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Marketing & Innovation

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APPROVATA LA BOZZA DELL’AI ACT EUROPEO: UN PRIMO PASSO, MA SERVONO REGOLE GLOBALI PER GUARDARE AL FUTURO DI QUESTA INNOVAZIONE

L’Unione Europea accelera verso una normativa che, però, ha bisogno di essere condivisa per essere davvero efficace. Al di là degli allarmismi inutili, infatti, se è vero che l’AI presenta dei rischi importanti, da un lato, perché viene gestita da una manciata di società e usata già oggi per i processi che riguardano la salute, il lavoro, la burocrazia, e persino la giustizia, e, dall’altro, perché l’AI si sviluppa rapidamente e può arrivare a livelli di complessità che probabilmente non sapremo districare, è altresì vero che il rischio può essere quello di non sapere perché l’AI prenda certe scelte e affidarci a lei ciecamente potrebbe non essere sempre la soluzione ideale.

 

Un tema estremamente attuale, questo, che abbiamo voluto comprendere meglio attraverso le parole e l'esperienza di Shalini Kurapati, Co-Founder e CEO di Clearbox AI, che ci ha spiegato quali dovrebbero essere i prossimi passi sotto questo profilo, anche in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial intelligence Expo of Applications - il grande evento sul mondo dell'intelligenza artificiale e delle sue applicazioni per il business, organizzato da Business International - Fiera Milano presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre e previsto l'8 e 9 novembre 2023 all'interno della grande fiera dedicata alla Digital Transformation, che al suo interno vedrà la presenza degli eventi colocalizzati di SMXL Milan, On Metaverse Summit e BizBang Show

 

Secondo la manager, infatti: "L’Unione Europea sta cercando di regolamentare l’intelligenza artificiale. Un esercizio complesso perché se da un lato bisogna proteggere le persone dai rischi di una tecnologia così potente e complessa, dall’altro non si può – e non si deve – fermare la possibilità di migliorare diversi ambiti della nostra vita quotidiana". A complicare il tentativo dell’Ue, però, è anche la portata di una norma che, per essere efficace, deve essere riconosciuta a livello globale. "Altrimenti - sottolinea Kurapati - rischia di essere agevolmente aggirata. Infatti, le principali società che sviluppano l’AI nel mondo sono oggi Microsoft/Open AI, Google, Meta, Tesla, solo per citarne alcune". Un panorama, questo, che coinvolge gli Stati Uniti, ma che inizia a coinvolgere anche la Cina. "E gli Stati Uniti - prosegue la CEO -, per il momento, non hanno alcuna intenzione di frenare la ricerca e lo sviluppo: per quanto l’amministrazione Biden sia consapevole dei rischi. Nonostante questo, però, dopo tanti discorsi tutto ciò che è stato fatto ad oggi – di fatto – sono una serie di misure non legislative che suggeriscono ai colossi dell’AI come dovrebbero comportarsi per auto-regolare la propria tecnologia".

 

NORMATIVA UE TRA SOLUZIONI E PROBLEMATICITA'

L’idea del Vecchio continente è quella di classificare non tanto gli algoritmi, quanto l’intensità del rischio relativo al loro utilizzo: basso, medio, alto, inaccettabile. "Questo - sottolinea la manager - è un primo passo molto utile che serve a vietare quelle tecnologie che hanno un rischio troppo elevato in termini di violazione dei diritti fondamentali delle persone. Se l’AI viene usata per bloccare lo spam, il rischio è basso, se invece viene usata per la diagnosi e l'analisi delle forme tumorali è evidente che il rischio è molto più alto (può sbagliare, può discriminare, ecc)". Senza dimenticare la possibilità che l’AI venga usata per il social scoring, ovvero per classificare la reputazione delle persone (come fa la Cina per i propri cittadini) - e il rischio per questo utilizzo sarebbe classificato come “inaccettabile”.

"È una norma che però presenta almeno una problematicità - prosegue la CEO -: dal momento che l’intelligenza artificiale si sviluppa rapidamente, non è sempre facile capire in anticipo se un determinato tipo di software sia pericoloso o meno". Un esempio su tutti: il caso dei chatbot. "Se fino a un paio di anni fa - continua Kurapati - sarebbero stati classificati come algoritmi a basso rischio, oggi con Chat-GPT lo scenario è radicalmente cambiato. D’altra parte non esisterà mai una legge perfetta e qualunque norma approvata dovrà essere – in qualche modo – flessibile. Capace di adattarsi, o essere adattata, ai cambiamenti della società e agli sviluppi della tecnologia".

 

REGOLE GLOBALI: L'UNICA VIA DAVVERO EFFICACE

In un contesto di grande trasformazione come quello che stiamo vivendo, in ogni caso, forse ancora più importante di avere una regolamentazione flessibile è l’urgenza di avere delle norme condivise. "Infatti - aggiunge la manager -, per quanto l’AI Act possa regolare i software del vecchio continente, non può farlo per quelli che vengono sviluppati in altre nazioni e questo, in un mondo globalizzato, è chiaramente un problema per tutti". La proposta di raggiungere una cooperazione globale ineffetti non è nuova. "Ci sono state delle prime discussioni nel G7 e piani per includere Paesi ricettivi come India, Indonesia e Brasile per andare verso un accordo globale sulla regolamentazione AI e protocolli di sicurezza, ma non abbastanza velocemente - sostiene Kurapati -. Sono solo piccoli passi, almeno per ora. Se gli allarmi più o meno esagerati sull’impatto disastroso che l’intelligenza artificiale avrebbe sul mondo si rincorrono da anni, è però vero che, senza scendere in scenari distopici, è ormai prioritario trovare un’intesa su larga scala globale, esattamente come dovrebbe accadere per proteggere il clima".

 

VERSO UN'AI PIU' GIUSTA

La questione è ampia e complessa, certo, ma le soluzioni possibili per fare in modo che ci sia un controllo etico dell’intelligenza artificiale sono molte. "Una delle proposte contenute nella bozza dell’AI Act è, per esempio, quella di creare dei processi che si servano dei dati sintetici (che è poi quello che facciamo in Clearbox AI) - spiega la CEO -. Questo aspetto è significativo perché solitamente le regolamentazioni non fanno riferimento diretto a tecniche specifiche. I dati sintetici sono costruiti partendo da dati reali e generandone di nuovi che però mantengono le proprietà statistiche di quelli originali: quindi da un lato permettono di anonimizzare i risultati (quindi non violare la privacy) e dall’altro anche di agire sulla riduzione dei bias. Anche per questo nell'AI Act c'è molto focus sul dato che sta alla base dell’intelligenza artificiale, la sua qualità e la sua validazione in termini di robustezza e rappresentazione, oltre ai requisiti di data privacy e data minimization". In questo senso, dunque, i dati sintetici hanno il potenziale per giocare un ruolo fondamentale nella realizzazione di questi requisiti verso un'AI sicura e affidabile. "Un’altra strada percorribile - incalza la manager - è quella di affidare a un ente terzo l’obbligo di certificare periodicamente lo stato dell’arte. Insomma, L'AI Act europeo è l’apripista nell'istituzione di regole esaustive e applicabili per garantire la sicurezza dell'IA e l'innovazione responsabile. Nonostante alcuni limiti e sebbene potrebbe richiedere da 2 a 3 anni per entrare in vigore (ma la Commissione Europea sta lavorando a delle linee guida che le aziende possano iniziare ad adottare nel frattempo) ci sono comunque varie ragioni per sostenerlo fortemente, prima tra tutte perché ha creato un punto di riferimento che può essere utile per la cooperazione nella regolamentazione globale dell'intelligenza artificiale". E una cosa è certa: "la finestra temporale per la normazione dell’intelligenza artificiale - conclude Kurapati - si sta riducendo rapidamente. Non ci sarà alcuna esplosione nucleare, ma è come una palla di neve che rotolando verso valle diventa sempre più grande e sempre più difficile da fermare. E’ per questo che è importante agire adesso, come sta già facendo l’Europa, ma a livello mondiale".

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ALLA MIND INNOVATION WEEK TORNA “OPEN FUTURE OPEN CULTURE”

Il laboratorio vivente MIND – Milan Innovation District torna ad aprire le porte della conoscenza con una settimana di eventi – pensata per guardare all’innovazione come principale vettore dell’evoluzione globale – che si terrà dall’8 al 13 maggio 2023 e all’interno della quale andrà in scena la seconda edizione di “Open Future Open Culture”, il summit della contaminazione trasversale tra business, scienza, arte e cultura sotto la direzione editoriale di Carlo Antonelli, realizzato da Business InternationalFiera Milano, in collaborazione con Lendlease.

 

DUE GIORNI DI EVENTI SULL’INNOVAZIONE

Struttura su due intense giornate di fire-side talks, previste l’11 e il 13 maggio, in questa occasione la kermesse avrà come perno il concept “The Next Best Vision, The Next Best You”, inserendosi così nel già ricco palinsesto della MIND Innovation Week (#MIW), per esplorare le migliori versioni immaginabili del presente esteso in modo da mantenere saldo il filo del percorso progettuale, evitando di ricorrere a paradigmi di tipo grandioso o distopico (puntualmente effimeri), ma prestando massima attenzione all’apporto del nostro operare nella società e sul pianeta, al fine del suo miglioramento immediato.

 

Un rinnovamento continuo e inesorabile – ha commentato Carlo Antonelli, Direttore Editoriale di Open Future Open Culture e Direttore di Business International – Fiera Milanoche non va contrastato, ma abbracciato nell’ottica di guardare a un futuro che non frapponga soluzioni di continuità al presente, ma ne incarni la naturale consequenzialità. Per la seconda edizione abbiamo costruito una rassegna di contaminazioni di visioni trasversali in grado di aprire la mente a nuove dinamiche e prospettive spazio-temporali, oltre a nuove dimensioni del vivere e del conoscere. Un processo complesso, ma fondamentale che – come knowledge unit di Fiera Milano – abbiamo voluto continuare a progettare anche quest’anno, grazie all’ottima collaborazione con il MIND e Lendlease”.

 

“La MIND innovation Week è la celebrazione e il racconto delle innovazioni e delle idee che ogni giorno animano l’ecosistema MIND e che contribuiscono a rivoluzionare il futuro. Il nostro obiettivo è quello di creare un ambiente di ricerca e creatività che vede la comunità protagonista dei nostri progetti. ha dichiarato Domenico D’Alessio, Head of Marketing & Communications di Lendlease - La partnership con Business International - Fiera Milano per i due eventi Open Future Open Culture ci ha permesso di realizzare un programma dinamico e coinvolgente che esplora le potenzialità del nostro territorio e incoraggia la comunità e gli individui a confrontarsi e dialogare per scoprire la migliore versione del nostro presente e contribuire alla creazione della migliore versione del nostro futuro”.

 

UNO SGUARDO SU QUEL PRESENTE ESTESO CHE CHIAMIAMO “FUTURO”

Un’ analisi che, verrà dipanata attraverso l’opinione di personalità di rilevanza internazionale, come Dardust – Artista e produttore, Dario Fabbri, analista geopolitico e direttore della rivista Domino, Stefano Gustincich, Direttore del Central RNA Laboratory dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, Laura Margheri, dottoressa in biorobotica del Bioinspired Soft Robotics Laboratory - Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Ippolito Pestellini Laparelli, Founder dell’agenzia interdisciplinare 2050+, Alberto Sangiovanni Vincentelli, Co-founder and Member of the Board del Cadence Design Systems di San Jose e The Edgar L. and Harold H. Buttner Chair, Department of EECS, University of California, Berkeley, Daniela Billi, Astrobiologa Docente di Botanica all’Università degli Studi di Tor Vergata, Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, i designers di Formafantasma, Alessandro Vespignani, Professore di Scienze computazionali presso la Northeastern University di Boston, Andrea Lissoni, Direttore artistico dell’Haus der Kunst di Monaco di Baviera, e Nadeesha Uyangoda, scrittrice e autrice. Il summit, infine, delineerà una riflessione su alcune questioni chiave del fare impresa, quali: le migliori strategie per approcciare le trasformazioni e i cambiamenti; le priorità su cui porre l’attenzione per compiere i passi necessari ed abbracciare concretamente l’innovazione, tecnologica in primis; le skill essenziali su cui investire per prepararsi ad anticipare eventi avversi e imprevisti al fine di utilizzare il capovolgimento in atto nelle cose per scoprire una versione migliore di noi.

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DATI, ANALYTICS E INTELLIGENZA ARTIFICIALE, LE CHIAVI PER UN FUTURO SOSTENIBILE

Sostenibilità, salvaguardia del pianeta e data-driven innovation sono temi sempre più connessi e attuali. Analizzando a fondo la realtà che ci circonda, prevedendo le performance e gli impatti e ottimizzando i risultati, infatti, possiamo accelerare la trasformazione verso un futuro più sostenibile e a misura di essere umano.

 

Un concetto, questo, che all'apparenza sembra semplice, ma che nella sua applicazione, in realtà, si scontra con molteplici criticità e complessità culturali, economiche e burocratiche che spesso non ne consentono l'effettiva finalizzazione. Così, anche in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial intelligence Expo of Applications - il grande evento sul mondo dell'intelligenza artificiale e delle sue applicazioni per il business, organizzato da Business International - Fiera Milano presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre e previsto l'8 e 9 novembre 2023 all'interno della grande fiera dedicata alla Digital Transformation, che vedrà la presenza degli eventi colocalizzati di SMXL MilanOn|Metaverse Summit e Biz Bang - abbiamo voluto comprendere più approfonditamente come rendere davvero l'innovazione e le tecnologie emergenti il motore dello sviluppo green, attraverso l'analisi di una ricerca realizzata da SAS in occasione della giornata mondiale della Terra e pensata per esplorare sei aree in cui gli analytics possono supportare la creazione di una quotidianità più sostenibile.

 

LE SEI AREE D'INNOVAZIONE PER LA SOSTENIBILITA'

Secondo l'indagine, infatti, ci sono oggi, principalmente, sei aree nelle quali tecnologie come l'intelligenza artificiale e la data analysis possono produrre significativi benefici che guardino all'evoluzione e al successo del business nel prossimo futuro. La prima è quella del trasporto pubblico. Una scelta di movimento sostenibile che in molti compiono quotidianamente. In questo ambito, con gli analytics, è possibile rendere questa opzione ancora più sostenibile, poiché questi strumenti permettono di analizzare i percorsi dei mezzi di superficie e di rimodularli ottimizzandoli in base a parametri come affluenza, momenti di maggiore traffico ed emissioni di CO2. Pensiamo ai molti servizi di trasporto delle nostre città, che rimodulando i percorsi dei propri mezzi potrebbero ridurre significativamente le emissioni di CO2, riducendo l’impatto ambientale dell’intero settore. Il secondo segmento, invece, potrebbe essere quello del risparmio idrico. Proteggere la nostra risorsa più importante diventa sempre più necessario per limitare i periodi di siccità e le loro pesanti conseguenze. Per fare ciò, poter avere a disposizione informazioni precise e aggiornate sui consumi idrici è fondamentale per indirizzare al meglio gli sforzi per risparmiare acqua. A questo scopo, introdurre sistemi che, attraverso sensori IoT e analytics, permettano di monitorare il sistema idrico delle città, permetterebbe di individuare prontamente perdite e conseguenti sprechi d’acqua. Inoltre, rendendo questi dati accessibili a tutti i cittadini, sarebbe possibile aumentare la consapevolezza che ognuno ha dei propri consumi e la conseguente proattività nell’adottare abitudini più sostenibili. Al terzo punto, poi, troviamo il risparmio energetico. La transizione energetica verso fonti di energia rinnovabile è un passo fondamentale per ridurre significativamente le emissioni di CO2 del settore energetico e rendere più sostenibili molti altri settori da esso dipendenti. Per raggiungere questo obiettivo è necessario ridurre il consumo energetico e rendere sempre più accessibili le energie rinnovabili: gli analytics possono supportare gli sforzi in entrambe le direzioni. Questi strumenti, infatti, permettono di monitorare i consumi energetici degli edifici, per ridurne l’impatto ambientale e migliorarne la manutenzione e l’efficienza operativa. Inoltre, gli analytics permettono di prevedere la domanda di energie rinnovabili e ottimizzare l’allocazione delle risorse, l’efficienza produttiva e la manutenzione per garantirne la soddisfazione. La quarta area di interesse è l'industria manifatturiera. Questo settore ha visto importanti investimenti negli ultimi anni per sostenerne la transizione digitale e migliorarne il livello di efficienza, produttività, performance e sostenibilità. Integrare analytics e tecnologie innovative permette di velocizzare il percorso verso una maggiore sostenibilità, rendendo i prodotti che acquistiamo e consumiamo ogni giorno più sostenibili. Attraverso analisi predittive, infatti, è possibile programmare le performance in modo tale da evitare difetti di produzione che compromettono la vendita dei prodotti ed evitarne i costi ambientali di produzione e smaltimento. Inoltre, grazie agli analytics è possibile individuare e risolvere prontamente anomalie, spesso causa di sprechi energetici e ripristinare la produzione in tempi brevi. Il quinto ambito da considerare potrebbe essere quello del settore agricolo. L’agricoltura intensiva può provocare gravi danni alle risorse naturali ed elevate emissioni di CO2. Gli analytics permettono di ripensare alle pratiche agricole odierne, in modo da ottimizzare processi e performance, rispettando l’ambiente. Per raggiungere questo obiettivo, questi strumenti possono essere usati per analizzare il grado di danneggiamento del suolo e introdurre pratiche agricole più sostenibili, monitorare le aree verdi per massimizzare l’assorbimento di anidride carbonica e per ottimizzare il processo di analisi delle acque di scarico, assicurando che non vengano immesse nell’ambiente sostanze nocive. L'ultima attività in cui i dati e l'AI possono incidere pe runa migliore sostenibilità della vita quotidiana, secondo gli esperti, infine, è l'uso dei pesticidi che è molto diffuso in agricoltura e, nonostante in alcune situazioni siano indispensabili, possono rappresentare un fattore altamente inquinante. Grazie agli analytics, è possibile ridurne l’uso, monitorando le sostanze volatili emesse dalle piante infestate da parassiti. Integrando sensori e analytics è possibile individuare rapidamente le colture infestate e usare pesticidi specifici in maniera mirata sulle colture che ne necessitano davvero. Questo permette di ridurre l’uso dei pesticidi e al contempo evitare la perdita dell’intero raccolto.

 

LA STRATEGIA PER GUARDARE AL SUCCESSO

E' chiaro come queste, comunque, siano solo alcune delle aree in cui analytics e intelligenza artificiale possono amplificare l’impegno sempre più sentito per salvaguardare il pianeta, ridurre l’impatto ambientale della nostra società e rendere molte attività quotidiane più sostenibili. In questo senso, introdurre analytics e tecnologie innovative velocizza il cambiamento e rende possibile una crescita sostenibile nel rispetto dell’ambiente e delle generazioni future. Un'opportunità da non perdere sotto molteplici aspetti e che le aziende devono cogliere in maniera strutturata e consapevole per poterne cogliere i frutti. L'AI e le analytics, infatti, non devono spaventare, nè sotto un profilo di investimento economico, nè sotto un profilo di competenze, ma devono essere il motore di una trasformazione molto più profonda e culturale su cui si deve e si dovrà basare un nuovo modello del fare business. Un modello che prima di tutto dovrà essere organizzativo, o meglio riorganizzativo, e in secondo luogo dovrà sapere porre al centro le persone per permettere loro di imparare concretamente a dialogare in maniera coerente ed efficace con le macchine. La semplificazione dei processi, infatti, non potrà mai avvenire da sola se, in primis, le persone non metteranno a disposizione la propria conoscenza ed esperienza per permettere al calcolatore di ricalibrare le esigenze da soddisfare e le migliorie da apportare alle operazioni interne ed esterne dell'azienda. Un principio fondamentale, questo, su cui le imprese dovranno basare le proprie strategie di adozione, secondo gli analisti, se vorranno favvero ottenere il successo in questa grande fase di transizione digitale ed ecologica che sta guidando l'attuale flusso esecutivo delle organizzazioni. Un main stream, potremmo definirlo, che ormai nessun board o manager singolo potrà ignorare o sottovalutare tanto da un punto di vista valoriale, quanto da un punto di vista economico e che quindi dovrà rappresentare l'obiettivo essenziale di ogni strategia aziendale che guardi alla digital transformation e all'innovazione tecnologica in atto.

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IL NUOVO FRAMEWORK LEGALE DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Dall'alert sull'etica nell'adozione e nello sviluppo di applicazioni di #intelligenzaartificiale, promosso in questi giorni da #ElonMusk, agli impatti di #ChatGPT e della #GenerativeAI sul diritto d'autore, è sempre più chiaro come aziende e istituzioni devono imparare a rapportarsi con questa nuova tecnologia, gestendone trend, sfide e opportunità, per poter guardare al futuro dell'economia e del business.

In vista della prossima edizione di #AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications (8-9 novembre 2023 | www.aixa.it), scopriamo insieme Francesca La Rocca Sena ed Elisabetta Berti Arnoaldi Veli, entrambe Partner dello Studio Legale Sena & Partners, in questa puntata di #OneQuestion, quali sono le nuove frontiere dello scenario legale e normativo dedicato all'implementazione delle nuove tecnologie digitali nel mondo del business.

 

 

 

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COME AUMENTARE IL BUSINESS VALUE CON UNA COMUNICAZIONE DAVVERO EFFICACE

Riuscire a comunicare in maniera efficace sul luogo di lavoro è fondamentale, ma non sempre si è in grado di farlo e nell’era dello smart working è una sfida ancora più grande. Lo stile comunicativo è l’ostacolo che condiziona maggiormente le conversazioni e risente delle differenze culturali, generazionali e di ruolo degli interlocutori, sintetizzabili nel concetto di knowledge gap, un divario di conoscenze che acuisce le distanze. Istruzioni poco chiare, riunioni superflue e, più in generale, ogni tipo di barriera comunicativa hanno ripercussioni significative sulle aziende e possono tradursi in progetti incompleti, demoralizzazione dei collaboratori, mancato raggiungimento degli obiettivi, vendite sfumate e perdite economiche. Al contrario, chi riesce a comunicare in modo efficace è un valore aggiunto e fornisce un apporto positivo alla cultura aziendale. Aumentando la partecipazione e il senso di coinvolgimento delle persone, una buona comunicazione contribuisce, infatti, alla coesione e al rafforzamento della fiducia all’interno dei team, rendendo i dipendenti più efficienti, produttivi, leali, il che nell’insieme ne aumenta anche il tasso di retention.

Un tema di grande importanza questo, soprattutto quando bisogna affrontare periodi difficili in scenari d’incertezza e con la necessità di guardare a una direzione e a una governance che siano salde e affidabili. Un’esigenza che oggi la leadership del business non può sottovalutare e su cui abbiamo voluto ragionare attraverso l'analisi di un recente white paper realizzato da CoachHub. Un documento, dedicato a sette consigli per migliorare la comunicazione sul lavoro, che abbiamo voluto riproporvi di seguito in vista della prossima edizione del corso di alta formazione dal titoloPublic Speaking, tenuto da Riccardo Montanari, trainer internazionale in programmazione neuro linguistica ed executive coach, e previsto il 14 giugno 2023 dalle ore 9.00 alle ore 17.00 presso l’Allianz MiCo – Milano Convention Centre, all’interno del Business Leaders Summit – la grande manifestazione dedicata ai migliori C-Level dell’impresa contemporanea e organizzata da Business InternationalFiera Milano.

 

I SETTE CONSIGLI PER IL PUBLIC SPEAKING

Secondo gli esperti di CoachHub, infatti, le abilità comunicative sono determinanti per avere successo in un mondo del lavoro in continua trasformazione e possono essere migliorate seguendo alcuni semplici suggerimenti.

In primis ascoltare attentamente. Sembra incredibile, infatti, ma saper ascoltare con attenzione i nostri interlocutori è fondamentale per poter impostare una conversazione efficace ed efficiente. L’ascolto è imprescindibile per le interazioni all’interno dell'azienda, poiché aiuta a fissare nella mente le informazioni e interpretarle, mostrando empatia e rispetto verso chi parla. Al contempo questa abilità risulta cruciale anche nell’ambito di una presentazione o di un primo incontro con un cliente o con un fornitore, con un prospect o con un partner.

In secondo luogo, poi, è fondamentale saper in che scenario ci si sta per muovere e come affrontarlo. La preparazione approfondita nel dettaglio delle possibili sfaccettature che si possono intravedere in una situazione o in una realtà diventa un asset essenziale per puntare al successo. Capire il contesto in cui si sta operando è il primo passo per anticipare ogni mossa e impostare la strategia d’azione migliore. Che si stia parlando o ascoltando, occorre interpretare le situazioni comunicative e imparare a cogliere i segnali non verbali. In questo modo, si potrà adattare il proprio messaggio per gestire qualunque circostanza.

Una volta interpretata la situazione, il terzo obiettivo da raggiungere è quello di essere empatici. Un approccio aperto, infatti, elimina le barriere che impediscono una cultura inclusiva e una comunicazione efficace sul posto di lavoro. Non tutti sono inclini all’empatia, ma è un'abilità che può essere allenata, ad esempio, attraverso percorsi di coaching personalizzati o semplicemente imparando a porre la giusta attenzione sul nostro interlocutore per anticiparne esigenze, domande o sfumature. Accortezze che, per esempio, possono fare la differenza tra una buona vendita e un’occasione mancata o possono rappresentare il motivo del rinnovo di una collaborazione proficua. Saper governare le emozioni proprie e altrui, inoltre, offre notevoli opportunità non solo nell’ambito del public speaking, ma anche nella gestione dei team e nella proiezione della propria carriera, laddove le relazioni e la cura di quest’ultime diventano uno degli asset più importanti che esistono.

Dopo aver imparato a comprendere le emozioni e le sensazioni prodotte dall’interazione con terze parti, bisogna quindi saper fare un passo indietro. Già, perché al netto della comprensione degli altri, per saper dialogare concretamente con le persone, una delle skill più importanti da fare propria è quella di avere una mente aperta. L'apertura mentale è fondamentale, infatti, per sviluppare un clima di confronto e di scambio reciproco tra i membri di un team o anche nella relazione con clienti e fornitori. I leader di larghe vedute accolgono il dibattito, le nuove prospettive e i contributi individuali, incoraggiando tutte le opinioni, anche quando non sono d’accordo. In questo senso, il confronto continuativo produce nuove opportunità, genera nuovi spunti e progetti e produce idee di valore, che si trasformano presto in attività di successo. Sotto questo profilo, per esempio, la valorizzazione della Diversity & Inclusion è uno di quei fattori dominanti dell’open-mindset che sicuramente guideranno il business nei prossimi anni, con la consapevolezza che la diversità non sia più un qualcosa da evitare, ma anzi sia un tesoro da custodire e proteggere.

In un mondo che cambia a ritmi sempre più rapidi e frenetici, anche la comunicazione, nei suoi modelli e modalità, oltre che nelle sue dinamiche si evolve e modifica. In questo senso, saper partecipare proattivamente alle comunicazioni da remoto diventa sempre più importante per poter portare il proprio contributo nelle situazioni che coinvolgono colleghi e clienti. È importante migliorare incontri e riunioni online con l'ascolto attivo e la presenza in video, ma anche interagire attraverso e-mail, chat o app di messaggistica. In un periodo in cui lo smart working sta assumendo il ruolo di driver dell’evoluzione del mondo del lavoro, offrire una continuità nel contatto multicanale è un elemento di grande qualità, professionalità e competenza. Se, poi, questo touch-point viene anche utilizzato con consapevolezza e cognizione di causa, il risultato sarà ancora più apprezzato, migliorando in questo modo la reputation del professionista e arrivando a porlo in una posizione naturale di leadership, in grado di diventare all’occorrenza anche punto di riferimento su attività e gestione delle situazioni.

In un contesto come quello post-pandemico, infatti, solo i chi sa comunicare nella maniera giusta, all’interno delle varie piattaforme, ha la possibilità poi di poter essere preso come esempio da seguire. Un obiettivo che un team leader, o aspirante tale, deve sempre porsi per raggiungere il successo. Essere d’ispirazione, infatti, è uno di quei risultati che molti s’impegnano a raggiungere, ma che pochi ottengono. I leader che sanno comunicare chiaramente ed efficacemente la propria visione sono anche in grado di ispirare i propri collaboratori, stimolandoli a condividere i loro progetti con convinzione ed entusiasmo. Grazie al loro modo di parlare, ai concetti espressi e ai valori trasferiti questi capitani del business hanno la capacità di generare appartenenza al progetto, al team o all’azienda e consentire quindi una crescita omogenea e solida in grado di superare le difficoltà, creando così un clima di collaborazione e cooperazione che oggi risulta essere sempre più necessario per far fronte alla volatilità dei mercati e alla crisi che permea ogni settore.

In fine, quindi, è chiaro come saper comunicare non generi solo un vantaggio per chi si impegna in questa abilità, ma diventi a sua volta un enabler del cambiamento. Un fattore di trasformazione che trova il suo apice nel momento in cui questa capacità viene messa a disposizione degli altri per aiutarli a crescere, infondendo loro fiducia, offrendo supporto, spronandoli a dare il meglio o mostrandogli altre prospettive di successo in cui credere per guardare al futuro. Adottare una mentalità da coach nell’esprimersi e nel parlare in pubblico può davvero fare la differenza nel momento in cui si guida un team o un’azienda, soprattutto in una fase di grande trasformazione come quella che stiamo vivendo. Sotto questo profilo, essere in grado di aumentare il coinvolgimento degli altri e creare maggiori connessioni tra professionisti, team e partner può produrre notevoli benefici per il business.

 

Una comunicazione aperta e costruttiva è alla base di una dinamica di lavoro sana. Quando i membri di un team sanno di essere ascoltati e di essere presi seriamente in considerazione, le informazioni circolano liberamente. Il risultato? Migliori capacità di problem-solving, maggiore creatività e processi decisionali più efficaci.

 

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN MERCATO GLOBALE DA $300 MILIARDI IN CRESCITA, MA AUMENTANO LE PAURE SU SICUREZZA E FUTURO DEL LAVORO

L’intelligenza artificiale impressiona, affascina e spaventa, non soltanto per le (quasi) infinite applicazioni e i vasti scenari che apre davanti a sé, ma anche per i risvolti sul tessuto economico e sociale di tutto il mondo. Secondo l’ultimo studio dell’Unicusano – studio per altro condotto in parte grazie proprio all’AI di Chat GPT – il mercato globale tocca oggi i 62,4 miliardi di dollari per arrivare, entro il 2026, a superare i 300 miliardi secondo le stime degli analisti. Di questi, solo i Chatbot – come appunto il più famoso Chat GPT – nel 2016 valevano 190,8 milioni di dollari facendo registrare negli anni una crescita del +555% che entro il 2025 raggiungerà l’ 1,25 miliardi di dollari.

 

In questo scenario di forte crescita, come abbiamo visto anche recentemente, l’Italia è fanalino di coda insieme al Giappone per quanto riguarda i Paesi a forte indice di sviluppo. Anche se il mercato post-pandemico delle AI è raddoppiato nel nostro Paese, registrando un +27% e assestandosi su un valore di circa 500 milioni di euro, come sottolineano i dati dell'Osservatorio del Politecnico di Milano, presentati lo scorso mese, l’Unicusano nel suo studio evidenzia infatti come campi di applicazione e investimenti delle aziende siano nel Belpaese molto circoscritti. Soltanto 6 aziende su 10, infatti, hanno avviato almeno una progettualità di AI nei settori dei servizi finanziari, dei trasporti, del retail e dei servizi pubblici.

 

Dati questi che fanno capire quanta strada anche ci sia da fare per l'Italia in questo senso e che abbiamo voluto approfondire meglio attraverso l'analisi di questa indagine universitaria che vi proponiamo di seguito, anche in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial intelligence Expo of Applications - il grande evento sul mondo dell'intelligenza artificiale e delle sue applicazioni per il business, organizzato da Business International - Fiera Milano presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre e previsto il 7 e 8 novembre 2023 all'interno della grande fiera dedicata alla Digital Transformation, che al suo interno vedrà la presenza degli eventi colocalizzati di On|Metaverse Summit e Biz Bang

 

DALLA CRESCITA DEL MERCATO AI TIMORI DEI LAVORATORI

Sfogliando il report di Unicusano, nonostante le difficoltà che il mercato tricolore sta affrontando, emerge anche il fatto che entro il 2024 per l’Italia sia prevista una crescita del 41,4% solo in ambito imprenditoriale. Le aziende che hanno saputo cogliere le potenzialità dell’AI, oggi affidano a questa tecnologia diversi “compiti”: dal risparmio di tempo nell’espletamento delle attività alla drastica riduzione dei margini di errore; dall’aumento delle performance a quello delle entrate, dall’individuazione tempestiva di eventuali problematiche all’elaborazione e analisi di un’enorme quantità di dati, dal miglioramento dell’esperienza con il cliente al risparmio di denaro.

Per gli italiani, però, esiste anche un lato oscuro legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il 40% degli intervistati, infatti, dichiara di fidarsi poco di questa innovazione e il timore più grande tocca la sfera della professione lavorativa. Il 71% degli italiani, per esempio, secondo una ricerca condotta da Ipsoa e ripresa puntualmente da Unicusano, teme un impatto negativo sull’occupazione. Ad avere maggiore timore che l'AI possa sostituirsi ai lavoratori sono copywriter, insegnanti, traduttori, ma anche programmatori, marketer e ricercatori, tutti provenienti da ambiti già toccati dalle più recenti applicazioni di intelligenza artificiale.

 

I POSSIBILI IMPATTI DELL'AI SUL FUTURO DEL LAVORO

In questo scenario di preoccupazione globale, i timori dei lavoratori sembrano trovare fondamento nell’indagine dell’Unicusano: per l’ateneo telematico, infatti, fra poco meno di sette anni l'automazione del lavoro sarà responsabile della perdita di circa 73 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti e di 15 milioni in Europa. Nonostante le perplessità a livello etico-comportamentale e sociale, il sentiment nei confronti delle AI è comunque positivo, tanto che il 60% delle persone sostiene che l’intelligenza artificiale migliorerà la vita in alcuni ambiti come l’istruzione, l’intrattenimento, l’apprendimento, lo shopping, i trasporti, l’ambiente. A sorprendere è invece l’automotive, da sempre molto attenta allo sviluppo tecnologico, alla ricerca di nuove soluzioni e alla “naturale” inclinazione a esplorare nuove possibilità. In questo caso non ha ancora sfruttato le potenzialità AI soprattutto perché la legge non consente la sperimentazione di veicoli a guida automatica con automazione maggiore della classificazione SAE 2 (veicoli a “guida cooperativa”, con sistemi di ausilio alla guida). Eppure i campi di applicazione sono davvero tanti: monitoraggio delle condizioni stradali, nessun intervento umano, abilità predittive, possibilità di conversare con sistemi di IOT incorporati per esempio nei semafori o nella carreggiata, riduzione degli incidenti stradali (il 94% sono oggi dovuti a errori umani). Opportunità queste che bisognerebbe cogliere nell'immediato per poter rimanere al passo con i tempi, ma che ovviamente richiedono anche risorse e infrastrutture di rete sufficientemente capillari da coprire in maniera uniforme tutto il territorio nazionale. Un impegno che il governo italiano si è preso con il focus dedicato alla digital transformation, che sfrutta ovviamente gli investimenti del PNRR, ma che dovrà essere portato a compimento nei tempi richiesti dall'Europa per poter raggiungere gli obiettivi desiderati, arrivando a trasformare completamente la nostra penisola sia sotto un profilo tecnologico, sia sotto un profilo culturale, sociale e formativo. Uno dei più grandi ostacoli a questa roadmap, infatti, oggi in Italia sono le competenze: sempre più ricercate e sempre meno trovate. Un gap da ridurre questo, su cui aziende e università dovranno impegnarsi a collaborare concretamente per produrre soluzioni efficaci che consentano ai talenti di rimanere in Italia e non essere più costretti a espatriare per migliorare le proprie condizioni lavorative e opportunità di crescita professionale.

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