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Marketing & Innovation

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE, BIG DATA E CYBERSECURITY, LE PRIORITA' HEALTHCARE DEL FUTURO

Sebbene ancora impegnati a lasciarsi alle spalle la pandemia, in tutto il mondo i leader della sanità rivedono obiettivi e priorità per ripartire, puntando sul digitale: raccolta e interoperabilità dei dati, Intelligenza Artificiale e analisi predittiva, per poter sfruttare appieno la potenza dei dati al servizio dell’efficienza e dell’efficacia dell'assistenza sanitaria. Questo il quadro che emerge dal Future Health Index 2022, il più grande studio a livello mondiale, giunto alla settima edizione, condotto da Philips (NYSE: PHG, AEX: PHIA), leader globale nell’Health Technology, in 15 Paesi, che analizza prospettive e priorità, attuali e future, per i leader della sanità e che abbiamo voluto approfondire più da vicino in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, la grande maratone dedicata all'intelligenza artificiale e alle sue applicazioni per il mondo del business, prevista il prossimo 15 e 16 novembre 2022 presso l'Allianz MiCo - Milano Convention Centre e organizzata da Business International - Fiera Milano.

Secondo i dati della ricerca, i leader della sanità devono far fronte in primis a una significativa carenza di personale, quantificabile in 15 milioni di professionisti entro il 2030, che necessita anche di una maggior formazione sulle tecnologie sanitarie digitali, il problema della sicurezza dei dati e la tutela della privacy.

ITALIA: MASSIMA IMPORTANZA A CYBERSECURITY E PRIVACY DEI DATI

Il 41% dei leader della sanità indica come priorità assoluta la cybersecurity e la privacy dei dati. Un percentuale significativamente più alta di quella registrata in Europa (21%) e a livello mondiale (20%), probabilmente influenzata dai gravi episodi di data breach verificatisi in Italia durante l’ultimo anno.

IA, FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO E TELEMEDICINA LE PRIORITÀ DI INVESTIMENTO

Guardando invece agli investimenti, sebbene fascicolo sanitario elettronico (55%) e telemedicina (45%) rimangano tra le priorità, per il 67% dei leader italiani della sanità l’IA è già al primo posto, rispetto al 60% a livello globale e al 56% in Europa. Nel prossimo futuro, anche grazie al PNRR, che prevede uno stanziamento di circa 20 miliardi di euro per il rafforzamento delle infrastrutture tecnologiche, l’intelligenza artificiale si stima continuerà a crescere. L’85% dei leader della sanità in Italia afferma sarà la loro principale priorità di investimento nei prossimi tre anni, rispetto al 78% a livello globale e al 72% in Europa.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) costituisce per l'Italia una straordinaria opportunità per investire seriamente nella digitalizzazione del sistema sanitario, puntando su un approccio data-driven in cui la raccolta, l'archiviazione e la condivisione dei dati siano connesse e integrate con la medicina predittiva e l'Intelligenza Artificiale”, ha dichiarato Andrea Celli, General Manager Philips Italia, Israele e Grecia. “Il Future Health Index 2022 ci mostra tuttavia che la rivoluzione digitale della sanità rappresenta una sfida da cogliere su più livelli - tecnologico, infrastrutturale, culturale - che possiamo vincere solo con uno sforzo di sistema, dove aziende, strutture ospedaliere e istituzioni mettano a fattor comune competenze e know-how a beneficio del paziente e dell’intero sistema sanitario. Gli stessi leader della sanità riconoscono la necessità di dover rafforzare i propri investimenti con partnership forti e strategiche, programmi di formazione del personale e una buona governance, per massimizzare i profitti”.

L’attesa rivoluzione digitale della sanità non può che passare anche dalla standardizzazione e valorizzazione dei dati. I leader italiani della sanità dimostrano di averne piena coscienza, tanto che attualmente circa due terzi di coloro che lavorano in ambito clinico (68%) e operativo (65%) affermano di raccogliere e archiviare dati. I dati in ambito clinico vengono utilizzati per elaborare analisi descrittive (53%) e predittive (49%). In generale, la fiducia nell'utilizzo dei dati è alta. Due terzi (66%) ritengono che le proprie strutture dispongano della tecnologia necessaria per sfruttarne appieno il potenziale, e il 78% si sente sicuro dell'accuratezza dei dati a sua disposizione, un risultato nettamente superiore alla media europea (66%) e globale (69%).

BARRIERE PER UNA SANITA’ DATA-DRIVEN

Non mancano però gli ostacoli sul percorso della sanità data-driven. I principali timori sono legati alla sicurezza e alla privacy dei dati (32%), seguiti dalla difficoltà di gestire grandi volumi di dati (28%) e dalla mancanza di competenze del personale (27%). Per favorire un utilizzo efficace dei dati, secondo il 34% dei leader italiani della sanità bisognerebbe ripensare la ridistribuzione dei budget di investimento. Un dato nettamente superiore a quello dei colleghi europei (22%) della media globale (21%).

SANITÀ: CRESCE L’INTERESSE PER L’ANALISI PREDITTIVA

Dall’indagine emerge inoltre la fiducia dei leader italiani della sanità nelle potenzialità dell'analisi predittiva. Circa tre quarti (72%) degli intervistati ritiene che possa avere un impatto positivo sulle prestazioni sanitarie, mentre il 68% afferma che potrebbe avere un impatto positivo sulla value-based care e sui costi delle cure (63%), rendendo così l'assistenza sanitaria più sostenibili e accessibile. Riguardo allo stato dell’arte, il 65% degli intervistati italiani dichiara di aver già adottato o essere in procinto adottare l'analisi predittiva: un dato che pone il nostro Paese al quinto posto della classifica globale, ben sopra la media (56%) e a poca distanza da Stati Uniti (66%) e Brasile (66%), seppur nettamente distaccati dai leader in quest’ambito, rappresentati da Singapore (92%) e Cina (79%).

IL SISTEMA SANITARIO DEL FUTURO PASSA DALLE COLLABORAZIONI

Emerge infine dall’analisi l’importante ruolo che i leader italiani della sanità attribuiscono alle partnership, tanto con le altre strutture sanitarie quanto con le aziende attive nella Health Technology. Date le notevoli differenze regionali all'interno del sistema sanitario italiano, la collaborazione con altre strutture ospedaliere e sanitarie viene vista dagli intervistati come un’opportunità preziosa per imparare dalle esperienze altrui. Dalle collaborazioni con le aziende, i leader italiani della sanità si attendono vantaggi che vanno dall’accesso a modelli di pagamento flessibili e opzioni di finanziamento innovative (44%) alla formazione e la preparazione del personale (31%), dalla visione strategica per il futuro (27%) alla consulenza specializzata (26%).
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@MIND: NUOVI SVILUPPI PER L’AREA TEMATICA LIFE SCIENCES & HEALTHCARE DEDICATA ALLE SCIENZE DELLA VITA E ALLA SANITA'

Presentata ufficialmente nel dicembre del 2021, l’area tematica Life Sciences & Healthcare si occupa di processi d’innovazione dedicati alle scienze della vita e alla sanità all’interno di Federated Innovation @MIND – il modello collaborativo pubblico-privato nato nel 2021 all’interno di MIND promosso da Lendlease con il contributo di Cariplo Factory. Dopo i primi sei mesi di lavoro, oggi l’area (inaugurata lo scorso 28 aprile 2022 anche attraverso una serie d'incontri, dal titolo "Open future Open Culture" realizzati da parte di Business International - Fiera Milano nel corso della grande manifestazione di PRIMAVERA MIND) delinea i tre principali progetti che proseguiranno nel corso dell’autunno 2022: il Progetto Prometeo, Green Experience Camp, e il Progetto FEMUR permetteranno alle 12 aziende che collaborano all’interno dell’area di raccogliere i primi risultati di un lavoro costruito intorno ai tre assi strategici dell’agenda d’innovazione dell’area: definire nuovi protocolli per migliorare il percorso sanitario dei cittadini e aumentare l’efficacia terapeutica (Value Based Medicine), accelerare la digitalizzazione del settore sanitario, costruire una roadmap per una sanità più green, sostenibile e circolare attraverso modelli, soluzioni e strumenti che migliorino le performance ambientali, sociali ed economiche del settore.

L’area Life Sciences & Healthcare è strategica non solo all’interno di MIND (in quanto si occupa di uno dei due grandi pillar tematici della Federated Innovation @MIND, ovvero Future of Health), ma anche all’interno dell’ecosistema dell’innovazione italiano, perché unisce l’impegno delle primarie aziende italiane e internazionali – Accenture, AstraZeneca, Beside You Group | Be Whiz, Bio4Dreams, Bracco, Life Science District, Nippon Gases, Novartis, SYNLAB, Stevanato Group, UCB Pharma, e Roche in qualità di Sponsor – nei settori delle scienze della vita e della sanità. Ricerche innovative nel campo della radioterapia e della telemedicina, cultura e collaborazioni internazionali per l’innovazione green e lo sviluppo sostenibile e circolare dell’ecosistema dell’Healthcare, studi per il miglioramento della gestione dei pazienti con frattura del femore sono nel concreto alcuni dei progetti che hanno preso vita nell’ambito di quest’area, che proseguiranno anche nel corso dell’autunno 2022 e che verranno affiancati da numerose altre iniziative che completeranno il programma annuale dell’area tematica.

PROGETTO PROMETEO

È l’iniziativa di Federated Innovation @MIND promossa da AstraZeneca con il supporto di Cariplo Factory, aperta all’ecosistema italiano della salute. L'obiettivo di Prometeo è mettere a disposizione di manager, professionisti e tecnici sanitari un percorso di co-progettazione che, partendo dai loro bisogni, possa sviluppare soluzioni innovative per una migliore gestione dei problemi di salute. A fine giugno sono stati selezionati 3 progetti fra quelli proposti dalle aziende dell’area tematica, che intraprenderanno un percorso di co-progettazione strutturato in 4 workshop e supportato da metodologie di Design Thinking:
    • 1. Radionet: una proposta di Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico San Matteo di Pavia per l’integrazione digitale dei centri di radioterapia oncologica e radioterapia di precisione al fine di individualizzare la proposta diagnostico-terapeutica sulla base di analisi di dati ed immagini digitali;
      2. Digital Twin & Telemedicina: una proposta di CDI – Centro Diagnostico Italiano nell’ambito della telemedicina e della tutela domiciliare della salute per offrire un'assistenza sanitaria personalizzata e preventiva ai pazienti. Un progetto che combina le ultime tecnologie per il monitoraggio in remoto dei pazienti con la capacità degli algoritmi di intelligenza artificiale di analizzare questi dati.
      3. Parkinson Up: proposto da Need Institute, è un servizio di tele-riabilitazione motoria, cognitiva e logopedica con finalità di cura e assistenza, erogato da terapisti specializzati.


  • GREEN EXPERIENCE CAMP

    Promossa dall’azienda Beside You Group | Be Whiz e da Fondazione Triulza, l’iniziativa si pone come acceleratore internazionale sui temi dell’innovazione green e sostenibile per i settori Healthcare e Life Sciences. Il progetto mira alla condivisione di esperienze, strumenti e buone pratiche per stimolare l’ecosistema sanitario a superare l'attuale gap culturale e ad accelerare investimenti più sostenibili e circolari. Si tratta dell'episodio zero di un evento che avrà cadenza annuale, un’occasione per trovare soluzioni innovative a problematiche reali in ottica ESG in un confronto multistakeholder su tematiche centrali ivi incluse l’efficienza energetica, i rifiuti, i green building e la finanza sostenibile, coinvolgendo così, in modo trasversale, anche i settori dell’energia, delle costruzioni e delle tecnologie smart.
    Il camp si snoda in due giornate di interventi, workshop, visite esperienziali e networking e mira a tracciare una roadmap per accelerare lo sviluppo sostenibile e la transizione green dando voce e visibilità alle aziende che hanno sviluppato soluzioni, pratiche e tecnologie in questo senso. Il Green Experience Camp beneficia della relazione con altre iniziative autorevoli come il Festival dello Sviluppo Sostenibile di Asvis, di cui Fondazione Triulza è tra i soci fondatori, e i Network scandinavi con cui Beside You Group | Be Whiz ha instaurato rapporti di partnership come referente per l’Italia e il Mediterraneo.

    PROGETTO FEMUR

    È un progetto di Value Based Medicine che mira a studiare, definire e proporre nuovi protocolli e percorsi di cura per cittadini e pazienti, grazie alla collaborazione stipulata con l’I.R.C.C.S. Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio. Utilizzando le tecnologie oggi disponibili e sperimentando trattamenti domiciliari integrati con la futura struttura territoriale della Sanità prevista nel PNRR (Case ed Ospedali di Comunità), il progetto punta all’offerta di una migliore copertura dei bisogni dei pazienti. Ad oggi è stato avviato uno studio prospettico osservazionale sui pazienti con frattura di femore, con l’intento di raccogliere dati concreti e real based sulla loro gestione in modo da contribuire a implementare e migliorare la presa in carico del paziente con fragilità ossea e la continuità delle cure.
    Il Progetto FEMUR coinvolge le aziende Stevanato Group e Nippon Gases, la prima nello studio di device digitali che permettano una migliore gestione della terapia del dolore da parte del paziente, e la seconda nella gestione dei pazienti a domicilio e attraverso servizi di telemedicina. Nel 2023, terminata la prima fase di osservazione, si progetteranno e testeranno i nuovi approcci da proporre ai pazienti.

    L’area tematica Life Sciences & Healthcare ha inoltre appena concluso il progetto MIND Education, che ha convolto oltre 1.200 studenti delle scuole primarie, universitari, neolaureati e dottorandi delle Università Italiane nella co-creazione della Città del Futuro. Ideata e promossa insieme ad Arexpo, Lendlease, Fondazione Triulza, Fondazione Human Technopole, I.R.C.C.S. Galeazzi-Sant’Ambrogio, Università Statale di Milano, a fine giugno l’iniziativa ha raccolto e premiato con una dotazione di 20mila euro in totale le 6 migliori proposte in due ambiti:
    • 1. Health Data Science: soluzioni che sfruttano le tecnologie digitali e i Big Data per migliorare la salute e il benessere dei cittadini attraverso l’adozione di comportamenti e stili di vita orientati alla prevenzione delle patologie, alla diagnosi precoce delle stesse e alla condivisione delle informazioni (dati) da parte della popolazione.
      2. Meanwhile Solutions: l’obiettivo è sfruttare il “tempo di attesa” – il periodo di tempo che intercorre tra l’approvazione del Masterplan del MIND Milano Innovation District e l’effettiva realizzazione dello stesso, come strumento capace di ricucire i tessuti sociali, come risorsa strategica per progettare un futuro più sostenibile e inclusivo che promuova la partecipazione e il benessere dei cittadini. I progetti premiati sono stati ideati da studenti provenienti dall’Università Statale di Milano, dalla LIUC di Castellanza, dal Politecnico di Milano, dall’Università del Piemonte Orientale, dall’Università di Padova, Università di Parma e dallo IEED di Torino.
  • Siamo entusiasti di aver finalmente avviato le attività dell’area tematica dopo molti mesi, necessari, di progettazione, organizzazione e programmazione – dichiara Marco Venturelli, Ambassador dell’area tematica Life Sciences & Healthcare di Federated Innovation @MIND. – “Crediamo fortemente nei progetti che stanno crescendo all’interno dell’area e che sono nati dalla cooperazione delle imprese secondo il modello “collaborate-to-compete”. Un modello che permette a ogni impresa di proporre iniziative sulla base dell’agenda strategica di innovazione, e di unire le forze per portare avanti progetti concreti, tangibili, con il fine di generare servizi e prodotti che possono essere immessi sul mercato per migliorare la vita delle persone.

    L’intero ecosistema Federated Innovation @MIND sta procedendo a passo spedito e ha avviato moltissimi progetti che nei prossimi anni daranno un contributo fondamentale al mondo dell’innovazione italiano ed europeo – aggiunge Tommaso Boralevi, Presidente di Federated Innovation @MIND. – L'area tematica Life Sciences & Healthcare è strategica all’interno dell’ecosistema perché è fortemente legata a uno dei due pillar di Federated Innovation: “the Future of Health”, che mira alla creazione di servizi volti al benessere dei cittadini e allo sviluppo di percorsi di cura innovativi, inclusivi e personalizzati. L’evoluzione di un sistema sanitario che, con l’aiuto delle nuove tecnologie, aiuti le persone a vivere una vita più lunga e più sana.”.
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    Per il 79% dei dipendenti l’AI migliora la vita lavorativa: nei team più collaborazione, creatività e gratificazione

    Agli occhi dei leader aziendali è sempre più chiaro il valore dell’Intelligenza Artificiale come strumento che permette alle organizzazioni di diventare più efficienti e di migliorare i processi decisionali. Ma non solo: l’AI può anche aumentare l’efficacia organizzativa e rafforzare i team e le culture aziendali. Proprio questo rapporto tra uso dell’AI e cultura organizzativa è il focus del report The Cultural Benefits of Artificial Intelligence in the Enterprise, frutto della ricerca di MIT Sloan Management Review e Boston Consulting Group. Oltre a condurre un sondaggio globale che ha coinvolto 2.197 manager, gli autori del report hanno intervistato 18 dirigenti che hanno introdotto soluzioni di AI in grandi organizzazioni appartenenti ad un’ampia gamma di settori, dai media ai servizi finanziari, al retail, ai trasporti – ad esempio CBS, Cooper Standard, H&M, Humana, KLM, Levi Strauss & Co, Mastercard, McDonald’s, Moderna, Nasdaq, Northwestern Mutual, Notre Dame-IBM Technology Ethics Lab, PepsiCo, Pernod Ricard, Rexel, Spotify e 1-800-Flowers. I dati raccolti sottolineano un messaggio chiave: la cultura aziendale influisce sull’AI e, al contempo, le implementazioni dell’AI influenzano la cultura aziendale. Un tema estremamente interessante, questo, che abbiamo voluto approfondire meglio, anche in vista della pressima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications (l'exposizione dell'intelligenza artificiale al servizio del business organizzata da Business International - Fiera Milano e prevista all'Allianz MiCo il 15 e 16 novembre 2022), proprio attraverso uno sguardo più approfondito del report. Il sondaggio ha infatti portato alla luce una vasta gamma di benefici culturali legati all’implementazione dello strumento, sia a livello di team che di organizzazione.

    “In Italia, l’adozione dell’Intelligenza Artificiale (AI) rimane ancora limitata rispetto al panorama internazionale. Tuttavia, le aziende early adopter hanno riscontrato un miglioramento nel lavoro dei propri team dopo l’implementazione dell’AI. Questa tecnologia, infatti, agevola il passaggio ad un approccio end-to-end della gestione del lavoro, favorendo l’integrazione dei processi e la collaborazione tra i dipendenti. In secondo luogo, l’AI rende più stimolante l’esperienza lavorativa dei dipendenti, che vedono in questa tecnologia uno strumento per automatizzare i processi ripetitivi e lasciare più spazio all’apprendimento personale. In questo modo, l’AI spinge i dipendenti e l’intera azienda a rivedere il proprio modo di lavorare in un’ottica di semplificazione e ottimizzazione dei processi. Per raggiungere questi obbiettivi e generare benefici è, però, necessario applicare l’AI coinvolgendo direttamente gli utilizzatori finali ed assicurandosi che il management favorisca attivamente il cambiamento all'interno dell'azienda”, dichiara Roberto Ventura, Managing Director e Partner di BCG.

    La ricerca ha identificato una dinamica di interazione continua tra cultura, uso dell’AI ed efficacia organizzativa, detta Culture-Use-Effectiveness (C-U-E). A livello di squadra, la dinamica ciclica C-U-E può essere riassunta così: la cultura del team migliora l’adozione dell’AI, quest’ultima migliora l’efficacia del team, che a sua volta va a migliorare la cultura del team.

    L’adozione dell’AI non può prescindere dalla cultura

    I manager riconoscono la necessità di doverne coltivare l’accettazione da parte dei dipendenti, la cui diffidenza può essere causata da mancanza di comprensione (per il 49% degli intervistati) e di formazione (46%), ma anche dalla scarsità di informazioni (34%) o dal loro eccesso (17%). Contribuiscono a creare sfiducia anche dati di qualità insufficiente (31%), aspettative non soddisfatte (20%) e la scelta di soluzioni errate (14%). Il secondo elemento della dinamica è l’efficacia: circa il 58% degli intervistati che ha implementato l’AI ha convenuto che queste soluzioni hanno migliorato le prestazioni del team. E quando i team prendono decisioni migliori grazie all’AI, migliorano anche diversi aspetti culturali: l’87% ha potenziato l’apprendimento collettivo, perché l’AI è in grado di influenzare sia ciò che un team impara, sia il modo in cui impara. Un secondo beneficio culturale che deriva da soluzioni di AI efficaci è la maggior chiarezza di ruoli e responsabilità, rilevata dal 65% degli intervistati; un esempio è stato offerto da Humana, i cui farmacisti del call center hanno usato soluzioni di AI emotiva per migliorare la gestione delle interazioni con i clienti: i dipendenti che hanno utilizzato questo strumento sono arrivati a una nuova consapevolezza del proprio ruolo.

    L’uso efficace dell’AI influisce anche sulla collaborazione, ottimizzata dal 78% degli intervistati, e sul morale, come rilevato dal 79% degli intervistati. Si pensi al caso di H&M, che ha sperimentato soluzioni di AI per prezzare gli articoli durante i saldi di fine stagione: combinare l’algoritmo e il lavoro dell’uomo si è rivelata una strategia vincente, accolta con favore dai dipendenti. Stesso entusiasmo per i dipendenti Nasdaq quando l’azienda ha introdotto l’AI per analizzare i prospetti informativi alla ricerca di informazioni utili per i clienti, un compito in precedenza svolto manualmente dagli analisti. Adesso l’azienda elabora 6000 documenti ogni tre minuti e i dipendenti possono concentrarsi su altri obiettivi.

    La dinamica C-U-E è applicabile anche a livello di organizzazione

    La cultura organizzativa migliora l’adozione dell’AI, che a sua volta migliora l’efficacia organizzativa, la quale ha poi effetti positivi sulla cultura organizzativa. Adottare l’AI su larga scala presuppone un cambiamento culturale nelle organizzazioni, perché è necessario adottare un linguaggio condiviso per chiedersi quali soluzioni implementare e a quali ambiti applicarle. Non è semplice, ma sicuramente necessario: nei prossimi dieci anni l’AI subirà un processo di democratizzazione e le aziende che non stanno al passo rischieranno di perdere competitività. Quest’ultima è una parola chiave perché l’utilizzo dell’AI rende le aziende più competitive, sia in velocità che in termini di valore. Emblematico il caso di Moderna: la rapidità con cui ha sviluppato il vaccino contro il Covid-19 è stata in parte dovuta all’uso dell’AI per testare rapidamente le fasi di progettazione dell’mRNA.

    È inoltre emerso che l’uso dell’AI, grazie all’identificazione di nuovi driver di performance o alla possibilità di misurare le prestazioni in modo più preciso, ha portato il 64% delle imprese a modificare o affinare i propri KPI, nonché a crearne di nuovi. I cambiamenti nei KPI spesso accompagnano cambiamenti nel comportamento organizzativo, ad esempio migliorando la collaborazione a livello di team.

    Raggiungere la dinamica C-U-E su larga scala è una sfida per i leader aziendali, che devono chiedersi cosa può fare l’AI per i team e l’organizzazione e guidare il cambiamento dall’alto sviluppando un linguaggio comune. È inoltre necessario coinvolgere i dipendenti per ottenere supporto attivo e, dopo l’implementazione iniziale, le soluzioni dovranno essere costantemente adattate nel tempo. Ma se si dimostrano efficaci, i benefici culturali e la produttività che ne derivano incoraggeranno il loro utilizzo ancor di più. Con la giusta attenzione manageriale il ciclo virtuoso tra cultura organizzativa e uso dell’AI può portare a un’organizzazione più coesa, che riflette i valori strategici desiderati: superata l’idea che l’AI libererà completamente i lavoratori dalla fatica e minimizzati i pregiudizi relativi a questa tecnologia, essa diventa uno strumento manageriale per allineare i singoli processi a obiettivi più ampi, tra cui equità e inclusività.

    L’intelligenza artificiale può generare per le organizzazioni anche sostanziali benefici finanziari

    Come dimostrano i risultati del sondaggio, lo step del raggiungimenti di vantaggi economici derivanti dall'adozione di artificial intelligence è tra i più complessi da raggiungere: al momento, infatti, solo l’11% delle aziende ha attribuito vantaggi finanziari alle iniziative legate all’AI. Quelle che ce l’hanno fatta sono le organizzazioni che iniziano a padroneggiare la dinamica C-U-E, in cui i benefici culturali e quelli finanziari si costruiscono gli uni con gli altri.
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    Disegnare la città del futuro: sostenibile, digitalizzata e inclusiva, con le persone al centro

    Nuovi valori e comportamenti, ripensamento di luoghi e modalità di lavoro, recupero del senso di comunità: l'esperienza del lockdown e, più ampiamente, l'impatto del Covid-19 hanno modificato profondamente le priorità e le abitudini degli italiani, con impatti considerevoli sui lavoratori e, di conseguenza, sull’evoluzione delle città. È per questa ragione che la sesta edizione dello Smart City Index di EY diventa Human Smart City Index, integrando indicatori legati ai comportamenti ecologici, alle competenze digitali dei cittadini e all’inclusione sociale. Tutti argomenti che abbiamo voluto approfondire e comprendere meglio, guardando più da vicino i risultati emersi dalla ricerca, anche in vista di Next Mobility Exhibition 2022, una manifestazione di tre giorni in cui, dal 12 al 14 ottobre 2022 si daranno appuntamento, all'interno degli spazi di Fiera Milano, i protagonisti del settore del trasporto pubblico per parlare di tematiche di grande importanza per lo sviluppo del settore, come la transizione energetica, la digitalizzazione e l'innovazione..

    «La domanda di città “a misura di persona” sta emergendo in maniera molto forte e anche le aziende si trovano a dover comprendere e gestire l’impatto dei nuovi trend urbani sui loro dipendenti: lo smart working, una nuova visione del lavoro e dei valori a esso legato sono la parte più evidente, ma la maggiore attenzione all’ambiente, il desiderio di spostamenti più sostenibili e un miglior bilanciamento tra lavoro e vita privata sono trend irreversibili. Le città che saranno più capaci e più veloci nel riprogettarsi e nel riqualificare gli spazi residenziali e di lavoro diventeranno più attrattive. La Human Smart City è la città che (ri)progetta infrastrutture e servizi coniugando centralità della persona, innovazione tecnologica e sostenibilità e rappresenta un’opportunità sia per le aziende sia per le amministrazioni locali di attrarre lavoratori e cittadini» – commenta Andrea D’Acunto, People Advisory Services leader di EY in Italia.

    Ma qual è la situazione attuale in Italia? Incrociando i dati legati agli investimenti e alle iniziative delle città, che misurano quanto esse siano già pronte a ridisegnare spazi e tempi intorno alle esigenze delle persone (readiness) con i comportamenti dei cittadini (intesi nella più ampia accezione di lavoratori, consumatori, turisti, pendolari, studenti, imprenditori, etc.) sui tre assi strategici della transizione ecologica, della transizione digitale e dell’inclusione sociale, si delinea un vero e proprio ranking, che classifica le città italiane in base al loro processo di trasformazione in città “a misura di persona”. Ne viene fuori una fotografia dell’ecosistema urbano italiano non ancora maturo, ma in piena evoluzione e con ampi margini di miglioramento.

    «Nell’edizione di quest’anno, che comprende 456 indicatori, abbiamo introdotto misurazioni legate all’inclusione sociale e preso in considerazione anche comportamenti ecologici, competenze digitali, propensione all’imprenditorialità e così via, perché i cittadini sono sempre più parte attiva della riorganizzazione urbana”, afferma Marco Mena, Senior Advisor di EY e responsabile dello Human Smart City Index. “Oggi il modello della metropoli ipertecnologica perde di slancio, a favore del modello più “umano” delle città medie e piccole, dove le relazioni sociali sono più strette e i comportamenti sostenibili più facili. Tali città, secondo questa nuova visione, recuperano significativamente il gap rispetto alle città più grandi, anche se non riescono ancora a raggiungerle».

    Milano, Bologna e Torino sul podio delle città a “misura di persona”


    Si riducono le distanze tra città metropolitane e centri più piccoli, ma permane una forte differenza tra Nord e Sud Rispetto alle due componenti dello Human Smart City Index, Milano si conferma la città in cima alla classifica sia per readiness (86,83 su una scala da 1 a 100) sia per comportamenti dei cittadini (83). Il punto di forza di Milano è legato perlopiù alla transizione digitale, sia per quanto attiene alle infrastrutture (ultra-broadband, 5G e IoT) sia per le competenze dei cittadini e l’utilizzo dei servizi online. Segue Bologna, grazie al primato in termini di inclusione sociale (soprattutto per le spese sociali e per il coinvolgimento dei cittadini nella vita pubblica della città), con una readiness particolarmente elevata (86,70). Torino consolida la presenza sul podio – pur passando dal secondo posto del 2020 al terzo posto del 2022 - grazie alla componente legata ai comportamenti dei cittadini (82,32), soprattutto in termini di transazione ecologica. Seguono cinque città medie: Trento, Parma, Bergamo, Padova e Brescia e chiudono la top ten Venezia e Firenze. Roma si posiziona al dodicesimo posto e cede cinque posizioni rispetto al ranking 2020. A penalizzare la capitale soprattutto un marcato ritardo nel processo di transizione ecologica.

    La prima città piccola (meno di 80 mila abitati) in classifica è Pordenone (21° posto), mentre le prime tre città del Sud sono Cagliari (19° posto), Napoli (34° posto) e Bari (36° posto). Enna, Barletta e Carbonia chiudono la classifica di questo rinnovato indice.

    La distribuzione geografica delle città mostra un notevole “human smart divide” tra Nord e Sud. Infatti, la classifica regionale (basata sul valore medio dello Human Smart City Index tra i capoluoghi di provincia) mostra un netto predominio del Centro-Nord: il Trentino-Alto Adige, l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia. Le regioni del Sud si collocano in fondo alla classifica, in particolare con Molise, Puglia e Calabria agli ultimi tre posti. Tra le 40 città del Sud solamente 3 città metropolitane sono nella prima fascia: Cagliari, Napoli e Bari. Viceversa, al Nord, delle 47 città, ben 29 sono nella prima fascia del ranking e solo 6 nella terza fascia. Nel Centro, invece, la situazione appare più equilibrata: 5 città sono in prima fascia, 12 in seconda e 5 in terza. La dimensione delle città è infatti sempre stata una variabile determinante nella realizzazione della smart city e anche quest’anno, le città metropolitane prevalgono sui centri medi e piccoli. Le città con alto punteggio di readiness e basso punteggio di comportamenti investono e sviluppano iniziative, ma fanno fatica a coinvolgere i cittadini e hanno ottenuto finora una risposta largamente inferiore agli sforzi profusi. Si tratta di metropoli del Sud che hanno molto investito grazie ai fondi strutturali (come Bari, Palermo, Catania), ma che non hanno ancora prodotto risultati tangibili oppure di città medie del centro-nord che hanno molto investito in smart city negli ultimi anni (come Ravenna, La Spezia, Udine, Pisa, Siena), ma in modo ancora poco organico e senza ancora aver ottenuto significativi cambiamenti nei cittadini. Viceversa, le città con alto punteggio di comportamenti e basso punteggio di readiness vedono i cittadini più avanti delle istituzioni stesse. Sono città medie e piccole che investono poco in innovazione (come Como, Lodi, Varese, Terni, Caserta, Avellino) ma i cui cittadini, grazie soprattutto alla dimensione contenuta, sviluppano comunque comportamenti virtuosi, come se anticipassero le iniziative del comune e degli altri stakeholder.

    Il ruolo delle aziende nel rendere le città a misura di persona


    Nell’attuale contesto, tra gli obiettivi di impatto sociale che le aziende si trovano a perseguire, il contributo alla sostenibilità dell’ambiente urbano in cui operano diviene fondamentale: il vivere in una città più “a misura di persona” può rappresentare un fattore distintivo e una parte importante della gestione del capitale umano e le aziende possono giocare un ruolo determinante nel rendere le città in cui operano più a misura di persona.
    Dall’analisi emerge che le filiere quali Technology & Telco, Produzione Automotive, Dispositivi Medici, Farmaceutico, Media & Entertainment, concentrate perlopiù a Milano, Torino, Roma, Bologna e l’Emilia, sono più attente agli aspetti “human” e offrono pertanto ai lavoratori contesti urbani e di vita più a misura di persona, al contrario di filiere – quali l’Agrifood e il Retail Food - che scontano una certa concentrazione nelle zone più rurali del Paese.

    «In questo particolare contesto storico, le città non devono investire soltanto in infrastrutture e servizi, ma anche e soprattutto nell’ascolto dei cittadini e dei lavoratori. La componente sociale è diventata centrale anche nella competizione tra le città per l’attrazione di aziende e talenti. Le nuove relazioni tra città e aziende devono essere reimpostate mantenendo le persone al centro». – conclude Andrea D’Acunto, People Advisory Services leader di EY in Italia.
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    L'adozione di Intelligenza Artificiale continua ad accelerare in Europa mentre la governance è in ritardo

    Secondo una recente analisi di Juniper Networks, azienda specializzata nelle reti sicure basate su AI, a livello globale si può confermare un forte aumento dell’adozione dell’Intelligenza Artificiale nelle aziende negli ultimi 12 mesi e i risultati tangibili che ne derivano. Esiste tuttavia una carenza di talenti e le politiche di governance non sono ancora mature, entrambi fattori necessari per gestire in modo responsabile la diffusione dell’AI tenendo nella giusta considerazione i problemi di privacy, la compliance e gli hacker.

    Un tema che, in vista della prossima edizione di AIXA - Artificial Intelligence Expo of Applications, prevista il 15 e 16 novembre 2022 presso l'Allianz MiCo e organizzata da Business International - Fiera Milano, abbiamo voluto approfondire, indagando le evidenze emerse dal report, anche proprio per capire quali sono le priorità e le sfide che le imprese si trovano ad affrontare per implementare al loro interno una tecnologia così importante per il loro sviluppo e la loro crescita.

    Juniper, infatti, ha collaborato con Wakefield Research per intervistare 700 leader in tutto il mondo (201 in Europa) direttamente coinvolti nei piani di implementazione dell’AI e/o del Machine Learning nella propria organizzazione. Scopo dell’indagine era comprendere i punti di vista rispetto al valore dell’Intelligenza Artificiale, la maturità percepita dei piani di implementazione e dove permangono problemi.

    Dall’indagine di quest’anno emerge che le imprese hanno in buona parte superato la fase del proof-of-concept e dei trial e stanno ora procedendo all’implementazione dell’AI, grazie anche all’accelerazione della trasformazione digitale determinata dalla pandemia e alla maturazione dei tool di AI oggi disponibili. Se in base al report del 2021 solo il 6% dei leader C-level affermava di avere adottato soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale nella propria organizzazione (citando problemi di ordine tecnologico, di governance e di conoscenze), quest’anno il 63% degli intervistati dichiara di essere almeno a buon punto negli obiettivi previsti di adozione dell’AI. I leader europei ammettono che definire politiche di vigilanza e controllo nell’intera organizzazione è una componente vitale per l’adozione dell’AI. Il 45% degli intervistati europei crede che debba essere fatto di più per governare efficacemente l’AI in quanto applicata a diversi aspetti della vita e del lavoro. Infine, il 35% degli intervistati europei indica la disponibilità dei dati come la componente più critica per l’adozione dell’AI nel proprio settore, mentre per gli intervistati nord americani la componente più critica è rappresentata dalle funzionalità dei tool di Intelligenza Artificiale.

    Globalmente, solo il 9% dei leader IT (10% in Europa) considera la propria governance e le proprie policy (come, ad esempio, la nomina di un AI leader aziendale e la definizione di standard e processi AI responsabili), completamente mature. Allo stesso tempo, molti leader globali considerano la governance una priorità: il 95% (contro l’87% del 2021) afferma che avere un’adeguata governance per l’AI è importante per anticipare i futuri regolamenti. Nonostante i leader riconoscano l’importanza della governance in tema di AI e di avere adeguate policy per gestione, governo e manutenzione, circa metà degli intervistati (48%) pensa che per governare efficacemente l’AI molto debba ancora essere fatto.

    Negli ultimi anni, molti governi europei hanno iniziato a regolamentare la raccolta, l’archiviazione e l’uso dei dati, spingendo le organizzazioni ad assumere un approccio più proattivo alla governance interna dell’AI per anticipare il legislatore e permettere alle proprie soluzioni AI di espandersi in modo sicuro”, afferma Laurence Pitt, Global Security Strategist di Juniper Networks. “Di conseguenza, le organizzazioni stanno sviluppando policy complete per la governance dei dati e dell’AI per proteggersi da possibili danni sia finanziari sia di reputazione. Con la crescita continua dell’utilizzo dell’AI, vedremo sempre più iniziative mirate a gestirla e proteggerla efficacemente”.

    Approfondendo meglio la lettura dell'analisi, si scopre dunque che i principali risultati sono stati:
    • I dati indicano che per le organizzazioni europee (62%) disporre di tool e infrastrutture AI aggiornate ha il massimo impatto sull’adozione dell’AI. Tra le aziende che hanno incorporato l’AI nella propria infrastruttura di rete, più del 70% ha constatato una migliore esperienza per gli utenti finali (75%) e per i team IT e i responsabili della rete (74%).
    • Per favorire la diffusione dell’AI nell’ambiente di lavoro le organizzazioni europee stanno già intervenendo sull’acquisizione di talenti specializzati nell’Intelligenza Artificiale mediante stage e partnership con le università finalizzate allo sviluppo delle competenze (33%). Inoltre, circa metà degli intervistati europei (51%) ha indicato l’intenzione di modificare gli schemi di formazione e sviluppo del personale per includere le competenze in AI (uso, gestione e sviluppo) nei prossimi 12 mesi. Questa percentuale è sensibilmente maggiore rispetto ai loro omologhi americani (31%).
    • Assumere personale con competenze nell’AI è una delle prime aree di investimento per ottimizzare l’AI. I leader IT in Europa propongono tre aree prioritarie per gli investimenti: assunzione delle persone giuste per sviluppare e gestire le capacità dell’intelligenza artificiale (21%); formazione degli utenti finali affinché possano interagire efficacemente con gli strumenti AI (22%); formazione continua dei modelli di intelligenza artificiale (22%).
    • Nonostante la maggiore dipendenza dall’AI, i leader IT non credono che questa sostituirà le persone, piuttosto permetterà ai dipendenti di risparmiare tempo e concentrarsi su compiti più strategici. Più della metà dei leader IT europei (55%) afferma che l’AI permetterà al personale IT di essere più innovativo, migliorare le proprie prospettive di carriera (54%) e dedicarsi alla customer experience (52%).
    • Quasi tutti i leader (95%) sia in Europa sia a livello globale, concordano sul fatto che la cybersicurezza sia una componente critica per manutenere e garantire la sicurezza di una soluzione AI aziendale. L’importanza della cybersicurezza come area più critica per l’adozione dell’AI è aumentata significativamente (29% nel 2022 contro il 14% nel 2021).
    • Quasi tutti i leader IT europei (91%) afferma che nei prossimi 12 mesi l’AI aiuterà a ridurre i rischi e aumentare la qualità all’interno della propria organizzazione. In particolare, le aree che potenzialmente potranno trarre il maggiore beneficio sono, secondo gli intervistati: l’infrastruttura IT (21%), vendite e marketing (19%) e networking/cloud (18%).


    "L'AI è in definitiva pensata per eseguire operazioni al pari degli umani, ma su una scala molto più grande grazie all’automazione. Molti dei clienti Juniper stanno usando l’AI cloud nelle proprie reti per ridurre le richieste di supporto e quindi liberare i team IT dalla noia delle attività tattiche, permettendo loro di concentrarsi sul miglioramento dell’esperienza degli utenti. Tuttavia, pur con tutti gli aspetti positivi, le aziende devono saper gestire in modo responsabile la diffusione dell’AI con un’idonea governance, così da anticipare le richieste del legislatore e minimizzare i possibili impatti negativi. In Europa, ad esempio, vediamo che il legislatore sta classificando come pericolosi certi casi d’uso dell’AI, iniziando a richiedere una certificazione CE. I regolamenti in tema di AI stanno cambiando rapidamente e le aziende devono considerare la governance come una priorità strategica”, conclude Bob Friday, Chief AI Officer di Juniper Networks.
    ...continua
    Finance & Administration

    Al Business Leaders Summit, premiati i migliori c-level dell’impresa italiana in ambito Finance e Procurement

    Più di 1000 manager in presenza, oltre 200 mila utenti coinvolti online, 18 C-level premiati in ambito Procurement e Finance, 5 giorni di eventi e networking non stop con 120 relatori di fama nazionale e internazionale provenienti dal mondo dell’impresa e dell’università. L’edizione primaverile del Business Leaders Summit, la settimana di eventi, tenutasi dal 13 al 17 giugno 2022 presso il Museo Diocesano di Milano, organizzata da Business InternationalFiera Milano e dedicata a CPO, HR Director, CFO e CRO, si conferma ancora una volta come una kermesse di grande successo, in grado di riunire al tavolo i principali decision maker dell’industria moderna per offrire una visione di futuro che guardi alla crescita e alla sostenibilità.

    QUALITA’ E VALORI GUIDANO IL FUTURO DEL BUSINESS
    Una serie di sessioni di confronto che in oltre 60 ore di keynote speech e tavole rotonde non stop hanno saputo unire esperti, come Colin Mayer, Emeritus Professor of Management Studies, Saïd Business School University of Oxford, Maurizio Dallocchio, Professore Ordinario di Finanza Aziendale all’Università Bocconi di Milano, Stefano Faccioli, Head of Organizational Development, Training & Change Management della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli ed Adjuct Professor di Human Resources & Competency Management presso La Sapienza Università di Roma, Romeo Orlandi, Economista e Professore di Globalizzazione, nuovi mercati ed Economie asiatiche e Vice Presidente della Italy-Asean Associaton, Massimo Temporelli, Presidente e co-founder di The FabLab, e Marco Crespi, già allenatore della nazionale italiana e svedese di basket femminile.

    Tutti intervenuti per raccontare la propria esperienza e confrontarsi su tematiche quali la necessità di rendere sostenibili i bilanci, l’importanza di promuovere una nuova cultura della trasparenza e della coerenza tra l’interno e l’esterno dell’organizzazione, il valore sempre crescente di nuove modalità di lavoro flessibile e la capacità essenziale di prendersi cura ed educare la propria community, composta tanto dai dipendenti quanto dai partner della filiera e dai clienti.

    In un contesto in continua evoluzione, infatti, dove i rischi climatici, geopolitici e sanitari o cibernetici la fanno da padroni, la capacità di collaborare per la creazione di un valore condiviso e di analizzare, interpretare e anticipare i nuovi trend del mercato diventano elementi cruciali, come anche le nuove competenze digitali, per poter dare vita a un nuovo sviluppo del business. Un set di skill su cui, in questa settimana di incontri e networking, la knowledge unit di Fiera Milano ha voluto porre grande attenzione.


    A tal punto da decidere di valorizzare le migliori aziende e i migliori manager dell’area Procurement e Finance con due premi: il Circular Procurement Award e il Business International Finance Award.

    Così, per l’area Acquisti, il riconoscimento ha visto protagonisti:

    Alda Paola Baldi, Head of Procurement Italy di Enel Group, e Carmen Carulli, Italy Purchasing Director di L'Oréal Italia, nella categoria “Generating greater value for society”, Anna Spinelli, Chief Procurement Officer di Deutsche Post DHL Group, Giacinto Carullo, Chief Procurement & Supply Chain Officer di Leonardo, e Guido Amendola, Senior Vice President Corporate & Group Supply Chain di Snam, nella categoria “Protecting the environment”, Luigi Cozzolino, Global Industrial Procurement Director di Angelini Pharma, Adriano Meloni, Global Procurement, Country Lead Italy di Bristol Myers Squibb, Anna Campi, Head of Procurement di ERG SpA, e Fabrizio Guerra, Group Procurement Manager di Gruppo Sapio, nella categoria “Ensuring Business Governance”.







    Mentre nell’area Amministrazione Finanza e Controllo hanno ricevuto il premio:

    Flavio Caruso, CFO di Novartis Italia, nella categoria “Digital Finance Transformation: innovazione e trasformazione dei processi e sistemi dell’area AFC”, Manuel Liotta, Head of ESG & Integrated Reporting di Leonardo, Carmine Scoglio, Responsabile Bilancio Amministrazione e Fiscale del Gruppo Terna SpA, Cosimo Guarini, Responsabile Bilancio e reporting del Gruppo Terna SpA, e Nabila Castellani, Marketing & Communication Manager di Fedabo, nella categoria “Non Financial Indicator, ESG e Bilancio Sostenibilità”, Bruno Stella e Anna Tarlo, rispettivamente, Head of AFC Digital Hub e Head of Adoption AFC Digital Hub dI Enel Group, e Gianluigi De Bernardi, General Manager e Executive Coach di Feralco Italia, nella categoria “Controllo di Gestione, Pianificazione e Reporting“, e Anna Tanganelli, CFO del Gruppo Iren, nella categoria “Finanza corporate”.



    Grazie anche alla bellezza e alla calma del Museo Diocesano di Milano – commenta Carlo Antonelli, Direttore di Business International – Fiera Milano, non possiamo che essere estremamente soddisfatti della qualità a 360 gradi del Business Leaders Summit, confermata peraltro anche dal feedback dei partecipanti. Il summit prende così definitivamente la forma di un sistema di 5 giorni dedicato alle relazioni tra il mondo del lavoro e la complessità della condizione generale che ci circonda. Le abbiamo affrontate con alta competenza e con particolare attenzione all’umanità, assolutamente necessaria per la sostenibilità dell’ambiente delle organizzazioni”.
    ...continua
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