioni li hanno già acquistati e altri 7 milioni dichiarano di essere interessati a farlo in futuro

 

Il 2022 è stato un anno di estremi per il mondo Blockchain –ha spiegato Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain and Distributed Ledger -. Assieme allo scoppio drammatico di alcune bolle e a un deprezzamento prolungato di tutti i crypto-asset, il cosiddetto cryptowinter, si è compiuto il consolidamento del lavoro di sviluppo iniziato anni fa, a dimostrazione di una vitalità tecnica e di un pragmatismo ingegneristico senza precedenti. Oggi, le aziende stanno sfruttando il momento per concentrarsi sulla sperimentazione di progetti Web3, lontane dal clamore mediatico e dalle meccaniche più speculative. Il mondo Blockchain sta accedendo a una nuova fase: finito l’hype, è iniziato il tempo di costruire”.

 

INTERNET OF VALUE

Secondo i dati della ricerca, uno dei trend più interessanti del mercato negli ultimi mesi è stato l'interesse dimostrato per le applicazioni Internet of Value (IoV), che riguardano l’utilizzo di criptovalute, stablecoin e CBDC per lo scambio di valore. Queste soluzioni sono in fase di maturazione e sono in cerca di legittimazione. Il collasso dell’ecosistema Terra-Luna e il fallimento dell’exchange FTX, avvenuti, come detto, nell’anno appena trascorso, hanno messo a dura prova la fiducia di aziende e consumatori, contribuendo al crollo del mercato delle criptovalute con un impatto negativo sulle aziende del settore, che però continuano a esplorare questo settore. Le valute digitali sono anche al centro delle sperimentazioni di Governi e banche centrali che guardano alle CBDC: 59 delle 100 principali banche al mondo hanno attivato almeno un progetto legato all’utilizzo di stablecoin, CBDC oppure a servizi di custodia e di investimento in criptovalute. Il Digital Euro è a metà della fase investigativa iniziata nell’ottobre 2021: la strada per la creazione di una forma digitale di moneta, legalmente riconosciuta e utilizzabile su piattaforme Blockchain (criptovalute, stablecoin o CBDC), è ancora all’inizio e rimane incertezza su quali saranno gli strumenti che per primi riceveranno la legittimazione necessaria per essere utilizzati dalle aziende nel Web3. In questo scenario, la regolamentazione giocherà un ruolo cruciale.

 

Il 2022 è stato caratterizzato da un notevole sviluppo delle piattaforme Blockchain con particolare attenzione all’aumento della scalabilità e alla riduzione del consumo energetico - ha commentato Francesco Bruschi, Direttore dell’Osservatorio Blockchain and Distributed Ledger -. Ethereum si è modificato, riducendo il consumo nel processo di validazione. BNB Chain, la principale Blockchain per numero di DApp e utenti attivi, ha creato un vero e proprio standard operativo basato su soluzioni con fee basse, ma meno decentralizzate, e promuovendo lo sviluppo di DApp spesso copiate da altre piattaforme, finanziando ingentemente gli sviluppatori. Tra le applicazioni più interessanti si segnala l’introduzione da parte di piattaforme “classiche” come Instagram di token nei propri mondi e i crypto-asset sono diventati un'alternativa agli strumenti principali di supporto economico all’Ucraina, consentendo di raccogliere decine di milioni di dollari da piccoli donatori in tutto il mondo”.

 

BLOCKCHAIN FOR BUSINESS

Dalle evidenze dello studio, inoltre, emerge anche che un secondo ambito di applicazione di grande interesse, negli ultimi mesi, è stato quello dei progetti di Blockchain For Business, ovvero, quelle sperimentazioni in cui i processi di business tradizionali vengono replicati utilizzando tecnologie Blockchain. Le aziende che sviluppano questi progetti perseguono obiettivi di efficientamento dei processi esistenti, utilizzando le tecnologie Blockchain per semplificare l’accesso e la condivisione dei dati (nel 56% dei casi), per garantire la trasparenza e l’immutabilità delle informazioni (38%) o per realizzare processi affidabili attraverso gli smart contract (6%). Il momento di difficoltà di questi progetti, proseguito nel 2022, non è sintomo del fallimento di una tecnologia, ma piuttosto della complessità di progetti di ecosistema ampi.

 

DECENTRALIZED WEB

Un terzo elemento su cui si è concentrata molto l'attenzione del settore nel corso dell'anno appena trascorso sono state le potenzialità del Web3, inteso come ambiente decentralizzato. Questo tipo di progetti sono cresciuti in maniera significativa nel 2022, anche grazie al forte hype che si è sviluppato nel 2021 sugli NFT, soprattutto con la creazione di digital collectible. Sempre più spesso le aziende provano a costruire intorno agli NFT delle strategie di business che includano anche l’accesso a servizi esclusivi o esperienze nel Metaverso. In particolare, molti attori nel business della moda e del lusso hanno avviato progetti di emissione di asset, sia “phygital”, sia puramente digitali, costruendo nuove strategie di business intorno agli NFT. Anche le applicazioni decentralizzate hanno proseguito la loro evoluzione. In particolare, le DAO e i sistemi di governance distribuita su Blockchain hanno attirato l’attenzione di aziende tradizionali, ad oggi però, questi modelli decisionali partecipativi e decentralizzati sono utilizzati quasi esclusivamente dalle DApp più mature, come quelle del mondo DeFi.

 

LE CRYPTO IN ITALIA

 Guardando un po' più da vicino, infine, gli impatti di questa nuova economia sul nostro territorio, si scopre che, come anticipato all'inizio, il mercato italiano nei confronti della blockchain, ma anche delle cryptovalute in ambito fintech, ha conosciuto negli ultimi 12 mesi una grande evoluzione - come abbiamo potuto notare anche nella risposta di partecipazione da parte del pubblico tricolore, e non solo, a un evento come quello del Milan Fintech Summit dello scorso ottobre, che giunto alla sua terza edizione, organizzata come di consueto da Business International - Fiera Milano e Fintech District, ha superato gli oltre 1500 visitatori in tre giorni di evento. Guardando, così, al mondo dei crypto-asset, gli analisti del Politecnico di Milano rilevano come siano già 14 milioni gli italiani che hanno già acquistato criptovalute o token, o che dichiarano di essere interessati a farlo in futuro. Il metodo più usato per entrare in possesso di questi strumenti sono gli exchange di criptovalute (40%), seguiti da ATM di criptovalute (19%) e servizi di wallet che permettono l’acquisto diretto (18%). Il 52% degli italiani, inoltre, ha utilizzato sistemi indiretti tramite servizi di trading finanziari tradizionali e la propria applicazione bancaria. Ma gli exchange di criptovalute sono anche il metodo di custodia preferito da oltre la metà degli italiani, che però utilizzano diffusamente anche non custodial wallet. I 3 exchange più utilizzati sono Coinbase, Crypto.com e Binance. A differenza del trend globale, invece, in Italia si evidenziano numeri inferiori per gli NFT: il 9% degli italiani dichiara di averli acquistati e il 14% intende acquistarne in futuro. Gli NFT preferiti, però, sono quelli collegati a opere d’arte digitali, avatar e collectible.

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