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La Compliance fiscale: dall’Enhanced Relationship alla Cooperative Compliance

A livello internazionale, in particolare in seno all’OCSE, pietra miliare nello sviluppo del concetto di Enhanced Relationship (ER) è stato il documento “Study into the role of tax intermediaries” emanato dall’OCSE nel 2008.

Oggi nel 2014 in Italia sia il legislatore che l’Agenzia delle Entrate hanno intuito l’enorme importanza di questi concetti, arrivando a considerare la Cooperative Compliance e il Tax Control Framework strumenti di certezza fiscale preventiva.

Dalle definizioni appena esposte si possono ricavare gli elementi fondamentali di un regime di ER denominati five key Pillars.

I five key pillars sono i seguenti:

1. comprensione dei driver commerciali che sottostanno alle transazioni e operazioni poste in essere dai contribuenti;
2. principio di imparzialità, il quale impone che le Autorità Fiscali approccino la risoluzione delle questioni che le vengono sottoposte con un alto livello di uniformità e obbiettività;
3. proporzionalità nella gestione delle risorse, le Autorità Fiscali dovranno tenere a mente le conseguenze complessive ai fini delle entrate erariali nell’allocare le loro risorse e decidere, quindi, quali contribuenti sottoporre a ispezioni o verifiche. In altri termini concentrare le proprie risorse su quei contribuenti meno collaborativi e trasparenti nei confronti delle Autorità Fiscali stesse;
4. collaborazione e reattività, che unitamente al lavoro in tempo reale dovrebbe portare verso una certezza preventiva sulle imposte dovute per i contribuenti;
5. comunicazione e trasparenza da parte dei contribuenti.

Articolo Andaf - Cooperative Compliance & Tax Control Framework (pdf)
 

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Il sistema di Tax Control Framework

I contribuenti di maggiori dimensioni che intendano partecipare al regime di “cooperazione rafforzata” debbano dotarsi di un sistema aziendale strutturato di gestione e di controllo del rischio fiscale, in altri termini l’implementazione di un Tax Control Framework (di seguito “TCF”).

PwC ha deciso di intervenire nel dibattito che sta prendendo forma a livello italiano, offrendo gratuitamente uno strumento - accessibile via web in modalità anonima - per effettuare una autovalutazione preliminare sull’esistenza dei principali elementi di gestione e presidio del rischio fiscale in azienda

Lo strumento non ha pretesa di completezza né di riferimento per la futura evoluzione normativa attesa. Un adeguato TCF, oltre a costituire un requisito di adesione a programmi di “cooperazione rafforzata”, ha lo scopo di individuare e gestire i propri rischi fiscali, in un contesto in cui tale rischio è valutato crescente, essendo in aumento sia le complessità intrinseche della materia che le potenziali ricadute reputazionali in capo alle imprese e ai gruppi di imprese.

In una forma simile ma più articolata, il TCF di PWC viene utilizzato da primari gruppi internazionali e da autorità fiscali, costituendo un modello di riferimento del network PwC Tax, leader a livello mondiale.

Tramite il link potrete compilare un assessment del sistema di gestione e controllo del rischio fiscale (cd. Tax Control Framework) e considerarne gli esiti.

Per Informazioni:

Fabrizio Acerbis
Partner PwC Tax and Legal Services
fabrizio.acerbis@it.pwc.com
tel. 02 9160 5370
 

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Lo scenario fiscale italiano: la Delega Fiscale 2014

Il legislatore italiano - cosi come accaduto in diversi altri Paesi - sta muovendo verso forme di cosiddetta cooperazione rafforzata con i contribuenti di maggiori dimensioni, che prevedono a tendere l’implementazione di modelli basati su un rapporto di trasparenza fra contribuenti ed Autorità Fiscali, a cui associare istituti premiali (forme di interpello e definizione dei periodi di imposta più rapide, minori adempimenti e sanzioni, minori costi associati all’attività di verifica ispettiva).

I decreti delegati dovranno essere adottati entro 12 mesi dall’approvazione della Legge. La Legge 11 marzo 2014, n. 23 “Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”, art. 6, commi 1 e 2. Il Governo è delegato a:

1. introdurre, con i decreti legislativi di cui all’articolo 1, norme che prevedano forme di comunicazione e di cooperazione rafforzata, anche in termini preventivi rispetto alle scadenze fiscali, tra le imprese e l’amministrazione finanziaria, nonché, per i soggetti di maggiori dimensioni, la previsione di sistemi aziendali strutturati di gestione e di controllo del rischio fiscale, con una chiara attribuzione di responsabilità nel quadro del complessivo sistema dei controlli interni;

2. prevedere, nell’introduzione delle norme di cui al comma 1, incentivi sotto forma di minori adempimenti per i contribuenti e di riduzioni delle eventuali sanzioni, anche in relazione alla disciplina da introdurre ai sensi dell’articolo 8 e ai criteri di limitazione e di esclusione della responsabilità previsti dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, nonché forme specifiche di interpello preventivo con procedura abbreviata.

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L’OCSE e la Cooperative Compliance

Nel 2008 l’OCSE avvia i lavori sul tema della Cooperative Compliance, nel 2011 emana le linee guida sulle Imprese Multinazionali mirate ad una buona governance fiscale.

Nel 2013 l’Organizzazione europea pubblica il rapporto “CO-OPERATIVE COMPLIANCE – A FRAMEWORK. FROM ENHANCED RELATIONSHIP TO COOPERATIVE COMPLIANCE” in cui si definisce come elemento centrale, per aderire a regimi di Cooperative Compliance, l’adozione da parte del contribuente di sistemi di controllo interno dei processi aziendali o delle transazioni che possano dare luogo a conseguenze di natura fiscale.

L’OCSE sottolinea che se il contribuente è in grado di rilevare e comunicare all’autorità fiscale ogni rischio fiscale significativo, il ruolo dell’azione dell’autorità fiscale può limitarsi alla verifica dell’efficienza del sistema di gestione e controllo adottato dal contribuente, piuttosto che continuare ad estrinsecarsi in verifiche fiscali invasive

L’OCSE definisce Parametri e Principi della Cooperative Compliance.

I Parametri secondo cui si basa l’efficienza di tale sistema:

la rilevazione dei rischi e delle opportunità fiscali
la disclosure dei rischi e delle opportunità fiscali
la prevenzione degli errori relativi all’applicazione della normativa tributaria
la rilevazione e la correzione di tali errori
il learning circle: la rilevazione degli errori deve essere seguita da azioni di miglioramento del sistema.

I Principi della Cooperative Compliance:

Rapporto basato sul dialogo, la collaborazione, e la fiducia reciproca
Parte di una strategia di compliance più ampia
Finalità: agevolare i contribuenti virtuosi e disincentivare i contribuenti a più alto rischio evasione/elusione
Assicurare il versamento della corretta imposta dovuta, alle prescritte scadenze (right amount of tax at the right time)
Pre-requisito: presenza di un adeguato sistema di controllo interno per la gestione del rischio fiscale
 

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Novità per fornitori della PA dal 6 giugno 2014

Dal 6 giugno 2014 i fornitori della Pubblica Amministrazione centrale sono tenuti obbligatoriamente a inviare la fattura elettronica alla Pubblica Amministrazione.

L’obbligo in una prima fase riguarda tutti i fornitori della Pubblica Amministrazione centrale, comprese le articolazioni territoriali della stessa (ad esempio: scuole, caserme, eccetera).

L’invio di una fattura elettronica comporta l’obbligo di Conservazione digitale della stessa.

L’obiettivo principale per tutti i soggetti è quello di arrivare preparati alla scadenza del 6/6/2014, con un inquadramento teorico e pratico sulla normativa di settore e sugli adempimenti da porre in essere per inviare una fattura elettronica alla pubblica amministrazione.

Il corso specialistico su Fatturazione elettronica e Conservazione digitale, a Milano il 14 aprile, esaminerà anche la tematica della fattura elettronica tra privati e le novità introdotte di recente (2014) in materia di conservazione digitale dei documenti (nuove regole tecniche in vigore dal 11/04/2014).

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Fattura elettronica: invio alla PA

Come trasmettere la fattura elettronica alla Pubblica Amministrazione: guida alla procedura secondo la normativa vigente da giugno 2014 tramite il sistema di controllo e trasmissione.

La trasmissione di una fattura elettronica in formato Xml alla PA, obbligatoria a partire dal prossimo giugno (a scaglioni) avviene attraverso il Sistema di Interscambio (SdI), gestito dall’Agenzia delle Entrate tramite Sogei in qualità di soggetto deputato alla sua realizzazione. Questo software riceve il file trasmesso dalle aziende fornitrici con la fattura conforme ai requisiti imposti, li controlla e li invia alle amministrazioni destinatarie. Il sistema riconosce tre tipi di file:

file fattura in Xml sul modello scaricabile dal sito www.fatturapa.gov.it, firmato digitalmente e conforme alle specifiche delle fatture elettroniche per la PA;
file compresso esclusivamente in formato zip contenente uno o più file fattura;
file messaggio in formato Xml conforme allo schema descritto dal file MessaggiTypes.xsd scaricabile dallo stesso sito; è la risposta del SdI alla trasmissione dei dati e può essere una ricevuta di consegna o una notifica di scarto, mancata consegna, esito, file non recapitabile e così via.

Per l’accesso al Sistema di Interscambio per la trasmissione delle fatture servono le credenziali Entratel / Fisconline o una Carta Nazionale dei Servizi. Per usare il SdI è necessario che il fornitore sia dotato di casella PEC, aderisca e sottoscriva l’accordo di servizio e definisca un accordo per disciplinare la trasmissione della fattura e i relativi messaggi di notifica attraverso protocolli di “file transfer” all’interno di circuiti chiusi che identificano in modo certo i partecipanti e assicurano la sicurezza del canale.

Invio fattura

Invio fatture via PEC
La fattura elettronica può essere inviata tramite Posta Elettronica Certificata. Il file da trasmettere, di dimensione non superiore a 30 mega, costituisce l’allegato del messaggio di posta. La prima volta che il soggetto intende inviare la fattura per PEC deve inviare il messaggio e i relativi allegati all’indirizzo di posta certificata del SdI pubblicato sul sito www.fatturapa.gov.it. In questo modo il SdI comunica al mittente l’indirizzo PEC sa usaere per le successive trasmissioni, fornendo un indirizzo dedicato per ogni soggetto.

Invio fatture via Web
L’invio delle fatture online avviene tramite la funzione di trasmissione telematica disponibile nella sezione “Inviare la FatturaPA” del sito www.fatturapa.gov.it: è possibile trasmettere la singola fattura o l’archivio di fatture la cui dimensione non può superare i 5 mega. A invio effettuato verrà rilasciata ricevuta di consegna o eventuale notifica di scarto.

Altri metodi di invio
La trasmissione della fattura può essere effettuata anche secondo altre modalità: cooperazione applicativa su rete Internet, porte di dominio in ambito SPCoop, sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo FTP. Per i dettagli si rimanda al sito www.fatturapa.gov.it. Tutti i canali prevedono l’invio di notifiche sull’esito della trasmissione.

Ricevute e notifiche
Ricevuto il file, SdI assegna un identificativo alla pratica ed effettua le verifiche. In caso di esito negativo invia notifica di scarto al soggetto mittente. Diversamente trasmette le fattura al destinatario e, contestualmente, invia al mittente ricevuta di consegna. Qualora, nonostante il buon esito della pratica, non fosse possibile trasmettere il file al destinatario per cause non imputabili a SdI, verrà inviata al mittente notifica di mancata consegna. Il Sistema tenterà, comunque, di recapitare la fattura per i 15 giorni successivi, decprsi i quali invierà al mittente notifica definitiva di file non recapitabile. Per ogni fattura recapitata, SdI riceve notifica di accettazione o rifiuto della fattura da parte dell’Amministrazione e provvede a inoltrarla al soggetto trasmittente a completamento del ciclo di comunicazione degli esiti della trasmissione della fattura elettronica. Non ricevendo alcuna notifica, SdI provvederà a inoltrare la notifica di decorrenza dei termini al mittente e alla PA che ha ricevuto la fattura.

Controlli SdI
Nomenclatura e unicità del file o fattura (per evitare invii doppi);
Dimensioni del file;
Integrità del documento (nessuna modifica dopo l’apposizione della firma);
Autenticità del certificato di firma (non deve essere scaduto, revocato o sospeso);
Conformità del formato della fattura;
Validità del contenuto della fattura.

Controlli via App
Prima di inviare la fattura alla PA, l’Agenzia delle Entrate offre alle aziende uno strumento di controllo della conformità rispetto ai requisiti: l’eventuale presenza di errori viene segnalata indicando il tipo di anomalia e suggerendo il correttivo da effettuare. In questa app mancano i controlli su unicità del nome del file, dell’identificativo progressivo della fattura e l’esistenza o meno del CodiceDestinatario.

Fonte: http://www.pmi.it

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