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Marketing & Innovation

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Ceravolo: nell’era dei contenuti digitali ciò che conta è creare vere emozioni

77 mostre, 21 eventi collaterali, 2.9 milioni di euro già incassati tra fundraising e sponsorship, oltre a 18.904.000 di euro di finanziamenti pubblici. Sono solo alcuni dei numeri, questi, della 58° edizione della Biennale di Venezia che ha aperto in laguna l’11 maggio e si concluderà il prossimo 24 novembre, con 90 padiglioni nazionali e numerosi temi affrontati. Dalla sostenibilità alla libertà, dall’importanza di prendersi cura del mondo a quella di ritrovare una visione critica, l’immagine dell’arte riafferma la sua centralità a livello globale nello stimolo di un pensiero laterale di cui si sente sempre più il bisogno in un mondo in cui ormai tutto è scatto fotografico. A tal punto da perderne quasi il valore del potere dirompente e la fondamentale capacità di offrire nuovi spunti creativi ed emozionali per l’essere umano.
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Di Fraia: dialogo con le imprese, skill trasversali e AI Lab, così lo IULM scommette sul futuro del marketing b2b

«Oggi si potrebbe dire che noi valiamo perché i nostri dati valgono». Così il Commissario dell’Autorità per la Garanzia delle comunicazioni, Antonio Nicita, è intervenuto nel corso della presentazione del suo ultimo libro, “Big Data”, scritto insieme a Marco Delmastro, per sottolineare quanto ormai il dato degli utenti sia centrale nello sviluppo del business delle aziende di tutti i tipi e le dimensioni e quanto impatti nell’economia e nella produzione di valore aggiunto di queste ultime. «L’autoregolamentazione non basta, occorre che vengano conferiti a soggetti terzi e indipendenti almeno i poteri di inspection sull’uso economico del dato», ha continuato Nicita che, così, ha sollevato il vero nodo cruciale del fare impresa 4.0, ovvero la gestione delle informazioni sensibili. Un tema scottante che accende i riflettori soprattutto sul mondo del marketing e di come l’applicazione di nuove tecnologie lo stia cambiando in maniera radicale, riuscendo anche a risollevare le sorti di un ambiente come quello del b2b, che da sempre è considerato, a torto o a ragione, una specie di fratello minore di quella promozione verso il grande pubblico che ormai risulta dover essere sempre più controllata e moderata.
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Food Economy Workout: nasce il programma di alta formazione per il business alimentare del futuro

Molto tempo fa qualcuno diceva: «Siamo ciò che mangiamo». Un proverbio popolare forse, o una grande massima filosofica probabilmente, ma di certo, questo breve aforisma cela al suo interno un’assoluta verità che oggi è sempre più attuale e attualizzata da studi, ricerche, rapporti, analisi, dati, prove empiriche, ricostruzioni storiche, strategie di business e artefatti della comunicazione. In ogni settore, a tutti i livelli e in qualunque ambiente l’uomo del XXI secolo sta concentrando la sua attenzione sul mondo del food. A tal punto che questa branca della conoscenza umana non è più inquadrabile esclusivamente in un contesto culturale, magari per definire le abitudini e tradizioni alimentari di un popolo o la capacità agricola di un’area geografica, bensì, essa rappresenta uno dei perni fondamentali dell’economia moderna sotto molteplici punti di vista soprattutto nel Belpaese. Basti pensare, per esempio, che in un mercato italiano il cui valore oggi si aggira intorno ai 15 miliardi di euro, equivalenti a circa l’11% del Pil nazionale, secondo gli ultimi dati emessi dall’Istat, nel 2018 l’agrifood è stata una delle principali voci all’interno del fatturato dell’export italiano nel mondo, attestando il proprio valore a circa 41.8 miliardi di euro. Nell’universo dell’agroalimentare, inoltre, è possibile notare come in particolare il vino (5.8 miliardi di euro), seguito da ortaggi (1.3 miliardi di euro) e frutta (70 milioni di euro) siano diventati negli ultimi 12 mesi i segmenti più remunerativi. Secondo una recente ricerca Nomisma, realizzata con il supporto di CRIF, inoltre, in Italia l’agroalimentare rappresenta la prima filiera del Paese con 600.000 imprese nel settore e 1.200.000 in tutta la filiera a esso collegata direttamente e indirettamente; gli addetti sono oltre 3.000.000. Passando ai vari anelli che costituiscono la filiera si nota anche che la maggior crescita si concentra nei servizi con un +4,9%, contro il +4,7% del supporto, +4,5% nella trasformazione, +3,5% nella distribuzione e +3,4% nell’ambito delle materie prime. Mentre se si guarda al credito erogato alla filiera agroalimentare, si nota subito un incremento del +6,9% contro una media del +3,4% ottenuto dal resto delle filiere italiane, giungendo, quindi, a una crescita superiore del 50% rispetto alla media. Se si considera, poi, come l’innovazione tecnologica e la digital transformation stiano influenzando il settore, si scopre che oggi in Italia il cosiddetto FoodTech o AgriFood di precisione, ovvero tutto il comparto di produzione agroalimentare che integra le nuove applicazioni tecnologiche nei sui processi produttivi, vale circa 400 milioni di euro, assumendo così un ruolo sempre più importante nelle logiche e nelle dinamiche di filiera e costituendo ormai uno degli asset fondamentali del mercato, grazie all’adozione di nuove tecnologie come l’utilizzo di droni, gps, big data, analytics e molto altro ancora.
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Boaretto: da Pirandello al digitale, la customer obsession è il segreto dinamico del marketing b2b

Secondo i dati di una recente ricerca sviluppata dal Boston Consulting Group per Google, il digital marketing oggi risulta essere sempre di più un asset fondamentale per l’aumento dei ricavi di un’azienda anche nel ramo b2b. Lo studio “The Dividends of Digital Marketing Maturity”, infatti, rivela che la maturità digitale delle aziende influenza in maniera positiva le performance delle campagne marketing, generando fino al 20% in più di ricavi e riducendo i costi fino addirittura al 30%. Guardando più approfonditamente l’analisi, inoltre, si scopre anche che l’utilizzo sapiente dei dati nel prendere le decisioni di business consente alle imprese un aumento del proprio fatturato pari a circa il 50%, ma oggi solo il 2% delle realtà imprenditoriali a livello globale raggiunge un tasso di competenza accettabile nella corretta gestione del data-driven marketing. Un’evidenza che sottolinea come le organizzazioni debbano ancora lavorare molto nell’adozione coerente di questi nuovi strumenti tecnologici che spesso, per ottenere migliori prestazioni, richiedono un fondamentale intervento umano in termini di interpretazione, organizzazione e circolazione delle informazioni acquisite. Temi cruciali, questi, nello sviluppo di una corretta strategia di marketing, soprattutto a livello industriale, su cui ci siamo voluti confrontare con Andrea Boaretto, esperto del settore e Ceo di PersonaLive (startup incubata presso il Polihub e attiva nel settore delle ricerche di mercato e del marketing advisory), anche in vista del suo intervento al prossimo BtoB Marketing Forum previsto a Milano il 23 maggio 2019 e organizzato da Business International (divisione di Fiera Milano MediaGruppo Fiera Milano).
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Quintarelli: in Europa l'intelligenza artificiale, prima, deve meritarsi la fiducia di tutti

In un mondo sempre più condizionato dall’avvento dell’intelligenza artificiale, iniziano ad arrivare le prime risposte fondamentali sul tema a livello istituzionale anche in Europa. Così, come in un salto nel passato, il Vecchio continente si è cimentato nell’arduo compito di dare a questo nuovo ambiente informatico delle linee guida che ne potessero definire i canoni etici. Da qui è nato qualche giorno fa il primo documento ufficiale della Commissione europea dedicato a questo argomento e intitolato “Ethics guidelines for trustworthy AI”. Un insieme di principi e regole pensato con l’obiettivo di porre le basi per una serie di policy comunitarie, che dovrebbero vedere la luce l’anno prossimo e che saranno essenziali per disegnare le strategie di sviluppo dell’Unione Europea nel campo dell’intelligenza artificiale nei prossimi anni. Una tematica cruciale, questa, anche per il futuro del nostro Paese che, in vista della prossima edizione di Aixa (Artificial Intelligence Expo of Application), prevista in autunno a Milano e organizzata da Business International (divisione di Fiera Milano MediaGruppo Fiera Milano), abbiamo voluto approfondire con Stefano Quintarelli, presidente del Comitato di indirizzo dell'Agenda per l'Italia Digitale, che è stato uno dei quattro esperti italiani coinvolti negli ultimi nove mesi all’interno del gruppo di 52 professionisti e accademici a livello internazionale nominati dalla Ue per l’elaborazione di questo codice etico.
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Polliotto: la narrazione "a fuoco lento" è il segreto del digital food marketing

C’è una tradizione culturale profondamente iconica del nostro Paese che giorno dopo giorno evolve e si trasforma per integrarsi completamente in un ambiente liquido e innovativo. Si tratta di quella cucina italiana che il mondo ci invidia e che sempre di più si sta fondendo con l’online per dare vita a quel Digital Food Marketing che rappresenta il vero punto di arrivo della creatività dell’impresa tricolore. Ultimo esempio lampante di questo matrimonio 4.0 è la scelta che Uber Eats ha annunciato proprio in questi giorni nel presentare la nuova partnership sviluppata con il Mercato di Testaccio a Roma. Una location commerciale storica per la capitale della penisola che ora avrà la possibilità di essere scelta dall’app di una delle piattaforme di delivery più famose del mondo per permettere agli utenti di ricevere a casa i migliori prodotti della tradizione romanesca con un solo tap. Una rivoluzione del mercato rionale che è simbolo dell’immensa potenzialità innovatrice proposta dal digitale al business enogastronomico del Belpaese e che abbiamo voluto comprendere meglio insieme a Nicoletta Polliotto, digital project manager e owner di Muse comunicazione, che ci ha spiegato i segreti di una narrazione strategica improntata alla crescita, in vista anche del suo intervento al corso di formazione, “Digital Food Marketing”, organizzato da Business International (divisione Fiera Milano MediaGruppo Fiera Milano) e previsto mercoledì 10 aprile presso Spazio Cairoli, via San Giovanni sul Muro 5, a Milano.
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