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Marketing & Innovation

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Zucchini (Anas): la nuova strada della comunicazione digitale d’impresa passa dalle storie di valore

Comunicazione digitale, reputation, social media e competenze. In un mondo sempre più connesso, ormai, anche la brand communication si trasforma e diventa un racconto valoriale di Stories, ricco di sfaccettature, che deve tenere in considerazione molteplici fattori e canali. Uno su tutti l’impegno sociale. Un elemento che, anche secondo i dati emersi dall’ultimo sondaggio di Trustpilot, piattaforma leader in Europa nel settore delle recensioni online, può fare cambiare la percezione del marchio da parte del pubblico. L’analisi, infatti, rivela che quasi il 48% degli acquirenti online del vecchio continente ha consigliato un’azienda ad altri utenti sulla base di ciò in cui l’organizzazione stessa dimostrava di credere attraverso la sua comunicazione digitale e più del 54% degli utenti nel mercato europeo ha affermato di avere maggiore fiducia in quelle imprese che prendono l’iniziativa in azioni di responsabilità sociale attraverso campagne dedicate al territorio in cui operano o alla sensibilizzazione su concreti problemi che impattano la qualità della vita delle persone. Temi importanti, questi, che possono contribuire a determinare anche il successo di una buona campagna di comunicazione digitale d’impresa e che abbiamo voluto approfondire con Manuela Zucchini, responsabile della comunicazione digital di Anas, in vista della sua partecipazione alla prossima edizione della Social Media Week 2019. Una delle più importanti manifestazioni italiane dedicate al mondo del digitale e social media marketing, prevista a Roma il prossimo 24 e 25 ottobre e organizzata da Business International (divisione di Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano), all’interno della quale la società che gestisce le strade statali e autostrade italiane presenterà alcuni dei suoi progetti di maggiore successo dedicati alla valorizzazione del territorio del Belpaese e alla sensibilizzazione dell’attenzione alla guida, come #GuidaTu e #GuidaeBasta.
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Chessa: Data Lake, la chiave per il successo dei progetti d’intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale e Big Data. Un connubio su cui si sta concentrando sempre di più l’attenzione del mondo dell’innovazione e del business. L’obiettivo è quello di rendere le macchine sempre più smart ed efficienti, ma il rischio è di avvicinarsi sempre meno alla vera risposta di cui si avrebbe bisogno, ovvero capire come funziona concretamente il processo di elaborazione dei dati da parte delle AI per poterne quindi gestire l’etica e il raggiungimento dei risultati. Una lacuna, questa, che attanaglia anche i creatori stessi del deep learning. Geni come Yann LeCun (vincitore del Turing Award nel 2019 per la sua creazione) che, in una recente intervista a Esquire, ha dichiarato di voler riuscire a “fornire alle macchine una qualche forma di buon senso visto che oggi sono veramente stupide”. Una frase forte, magari, ma che sottolinea quanto i meccanismi intrinsechi di un mondo virtuale in totale evoluzione spesso siano oscuri anche a chi ha dato loro forma, portando così il resto delle persone a chiedersi come sia realmente possibile quindi governare questa innovazione se possiamo addestrarla, ma non sappiamo davvero come funzioni. Un argomento di grande attualità, questo, che abbiamo cercato di approfondire con Alessandro Chessa, Ceo e Data Scientist di LinkaLab, in vista della sua partecipazione ad AIXA – Artificial Intelligence, Expo of Applications, l’evento organizzato da Business International (divisione di Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano) e MiCo – Milano Congressi, che si terrà a Milano dal 4 al 7 novembre 2019. All’interno della manifestazione dedicata all’intelligenza artificiale e alle sue applicazioni per il mondo del business, infatti, l’esperto sarà il chairman della sessione di AI Business Training pensata appositamente per comprendere con esempi concreti quale sia l’impatto che le nuove tecnologie stanno avendo nel settore del marketing. Una rivoluzione tale da dare vita a un vero e proprio nuovo segmento di questa industry, che oggi viene definito come Mar-Tech.
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Giacobbe: la reputation è una questione di esperienza, concretezza e coraggio

Bollette di luce e gas, assicurazioni auto, tariffe di telefonia mobile e Adsl, mutui, prestiti, conti correnti e pay tv. Nella giungla della comparazione dei prezzi trovare servizi affidabili è decisamente complesso. L’utente è sempre in allerta nel cercare di evitare passi falsi e destreggiarsi fra le fake news. In un mondo in cui l’etica, la sostenibilità e la reputation sono sempre più importanti per le aziende, essere una digital company non è per niente semplice, tanto più in un contesto di servizi finanziari. I competitor sono numerosi e il rischio di incorrere in un errore o addirittura in un attacco informatico è dietro l’angolo. Eppure, nel nostro Paese, ci sono esempi d’eccellenza che aprono la strada a formule innovative, in grado di tenere sotto controllo tutti gli aspetti principali che riguardano la creazione di una valida e duratura relazione tra impresa e cliente. Un’attività estremamente delicata, questa, che non si costruisce dall’oggi al domani, ma che anzi richiede tempo, dedizione, pazienza e soprattutto precisione e velocità d’esecuzione nelle risposte a richieste e criticità sopraggiunte. Un argomento che, in vista del prossimo appuntamento del Club Executive Meeting, previsto il 22 ottobre 2019 alla Club House Brera di Milano e organizzato da Business International (divisione di Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano), abbiamo voluto approfondire con Mauro Giacobbe, amministratore delegato di Facile.it. L’azienda fondata nel 2011 e arrivata oggi a essere leader di settore, con una reputation tale da consentire proprio al manager italiano di essere stato selezionato tra i candidati del Ceo Italian Award 2019, il premio realizzato da Forbes Italia in collaborazione con Business International all’interno dell’evento Executive Summit 2019 che si terrà il prossimo 4 dicembre a Milano.
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Pavan: investire su AI e Analytics, solo così le aziende italiane potranno competere sui mercati internazionali

Il mondo del digital marketing, oggi, è un ambiente in completa rivoluzione che vive dinamiche di trasformazione estremamente rapide e dirompenti, sia in termini di crescita, sia in termini di nuove competenze. Un ecosistema nel quale, indubbiamente, le analytics la fanno da padrone, risultando come il vero passepartout per il successo. L’analisi dei dati, infatti, è diventata ormai una skill talmente importante da indurre la maggior parte delle aziende di tutta Europa (51%) a considerarla come la principale competenza da ricercare nei candidati da selezionare, insieme all’expertise nel programmatic (59%). Un’evidenza, questa, che emerge chiaramente dall’ultima ricerca realizzata da IAB Europe, intitolata “Human Capital in the Digital Environment”, e che sottolinea come quest’area di intelligence aziendale stia diventando sempre di più un asset cruciale nelle strategie di sviluppo del business. Un argomento di grande attualità nel mondo del marketing 4.0, questo, che abbiamo voluto approfondire con Enrico Pavan, specialista di Digital Analytics e Conversion Rate Optimization e fondatore di Analytics Boosters. L’esperto, che nel 2018 è stato eletto “Top Pratictioner” dalla Digital Analytics Association, il prossimo 5 novembre sarà infatti il chairman della giornata dedicata alle Marketing Analytics realizzata all’interno di AIXA – Artificial Intelligence, Expo of Applications, l’evento previsto al MiCo – Milano Congressi dal 4 al 7 novembre 2019 e organizzato da Business International (divisione Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano) per parlare di AI e delle sue applicazioni per il mondo del business.
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Vianello: per creare vere competenze sull’intelligenza artificiale bisogna iniziare a studiarla dalle elementari

L’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del business, ma anche in quello della formazione, dell’università e delle risorse umane, sta ormai creando una vera e propria nuova corrente dell’education. Un filone attraverso il quale gli atenei potrebbero riuscire in futuro a stringere rapporti molto più continuativi e solidi rispetto al passato con le realtà imprenditoriali che li circondano, riuscendo realmente a soddisfare le esigenze dei dipartimenti delle risorse umane nella ricerca dei talenti necessari allo sviluppo dell’attività della propria organizzazione. Una nuova era dell’insegnamento, della relazione tra mondo accademico e aziendale e delle prospettive di internazionalizzazione delle imprese che sempre di più sta coinvolgendo il mondo del lavoro, con uno sguardo a un futuro che vede nell’AI e nella robotica due elementi imprescindibili e rappresentativi di un percorso di digital transformation sempre più necessario per le aziende che vogliono scommettere sull’innovazione. Un argomento questo che abbiamo voluto approfondire meglio con Silvia Vianello, Director Innovation Center della S. P. Jain School of Global Management Dubai Campus e indicata anche da Forbes come una delle Top 100 eccellenze femminili del nostro Paese. Un personaggio di grande carisma e levatura che, in vista di AIXA – Artificial Intelligence, Expo of Applications, uno dei più importanti eventi italiani sul mondo dell’intelligenza artificiale, previsto presso gli spazi del MiCo – Milano Congressi dal 4 al 7 novembre 2019 e organizzato da Business International (divisione Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano), ci ha spiegato perché il problema della mancanza di talenti e competenze in ambito tecnologico in Italia non dipenda tanto dalla mole di investimenti che le nostre aziende sono in grado di produrre, ma è strettamente collegato a un fondamentale cambio di cultura nel quale le modalità di formazione e la propensione all’internazionalizzazione delle imprese sono fattori altamente strategici da tenere in considerazione per raggiungere il successo.
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Sistigu: i retailer italiani non devono emulare i big dell’e-commerce, ma ricercare prodotti di qualità

Nella moderna diatriba tra fisico e digitale, il mondo del retail oggi è forse il campo migliore e più all’avanguardia nel quale queste due dimensioni dello spazio e del commercio stanno riuscendo a trovare un equilibrio per convivere. Gli esperti lo chiamano Phygital ed è una sorta di realtà ibrida che riesce a trasportare gli utenti da un primo touch point virtuale all’interno di uno store vero e proprio. Ovviamente, il processo non è così semplice come sembra, ma sempre di più, anche nel nostro Paese, grazie a realtà imprenditoriali innovative come XTribe è possibile sviluppare una strategia concreta che porti le persone a scoprire dal vivo un prodotto o un servizio trovato online. Un tema, questo, che, in vista di InTail 2019, l’evento dedicato all’innovazione nel mondo del retail, previsto all’interno del palinsesto di AIXA 2019, presso gli spazi di MiCo – Milano Congressi, il prossimo 5 novembre e organizzato da Business International (divisione Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano), abbiamo voluto approfondire insieme a Mattia Sistigu, chief operation officer e co-founder della startup tutta italiana, ma con sede a Londra, che sta per essere quotata al NYSE. Il quale ci ha spiegato come anche nel commercio 4.0 la vera arma segreta per avere successo sia quella di investire sulla ricerca e sulla qualità dei prodotti proposti al proprio pubblico, anche e soprattutto attraverso la giusta vetrina digitale, mantenendo così un corretto equilibrio tra online e offline.
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